AUTORI
Rossella Menna
Rossella Menna è nata a Avellino nel 1988. Si occupa di critica, studi teatrali e organizzazione. Lavora per la Compagnia della Fortezza, il festival VolterraTeatro e collabora con il webzine Rumor(s)cena.
12.04.2016

Metamorfosi di Roberto Latini / Forme mutate in corpi nuovi

L'opera di partenza è il nome di un'idea, l'azione centrale, l'unità di movimento per un'opera nuova. Metamorfosi: trasformazione, trasfigurazione – senza affondi storici e filologici: non come siamo cambiati e ci siamo stratificati nel tempo dal caos primordiale all'oggi di Ovidio, ma come cambiare ancora, come sfuggire alla forma, sfare, sformare, muovere, insorgere. Roberto Latini, che firma regia e adattamento di questa particolare produzione di Fortebraccio Teatro, in verità non riscrive, non adatta, non consegna letture ed esegesi; invece saccheggia furiosamente letteratura e storia dell'arte, accumula frammenti brucianti – Camus, Strindberg, Foscolo, Gualtieri, l'impossibile, la luna, liriche della lacerazione e della perfezione di maestri di quella virtù che Cioran chiamava...

30.03.2016

Il sentimento del per sempre nel Teatro delle Ariette / Tutto quello che so del grano

In questi tempi di pornografia psico-filosofica, di stanca fame di realtà e di fuffe linguistiche, il Teatro delle Ariette sembra una zona franca in cui deporre incartamenti e livore.Inchiodati sul confine tra la resa e la voglia di trovare uno slancio, indecisi su cosa fare delle nostre vite e della nostra fiducia, su cosa pensare e sentire – se sia meglio vivere liberi o in coppia, se la carne faccia male o no, se convenga crescere i figli in campagna o in città, se sia bene leggergli solo favole gender friendly, se il biologico sia poco meno di una truffa, se l'arte e la storia siano morte col romanticismo o meno, se abbia ragione Heidegger o Bloch, se sia meglio il manicheismo o il relativismo, se il teatro sia parola, gesto, o tutte e due, o nessuna delle due... – guardiamo Stefano...

21.01.2016

Cadaveri euforici sul baratro

Immaginiamo la vita di un liceale medio di Modena. Per un anno ha partecipato a laboratori teatrali a scuola condotti non dalla volenterosa professoressa appassionata d'arte, ma dagli attori che vede sul palco di un Teatro Nazionale, e che insieme a quegli attori – che ormai conosce per nome – ha trascorso svariati pomeriggi in biblioteca ad ascoltare Roberto Latini o Marco Martinelli che leggevano brani dalla Montagna incantata di Thomas Mann. Ha passeggiato e pedalato sui passi della Grande Guerra, e una sera al mese invece della movida ha frequentato Kabarett d'antan improvvisati in un caffè, in una mensa o in un centro sociale. Al cinema ha visto Chaplin, Losey e Renoir, in lingua originale con sottotitoli. Immaginiamolo tra i duecento protagonisti di un...

26.11.2015

Celestini, Laika e altre vite di strada

Si possono spendere i primi quindici minuti di Laika a pensare di non essere d'accordo con Ascanio Celestini. A pensare che è vero, sì: sta cadendo la volta celeste, si stanno sciogliendo i ghiacciai e nel mare ci sono centomila morti, e avremmo tutti una madre vecchia o una vicina in carrozzina da accudire, e  il nuovo contratto collettivo di lavoro sarà firmato sul sangue versato dopo una carica della polizia contro un picchetto di facchini neri che spostano pacchi per dieci ore pensando solo a finire il turno per ubriacarsi di patatine e birre al parco e dimenticare, non impazzire di fallimento, aspettando che sia di nuovo tempo di aspettare che finisca il turno. Com'è vero che nel parcheggio del supermercato che vende griffatissimo cibo...

24.11.2015

Poesia e compassione

Natale, tempo di uno dei miei ritorni a casa. Riflettevo, come ciascuno fa nel tempo di ogni ritorno, su quel lessico famigliare, quell'alfabeto del sentire, quelle corrispondenze dell'infanzia, in cui mi pareva di trovare finalmente una serenità e insieme un senso di morte. E istintivamente riconducevo l'incertezza di quel sentire alla figura della compassione; la quale, tematizzata, si è fatta subito parola frustrante, come l'esperienza di prossimità che ambisce a raccontare, «precisa come la febbre e insieme vasta come l'oblio», direbbe Cristina Campo.   Mentre già l'istinto l'aveva allontanata dal suo significato più diffuso – in quanto dispiacere nei confronti del dolore altrui, dialettica di...

19.11.2015

Veronika Voss, Latella, le scimmie

Non per forza una domanda, un'illuminazione, o un po' di dolore, o di gioia, ma almeno un colore, una consistenza, un formicolìo, a casa, dopo aver visto uno spettacolo, dovremmo avere il diritto di portarli. Quando questo non accade vuol dire che qualcosa non va. Lo spettacolo in questione è Ti regalo la mia morte, Veronika, scritto da Antonio Latella e Federico Bellini a partire dal film di Rainer Werner Fassbinder, Veronika Voss, per la regia di Latella, prodotto e distribuito da un teatro nazionale, ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione. A maggio il debutto a Modena, e dalla scorsa settimana in tournée: prima tappa, Arena del Sole di Bologna.   Carpio, Piseddu, Acca, ph. Brunella Giolivo   Sforziamoci almeno per un momento, con pazienza, di...