AUTORI
Roberto Manassero
01.09.2017

Christopher Nolan di fronte alla storia / Dunkirk

Di fronte alla Storia Christopher Nolan non rinuncia al proprio cinema. Frantuma ancora la linearità del racconto, stravolge come sempre la percezione spettatoriale dello spazio e del tempo, ma trova una personalissima forma di linearità; un discorso complesso eppure limpido che impone al caos degli eventi storici l’ordine di uno stile, di una forma, di una messinscena. L’ordine del cinema.   Dunkirk è la descrizione di un incubo, il racconto di un risveglio. L’ingresso nello stato di sfaldamento completo, quando le truppe inglesi, spinte verso il mare dall’avanzata a tenaglia dell’esercito tedesco, si radunarono in massa sulla spiaggia della città belga di Dunkerque, è immediato: «Non ti ricordi mai veramente l'inizio di un sogno, giusto...

20.01.2017

Martin Scorsese, “Silence” / Nient'altro che un'immagine

Ogni discorso su Dio, al cinema, non ha senso se non riguarda prima di tutto il cinema stesso e la sua pretesa di replicare il reale, di interrogarne la vastità. Silence è l’unico film che Scorsese poteva e doveva fare dopo Al di là della vita, l’ultimo suo lavoro veramente personale, l’ultima prova inconfutabile della tenuta del suo cinema (un cinema espressionista, estremo nei sentimenti e nella violenza, carico di religiosità, blasfemia, allucinazione, rigore, passione), prima che il ’900 finisse, prima che il digitale stravolgesse tutto, prima che Scorsese stesso  fosse canonizzato in  “maestro” ed entrasse nella fase meno fervida, meno spontanea, più compromessa e non sempre lucida della sua filmografia.   Martin Scorsese (al centro) sul...

06.07.2016

Il regista iraniano morto a 76 anni / Abbas Kiarostami. Poesia nelle immagini

L’immagine più significativa del cinema di Abbas Kiarostami, morto il 4 luglio a 76 anni, è quella che il regista iraniano presenta per la prima volta in Dov’è la casa del mio amico? (1987), per poi riprenderla e rielaborarla nei film che da esso nasceranno, E la vita continua… (1992) e Sotto gli ulivi (1994). Questa immagine:   Dov'è la casa del mio amico? Una collina, una strada che sale, un bambino, un albero in cima. Tutto finto, tutto ricostruito, tutto poi ripreso con altri personaggi per rendere visivamente il nucleo concettuale del cinema di Kiarostami: la linea a zig zag che, spostandosi da una parte all’altra, si ripete e passa da un polo all’altro. Come il bambino che cerca la casa del compagno di scuola per restituirgli il quaderno e lungo il cammino non fa altro che...

14.06.2016

Madri e figlie / Julieta. Almodóvar

I personaggi di Almodóvar hanno un solo modo per tenere uniti i legami spezzati: raccontandoli. Scrivendo il proprio amore, confessandolo alla persona amata, parlando con la parte mancante. I personaggi di Almodóvar sono scrittori, anche quando, semplicemente, vivono. Con la loro vita, scrivono sullo schermo. Come Esteban all’inizio di Tutto su mia madre, che prima di morire e lasciare la madre al proprio dolore completa ciò che la parola scritta ha lasciato a metà.           Anche nell’ultimo film di Almodóvar, Julieta, c’è un rapporto materno spezzato. Una madre che non vede la figlia da dodici anni, dopo che quest’ultima, appena maggiorenne, si è rifugiata per un mese in una casa per ritiri spirituali e poi è fuggita senza dare notizie. Come tutte le donne...

05.05.2016

Un romanzo sul cinema in quanto retropensiero della cultura americana / Aleksandar Hemon. Zombi

L’arte della guerra zombi è Il dono di Humboldt di Aleksandr Hemon. È la sua versione contemporanea, l’unica possibile, oggi, di quel romanzo con cui Saul Bellow rinunciava a tutto, a una progressione drammatica, una costruzione coerente del racconto, anche a una sorta di pudore o affetto nei confronti dei personaggi, per raccontare, a metà anni Settanta, il vuoto di rappresentazione e l’impasse creativa che aveva già colto la cultura modernista. Era una romanzo su Chicago, Il dono di Humboldt, così come quasi vent’anni dopo, a fine anni ’80, un altro libro di Bellow, Ne muoiono più di crepacuore, pur senza specificarlo, era un romanzo sulle Twin Cities del Midwest americano, Minneapolis e Saint-Paul, così pulite ed eleganti e ricche e anche alte, ma così irrimediabilmente piatte, così...

13.04.2016

Gli insopportabili newyorkesi di Noah Baumbach / Mistress America

Parla la nostra lingua, Mistress America, e c’è qualcosa nei suoi personaggi, nella loro goffa vacuità, che è un totale fallimento, e forse una mezza speranza. Noah Baumbach lo sa di essere terribilmente, insopportabilmente newyorchese, di girare film con personaggi insopportabili e newyorchesi, o forse insopportabili proprio perché newyorchesi. Lo sa perché li racconta e li mette in scena come figure ridicole, meccaniche, che più che discutere parlano con se stesse, che più che vivere assumono modelli di comportamento e provano a metterli in pratica, fallendo. Parla la nostra lingua, Mistress America, perché parla una lingua universale e contemporanea: la parola diretta e piatta della comunicazione tutto intorno a noi; la parola superficiale che insegue senza posa la profondità e l’...