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Sold out a Milano / L’importanza dell’anonimato: Liberato canta Napoli

Galeotta fu una mail anonima a Rolling Stone, mirata a lanciare un cantante esso stesso anonimo. A partire dal 13 febbraio 2017 ogni canzone di Liberato è stato un successo, fino a giungere al live da 20mila persone del 9 maggio 2018 alla Rotonda Diaz di Napoli, replicato il 9 giugno a Milano, sold out nel giro di mezz’ora. Bel risultato per un tizio di cui non sappiamo nulla, che canta persino in dialetto napoletano. Le uniche notizie che alimentano le nostre elucubrazioni – o almeno le mie e quelle di altri come me – derivano dai ringraziamenti posti nei crediti dei video e dalla sua unica intervista esistente, interamente in napoletano, tradotta e scritta in maiuscolo perché è “E’ ‘CCHIU’ BELL’ STILISTICAMENTE, ECAI’?!”. Su Rolling Stone hanno omesso di tradurre (per semplificare) l'ECAI' rafforzativo, che in napoletano significa “hai capito?”, dal valore simile alle question tags dell’inglese e ragion per cui penso che Liberato sia, o voglia apparire, come un esponente del popolo arrivato alla fama dal basso – o da un basso –, visto che lo stile risulta essere coerente con lo stereotipo del napoletano verace, incurante delle apparenza e dell’italiano a tutti i costi. ...

Un'opera senza tempo / La linea infinita di Wacław Szpakowski

Disegni nel turbine della storia   Wacław Karol Szpakowski? Pochissimi sanno di chi si tratta, e pochissimi conoscono la storia di questo artista, architetto e ingegnere polacco. Nato nel 1883 in Polonia, nel 1897, a 14 anni, lascia la Polonia e si trasferisce con la famiglia a Riga. Qui trascorre l’adolescenza, studia architettura, suona il violino nell’orchestra giovanile e s’interessa ai fenomeni atmosferici. Tiene un quaderno di appunti su tempeste, uragani e cicloni, e raccoglie fotografie di architetture dalle forme lineari. Custodirà gelosamente questi quaderni malgrado gli eventi bellici e diversi traslochi forzati. Così si spiegano i lunghi intervalli d’inattività: in molte circostanze, la preoccupazione maggiore era la mera sopravvivenza (l’artista perderà un figlio, l’unico maschio, durante la guerra). Szpakowski, non dimentichiamolo, fa parte di quella generazione che ha vissuto le due guerre mondiali. Ora, nel corso delle sue lunghe traversate tra Lituania, Russia, Lettonia e Bielorussia, non perde occasione per prendere appunti e disegnare, incuriosito dai fili del telegrafo o dall’invisibilità della corrente elettrica. Gli bastava poco, un foglio di carta e una...

Se l’anonimato muore sul web

Love and Revolution Vancouver, 15 giugno 2011. Dopo aver perso la finale della Stanley Cup, i tifosi della locale squadra di hockey danno a fuoco e fiamme il centro della città. La polizia reagisce duramente. Il fotografo di Getty, Richard Lam, è sul posto per riprendere i tafferugli, quando si imbatte in una coppia che, incurante dei disordini intorno, sembra baciarsi appassionatamente. Lam coglie l’attimo e scatta una foto che il giorno dopo farà il giro del web, delle tv e dei giornali di tutto il mondo, dove il “Vancouver Riot Kiss” verrà subito paragonato ad altri baci iconici della storia della fotografia, come “Day in Times Square” di Alfred Eisenstaedt e “Le Baiser de l'Hôtel de Ville” di Robert Doisneau. Man mano che l’immagine diventa un tormentone virale, cresce però anche la curiosità (e la morbosità) sull’identità dei due ragazzi: Chi sono? Perché si baciano? Stanno forse recitando? Su Twitter, Facebook e i quotidiani online scatta la gara della verifica a posteriori (un tratto ormai distintivo dell’informazione accelerata dei...