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Conversazione con Philippe Aigrain

Questa estate ho letto Illusioni Perdute di Balzac, un grande classico che ritrae con precisione millimetrica la vita precaria e bohémien della “classe creativa” parigina degli anni trenta dell’Ottocento (scrittori, giornalisti, poeti, pittori, tipografi, critici teatrali, attori, editori). Sembrava di leggere le cronache dei lavoratori della conoscenza di oggi: squattrinati, costretti ad uscire tutte le sere per incontrare persone (faccio cose, vedo gente) che potrebbero darti un lavoro, un mese pieni di soldi il mese dopo al verde. Se è vero però che il lavoro nelle industrie creative è sempre stato difficile per sua natura, l’aumento della produzione di contenuti e la frammentazione del pubblico hanno messo in crisi il modello di sopravvivenza delle economie culturali e creative.   Chi dà la colpa alla pirateria, chi alle reti p2p, chi alle vecchie industrie culturali incapaci di adattarsi, chi ad Amazon che rovina l’editoria e Google che rovina il giornalismo, ma nessuno ha soluzioni concrete, se non tassare (giustamente) di più i futuri media mogul. È un film già visto in passato:...

M5S: Un po' broadcast, un po' network

Romperò un computer con la mazza a ogni spettacolo. (Beppe Grillo)   Tra le tante letture che si possono dare del fenomeno Grillo – e sicuramente quella di Oliviero Ponte di Pino, in Comico & politico. Beppe Grillo e la crisi della democrazia, è una delle più affascinanti – proverò a concentrarmi sul rapporto di Grillo con la rete e con la cultura digitale. Un comico che nel 2000 si dichiarava luddista è diventato il profeta della democrazia digitale. Come è possibile? Blog, streaming, meetup, web 2.0, democrazia diretta online, sono le parole chiave ripetute come dei mantra e rese popolari dal comico genovese, dopo che nel 2004 ha fatto la conoscenza dello stratega digitale Gianroberto Casaleggio. La mia tesi però è che, nonostante la trasformazione in un “teologo” della Rete e del suo potere, Grillo rimanga un personaggio dell'epoca broadcast, figlio della comunicazione di massa. L'efficacia e il successo del suo movimento, in Italia, è dovuta, tra le tante cose, a questa strana commistione di cultura broadcast e cultura di rete, network. Grillo è un personaggio reso...

Twitter è novecentesco

Twitter, al netto della storia dei 140 caratteri, ha due grandi e sostanziali differenze con gli altri social network come li abbiamo conosciuti nell’ultimo decennio. La prima è la relazione non biunivoca. Un utente può seguire qualcuno, senza essere seguito, e viceversa. Un Vip (Fiorello, Fabio Volo, Jovanotti) ha centinaia di migliaia di followers mentre segue al massimo qualche centinaio di persone. La seconda differenza è che si sviluppa attraverso i famosi hashtag, ovvero parole chiave, sotto cui è possibile far confluire un flusso di informazioni su un determinato argomento: X Factor, Monti, le elezioni o il derby. Clicchi derby, e ti vengono fuori tutti i tweet sul derby. Detto questo (per gli a-twitterati) c’è da chiedersi cosa può significare, dal punto di vista della comunicazione e della rete.   La prima cosa che viene in mente è che un sistema di relazioni non biunivoco è un sistema gerarchico. Genera dei grandi e dei piccoli, dei medi, giganti e minuscoli. Il numero di followers detta il peso specifico della tua voce. E l’eco del cinguettio. Maggiore è il tuo canale di...