AUTORI
Francesca Rigotti
04.03.2014

Adriana Caravero. Inclinazioni

Nell'affastellarsi delle mie letture matte e disperatissime (si parva licet) avevo sulla scrivania, nei giorni scorsi, ovvero nella seconda metà del gennaio 2014, tre libri di cui portavo avanti la lettura alternandone i capitoli. Seguo infatti nel lavoro intellettuale la dietetica del pensiero (diaetetic des Denkens) di Kant, che consigliava, in caso di saturazione dello spirito, di variare la vivanda mentale. Così, per resistere alla fatica e mantenere la concentrazione, anche io vario la dieta. I libri erano Warum es die Welt nicht gibt (Perché non c'è il mondo), Berlin 2013, del newrealista tedesco Markus Gabriel; Warum ich kein Christ bin (Perché non sono cristiano), München 2013, del filosofo tedesco Kurt Flasch, e infine (senza perch...

03.12.2013

Il direttore in bikini

Avrei dovuto arrabbiarmi e offendermi, da buona vetero-femminista, nel leggere Il direttore in bikini (Casagrande), lavoro dedicato da due giornaliste della Radiotelevisione della Svizzera Italiana agli «scivoloni linguistici» che cercano di rattoppare gli strappi del linguaggio sessista e androcentrico con pezze ancora peggiori. Francesca Mandelli e Bettina Müller se la prendono infatti con l'uso linguistico che da circa un ventennio si sta insinuando nella lingua italiana (e di conseguenza anche nell'italiano parlato nella Svizzera italiana), di usare il genere maschile per indicare le donne che esercitano professioni generalmente di prestigio e appannaggio storico del sesso maschile.     Abbiamo così il presidente della camera Laura...

24.09.2013

Filosofia e violenza

L'immagine vincente oggi della filosofia è quella di una disciplina pacata e rasserenante, che al di là del far riflettere, sarebbe in grado persino di consolare, guarire tensioni, appianare conflitti. Platone  è meglio del Prozac, ci è toccato sentire, la filosofia risolve i problemi, o almeno ci mette in quella serafica disposizione di animo che è propria della disciplina. Propria della disciplina? Ma siamo matti? La filosofia, mi viene da controbattere, è estasi e tormento, è il risultato del tafano socratico che pungola, incita e sferza il pensiero impedendogli di addormentarsi nel tepore consolatorio delle verità imposte come pure nella bambagia dell'ideologia preconfezionata.   Con questo non si vuol...

25.06.2013

Roberto Casati. Contro il colonialismo digitale / Il mago di Oz e il digitale

Entrare nella sede centrale della biblioteca universitaria di Göttingen alle cinque del pomeriggio è come infilarsi in un alveare: il paragone non è fondato sulla presenza di tanti studenti=apine industriose intente al lavoro di apprendimento, ma al brusio. Un brusio formato da voci che parlano tra di loro e al cellulare, rumori di tasti, musica che filtra dalle cuffie, così forte e alto da farti fuggire e decidere di tornare al mattino presto, quando gli studenti dormono. Se andate a protestare, il custode vi mostrerà una boccia di plastica con una manopola alla base, come quei distributori di cicche colorate che c'erano anni fa. Se la girate non usciranno però le palline di gomma americana ma tappini, anch'essi di gomma, per le orecchie. Il messaggio è chiaro: chiudetevi voi i...

03.06.2013

Ancora Berlusconi?

Per l'ennesima volta qualche tedesco, che sia amico, conoscente o incontro casuale di viaggio, trovandosi di fronte a me, interlocutrice presumibilmente informata di cose italiane e in grado di spiegargliele nella sua lingua, mi chiede: «Ma lei/tu riesce/i a farmi capire perché gli italiani hanno votato e ancora votano Berlusconi?». Rispondo, affranta e sconsolata, con i miei soliti argomenti, leggermente modificati, come vuole la retorica vecchia e nuova, rispetto all'uditorio, rappresentato nel caso specifico da un insegnante medio, docente di latino e inglese in un rinomato Gymnasium teutonico.     Comincio col dirgli che se c'è una categoria professionale che NON vota Berlusconi, è quella formata dagli insegnanti...

25.02.2013

Pensieri sul silenzio

Silenziare l’antipolitica   Uno degli aspetti che più mi ha colpito della campagna elettorale 2013 in Italia, che ho osservato muta e solatia da terre assai lontane, è il paradosso stilistico della cosiddetta antipolitica. L’antipolitica espressa dal richiamo diretto al popolo – o populismo – di Beppe Grillo, che vorrebbe opporsi e contrapporsi alla politica stessa, la quale, nella sua forma più sintetica e squisitamente democratica, è parola. Il “parlamento” è il luogo in cui, grazie al procedimento democratico, invece di spararsi si parla, ci si accorda, si delibera e si decide democraticamente. Grillo non contrasta questa politica con il suo opposto, un garbato ed educato silenzio, o con parole...