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assenza

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Alejandra Pizarnik e il pharmakon del linguaggio

“Le parole / non fanno l’amore / fanno l’assenza”, dipingono il contorno del vuoto, cadendoci dentro con lo stesso suono di una goccia che dal cielo precipita sul fondo di un pozzo. Le parole rimbombano, le parole si parlano, le parole si sgretolano.   Alejandra Pizarnik nasce ad Avellaneda, presso la capitale argentina, nel 1936, da una coppia di emigranti ebrei di origine russa, che intingono, fin da subito, le radici della piccola bicho (“bestiolina”, come soleva affettuosamente chiamarla l’amico Julio Cortázar) in un eterno e irrimediabile altrove. Per esser-ci, per sentirsi esistente hic et nunc, nella sua patria geografica ed esistenziale, Alejandra ha un unico strumento, un pharmakon – medicina e veleno al tempo stesso – che la accompagna ossessivamente per tutta la vita: il linguaggio. Divora compulsivamente i classici della letteratura, si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia di Buenos Aires, studia pittura con il surrealista Juan Baltle Planas per poi approdare a Parigi, dove traduce autori come Yves Bonnefois e Antonin Artaud – scrivendo, di quest’ultimo, in un diario del 25...

La catena del destino: su Cloud Atlas romanzo e film

Nel 2004 ho trascorso molto tempo congedandomi per il momento dalla traduzione di narrativa, nel match affascinante e complicato con un romanzo cifrato e incatenato dal titolo L’atlante delle nuvole, notevole opera di David Mitchell. Un’opera piena di slang, neologismi, apax legomenon, e altre meraviglie linguistiche: il tutto connesso in una serie di vicende che hanno un unico comune denominatore. Il principio che ispira il libro, strutturato in sei storie fra di loro strettamente connesse, è infatti quello di una specie di allineamento delle anime durante i tempi, entità destinate a rivivere le stesse esperienze in momenti diversi della Storia. Alcune creature predestinate portano un segno, a forma di stella, che le identifica per determinate prerogative di visione (che spesso contribuiscono a portare quelle fortunate creature alla rovina). Per realizzare una versione italiana (firmata insieme a Lorenzo Borgotallo), di questa polifonia linguistica, è stato necessario un lungo dialogo con l’autore. Nel frattempo si creava, con gli ovvii décalages tra un paese e l’altro, in merito ai tempi editoriali, un team di traduttori che...

Le ombre bianche

Nel nostro immaginario, e per quel che attiene alla nostra esperienza quotidiana, le ombre e i fantasmi costituiscono due polarità percettive: le prime ci appaiono sempre come veli scuri e intangibili che scivolano silenziosi sopra ogni cosa, mentre i secondi si “presentano” con un diafanico e lattescente biancore, la cui evanescenza li rende inafferrabili quanto i primi. Il fatto presenta più di una curiosità (i fantasmi non proiettano ombre scure e le ombre non possono essere più chiare della luce che le proietta)se si considera che al di là delle loro proprietà percettive, il bianco e il nero rappresentano una coppia di contrari la cui portata semantica include anche significati più universali, caratterizzati dall’impossibilità dello loro coesistenza: la presenza dell’uno nega l’esistenza dell’altro, e sono esemplarmente corrispondenti alla contrapposizione vita e morte, bene e male, bello e brutto… Ciononostante, le ombre e i fantasmi rappresentano due forme di presenza fenomenica, fisica la prima e psichica la seconda, di un’assenza: entrambe manifestano la visibilit...

David Vann. Da dove vengono i sogni

L’isola di Caribou in Alaska in cui costruire un capanno con le proprie mani inseguendo più i propri rimpianti che i propri sogni, una famiglia esplosa da cui ognuno fugge in cerca di un riparo, una terra ostile e di ghiaccio quale terreno ideale per una resa dei conti che non vedrà alcun vincitore, ma solo l’azzeramento di un destino privo di ogni possibile felicità.   David Vann non ha scritto un capolavoro e non è probabilmente nemmeno paragonabile a Cormac McCarthy, come scrivono gli strilli giornalistici pubblicati sulla quarta di copertina del volume; tuttavia racconta con non poca bravura ed efficacia una storia ai margini del successo. Tre passi dopo Jonathan Franzen, i protagonisti di Vann vivono pienamente un fallimento senza possibilità di riscatto, come elementi dispersi su una terra estrema e dura, si ritrovano fianco a fianco in lotta per una sopravvivenza che non sarà mai una vita pienamente desiderata e voluta.   Protagonista assoluta è l’ansia, e con lei la difficoltà di percepire i propri stessi desideri, fino poi a tradirli in uno spietato gioco autodistruttivo, che va...

Alix Kates Shulman. Il senso dell’amore

Dopo vent’anni di matrimonio la vita improvvisamente cambia per Alix Kates Shulman, romanziera, saggista e una delle storiche femministe americane, il marito cade da un soppalco, non muore, ma riporta gravi danni neurologici. Non una scomparsa quindi, piuttosto un’assenza. La convivenza si modella in una nuova forma, come in una vita parallela in cui il marito è in grado di ricordare il passato, ma è incapace di accumulare nuovi ricordi. Qui non è il passato una terra straniera, bensì il presente.   Il senso dell’amore (Einaudi Stile Libero/Extra, 2012, pp. 212, € 17) non è la via crucis di una donna in perenne sacrificio, ma la storia di una passione amorosa che nemmeno la menomazione di uno dei due è in grado di spegnere. Anzi, l’emergenza estremizza i sentimenti, l’odio e l’amore assumono una purezza pericolosa quanto incantevole, il rapporto rischia il baratro ogni ora, ma ogni ora porta con sé anche un carico di speranza, una qualche possibilità di miglioramento, l’equilibrio è un perenne inciampo. Schulman racconta in prima persona, quasi come un diario,...

Éric Faye. Nagasaki

Gli oggetti cambiano di posizione, si spostano, lo yogurt finisce, il succo d’arancia in frigorifero diminuisce. Ogni giorno, qualcosa, seppur impercettibilmente, va fuori posto, cambia d’ordine. Non sarebbero altro che minuscole variazioni se l’abitante della casa dentro a cui avvengono questi strani avvenimenti non avesse eletto l’abitudine a principio vitale. Shimura abita alla periferia di Nagasaki, conduce una vita solitaria e lavora come meteorologo, ma anche con i colleghi è parco di contatti: evita accuratamente ogni uscita conviviale o incontro che non sia strettamente professionale. Disincantato e poco più che cinquantenne, Shimura sembra aver ricomposto una frattura passata con un’ostinata abitudinarietà, unica vera protezione ad un’esistenza priva di palpitazioni.   L’abitudine priva di vezzi, ma semplicemente e rigorosamente basata su una totale e funzionale ordinarietà è il presente quotidiano dentro cui si muovono i due protagonisti, un uomo, Shimura, e una donna, che invade di nascosto lo spazio privato dell’uomo per procurasi un po’ di ristoro da una vita da cui...

Il Ground Zero dell’architettura

  Domenica 11 settembre 2011 è stato inaugurato a New York il Memoriale cittadino di Ground Zero. Esso consiste in due grandi fontane quadrate di granito, scavate fino a una profondità di quattro metri, in corrispondenza del sito su cui sorgevano le Twin Towers. L’acqua scorre lungo le quattro pareti inclinate verso una grande vasca interna, che al centro presenta un’apertura a sua volta quadrata. Lungo il perimetro delle fontane, su placche di bronzo, sono incisi i 2752 nomi delle vittime dell’attacco al World Trade Center. Tutto intorno, la Memorial Plaza, uno spazio lastricato di granito piantumato con centinaia di querce bianche.   Il progetto è dell’architetto israeliano Michael Arad e dell’americano Peter Walker. È denominato Reflecting Absence.     Lasciando perdere l’inutile pletora di grattacieli che si sta via via aggiungendo a quelli già esistenti nella Lower Manhattan, lungo due lati di Ground Zero, e tralasciando pure la zoomorfa stazione dell’underground di Santiago Calatrava, viene da chiedersi: che cosa comunica questo Memoriale? che cosa significa?...