AUTORI
Mauro Portello
29.02.2016

Il triangolo dell'incultura

Si diceva, prima, sottosviluppato a uno che non sapeva le cose, che non capiva i nessi e non argomentava opinioni. Se eri sottosviluppato eri tagliato fuori dal consesso, si diceva, civile. Non eri nella polis, eri un alieno, un barbaro. Insomma, uno sfigato. Ora, tutti immersi nel liquido amniotico di internet, si scopre che il non sapere le cose, non capire ecc., pare essere una realtà estremamente diffusa e per tanto, in qualche modo, condivisa e accettata. Questo non tocca le anime belle che popolano la rete, quelli che la usano con buona educazione e garbo, quelli che hanno una piena comprensione di un testo scritto di media complessità (gli italiani, come è noto, sono il 7-8%), che si rivolgono ai loro pari “equilibrati” con intelligenza e sensibilit...

04.02.2016

Il solito

Bastano due capelli in una minestra per rendertela vomitevole. Ma se non c’è l’interferenza dei capelli la minestra torna buona, come al solito. La minestra rinnova la sua bontà nel momento in cui è “la solita minestra”. Questo perché il solito è un’importante impalcatura del nostro quotidiano, ci dà la possibilità di prevedere gli accadimenti, cioè un’azione necessaria alla nostra stabilità. Io devo poter prevedere la puntualità dell’autobus, la funzionalità dell’ascensore, la precisione della cassiera al supermercato, e anche che domani avrò la salute. Un quotidiano solito è anche un quotidiano solido.   D’altro canto i riti religiosi...

24.11.2015

La bici nella cyclette. Gli affettati

A volte ci si sente un po’ come l’Ohio, lo stato americano che nelle elezioni fa da specchio della nazione intera (As Ohio goes, so goes the nation, dicono in USA), perché sembra di intercettare ed esprimere la sensibilità generale, di provare quello che tutti dovrebbero provare. Naturalmente non è vero, ma è come se di fronte a certi comportamenti succedesse. L’enfasi, per esempio, di un atteggiamento affettato, penso sempre tra me, non può non infastidire. Da piccolo pensavo che gli affettati fossero i salumi che mia madre comprava per i panini di noi bambini (a me piaceva tantissimo il profumo della mortadella). Ci è voluto un bel po’ prima che la parola affettato si riferisse anche a un individuo non spontaneo e...

13.10.2015

M'inchino

La deferenza è da servi, da sottomessi, da schiavi, da sfruttati, da subordinati, da mediocri, da serie B. Non si può ambire a diventare deferenti, sarebbe un errore di prospettiva, per così dire, una mancanza di lucidità sulla società tutta. Per chi si alzava la mattina per uscire a demolire il mondo – cioè per molti, moltissimi baby-boomers come me – questo era un assioma, non un dogma perché i dogmi sono qualcosa che sa di religione, cosa che semplicemente andava negata. Lasciamo stare come è andata, per favore. Qui intendo semplicemente indicare quanto feroce fosse il piglio politico-culturale che per decenni ha posseduto almeno una generazione del secondo dopoguerra.   In un tempo non molto più remoto,...

17.09.2015

Precisi, pressappoco

Un giorno, nell’afa agostana, in piscina un bambino in groppa al padre, il braccio teso verso il cielo, gridava: “Alla ricaricaaa!”. In casa il piccino sente evidentemente più spesso parlare di ricarica che di carica militare. Da qui il suo gustoso umorismo involontario. Essendo la sua esperienza del mondo ancora approssimativa lui usa le parole per imitazione, quel suono gli pareva quello più adatto a sferrare un duro attacco all’esercito suo nemico. Il fatto è che, purtroppo, l’approssimazione nell’uso del linguaggio non è un appannaggio dei bambini, ma un patrimonio negativo e consolidato della società adulta. Ed è un indicatore assai rivelatore di un più generale comportamento.   Quando si...

27.07.2015

Paesaggio

In uno dei tanti posti belli d’Italia, fine giugno, metà mattina, tra i tavolini del dehors di un baretto sotto la torre di un castello medievale, aria frizzantina, sole smagliante, panorama di colline e vigneti pettinati (come li chiamava Andrea Zanzotto, uno di qui), due vecchi arrivano alla meta col fiato lungo. Almeno settantacinque anni per ciascuno. Si accomodano: leggono il giornale. Io un po’ più in là, siamo solo noi tre. Le loro voci sono sommesse, il paesaggio (zanzottiano) forse agisce come le fontanine che usano in certi locali del Medio Oriente, per stabilire, con il loro zampillo lieve, la soglia eticamente invalicabile del volume delle conversazioni. Comincia lui con la prima pagina, in ottimo italiano lancia la notizia (un noto industriale...