AUTORI
Nunzio La Fauci
09.01.2017

Il migliore italiano linguista / ll vichiano Tullio De Mauro

Con Tullio De Mauro è scomparso un grande intellettuale e l’ultimo rappresentante con autentico rilievo pubblico di una fondamentale tradizione culturale italiana. Tale tradizione è stata protagonista nella vicenda nazionale degli ultimi secoli e, nel Novecento, ha nutrito un ceto politico o prossimo alla politica, di formazione laica, sparso dall’area liberale alla comunista. In quest’ultima area, in particolare, trovò formulazione l’idea che, orientato il cammino verso il meglio (così voleva la fede nel progresso della modernità), il traguardo potesse raggiungersi seguendo una “via italiana”. Da tale idea, il giovane De Mauro fu certamente marcato. A essa egli è rimasto fedele per tutta la vita.   D’altra parte, il nocciolo generatore del pensiero e dell’opera di De Mauro è stata...

05.01.2017

Morto il caput spunta la testa / Che testa!

Pochi lo sanno e nessuno ci pensa: in origine, “testa” era una metafora. Ed è ancora oggi una metafora, ma spenta, come dicono gli specialisti con altra metafora. Cos’è allora una metafora spenta? È come un vulcano spento, l’orifizio di una vena di lava non più incandescente e ormai solidificata.  Fuor di metafora, una metafora spenta è una metafora che non pare più tale a chi se ne serve. Chi la usa, lo fa come fosse parola qualsiasi, dal piano significato denotativo. E “testa” è proprio così: è metafora spenta esemplare. Chi oggi in italiano proferisce “testa” a cosa si riferisce banalmente se non a ciò che, nel caso di un essere umano, gli sta sul collo?   Per dir lo stesso, chi parlava latino diceva “caput”, che nel naufragio del latino non si è completamente perso. Lo...

24.12.2016

Torre del Carburo: bestemmia di pietra / Babele alla rovescia

“La torre del Carburo, che sorge in mezzo alla Buna [...], siamo noi che l'abbiamo costruita. I suoi mattoni sono stati chiamati Ziegel, briques, tegula, cegli, kamenny, bricks, tégak, e l'odio li ha cementati; l'odio e la discordia, come la Torre di Babele, e noi così la chiamiamo: Babelturm, Bobelturm; e odiamo in essa il sogno demente di grandezza dei nostri padroni, il loro disprezzo di Dio e degli uomini, di noi uomini. E oggi ancora, così come nella favola antica, noi tutti sentiamo, e i tedeschi stessi sentono, che una maledizione, non trascendente e divina, ma immanente e storica, pende sulla insolente compagine, fondata sulla confusione dei linguaggi ed eretta a sfida nel cielo come una bestemmia di pietra”. È un passaggio di Se questo è un uomo, il libro più celebre di Primo...

10.12.2016

Lo dicono i fatti! / Della spudorata post‑verità della verità

C’è una credenza propalata di continuo in modo malandrino e quasi universalmente accolta senza il minimo vaglio critico. Anche da coloro che hanno moraleggiato di recente sulla questione della post‑verità e sull’apertura di una nuova fase della società globale segnata dall’avvento di tale (presunta) novità. È la diffusissima credenza non tanto che la verità esista (cosa della quale, come esseri umani, è sempre lecito dubitare), quanto che tale verità stia lì, unica, indiscutibile e sempre fresca. Quindi pronta a essere colta e diffusa, perché facile e a portata di mano.   La balla per eccellenza è proprio questa. Con logico candore, lo rivela il nome stesso, “post‑truth”, appunto, post‑verità, che è stato dato al fenomeno da chi solo adesso ha avuto occhi per osservarlo.  ...

03.12.2016

300.000 "mi piace" all'Accademia della Crusca / Di pala in brand. Crusca alla Crusca

“Cruscaio”, “cruscante”, “cruscata”, “cruscheggiante” e “cruscheggiare”, “cruscherìa” e “cruschesco”, “cruschevole” e “cruschevolmente”... Un'intera famiglia di parole. Ma chi le usa più? Nessuno. E chi saprebbe come usarle? Forse poche e pochi. Eppure sono parole italianissime e inimitabili. Parole a denominazione di origine controllata e garantita.  Un buon dizionario, in proposito, può aiutare chi vuole saperne di più. Per esempio, il “Grande Dizionario della Lingua Italiana” di Salvatore Battaglia. Si vedrà come parole siffatte si trovino sotto le penne di Foscolo e Leopardi, di Baretti e Berchet, di Ojetti e D'Annunzio, di Settembrini e Tommaseo. Erano tempi forse più vivaci dei presenti? Tempi di "pane al pane, vino al vino e Crusca alla Crusca”? Forse.  Il merito dell'...

05.11.2016

“Ho la mia età” mi fa (più) vecchio / Il fantasma dell'età riflessiva

Di acciacchi, ognuno ha i suoi e lo stesso di età. Ognuno ha strettamente la sua, di età. C'è bisogno di dirlo? Sì, è vero. Si può anche avere l'età di un altro. Nel senso ovvio che si può avere un'età pari a quella di un altro. “E tu, di che anno sei?” “Ho più o meno la tua età.” “Se hai la mia età, Lucio Battisti non ti può essere indifferente...”.  Stesse in questi termini, la faccenda dell'età sarebbe abbastanza semplice. Ma l'età, purtroppo, non sta solo in questi termini linguistici. Non ci credete? Provate a mettere alla stessa persona grammaticale soggetto e aggettivo possessivo. Invece di dire “Ho la tua età”, affermazione completamente neutra e che non dice affatto che età avete, provate a dire “Ho la mia età”. Non vi sentite già più vecchi? Anche se vecchi non vi sentite...