AUTORI
Tiziano Bonini

Tiziano Bonini (PhD in Media, Comunicazione e Sfera pubblica nel 2008, Università di Siena) è ricercatore in media studies all’Università Iulm di Milano. Si occupa di radio, social media, cultura digitale e pubblici connessi. Ha pubblicato articoli per riviste internazionali di media studies (Media, Culture & Society; European Journal of Communication; The Radio Journal; Communication & Society). Ha pubblicato libri sulla radio (La Radio nella rete, Costa & Nolan 2005; Vedi alla voce Radio Popolare, Garzanti ed. 2006 (con Ferrentino e Gattuso); La Radio in Italia, Carocci 2013; Chimica della radio, Doppiozero 2013) e su media e globalizzazione (Così lontano, così vicino. Tattiche mediali per abitare lo spazio, Ombre Corte, 2010). Per Doppiozero ha scritto Hipster (2014).
Ha iniziato a fare radio all'Università di Siena, poi a Radio Popolare, Radio2 Rai e Radio Svizzera Italiana. Nel 2005 ha vinto la menzione d'onore del Premio Canevascini (Radio Svizzera Italiana) per il miglior documentario radiofonico. Lavora come autore free lance per Radio24.

07.04.2016

Come cambia la mediatizzazione del leader politico / Renzi e Black Mirror

5 aprile 2026. Sono le otto di sera, mi arriva una notifica di FaceWorld (la società che ha rilevato Facebook due anni fa) sul mio paio di occhiali di realtà aumentata: è l'ora della consueta “conversazione” settimanale del presidente del consiglio in diretta su FaceWorld. Ho già usato l'“opt out” cinque volte nelle ultime due settimane per evitare una serie di spot e un discorso presidenziale e ho finito i crediti. Ogni mese FaceWorld mi concede 10 crediti da spendere per “skippare” le notifiche di video promozionali in arrivo sulle mie lenti. Posso guadagnarne altri se guardo dei video a mia scelta dal paniere di opzioni quotidiane, ma non sono mai abbastanza e ogni giorno devo scegliere il male minore. Da quando una serie di attentati ha colpito a raffica il mondo occidentale quattro...

01.02.2016

Roberto Paci Dalò, il drammaturgo dei media

Ha da poco ricevuto il “Premio Napoli 2015” per la lingua e la cultura italiana. Premio che ha condiviso con Paolo Poli, Bianca Pitzorno, Serena Vitale. Sto parlando di Roberto Paci Dalò, un musicista e artista italiano le cui drammaturgie e le cui composizioni hanno sempre attribuito un ruolo importantissimo alla sperimentazione sonora. Da appassionato docente e produttore di radio mi ha sorpreso, in positivo, la notizia che un premio di questa importanza fosse stato attribuito a un artista che ha lavorato tanto con il suono e le nuove culture digitali in un paese dove queste due cose – la dimensione sonora dell’arte e l’incrocio con le culture digitali – sono sempre state viste come delle nicchie ai confini del teatro e dei linguaggi pi...

12.01.2016

L'occhio dilatato di David Bowie

Abbiamo già letto tutto. Ascoltato tutto. Le radio sono sature della musica di Bowie. Tutti cercano il saluto più brillante a una delle più grandi icone culturali del nostro tempo. È già stato scritto tanto. Le cose più interessanti le ho lette sulle pagine Facebook della mia rete di amici. Molti facevano gli snob e criticavano quelli che lo ricordavano mostrando il proprio dolore su Internet, altri più ingenuamente postavano le loro canzoni preferite, a ripetizione. Altri più intellettuali analizzavano la sua importanza per l’arte contemporanea o per la liberazione sessuale, altri ancora discutevano delle sue differenti fasi musicali, dal blues, al folk, al glam, al soul, all’elettronica, alla new wave, alla musica...

10.12.2015

Remix, di Vito Campanelli

Il libro di Campanelli arriva in un momento storico in cui chi studia la cultura digitale, le sue proprietà estetiche e le sue conseguenze sociali ha ormai maturato un forte scetticismo e una buona dose di disincanto, dopo la grande sbornia degli entusiasmi generati dalla popolarità del web 2.0 e dei social media. Dagli scandali della NSA in poi, passando per gli editoriali critici di Evgeny Morozov, Internet si è rivelato essere non più soltanto uno strumento dall’enorme potenziale emancipatorio e liberatorio, bensì (soprattutto, secondo alcuni) uno strumento di propaganda, controllo e censura. Il basso profondo che si ode sullo sfondo della lettura di tutto il libro di Campanelli (anche autore di Info War) è in sintonia con questa lettura...

20.10.2015

Il disincanto dei nuovi media

Gli Everything But the Girl sono un gruppo pop britannico molto famoso negli anni ’90. In quegli anni ero un fan di Tracey Thorn, la cantante del gruppo, una persona meravigliosa. Tracey Thorn dopo gli Everything But the Girl ha fatto parecchie cose, l’ho persa di vista per un bel po’ ma poi l’ho riscoperta su Twitter e non ho mai smesso di seguirla. Non scrive più canzoni ma parla alla radio ed è diventata adulta. Ma un’adulta sempre intelligente e piena d’umanità (sono un fan, non vale).   Qualche giorno fa ha pubblicato un articolo (tradotto qui da Internazionale) in cui faceva i conti con il suo uso di Twitter e sosteneva che era cambiato molto nel tempo. Tracey affermava di aver perso molto dell’entusiasmo...

29.06.2015

I selfie non fanno male

Nonostante la pratica del selfie sia oggi ormai comune a tutte le classi sociali, in tutto il mondo – Google riporta che nel 2014 le persone hanno scattato circa 93 milioni di selfie al giorno soltanto su telefoni Android (Brandt, 2014) – in Italia continuano a uscire articoli denigratori di questa pratica, che inquadrano il fenomeno come frutto di un carattere narcisista o addirittura come una pratica che può sfociare nella patologia. Il selfie nella narrazione dei media è spesso denigrato e utilizzato come bersaglio (fare alcuni esempi di titoli..). Questa narrazione non è affatto nuova.   I media fanno male! Se passiamo in rassegna la storia dei media, in parallelo alla comparsa di un nuovo strumento di comunicazione è sempre emersa una...