AUTORI
Adam Arvidsson
08.03.2015

La solidarietà debole

Negli ultimi anni, molti hanno visto nella sharing economy una risposta solidale e comunitaria all’individualismo spinto di quel mercato neoliberale che si configura come una situazione di competizione sfrenata in cui si trova una parte sempre più grande del ceto medio, costretta a lavorare come freelance.   “Sharare” – un nuovo verbo in italiano – non sarebbe solo una nuova modalità di condividere risorse in una congiuntura economica sempre più difficile, ma potrebbe anche essere un nuovo modo di tessere quella rete di relazioni che può agire da contrappeso alla logica del mercato, dando così origine a nuovi valori e, perché no, provocando un risveglio di quella politica di sinistra ormai profondamente...

05.02.2015

No Naomi

Poiché partecipo spesso a incontri dedicati alla crisi economica, in cui di solito dipingo uno scenario assai cupo, capita che alla fine dello speech, qualcuno si avvicini e mi dica: «senta, ma io comunque spero ancora». È molto diffuso il desiderio di sperare, anche se non si sa esattamente in che cosa. Oggi i lavoratori del sapere, oltre a pensare che le attività che svolgono abbiano un senso, vogliono cambiare il mondo, e che riescano, nel loro piccolo, a migliorare il mondo: ecco, mi sento di dire che l’ultimo libro di Naomi Klein fa per loro.   Il titolo italiano, diverso da quello originale – This Changes Everything. Capitalism vs The Climate – comunica chiaramente il vero messaggio di questo libro: anche se va tutto...

27.10.2014

Rifkin e il capitalismo

Spesso l’economia collaborativa viene vista come un’alternativa al capitalismo. L’idea è che le nuove tecnologie di produzione, come le stampanti 3D, insieme a nuove forme di organizzazione, come le reti peer to peer o la sharing economy, saranno in grado di rendere obsoleti i vecchi dinosauri dell’economia capitalista e di realizzare una nuova società collaborativa, in modo non conflittuale. Ci sarà semplicemente un processo di evoluzione, che porterà a una nuova ecologia economica al cui interno il capitalismo ricoprirà un ruolo minore. Uno dei maggiori sostenitori di queste prospettiva evolutiva è Jeremy Rifkin. Vorrei partire dal suo ultimo libro per riflettere brevemente sulla relazione fra economia collaborativa e...

04.02.2014

Classe cognitiva

Il Quinto Stato, scritto da Giuseppe Allegri e Roberto Ciccarelli, suggerisce un’ipotesi di rilevanza storica: i lavoratori del sapere stanno acquisendo una coscienza di classe?   Il proliferare di spazi di co-working, l’emergere di una nuova economia peer-to-peer, il successo delle piattaforme di sharing (non solo in Italia ma anche nel resto dell’Europa, negli Stati Uniti e in molti paesi asiatici come la Thailandia, le Filippine e la Malesia) fanno pensare che i lavoratori del sapere - ridotti in uno stato precario dall’impatto combinato della crisi dell'economia del sapere e della sovrapproduzione di laureati - stanno adesso reagendo attraverso l'elaborazione di nuove forme di organizzazione, di una propria visione del mondo e, forse, di una...

04.10.2012

L’economia etica

Che tipo di sviluppo possiamo immaginarci dopo la società industriale? È palese che il paradigma industriale/consumista che abbiamo ereditato dal Novecento è ormai in crisi. I mercati sono saturi; i margini di profitto si stanno ritraendo; l’ideale di una perenne crescita consumista sta perdendo legittimità; negli ultimi trent’anni, i capitali si sono spostati sempre di più verso i mercati finanziari. In altre parole, il paradigma industriale mostra tutti i sintomi che lo storico Giovanni Arrighi ha identificato come segni della fine di un ciclo d’accumulazione. Come Adam Smith alla fine del Settecento e Henry Ford nei primi del Novecento, dovremo essere in grado di intravedere i primi segni di un nuovo modello.   La...

04.06.2012

Il peggior IPO di sempre? Riflessioni sul futuro di Facebook

“The worst IPO ever”. Questo il giudizio di Bloomberg sull’IPO Facebook del 17 Maggio scorso. Oggi, una decina di giorni dopo il lancio in borsa del social network, le azioni sono crollate del 25 per cento - da 38 $ a 29 $ - bruciando in totale 25 miliardi di dollari: più o meno il valore complessivo della banca Morgan Stanley che aveva gestito l’IPO. L’andamento di Facebook in borsa non solo ha vanificato le speranze di una nuova ripresa delle borse USA guidata da un terza dot.com boom, ma ha rivelato la natura ormai disfunzionale e autoreferenziale dell’attuale sistema finanziario. All’IPO di Facebook è capitato di tutto: dal malfunzionamento del software di trading Nasdaq che ha disturbato seriamente l’andamento dei...