AUTORI
Valentina Pisanty
31.01.2016

Il figlio di Saul. La stanchezza della memoria

“Ecco un film che farà molto parlare”, pronosticava il delegato generale del Festival di Cannes quando nell’aprile del 2015 annunciò alla stampa l’elenco delle opere in concorso. Presentato fin da subito come un caso controverso, probabile detonatore dell’ennesima raffica di polemiche sui limiti della rappresentazione cinematografica, Il figlio di Saul si ispira alle testimonianze che alcuni Sonderkommandos di Auschwitz sotterrarono clandestinamente prima della loro rivolta del 1944. Sullo sfondo storicamente documentato delle attività quotidiane svolte dall’unità speciale deputata alla svestizione e all’accompagnamento dei prigionieri nelle camere a gas, e poi all’estrazione dei cadaveri, alla pulizia dei locali...

05.10.2015

Paradigm Shift

“Forse la storia universale non è che la storia di alcune metafore”, scriveva Borges, e l’intuizione si può estendere ai modi in cui le diverse epoche definiscono se stesse attraverso l’uso di metafore o narrazioni influenti che, depositandosi nel senso comune, delimitano i confini di ciò che si può dire o pensare. Che si tratti di rappresentazioni egemoni lo si capisce dall’uso inconsapevole che se ne fa. Chi vive dentro un racconto dominante lo percepisce come realtà ed è talmente suggestionato dalle sue strutture, dal suo lessico e dalle sue funzioni, da identificarle con l’ordine naturale delle cose. Solo quando il racconto comincia a perdere colpi, solo quando la sua influenza viene messa in discussione,...

16.06.2015

Effetti di serie

I sintomi si confondono con quelli della depressione. Apatia, malinconia del presente, alienazione, insoddisfazione, acuita percezione della propria pochezza. Li si potrebbe sintetizzare con le parole di Amleto, «how weary, stale, flat and unprofitable seem to me all the uses of this world», se non fosse per l’afasia che colpisce chiunque abbia trascorso buona parte del pomeriggio adagiato sul divano in compagnia del suo dispositivo mobile, risucchiato negli universi alternativi messi generosamente a disposizione da siti come guardaserie o eurostreaming. Non è solo il rimorso del tempo perduto, e neppure un generico rincoglionimento da video. È qualcosa di più specifico che riguarda il rapporto, di per sé già problematico, con la...

21.11.2014

La memoria come esperienza del trauma

 Non sono mai stata ad Auschwitz. Né negli altri siti del trauma, a parte Dachau, dove i miei genitori ci portarono da bambini e dove, per una sorta di irriflessa coazione, tornai qualche decennio più tardi in compagnia dei miei figli, ancora troppo piccoli per ricavare dall’esperienza alcuna lezione storica utile, e tuttavia profondamente colpiti dalla desolazione del luogo, dal freddo novembrino, e dalla consapevolezza che lì, proprio lì, erano successe cose orribili.   La sera della mia prima visita a Dachau, per sovrappiù, cenammo all’Hofbräuhaus di Monaco, dove appresi i dettagli del Putsch del 1923, e contestualmente fummo avvicinati da un anziano bavarese in preda a malinconie alcoliche a cui prestai l’identit...

14.01.2014

L'antisemitismo storico di Dieudonné

Che la quenelle vada intesa come un gesto scurrile, una provocazione anti-establishment o un’allusione al saluto nazista sarebbe una questione di scarsissimo rilievo se nelle ultime settimane i media internazionali non l’avessero eletta a materia di dibattito, contribuendo a viralizzarla e a circonfonderla di un alone di sinistro richiamo. La filologia del gesto non ha alcuna importanza: d’ora in avanti chi lo riproduce è tenuto a sapere che sta giocando con (cioè nella stessa squadra di) un antisemita dichiarato.   Il significato sta nell’uso, e lo scandalo mediatico crea il contesto, motivo per cui ogni nuova occorrenza della quenelle si carica di tutti i sensi che nel frattempo le sono stati attribuiti. Così funziona la macchina...