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La reinvezione del tempo / Carlo Rovelli: le cose non sono, accadono

La mattina era fresca e il cielo terso, il 21 luglio 1969 alle ore 02:56, quando Neil Armstrong mise piede sul suolo lunare. Maria Grazia, contadina irpina del sud Italia, guardando il primordiale schermo televisivo chiedeva ai nipoti se l’avessero, allora, portata sull’aia, tra i covoni di grano della recente mietitura, la luna, quella palla lucente. Se avessero aspettato che fosse costruita per intero dal momento che secondo lei la luna veniva fatta e disfatta ciclicamente da quel Marcoffio che, nella sua cosmologia, era l’artefice di quella piccola palla. E il tempo per la covata delle chiocce si sarebbe calcolato avendo lo strumento di misura finalmente vicino e a disposizione. Così come non ci sarebbe stato più il problema di coprire le patate nascondendole ai suoi raggi, visto che, se no, se ne andavano di luna. E lo stesso valeva per la gravidanza delle mucche e persino per i cicli mestruali. Finalmente, insomma, divenivamo padroni del tempo, non più esposti ai capricci della luna.   Sacra è l’acqua, sacra è l’aria, sacra è la terra. A renderle tali è il nostro modo di viverle nel tempo: in quell’attimo che separa il prima e il dopo e esalta e inghiotte ogni...

Elogio del dubbio

Mi sono sempre chiesto la ragione per cui i filosofi cosiddetti realisti, di ieri ma soprattutto di oggi, per dimostrare l’evidenza delle loro adorate concretezza e oggettività facciano ricorso a esempi sfigati: il vaso che cade sulla testa, l’ostacolo in cui si inciampa, il muro contro cui si va a sbattere, la cartella delle tasse che giunge inaspettata, giù giù sino a eventi sempre più truci come il massacro di Nanchino e, gettonatissimo, l’Olocausto. Se non sei realista, ripetono corrucciati, allora sei uno sporco nazista negazionista! L’argomento a sfiga, definiamolo in latino, ha un che di intimidatorio: come dire che se non accetti il mio punto di vista, che poi è quello del senso comune, finisci per attirarti tutte le disgrazie del mondo – tanto non esistono! O mangi questa minestra… (e così a Bruno Latour, che stava spiegando i nessi fra teoria secentesca del potere e legge della caduta dei gravi, una volta un dotto sorboniano ha proposto di gettarsi dal sesto piano). Ma dall’intimidazione discende, per contrappasso, un certo buonumore: se la realtà è quel genere di cose l...