AUTORI
Giuseppe Varchetta
29.04.2018

Tornano sempre le primavere, no? / Ettore Sottsass. Impegno e meraviglia

Era solito inviare dei brevi messaggi, impreziositi da piccoli disegni e dalla sua impareggiabile grafia. Erano messaggi che Ettore Sottsass faceva pervenire ad amiche e amici per un grazie, un augurio, un ricordo o più semplicemente per un saluto; brevi frasi, mai comuni, sempre stupite e vicine a chi leggeva. Un gesto tra i tanti attraverso i quali Sottsass amava la gente e la vita. Un giorno, nell’ormai lontano 1987, ho ricevuto un biglietto. Gli avevo spedito delle foto scattate in occasione della vernice di una sua mostra; il biglietto era un foglio bianco formato A4.     In quella breve scritta c’è tutto Ettore Sottsass. Intendo dire che Ettore Sottsass per tutta la sua lunga vita è vissuto dentro due trame, peculiari in sé e tra di loro interconnesse, una militanza: la...

16.04.2014

Fatiche del lavorare nel terzo settore

Hanno visi smunti, espressioni facciali tirate, camminano anche un po’ curvi, soprattutto le donne, con andature anchilosate. Non rimandano immagini né salubri né felici. E, pur controllandomi, li guardo un po’ stupito, sorpreso di scoprirli molto al di là dell’immagine che di tale mondo mi è stata rimandata in tanti anni di mio lavoro nelle organizzazioni aziendali, manifatturiere e di servizio. Sono questi miei nuovi interlocutori le donne e gli uomini che hanno responsabilità di direzione e di gestione nelle organizzazioni del sociale e della cultura. Sono per me sorprendenti nella loro palese ansia e segnali di disorientamento, per lo più malcelati dai tratti informali del porsi, del vestire e di un linguaggio che per quanto...

24.11.2013

Sottsass. Tornano sempre le primavere, no?

  Beaubourg Il 27 aprile 1994 fu inaugurata la mostra di Ettore al Beaubourg a Parigi, tre anni dopo quella del padre a Trento. Era la prima mostra antologica dedicata al suo lavoro che Ettore aveva accettato di realizzare. In quei tre anni era cambiato. Da mitteleuropeo ad architetto-designer radicale, con codino e barba. L’ho accompagnato in un giro – a porte ancora chiuse all’autorità e al pubblico – dentro la “fossa” centrale del piano terra del Centre Pompidou, che ospitava quella cascata di meraviglie. 
Lui con Fernanda Pivano e io a distanza con la mia Nikon. Più tardi sono iniziati i riti ufficiali, Ettore 
si è prestato con infinita disponibilità. Guardandolo attraverso l’obiettivo, si poteva cogliere un fremito di paura. Mi aveva bisbigliato, come di sfuggita: «Sai, ti...

08.04.2013

Tavoli | Michele De Lucchi

Il tavolo di Michele De Lucchi è più lungo e stretto che largo e corto. Penso che tutti i tavoli da lavoro individuale disegnati da De Lucchi siano lunghi e stretti. Scelta questa di Michele che penso discenda direttamente dall’idea che ha del lavoro come di un processo continuo, un percorrere appunto la lunghezza del tavolo, scorrendo sulla sedia a rotelle, per meditare transitando, interessato com’è Michele ai processi interiori che la lunghezza dei tavoli registra, battito dopo battito, depositandone sul legno le tracce silenti.   Il tavolo di Michele non ospita un computer; tre portamatite cilindrici e un portamatite piatto; al centro, una penna stilografica chiusa.   Architetto e designer del suo tempo, Michele De...