AUTORI
Franco Nasi
07.10.2016

La lingua in cui viviamo / Un italiano vero

La prima cosa che mi è risuonata in testa, riflesso pavloviano, appena ho letto il titolo dell’ultimo libro di Giuseppe Antonelli Un italiano vero è stato il refrain di una canzoncina di molti anni fa di un cantante di cui, lì per lì, non ricordavo il nome: Lasciatemi cantare Con la chitarra in mano Lasciatemi cantare Una canzone piano piano Lasciatemi cantare Perché ne sono fiero Sono un italiano Un italiano vero   Ma oltre al nome del cantante non ricordavo neppure un solo verso delle strofe che di sicuro dovevano esserci dopo il ritornello. Perché mai quel cantante doveva essere “fiero” di essere un “italiano vero”? Per fortuna ora basta andare in rete e si trova, oltre al testo integrale, che il cantante è Toto Cutugno, la canzone è del 1983, scritta con il paroliere...

19.12.2015

Traduzioni estreme

Il seguente testo è un'anteprima tratta da Franco Nasi, Traduzioni estreme, Quodlibet, Macerata 2015, pp. 82-84. 98-110.     Oltre ai filologi che, per professione, analizzano i nomi con la lente d’ingrandimento della storia della lingua, sono spesso i bambini o i poeti che riescono a scorgere nelle parole cose inaspettate, grazie a uno sguardo obliquo, curioso, che sembra rifiutarsi di accettarle nella loro asettica convenzionalità, irrigidite come sono spesso dagli automatismi della comunicazione. Così è possibile scorgere omofonie o paronomasie che fanno improvvisamente deragliare il senso, come nella poesia di Rodari, oppure vedere dentro una forma idiomatica o in una metafora d’uso la possibilità, con una variazione...

02.12.2014

Mark Strand: I am the absence

La prima aspirazione di Mark Strand adolescente (11 aprile 1934 - 29 novembre 2014) era di diventare un artista. Negli anni Cinquanta frequenta la Yale School of Art and Architecture e lavora per un’estate a Città del Messico come assistente di Siqueiros, di cui però ben presto si accorge di non condividere né l’ideologia né la poetica. In un saggio del 1991 Strand racconta del giorno in cui comunica alla madre di aver deciso di rinunciare alla carriera di artista e di volersi dedicare alla poesia:   «È il 1957. Sono a casa, in vacanza dalla scuola d’arte, seduto dall’altra parte del salotto, di fronte a mia madre. Parliamo del mio futuro. Mia madre ha l’impressione che io abbia scelto una professione difficile. Dovrò lottare nell’oscurità e ci vorranno anni e anni prima che il mio...

17.10.2014

La poesia come cura di tutti i mali (o quasi)

Roger McGough ha scritto di recente una poesia come antidoto all’invecchiamento. Ne aveva scritte altre di poesie o di lyrics analgesiche nella sua vita di scrittore e performer. Una delle prime è la parodica e surreale Lily the Pink, eseguita dagli Scaffold, trio musicale cabarettistico composto dallo stesso Roger McGough, Michael McCartney (fratello del forse più noto Paul McCartney, cantante dei Beatles) e John Gorman. Si tratta di un inno a Lily the Pink e alla sua mirabolante invenzione di una pozione miracolosa (a medicinal compound) capace di guarire, a modo suo, tutti i mali più improbabili. Ecco il ritornello:   We'll drink a drink a drink  To Lily the Pink the Pink the Pink  The saviour of the human race  For she invented...

08.04.2014

Pantani di Marco Martinelli

Salgo Cerco la strada e salgo Salgo sulla Montagna Abeti verdi Sfondo oro del cielo Salgo A fatica salgo Salgo come un falco Come una tempesta Attorno alla Montagna Nuvole scure e pioggia Cielo violaceo Fondale Strisce azzurrine e porpora Salgo Rosso di ferite Salgo Salgo verso l’alto Verso cime innevate Alte solitudini Sempre più in alto Sempre più a fatica Sempre più solo Salgo Montagna che mi guardi Gola scorticata del Mondo Nell’aria Non so qual lungo canto Salgo Montagna che mi ignori Salgo sulle tue vene Sulla tua pelle di roccia Sulla tua carne dura Affaticato e stanco Nell’aria Nel vento che mi respinge Una curva dopo l’altra Bestia braccata Salgo Nell’aria Quel grido La massa che mi dà la caccia Quel grido selvaggio Che...

27.12.2013

Il Verdi di Paolini e Brunello

Due sere prima dello spettacolo Verdi, Narrar cantando di Marco Paolini e Mario Brunello un grillo è entrato nella sala del teatro “Valli” di Reggio Emilia. La cosa non avrebbe fatto notizia se il grillo si fosse limitato ad ascoltare gli Hagen, l’ensemble d’archi che quella sera aveva in programma il quartetto n. 12 in mi bemolle maggiore op. 127 di Ludwig Van Beethoven. E invece il grillo ha deciso di dialogare con i musicisti e si è messo a suonare a modo suo.   Quando i teatri d’opera sono costruiti a regola d’arte, il frinire di un grillo è udibile quanto la vibrazione di una corda di violino. E allora? Panico in sala: ricerca frenetica del grillo fra palchi, palchetti e fregi dorati da parte delle maschere; colpi...