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Colori

(14 risultati)

Una retrospettiva ai Giardini Ducali / Le forme momentanee di Gianluigi Toccafondo

La mostra di Gianluigi Toccafondo, L'immagine in movimento è allestita nella Palazzina secentesca dei Giardini Ducali di Modena, voluta da Francesco I d'Este come luogo di svago e divertimento per l'entourage di corte e ora sede espositiva della  Galleria Civica di Modena; si trova in un luogo suggestivo e fiabesco, perfetto per accogliere oltre mille opere che documentano la lunga attività dell'artista, a partire dai suoi primi cortometraggi, La coda (1989) e La pista (1991), prodotti  fino a oggi.   Ho incontrato per la prima volta Gianluigi Toccafondo poco meno di dieci anni fa, davanti all'ingresso di una piccola sala cinematografica nel centro storico di Lucca, in primavera – lavoravo allora per Lucca Animation International Film Festival – e ne ho un ricordo bellissimo. Aveva illustrato le affiches ufficiali della rassegna, ed esponeva disegni e lavori in una mostra documentaria.   Gianluigi Toccafondo, Animation 2008 (festival del cinema di animazione di Lucca)   Alcuni di questi, è stata una gioia ritrovarli. Mentre osservo, penso a una coincidenza, a una specie di riconoscimento: i...

Castello di Rivoli e GAM di Torino / L'emozione dei colori nell'arte

L'ingresso della mostra della Galleria di Arte Moderna di Torino ci accoglie con un pavimento dagli effetti psichedelici, allestito dall'artista scozzese Jim Lambie, il quale lo ha ricoperto con nastri adesivi di vinile dai colori elettrici, che percorrono le scale e seguono le linee irregolari delle pareti e degli angoli, dilatando e rendendo dinamico lo spazio.   Jim Lambie, Zobob - Prismatic (2016-2017). Le opere esposte ci appaiono subito di diverso valore estetico; rappresentano però alcune delle principali espressioni e sperimentazioni sul colore nell'arte a partire dagli inizi del Novecento, con brevi cenni all'indietro, all'Ottocento e persino al Settecento, e all'Oriente. Dopo le vetrinette che espongono le carte di Newton e Goethe, troviamo – un po' a sorpresa –, non il pittore Philip Otto Runge, mistico e filosofo del colore, ma Friedlieb Ferdinand Runge, il chimico che isolò l'anilina dal catrame, lontana premessa della produzione di coloranti artificiali.   Difficile rendere conto analiticamente dei lavori in mostra: mi limiterò a una scelta che sarà inevitabilmente arbitraria. Prendiamo avvio da Luigi Russolo, di cui troviamo, oltre a Profumo (1910) –...

Al Mudec di Milano / Dentro il colore: Kandinskij

«Per anni e anni ho cercato di ottenere che gli spettatori passeggiassero nei miei quadri; volevo costringerli a dimenticarsi, a sparire addirittura lì dentro». Queste le parole di Vasilij Kandinskij che hanno ispirato la mostra ora al Mudec di Milano: entrare dentro il quadro e ripercorrere il viaggio del pittore russo nella regione di Vologda alla ricerca delle tracce pagane dei Zyriane di Komi, una popolazione finnica orientale. Nel 1889 Kandinskij vi si era recato come studente di diritto per svolgere una ricerca antropologica, aveva visitato in solitudine le isbe di quei villaggi sperduti ed era rimasto affascinato dagli oggetti d'uso quotidiano, dai mobili colorati, dalle stoffe, dai giocattoli dipinti a tinte vivaci e, in particolare, dai lubki, immagini popolari che narravano le storie dei santi e degli eroi russi, nei quali i colori della stampa strabordavano dai limiti delle figure.   V. Vasilev, Lubok (ultimo terzo del XIX secolo). All'ingresso della mostra, in alto, sopra gli oggetti esposti – mestoli, conocchie, battitappeti, stampini, tessuti, costumi, tutti coloratissimi, provenienti in gran parte dal Museo Panrusso delle Arti Applicate e dell'Arte Popolare...

Viva arte viva / Guida alla Biennale d’arte 2017

Quattro, come i punti cardinali, sono le tematiche attorno alle quali ruota la Biennale, intitolata forse un po’ ottimisticamente (perché un senso di rovine e morte pervade molti dei lavori presentati), viva arte viva:  – l’ozio;  – i libri degli artisti; – le trame e le tessiture; – la magia. Il percorso, proposto dalla curatrice francese Christine Macel, è diviso in 9 Padiglioni: i primi due sono nel Padiglione centrale dei Giardini e gli altri sette nelle Corderie dell’Arsenale.     Iniziando, come è bene sempre fare, dall’Arsenale (perché è lì che la persona chiamata a curare la Biennale ha più spazio per raccontare e svolgere abbondantemente la sua idea), si entra quindi nel terzo padiglione: Padiglione dello Spazio Comune. Lì si incontra subito il tema delle trame e delle tessiture, ma, sovente, anche quello dei libri. I fili come trame del mondo e connessione tra le persone e la storia. Qui anche le danze sono intese come intrecci che seguono fili invisibili che uniscono gli uomini in un rito antichissimo.     La sarda Maria Lai (1919-2013) ha tessuto miti e ricordi sepolti nella memoria collettiva. I suoi Telai sono assemblaggi di fili,...

I nomi dei colori / Che colori vedevano i greci?

Tra le varie lingue non vi è precisa corrispondenza nei termini di colore: prendo qui in esame l'esempio del greco antico. I greci avevano un diverso sistema cromatico rispetto al nostro: lo dimostra uno scritto molto particolare e interessante, il Perì chromáton, che il Medioevo attribuiva ad Aristotele. L'autore, forse Teofrasto o Stratone di Lampsaco, raccoglie una miriade di osservazioni empiriche sui colori e proprio per questo suscitò l'interesse di Goethe che lo tradusse in tedesco per la parte storica della sua Teoria dei colori. In italiano abbiamo la traduzione di Maria Fernanda Ferrini in [Aristotele], I colori e i suoni (Bompiani, 2008; la stessa autrice aveva anche approntato l'edizione critica, pubblicata dalle Edizioni ETS nel 1999).   L'opera è breve e complessa, prima di tutto per l'uso dei termini di colore che ci disorienta. Prende avvio con la connessione tra i colori semplici e i quattro elementi che gli antichi consideravano le radici di tutte le cose: «l'aria e l'acqua – scrive lo Pseudo Aristotele – sono di per sé bianche per natura, il fuoco e il sole sono gialli. Anche la terra è bianca di natura, ma appare di vari colori perché viene tinta» (p. 71...

Esistono colori allegri?

Perché alcuni colori sono allegri? perché, come ebbe a dire Wertheimer, il nero è lugubre prima di essere nero? Invero non si sa se lo psicologo della Gestalt abbia formulato proprio così questa domanda, d'altra parte non sono nemmeno convinta che il nero sia sempre lugubre, ma il senso della domanda rimane.   Matthias Grünewald, Resurrezione, Altare di Isenheim, 1515 (particolare)   Per definire questa particolare caratteristica della percezione gli psicologi della Gestalt hanno utilizzato il termine 'qualità terziarie' e per capirne il significato possiamo leggere un capitolo dedicato a queste qualità in Fisica ingenua dello psicologo-fenomenologo Paolo Bozzi (Garzanti, Milano 1990). Si tratta di un libro molto particolare, che si colloca un po' in disparte nell'ambito della cultura italiana; vi confluiscono i risultati di una rigorosa formazione filosofica e logica, la capacità di raccontare, l'amore per la poesia e per la musica, l'osservazione minuta e la creatività dello sperimentatore in laboratorio. L'esito è una scrittura con un registro altissimo che si...

I colori del terrore

Vanno sotto questo titolo fumetti, racconti, saggi molto eterogenei. Viene in mente per primo, proprio perché il titolo è esattamente questo, il racconto di Jordan Ivančev I colori del terrore del 1995 (trad. it. di Svetlana Ilkova, fbe edizioni, Cremona 2010), la descrizione di un viaggio di Vesselinov, un professore universitario di filosofia, del figlio Hristo di sette anni e di un ex calciatore, che attraversano la Bulgaria all'inizio del XXI secolo. Fuggono da una Sofia in sfacelo, aggredita dalla popolazione affamata della periferia, per ritrovarsi in una campagna nella quale gli uomini sono diventati animali che si muovono in branchi e assalgono chiunque abbia con sé qualcosa da mangiare, attraversano villaggi e città, ciascuno con leggi proprie o senza legge. Il romanzo si presenta come una distopia livida, surreale, riflesso proiettato nel futuro della situazione politica e sociale della Bulgaria dopo la caduta del comunismo.   Frontespizio del Liatano di Hobbes   Il pericolo di un mondo simile, corrispondente allo stato di natura descritto da Hobbes, nel quale vige la guerra di tutti contro tutti e in cui l'uomo...

Bianco

Bianco deriva dal germanico blank, bianco lucente: voleva dire appunto 'splendente', 'brillante', 'scintillante'; era usato per il metallo, per le armi (da cui deriva l'espressione “arma bianca”). Il termine germanico rimpiazzò il latino albus, bianco opaco, forse perché più adatto a indicare il colore più chiaro. Ma quando usiamo la parola bianco indichiamo davvero il colore più chiaro?   Il filosofo Ludwig Wittgenstein, le cui opere sono tutte attraversate dai problemi logici e linguistici che circondano e derivano dal colore, dedica all'argomento le ultime riflessioni del suo percorso filosofico. Il 24 marzo 1950 egli appunta su uno dei suoi foglietti l'osservazione: «? in un quadro il bianco dev'essere il colore più chiaro». Dopo quattro giorni corregge: «Non è corretto dire che in un quadro il bianco dev'essere sempre il colore più chiaro». Poi, di nuovo: «In un quadro, in cui un pezzo di carta bianca acquista la propria chiarezza dal cielo blu, il cielo è più chiaro della carta bianca. E tuttavia in un altro senso...

John Alcorn è un figlio del secolo americano

Pur avendo trascorso in Italia solo 5 anni, dal 1971 al '76, l'impatto di John Alcorn (1935-1992) sulla nostra grafica editoriale è stato importante e duraturo. Con uno slogan si potrebbe dire che suggerì una terza via tra il rigore svizzero alla Huber e lo sperimentalismo di Munari. Oggi il suo archivio si trova a Milano, presso il centro APICE, grazie alla determinazione di Marta Sironi che ha curato, insieme a Stephen Alcorn e alla funzionale messa in pagina di Marina Del Cinque, la bellissima monografia John Alcorn. Design by evolution (Moleskine, 40 euro), summa di quarant'anni di lavoro del grafico, illustratore e designer statunitense.   John Alcorn, Moleskine, The book   Alcorn è un figlio del secolo americano: cresciuto, come in un romanzo di Richard Yates, a Long Island, allora una campagna di New York, ama la natura e gli animali. Vorrebbe diventare fantino, ma fin da piccolo traffica con matite e colori. C'è una foto che lo ritrae mentre disegna a letto all'età di 10 anni. A fianco ha una gigantesca radio, medium di parola che forse contribuisce ad accendere in lui una fantasia, espressa per immagini...

Noi, i ragazzi della Graziella rosa

Negli Anni Settanta, quando anche le Brigate Rosse ascoltavano Lucio Battisti benché fosse considerato di destra, e dunque non solo missino ma proprio fascista, i bambini italiani nati e cresciuti in campagna o comunque nei piccoli centri si dividevano in due macro-categorie che con la politica non avevano nulla a che fare, nonostante si fosse nel decennio poi passato alla storia come quello degli «anni di piombo».     C’erano quelli che desideravano la bicicletta da cross, e che se la vedevano regalare in occasione del decimo compleanno o una volta conseguita la licenza elementare. E c’erano quelli che pur desiderandola come e più dei primi, e raggiunto il medesimo genetliaco e superato l’identico esame, dovevano farsi bastare la Graziella della sorella maggiore. Magari rosa. La bici da cross in realtà era, più che uno status symbol, un preludio. Chi la otteneva infatti era un motociclista in miniatura, e di lì a poco, una volta salito in sella al primo Ciao e poi alla prima Guzzi o alla prima Ktm con tanto di «chiodo» di cuoio nero marca Schott, T-shirt bianca Fruit...

Alle colonne d'Ercole funambolo sul filo del tempo

Per una volta, vorresti camminare in equilibrio su una corda tesa. Tuttavia, tra suolo ed etere non cogli, come i funamboli, la bellezza piena del vuoto ma solo la voragine che si spalanca sotto la funesta fune. Vai a Tarifa. Attraversa la città vecchia, familiarizzando con i colori e gli odori andalusi, e dirigiti verso il porto. L’isola de las Palomas è poco distante, collegata alla terraferma da una striscia di terra tra gli scogli. La strada è anonima e dimessa, come ne hai viste tante sui lungomare. Non andare oltre: tutto è a portata di sguardo. Sulla destra la Playa de los Lances, sulla sinistra la Playa Chica. La prima bagnata da un mare in burrasca, la seconda una distesa di mare liscio; la prima afflitta da un vento di levante, la seconda assecondata da una temperatura mite. Anche il blu dell’acqua ha un’intensità differente. Diversi, del resto, sono gli idronimi: l’Oceano Atlantico sulla sponda ovest, il Mediterraneo sulla sponda est.     Stai percorrendo l’incarnazione dello spartiacque. A est il Mare Nostrum, in cui sei nato e cresciuto; a ovest un oceano che ti ha portato tante...

Tra i pini e il vento di Caprera con "il piede marino"

Chi cammina in un'isola può solo illudersi di andare verso qualcosa. Le parole Est e Ovest su cui Thoreau ha costruito il suo capolavoro sono solo desideri dello sguardo, struggimento per la distanza. I venti – e a questo proposito non c'è testo più bello di The Mirror of the sea di Conrad - contano più delle strade. Il maestrale che ghiaccia, il  libeccio che strema, il ponente che da occidente soffia senza freni. L'avviso ai naviganti parla nella radio lentamente e annuncia la forza del mare. La parola bufera non ha nulla di letterario ma è reale. La Torre di Guardia issa una bandiera, la sirena suona a lungo lottando con le raffiche e il vento che ulula davvero incanalandosi tra le vie.   Chi cammina in un'isola non progredisce ma sale o sprofonda. Scende fino all'acqua o si arrampica su una roccia. Per dimenticare la sua prigionia, la beffa del non andare, bisogna trasformare i verbi e sostituire camminare con nuotare.  Anche nuotando in fondo i piedi si muovono, ma - abbastanza in fretta - non toccano più se non l'acqua. Ci si immerge, la terra sfugge, il corpo avanza orizzontale,...

Cinisello B. / Paesi e città

Siamo qua come agli orli della vita, Contessa. Gli orli, a un comando, si distaccano; entra l’invisibile: vaporano i fantasmi. È cosa naturale.   dal Pirandello dei Giganti   … che reagiscono alla vita con contrazioni, ad altri impercettibili, di spasmo   da un commento all’opera di F. Tozzi     Pomeriggio quasi sera. La luce fredda passa tra le case troppo evidenti ma appiattite nella loro concretezza. Azzurro difficile da guardare in questi giorni. Il cirro ampio sospeso racconta con due svolazzi sfrangiati in prospettiva come il cielo riposi sulle case: ha i passi adunchi, sfilacciati e luminosi, di un racconto per bambini: gli orli disseminati nell’aria, poi ripiegati nelle forme di uno spazio che si va allontanando: paesaggi maestosi, dice, e indica la distanza quasi ci si accorgesse per sbaglio di quel catino d’azzurro infinito steso al contrario sulle nostre teste. Svolazzi fiammati di bianco e veli come raggi ridenti di un’inquieta ascensione; e in terra le ombre sono rattrappite nelle fessure delle strade, tra gli spifferi sibilanti e vivi dei pochi serramenti...

#02 Motoretta in Figueroa

Con Skippy sono andato a bere in un bar, nel tratto est di Figueroa, poco prima delle rampe della 5, vicino a casa. La Figueroa è una strada lunghissima, va da est a sud di Los Angeles. Da Pasadena a Long Beach, più o meno 36 km, è una delle prime strade che mi hanno insegnato, mi dicevano: "se becchi la Figueroa stai andando bene, non ti perdi più, riesci a tornare a casa". Ma tanto io senza la Carlina tomtom mica me ne andavo in giro. La parte est di Figueroa è latina, ci sono ancora le gang, le insegne sono stinte, scolorite, cotte dal sole, gialline, rosine, verdine. Attorno un’atmosfera di seconda mano, a tratti dolce e fatiscente come il vecchio teatro con le sedie di legno, prezzo del biglietto 3 dollari. È  il mio punto di riferimento quando vado a pagare l’affitto di casa. Ma torniamo al bar. Mi ricordo un ragazzo, 23-25 anni con un look bizzarro. Basettone anni ‘70, baffi a manubrio impomatati, pantaloni a tubo scuri, stivaletto affusolato di cuoio giallo, camicia western a scacchi, cravattino, capelli lunghi a caschetto. Ah! che invidia quelle basette, e i baffi con il ricciolo?...