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adulti

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I bambini e la paura / L'importanza di perdersi nel bosco

Dopo l'attentato di Manchester, nel quale al termine di un concerto di Ariana Grande sono rimasti uccisi numerosi ragazzi la maggior parte dei quali ancora minorenni, come dopo ogni atto di terrorismo su media e social network è circolata la domanda “Come spiegare gli attentati ai bambini”. Famiglia Punto Zero, social di promozione culturale della genitorialità e approfondimenti tematici sulla famiglia, ha girato la domanda a Nadia Terranova, scrittrice per adulti e ragazzi, che tiene una bella pagina dedicata alla letteratura per l'infanzia sull'inserto Robinson. «Il problema – ha risposto Terranova – non è svegliarsi ogni volta e chiedersi come spiegare gli attentati ai bambini, il problema è che bambini a cui le favole sono state edulcorate, a cui non si può più leggere niente perché “è troppo difficile”, che non hanno più un'elaborazione simbolica della paura perché i grandi hanno paura della loro paura, sono infinitamente più fragili. E il problema non è la cronaca o una soluzione-medicina all'indomani di ogni fatto di cronaca, ma un immaginario indebolito da rifortificare.»   Centra il punto Terranova. Dietro la fragilità dei bambini c'è quella di un mondo incapace di...

Vedi che non capisci? / Le parole terribili che si dicono ai bambini

Giorni fa ero con mia figlia al supermercato e tra le file di scaffali abbiamo incontrato dei conoscenti. Marito e moglie sui sessantacinque anni. La signora si è chinata sorridente verso la bambina e le ha domandato: “Ti vende il babbo? Ti vuole vendere? Ti lascia qui?”. Senza ottenere risposta ha continuato a sorriderle, fissandola, per alcuni secondi. Poi si è tirata su, ha guardato me e ha detto “bellina che è”. Un attimo dopo non c'erano già più. A quel punto ho guardato la piccola e l'ho vista immobile, gli occhi spalancati sulla schiena di quei due e muta. Ha aperto bocca solo per infilarci il dito. Ha ricambiato il mio sguardo per capire se fosse tutto a posto. Le ho detto qualcosa per tranquillizzarla, poi abbiamo ripreso velocemente il giro.   Ancora prima di arrivare alla cassa mi sono messo a pensare a tutte le cose orribili che si dicono ai bambini senza avere alcuna intenzione di farli soffrire, solo “per gioco”.   Come sempre, tutto si riduce alla scelte delle parole. Credere che i bambini non ascoltino è stupido, e credere che non capiscano lo è ancora di più. Lo scoprii per la prima volta qualche anno fa, quando non ero padre ed ero a fine turno, in...

Boyhood, un ragazzo come tanti

A distanza di quasi un anno dalla sua premiere allo scorso Sundance Film Festival, arriva anche in Italia Boyhood, il nuovo film di Richard Linklater. Sono stati mesi in cui questo film non solo ha raccolto un consenso abbastanza stupefacente da parte della critica (il sito metacritic che fa una media ponderata delle recensioni della stampa americana gli ha dato 100/100) ma è stato anche protagonista di un continuo passaparola sui social network che l’ha già circondato di un’aura mitica. È come se Boyhood arrivasse in sala con già lo status di un classico prossimo venturo. E questa volta possiamo dirlo, davvero non a torto.     Che questo film nascondesse qualcosa di speciale lo si capiva già da come il progetto fosse stato pensato sin dall’inizio. Linklater inizia a girare Boyhood nel luglio del 2002 con quattro attori principali: Ethan Hawke e Patricia Arquette; e due giovanissimi esordienti, Ellar Coltrane, di sei anni, e la figlia del regista, Lorelei Linklater, di poco più grande di lui. Ogni anno, per dodici anni, la crew del film si troverà qualche settimana in Texas per girare un nuovo...