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discorso

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Qualcosa che la letteratura dovrà infine incorporare / Bob Dylan. Il discorso del cantante

È tarda sera, e tu sei in un locale notturno perso in una piccola città, persa a sua volta nelle pianure degli Stati Uniti. Fuori non c’è niente da vedere, e dentro non è che sia più divertente. È poco più di un piano bar, anche se si concede il lusso di un cantante. Non volevi restarci fino a quell’ora, hai mangiato male e bevuto peggio, ma ci rimani, non ti va di tornare in albergo da solo. Lo show è finito e tu, per gentilezza, magari anche un po’ per compassione, vai a stringere la mano al vecchio cantante dalla voce rasposa che ha appena finito il suo numero per quattro clienti che lo stavano ad ascoltare insonnoliti. Non sapresti dire se ti è piaciuto o no, non ti ricordi neanche bene quello che cantato; forse degli standard, roba del repertorio di Frank Sinatra mescolata a qualche altra canzone che ti ricorda qualcosa di quando eri giovane ma non sai bene cosa, non hai voglia di ricordarlo, hai la sensazione che non ti farebbe un gran bene, e in ogni caso quel cantante stravolgeva tutte le canzoni e si mangiava le parole, dovevano passare due o tre strofe prima che tu riconoscessi quello che cantava.   Ma gli fai i complimenti lo stesso, ed ecco che succede un fatto...

Campioni # 7. Michele Zaffarano

Michele Zaffarano da Paragrafi sull’armonia (ikonaLíber, 2014, pp. 78, € 9,50) pp. 14, 20, 26, 60     il valore di una parola è espresso utilizza il valore di un’altra parola   **   qual è il compito della parola induce include perturba il processo di scambio induce a realizzare le idee a succedere fondandosi sull’oggettività del valore per ogni singola parola nelle sue espressioni più diverse   zaffarano_paragrafi_pt.1.mp3   **   che è il paradosso perfetto non richiama qualcosa di molto speciale di non equivalente tradurre la parola dentro un discorso dentro un altro discorso alla memoria nei momenti di transizione tra le parole una con l’altra nell’altra dentro l’altra tutte le parole sono dei valori   zaffarano_paragrafi_pt.2.mp3   **   dov’è il valore in fasi di sviluppo minore si trasformano in valore di scambio la grandezza e la profondità di una parola un modello per il movimento viene subito offerto le parole condividono le parole sono simili ogni parola è un segno ogni...

Il discorso grigio della politica

Sembra un pugile prima di salire sul ring, un atleta che si riscalda, un divo che si carica prima di affrontare le telecamere o il pubblico delirante di un concerto. Movimenti frenetici, parole in libertà, compulsive scariche di adrenalina, gesti che paiono mossi da una misteriosa forza estranea. Fanny & Alexander con Discorso grigio (drammaturgia di Chiara Lagani, regia di Luigi de Angelis, suono The Mad Stork) costruisce quello che sembra il suo spettacolo più politico, continuando in realtà una riflessione sulla retorica del dominio, sulle correnti che muovono l’arte di persuadere più o meno occultamente.   L’attore è lo stesso di Him, lo strepitoso Marco Cavalcoli. La sua faccia qui ti sembra un momento simile a quella di Berlusconi e subito dopo a quella di Matteo Renzi, mentre la sua voce passa dai timbri profondi di Obama all’inflessione caratteristica dell’ex presidente del consiglio, dallo svagato metaforeggiare di Bersani all’esse soffiata del sindaco di Firenze, dalla zeppola rivoluzionaria dell’eloquio tardo-togliattiano e emozionale di Vendola al grigiore di Monti agli eccessi di...

Fanny & Alexander. Una conversazione su Discorso grigio

Michele Dantini: Subito sulla cosa. Discorso alla nazione mi colpisce per il cambio di archivio e di repertorio. Niente più testi letterari paradigmatici ma una differente testualità: quella del discorso politico. È un mutamento di interessi drastico e sospinto (posso immaginare) da un’esigenza in qualche modo impellente. Confrontarsi con la lingua al suo livello miserabile, di estrema servitù o distorsione: dove l’enunciazione non ha più intimità con alcunché di integro né di vivente, ma produce opacità, ottundimento, tedio attraverso l’inesorabile ripetizione. È sviamento, Maschera. Ricordo la conferenza stampa di Silvio B. a Cannes, nei primi giorni del novembre 2011. Eravamo vicini al collasso finanziario, ma l’uomo affermava: l’Italia è ricca, le sale dei ristoranti sono piene, così come i voli aerei. Forse abbiamo conosciuto da vicino, particolarmente in Italia, quello che Conrad definiva l’“orrore”. Ricorderemo un’intera epoca come retta da incuria, avidità, vanagloria. Per contro, adesso che quell’epoca possiamo augurarci...

L’evoluzione linguistica dei discorsi di Napolitano

Il discorso di fine d’anno è l’unico momento rituale in cui la figura più autorevole del nostro ordinamento si rivolge direttamente a tutti i cittadini. Per questo ciascun Presidente si è posto il problema di come stabilire il contatto simbolico con gli italiani che lo ascoltano da casa. Sono rimasti famosi i riferimenti di Pertini a tutti coloro, adulti e bambini, che nell’anno in via di concludersi gli avevano fatto visita al Quirinale, così come è difficile dimenticare l’affettuosa trepidazione di Scalfaro, sempre preoccupato di apparire un intruso e attento a precisare che il proprio augurio si sarebbe fermato sulla porta di ciascuna famiglia nella speranza che poi qualcuno volesse accoglierlo tra le mura domestiche.   Giorgio Napolitano, al suo sesto discorso del 31 dicembre, ha deciso di cominciare questa volta con un ringraziamento per l’entusiasmo persino inatteso con cui uomini, donne e bambini di tutto il paese hanno preso parte alle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dall’Unità: una scelta insolita, perché i presidenti, conservano il proprio grazie semmai...

New York. Occupy Wall Street

Domenica 9 ottobre, a mezzogiorno, “ il filosofo marxista Žižek Slavoj”,  come ha detto il telegiornale di RAI International, parla ad OccupyWallStreet. Arrivo con la metro a Fulton street, giro sulla Broadway e in cinque minuti sono a Zuccotti Park, ribattezzata Liberty Plaza dal movimento che l’ha occupata il 17 settembre. È la prima volta che ci vengo e mi aspetto che le tre settimane di campeggio libero abbiano ridotto male sia il posto sia gli occupanti. Il primo presagio dell’occupazione è un rullo continuo di tamburi, come è immancabile in queste situazioni che sembrano esercitare una forte attrazione sui percussionisti. La piazza sarà un duecento metri in lungo e cento in largo: al centro un giardino pubblico, sui lati lunghi due stretti controviali occupati uno dai mezzi della polizia di New York, l’altro da televisioni e media vari. I poliziotti hanno anche costruito un torretta di avvistamento, come quelle che ci sono nei campi di prigionia, per la sorveglianza dall’alto.     Da lontano Liberty Plaza sembra un bivacco di barboni. Non è permesso montare tende e...