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2015

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Il figlio di Saul. La stanchezza della memoria

“Ecco un film che farà molto parlare”, pronosticava il delegato generale del Festival di Cannes quando nell’aprile del 2015 annunciò alla stampa l’elenco delle opere in concorso. Presentato fin da subito come un caso controverso, probabile detonatore dell’ennesima raffica di polemiche sui limiti della rappresentazione cinematografica, Il figlio di Saul si ispira alle testimonianze che alcuni Sonderkommandos di Auschwitz sotterrarono clandestinamente prima della loro rivolta del 1944. Sullo sfondo storicamente documentato delle attività quotidiane svolte dall’unità speciale deputata alla svestizione e all’accompagnamento dei prigionieri nelle camere a gas, e poi all’estrazione dei cadaveri, alla pulizia dei locali, all’incenerimento dei corpi e alla cernita dei beni sequestrati, si staglia il personaggio (inventato) di Saul Ausländer, rotella suo malgrado di quell’ingranaggio efferato, intento a perseguire un progetto di resistenza del tutto personale: il tentativo di sottrarre il cadavere di un ragazzo alle cremazioni collettive per seppellirlo secondo la tradizione ebraica.   Si...

Sentenza del processo a Erri De Luca

Il processo a Erri De Luca per ‘istigazione a delinquere’ ha suscitato reazioni di sdegno in Italia e all’estero, ad esempio in Francia: come è possibile che in uno stato democratico dell’Occidente europeo si incrimini oggi uno scrittore per un  reato d’opinione? Perché una frase che incoraggia al dissenso e incita ad opporsi alla realizzazione di un’opera giudicata da molti dannosa e inutile deve essere perseguita legalmente? E perché ogni iniziativa che esprime solidarietà al movimento No Tav deve per forza assumere un connotato eversivo? A queste ragioni sono state opposte quelle di chi ritiene che la libertà d’opinione non sia un bene illimitato ma debba essere esercitata nel rispetto di regole che tutelino la libertà di chi pensa ad esempio che la Tav sia un’opera utile e che chi la costruisce debba poter svolgere serenamente il lavoro che gli è stato legittimamente assegnato. Su questa questione e sulla ‘valenza performativa’ della parola ‘sabotaggio’ si è espressa la Prima Sezione Penale del Tribunale di Torino dopo un dibattimento iniziato a...

Donne ganze

Era il 1971 quando il nero americano Melvin Van Peebles scrisse, produsse, diresse, musicò e interpretò Sweet Sweetback’s Baadasssss Song, il primo film americano in cui un nero la fa gloriosamente in barba alla polizia e alla giustizia dei bianchi. La battuta finale, pronunciata dal protagonista ormai al sicuro dall’altra parte del confine con il Messico, è “tornerò a riscuotere quello che mi spetta”. Una promessa o un giuramento che, a seconda dei punti di vista e dello status social-razziale, rappresenta una minaccia e la materializzazione di un incubo oppure un gesto di trionfo e un lieto fine. All’epoca l’America era impegnata nella Guerra del Vietnam, da cui sarebbe uscita sconfitta nel 1975. Il paese era in guerra anche al suo interno: il 21 febbraio 1965 muore assassinato Malcolm X, leader radicale africano-americano; nel 1966 nasce il Black Panther Party, il primo partito nero che non si accontenta di negoziare qualche diritto e non si riconosce nelle posizioni non violente e integrazioniste del pastore protestante Martin Luther King; il 4 aprile 1968 Martin Luther King viene assassinato. In quegli anni la...

Il fondamento dell'istruzione artistica è insegnare a vedere

“Di tutte le arti quella di saper vedere è la più difficile” E. De Goncourt   Continuano in questi giorni le manifestazioni di protesta degli studenti e degli insegnanti contro le riforme della scuola secondaria approvate dal governo. Negli ultimi anni, ogni passaggio di governo ha provato a varare una propria riforma della scuola, (De Mauro, Berlinguer, Gelmini, Giannini), tutte finalizzate alla “razionalizzazione”, ovvero al taglio delle spesa e all’innovazione dell’impianto didattico, ovvero alla omogeneità e appiattimento dei molteplici percorsi scolastici. L’indirizzo più sacrificato è senz’altro quello Artistico, che ha visto perfino la scomparsa di tutte le sperimentazioni esistenti, nonché quella di tutti gli Istituti D’Arte, caratterizzati da una specificità formativa fortemente radicata nelle attività produttive del territorio. Il danno maggiore che queste riforme hanno prodotto (indifferentemente tanto quelle di “sinistra” quanto quelle di “destra”) è stato l’annullamento della specificità culturale e...

Lucca Comics & Games 2015

C'è un'immagine che più di ogni altra sintetizza l'ultima edizione di Lucca Comics & Games, la più importante manifestazione italiana dedicata al fumetto. Siamo nell'enorme tensostruttura dell'area Games, spazio di proporzioni considerevoli situato fuori dalle mura della città che ospita decine di stand legati al mondo dei video game, del giochi di ruolo, del modellismo. Un universo parzialmente separato da quello del fumetto che molti operatori considerano in realtà il vero motore della crescita esponenziale di visitatori della fiera lucchese. Fra Little Pony e sessioni live con Youtuber si trova un curioso stand. Il prodotto venduto non è molto dissimile dai tanti presenti nell'area. Si tratta di un gioco di carte che simula duelli e combattimenti grazie a una serie di regole nemmeno troppo complesse. A fianco delle scatole c'è una mostra delle tavole originali con le illustrazioni utilizzate per ogni singola carta del gioco e sotto uno di quei dipinti inquadrati, seduto a terra, c'è Gipi, uno dei più grandi autori del fumetto europeo contemporaneo. L'autore di Unastoria,...

Cosa c’è nella testa degli assassini di Parigi?

Provo a mettermi nella testa di uno di quei giovani che armati di fucili d’assalto hanno ucciso quasi a sangue freddo tanti loro coetanei al Bataclan di Parigi. Non so se ci riuscirò, ma di sicuro so che se non riusciamo a immaginarci cosa possano aver pensato mentre sparavano ai ragazzi del teatro, mentre urlavano, come dice un testimone, “Allahu Akbar”, non riusciremo a capire nulla di quello che succede intorno a noi.   Non si tratta infatti solo di grandi ideologie, di eventi politici e militari di ampia portata, di islamismo estremista o di guerra santa, di questo certamente, ma anche di gesti individuali, personali, e insieme totalmente assoluti e assurdi, gesti che maturano nella testa di persone come noi.      So bene che dicendo così – “persone come noi” – mi espongo alla riprovazione di chi pensa che gli omicidi sono assolutamente diversi da noi, che sono, appunto, degli assassini, che non appartengono per questo al genere umano. Lo negano, perciò non ne fanno parte. Così si crede. Ma non è così. Mi conforta che un testimone e uno scrittore come Primo Levi avesse...

Tempo, figura, fotografia / La macchia umana

Pubblichiamo un'anticipazione del saggio di Stefano Chiodi contenuto nel terzo volume dell'Enciclopedia delle Arti Contemporanee, curata da Achille Bonito Oliva per l'editore Electa, con il coordinamento scientifico di Andrea Cortellessa, dal titolo Il tempo inclinato.Eadweard Muybridge, Woman descending steps turning around, da Animal LocomotionLa fotografia è uno tra gli agenti decisivi dell’irreversibile trasformazione dei modi di vedere e rappresentare il mondo visibile avvenuta in Occidente nel corso della seconda metà del XIX secolo. Il suo inventore, Joseph-Nicéphore Niépce, la definisce nel 1829 riproduzione spontanea d’immagini, e l’espressione segnala non solo l’avvento di un’epoca governata dal paradigma della riproducibilità e della “perdita d’aura” ma anche di una nuova maniera di concepire la sostanza spaziotemporale, tanto nei suoi nessi percettivi che nelle sue implicazioni concettuali e sociali. La trionfante ideologia borghese ha subito riconosciuto nell’immagine fotografica, e in particolare nel suo “effetto di realtà”, una potente manifestazione simbolica e un’implicita conferma delle proprie aspettative politiche: l’intransigente ricreazione del visibile si...

Natura e paesaggio

Assumere un punto di vista è atto che pertiene naturalmente allo sguardo e che, insieme, ne rompe l’ordinario funzionamento. A fare della fotografia un’uscita dall’ordinario anche più straordinaria è la dichiarazione del punto di vista assunto, la proiezione dopo la sua introiezione, il risultato che essa persegue e che ne consegue: la fotografia è un punto di vista reso noto al mondo, genera un’immagine performativa, capace con il semplice fatto di essere visibile di creare un mondo, quello della visione, singola e singolare e proprio per questo così potente. Per dirla con Didi-Huberman, con certa fotografia avviene che sia l’immagine stessa a prendere posizione.[1]   È il caso delle fotografie raccolte nell’esposizione Natura e paesaggio nelle collezioni della Fototeca della Biblioteca Panizzi, curata da Laura Gasparini e visitabile fino al 27 settembre 2015 presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. L’occasione della rassegna annuale Fotografia Europea è stata colta con attenzione e perspicacia, dando vita a una mostra che si guarda bene dall’accogliere la semplicistica...

La fotografia e il potere delle immagini / Malgrado tutto

Il titolo lo leggo nel tardo pomeriggio di ieri sul “Guardian”, Shocking images of drowned Syrian boy show tragic plight of refugees, e i miei occhi saltano da “drowned”, a “boy” a “refugees” alla fotografia a fianco, clicco meccanicamente, per vederla meglio, certo, so che la posso vedere meglio. E lo faccio, e guardo, e leggo, ingoio anzi a pezzi l’articolo, Bodrum, la spiaggia, Turchia, Siria, la fuga, il mare, e guardo ancora, e poi clicco, ancora, guardo l’altra fotografia, l’immagine vera, brutale, inevitabile, quella che mi attira e mi stringe in un’oppressione fredda, quella che i lettori italiani, scoprirò più tardi, non vedranno, non subito almeno, non così facilmente, no, per il loro bene immagino, e intanto compio i gesti scontati, automatici, clic, seleziona, salva-con-nome. Ecco.     Un bambino morto annegato, un bambino di tre anni senza nome, senza altro ormai che queste poche immagini, affogate anche loro nella schiuma di gesti ripetuti, identici, di riquadri che si disegnano sugli schermi e poi spariscono, di clic, di colpi d’occhio e magari di secondi sguardi più lunghi, più attenti forse, o più avidi. Un’immagine cui non si può resistere e che non...

doppiozero goes international

doppiozero è nato nel febbraio 2011 per dare voce a un’intelligenza collettiva che ha spesso scarsa visibilità e opportunità di confronto e a cui la cultura e i media mainstream restano sostanzialmente indifferenti.   Un’altra Italia, che parla una lingua diversa dalle retoriche ufficiali e non condivide l’umore pessimistico che ha condizionato molta parte del discorso pubblico italiano di questi ultimi vent’anni.   Questa intelligenza è fatta di critici, scrittori, reporters, studiosi di molte discipline diverse, impegnati nella ricerca di nuove prospettive di lettura dei fatti sociali, di nuovi modi di intendere la tradizione culturale, il patrimonio artistico, la cultura materiale, le forme di vita. L’obiettivo comune è osservare la contemporaneità in tutte le sue sfaccettature, per cogliere in arte, letteratura, cinema, filosofia, architettura, teatro, design, nelle esperienze e nei contesti politici, i germi di nuovi modi di immaginare il mondo e trasformare noi stessi.   doppiozero ha costruito nel corso di questi anni una piattaforma di scritture originali dedicate a temi, opere e...

Santarcangelo: due sguardi

Memoria e politica   di Maddalena Giovannelli     Non capita spesso di tornare da un festival annotandosi un nome, e ripromettendosi di non lasciarsi sfuggire le prossime tappe del percorso di un artista. Quel nome è Amir Reza Kooesthani, trentottenne iraniano fondatore del Mehr Theatre Group, e ospite del cartellone di Santarcangelo 2015 con la creazione Timeloss.   Timeloss di Amir Reza Kooesthani, ph. Ilaria Scarpa   Lo spettacolo è una sapiente composizione di piani temporali e narrativi, che ha però il pregio di apparire allo spettatore semplice, immediata, commovente. Al centro c’è Dance on Glasses, successo del 2001 che portò Kooesthani a una fortunata tournée internazionale e che rappresenta per il regista una lente deformante per guardare al passato. Due attori si trovano a dover doppiare, oggi, la loro performance di molti anni prima: mentre le immagini dello spettacolo precedente vengono proiettate sullo sfondo i due discutono, ricordano, rimpiangono. L’espediente narrativo (un pretesto manifestamente fittizio, dato che gli attori sullo schermo sono visibilmente altri) permette un...

La Biennale Danza a Venezia

Venezia è una città di passaggio, da attraversare di corsa. Per tradizione e per vocazione: nei secoli, crocevia di commerci, culture, idee, porta cosmopolita fra Oriente e Occidente; oggi, altrettanto frequentata, ma da studenti e turisti, mentre i cittadini – sempre meno – si rintanano nei quartieri più popolari, Cannaregio, e poi Dorsoduro e Castello, e l'Isola della Giudecca. Non è forse un caso che proprio in questi quartieri si sia sviluppato il progetto della Biennale di Sieni, irradiandosi dal prezioso cuore di San Marco – dove si colloca la sede dell'istituzione e il suo centro pulsante – in campi, palazzi e calli. Anche quest'anno l'approccio del direttore artistico disegna, più che un festival, una scommessa ormai vinta sulla transitorietà e l'impermanenza ogni giorno rivendicata dalla città lagunare. Prima di tutto perché va a intercettare le persone proprio laddove non se l'aspettano, nella quotidianità del loro viaggio – per turismo, studio o lavoro – nel dedalo di viuzze della città. Per chi volesse approfondire, il racconto di quelle...

Girlhood. Identità e conflitti nel cinema di Céline Sciamma

“Je fais ce que je veux!”: Marieme e le sue amiche, adolescenti di colore delle banlieue parigine, se lo ripetono a vicenda come un mantra. Ma Marieme non sa cosa vuole: i sogni sono un lusso che solo pochi (forse) possono ancora permettersi. Sa solo quello che non vuole. Non vuole fare la donna di servizio come sua madre, non vuole andare alla scuola professionale, non vuole tornare a casa dal fratello violento, non vuole diventare “une fille bien” sposandosi. Marieme fa tabula rasa di tutto ciò che potrebbe frapporsi tra lei e un progetto che non ha.   Nonostante l’importanza fondamentale della fase della “gang” che dà il titolo originale al terzo film di Céline Sciamma (Bande de filles) e che sembra costituire la sola isola felice nell’esistenza di Marieme, infatti, è chiaro che il fulcro della narrazione è sempre l’esperienza di quest’ultima. Ma questo non significa che l’ottica attraverso la quale la narrazione è filtrata sia psicologica o che l’intenzione sia banalmente quella di “raccontare una storia” individuale. Nonostante il titolo dal...

Se gli esami di maturità cadono su Calvino

Felice scelta, quella di proporre all’esame di maturità un brano di Italo Calvino. E significativa l’opzione per il suo romanzo d’esordio, quel Sentiero dei nidi di ragno che nel 1947 lo impone come uno dei giovani scrittori più dotati e promettenti: un romanzo di guerra, che cade bene nel settantesimo anniversario della Liberazione (a tacere del centenario della Grande Guerra, caduto lo scorso anno e destinato ad accompagnarci fino al 2018). Tuttavia la scelta del brano, e ancor più la cornice in cui è presentato, possono destare qualche perplessità. Vediamo di cosa si tratta.   La pagina scelta, tratta dal cap. I del Sentiero, conclude la parte introduttiva, cioè la presentazione del protagonista. Qui il tema è il suo isolamento rispetto ai coetanei: è un bambino che vive in strada, ha una sorella che si prostituisce, le madri del Carrugio Lungo non vogliono che i figli giochino con lui; per questo egli se ne sta con gli adulti, con i quali intrattiene rapporti complessi e controversi, in cui si mescolano attrazione e repulsione, complicità e malintesi, vicinanza ed estraneità. L...

Come ragiona la Corte costituzionale

Ho letto la sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni. Come è noto, la Corte ha bocciato la scelta del Governo Monti, nel 2011, di bloccare per due anni, il 2012 e il 2013, la rivalutazione delle pensioni superiori ai 1.217 euro netti. Si tratta di tre volte il trattamento minimo INPS. La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questa norma. L’opinione pubblica si è spaccata. C’è chi difende il Governo Monti del 2011. C’è chi invece si schiera con la Corte. Tutti i cittadini dovrebbero leggere la sentenza (è disponibile nel sito web della Corte). Per chi non ha tempo e voglia di leggerla, la sintetizzo di seguito in poche righe.   Il succo della sentenza è semplice. I giudici dicono, nella sostanza, “avevamo avvertito i Governi del passato ma il Governo del 2011 non ci ha sentito”. Qual era stato l’avvertimento dei giudici? In passato altri Governi avevano bloccato l’indicizzazione delle pensioni. Questa scelta era stata fatta per un solo anno e per pensioni, ad esempio, superiori a otto volte il minimo, oppure prevedendo fasce di importo (100 per cento...

Expo e dintorni: c'è qualcosa di arlecchinesco

Sui sedili di Expo c’è posto per tutti. Chi non potrà permettersi il biglietto di entrata nel mega recinto che racchiude il mondo e il suo cibo migliore, potrà partecipare all’Evento da qui, dal Corso Vittorio Emanuele.   ph. Antonino Costa   Per chi resta fuori, c’è disponibile un libretto giallo e con dorso psichedelico in nero e bianco che in 159 pagine guida agli eventi in città. Commistioni tra moda e bellezza, design e cibo, cultura e innovazione; dialoghi tra chef e architetti/designer/fotografi, industriali e stilisti (e per mio vaneggiamento e immaginazione: tra pastori e zolfatari che mangiavano “pane e coltello”, tra contadini e muratori e magari tra pescatori e assessori). È il primo numero, relativo al mese di maggio. Qui di salvare il pianeta non se parla, ognuno ce la deve fare da sé, con creatività e col proprio lavoro. Usando la pubblicità, ma soprattutto con l’italianità.   ph. Antonino Costa   Io sono un po’ confuso, non so più cosa fotografare. Cos’è Expo? una grande fiera commerciale o un movimento...

Abbi cultura di te. Sostieni doppiozero

Cari lettori, sono passati quasi cinque anni da quando abbiamo avviato la nostra attività: un sito culturale, una casa editrice non-profit, una comunità composta dai nostri autori e da voi. In cinque anni siamo cresciuti moltissimo in quantità e qualità. Qualche dato: superiamo i 4500 articoli pubblicati, i 50 e-book, i 900 autori di cui oltre un centinaio che scrivono stabilmente, pubblichiamo dai 3 ai 5 pezzi quotidianamente. Ma soprattutto grazie a voi abbiamo raggiunto un numero davvero grande di lettori: una media di quasi 5000 al giorno, il che significa circa 140.000 al mese. L’importanza e il prestigio di questa impresa li avete creati voi: accedendo ogni giorno al sito, leggendo gli articoli pubblicati, condividendoli e commentandoli. La vostra partecipazione sui social networks cresce sempre di più ed è sempre più viva, con oltre 40.000 contatti su Facebook e 19.000 su Twitter. E per continuare a esservi ancora più vicini abbiamo da poco attivato i profili Instagram e Pinterest.   Doppiozero è un impegno che ci prendiamo ogni giorno con ognuno di voi, perché la nostra è un’...

Via De Amicis, una foresta di simboli a Milano città dell’Expo

Qualcuno tornerà a scrivere «Muri puliti, popolo muto» in via de Amicis a Milano dove il 3 maggio scorso ho osservato la sfilata Milano non si tocca organizzata dal sindaco Pisapia dopo il riot urbano NoExpo del primo maggio. Se così fosse, questa scritta sarà la constatazione di una rimozione e il sedimento di una disperazione per l’irreversibilità di un fatto. Un popolo, se esiste, è muto. I cittadini, se esistono, si tengono per sé pensieri che sono singulti e non discorsi. Tutto il resto è silenzio. Quello che regna in una democrazia dove tutti parlano e nessuno ha voce.       “Carlo Vive” Centinaia di persone, giovani e volontari, e poi borghesi, di sinistra, armati di spugnette e di uno sgrassatore domestico hanno iniziato a scolorire la scritta “Carlo Vive”, supportati dalle potenti macchine idropulitrici dell’Amsa. Una scritta, simbolo di una generazione, ridotta a “sporcizia”, a vandalismo, a segno senza significato. Per questo cancellata.   È doloroso vedere una testimonianza cancellata sotto gli occhi, quattordici anni dopo...

Cannes, l'America e noi

È l’edizione numero 68 ma non è certo tempo di rivoluzioni al Festival del Cinema di Cannes. Nonostante l’avvicendamento del presidente, che non è più il cinecritico Gilles Jacob ma l’ex businessman di Canal + Pierre Lescure, figura molto più marketing oriented, il programma non sembra averne risentito e si muove nella linea di una sempre più autocentrata e autocelebrata  conservazione cannoise. A essere onesti c’è da dire che la selezione presieduta come sempre da Thierry Fremaux quest’anno ci è sembrata essere persino un po’ meno paludata e conservativa dell’anno scorso, anche se molti dei nomi noti più audaci sono finiti fuori dalla mostra concorso, in Un Certain Regard e alla Quinzaine des Réalisateurs (tra questi Apichatpong Weerasethakul, Brillante Mendoza, Philippe Garrel e Miguel Gomes). Tra le poche novità ce n’è senz’altro qualcuna negativa, come la scelta del film d’apertura che al posto del classico blockbuster americano è ricaduta su un’opera francese di apparente taglio sociale – in realtà...

When I start out to make a fool of myself...

Il peso, innanzitutto.   «È triste che quando morì Welles, nell'autunno del 1985, le reazioni negli Stati Uniti siano state così nettamente diverse da quelle del resto del mondo», si rammaricava Jonathan Rosenbaum: «Nella sua patria suonava solo un ritornello: il peso e lo spettro del fallimento, come se questi due cliché si “spiegassero” e si giustificassero reciprocamente». La mole di Welles ritorna anche nel ricordo dell'amico Gore Vidal: «Pesava quasi centottanta chili all'epoca del nostro ultimo pranzo insieme, nel 1982. I suoi abiti erano una sorta di tendoni biforcuti sui quali erano cuciti baveri, lembi di tasche e bottoni nel futile tentativo di suggerire l'idea di vestiti convenzionali». Era come se l'enorme ventre di Welles avesse finito per “digerire” tutto il resto (il regista cinematografico e teatrale, il divo radiofonico, il corsivista politico, lo sperimentatore mediale) lasciando soltanto l'ipernutrito paria di Hollywood, personaggio folkloristico della fauna locale, oggetto di derisione più che di ammirazione.     Orson...

Massimo Zamboni. L'eco di uno sparo

29 febbraio 1944 due uomini procedono in bicicletta su uno stradello in mezzo alle campagne di Reggio Emilia. Sono le 17.45 quando all’improvviso uno di loro viene raggiunto da quattro colpi di arma da fuoco. Cade a terra. I tre sparatori fuggono. Il morto si chiama Ulisse; è uno squadrista, Sciarpa del Littorio, ha partecipato alla Marcia su Roma, segretario politico del Fascio di Campegine. Ad ammazzarlo sono stati i GAP, Gruppi di Azione Patriottica. Con questa scena inizia un libro, L’eco di uno sparo (Einaudi 2015), davvero particolare e unico. A raccontare la storia settant’anni dopo è il nipote di Ulisse, Massimo Zamboni, nato tredici anni dopo l’omicidio del nonno, è stato chitarrista e compositore dei CCCP e dei CSI, due dei gruppi più importanti della scena musicale degli anni Ottanta e Novanta. Insieme a Giovanni Lindo Ferretti ha dato vita a un fenomeno che va ben al di là dell’evento musicale, e definisce anche nell’estetica una stagione di profonda trasformazione del costume e della mentalità giovanile. Zamboni è un uomo di sinistra, se la parola ha ancora oggi un senso, o quanto...

Rosy

Una cosa che non capisco dei pomeriggi televisivi è Rosy, di Maria De Filippi. Qui già so che vi domanderete come mai la Policastro guardi Maria De Filippi. In verità la guardo perché viene dopo Centovetrine, qualche minuto solo, poi vado di là. Di là è un luogo che non so precisare: può essere il Simply, oppure la cucina, oppure la scrivania. Ma sempre più raramente. Leggo a letto, lavoro sul tavolo di cucina, che, non so perché, mi induce di meno alle distrazioni dell’internet.  Sul tavolo di cucina, quando ancora ero in casa coi miei, mi addormentavo guardando Non è la rai prima di studiare per l’indomani. Mia madre mi rimproverava, ma io continuavo imperterrita a perdere tempo.   Insomma, il pomeriggio per me è devoluto alla dépense. E quindi ogni giorno, o qualche giorno a settimana, o una volta ogni tanto, mi imbatto in Rosy di Maria De Filippi. Alcuni di voi non sanno come funziona, oppure fingono, in società, quando si parla dell’ultimo film di Cronenberg e del perché sia meglio del romanzo da cui è tratto. Io vorrei invece...

Quasi cinquant'anni dopo la sua morte: Resistance is us / Martin Luther King nelle strade di Ferguson

Al termine della proiezione di Selma, quando scorrono i titoli di coda e ascoltiamo le note di Glory – la bellissima canzone che John Legend e Common hanno scritto appositamente per il film – sentiamo un verso che rappresenta probabilmente la chiave di lettura migliore per comprendere quello che abbiamo appena visto: «Resistance is us/ That’s why Rosa sat on the bus/ That’s why we walk through Ferguson with our hands up» (La resistenza siamo noi/ È per questo che Rosa [Parks] si è seduta su quel pullman/ È per questo che abbiamo camminato a Ferguson con le mani alzate). È quando, in un film che è tutto ambientato nel 1965, entra questo nome – Ferguson – questo vero e proprio convitato di pietra, che si coglie appieno la posta politica in palio di Selma. Che senso ha infatti oggi – cinquant’anni dopo, nel 2015, negli Stati Uniti – parlare ancora del movimento dei diritti civili? Oggi, che Martin Luther King non solo è stato riconosciuto da tutti come un vero e proprio padre della patria (a lui è stata dedicata persino una festa nazionale), ma dove persino il Presidente degli Stati Uniti è per la prima volta un afro-americano: non è forse la questione della razza una questione che...

La caponata, Masterchef ed Expo

Ci sono dei piatti che non si possono apprezzare appena cucinati. Bisogna aspettare che si freddino. Che “riposino”. Solo così saranno in grado di “esprimersi” al meglio. E noi di capirli fino in fondo. La caponata siciliana è uno di quelli. Chissà che non abbia senso allora tornare sulle questioni che la riguardano, come quella della pubblicità del dado Star che qualche settimana fa ha infiammato il web e non solo. L’idea della campagna pubblicitaria era molto semplice: una serie di spot, ognuno dei quali incentrato sul piatto tipico di una regione italiana, in cui si mostrava il ruolo chiave che giocava il prodotto. Niente grandi chef o ristoranti stellati: in scena doveva andare la tradizione, dunque la gente comune, la cucina di casa. Ovviamente tutto “tipicizzato” il più possibile, grazie alle inquadrature di famosi monumenti e agli accenti dialettali marcati al limite della caricatura. L’immancabile testimonial doveva essere qualcuno che fosse a metà fra questi due mondi, fra la casa e la cucina. E allora ecco Tiziana Stefanelli, vincitrice della seconda edizione di Masterchef. Lei che...