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Emile Zola

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A novant'anni dalla sua morte / Medardo Rosso. Addio Milano

Nel maggio 1889 lo scultore trentunenne Medardo Rosso (1858-1928) dice addio a Milano e all’Italia. Dice addio alla ristrettezza di vedute dei circoli milanesi, a un’arte ufficiale che celebra battaglie ed eroi gagliardi, scene di genere retoriche e accademiche, stili nazionali quanto provinciali; a un paese in cui è riuscito a esporre una sola volta (a Venezia nel 1887). Dice addio all’immobilismo politico, alla borghesia conservatrice che non ha mantenuto le promesse del Risorgimento, e che gli ha persino rifiutato l’iscrizione alla Massoneria nel 1889. Dice addio all’Accademia di Belle Arti di Brera, in cui ha frequentato da uditore corsi di disegno ma non di scultura, e da cui è stato espulso nel 1883. Dice addio a una critica poco entusiasta quando non apertamente ostile: il suo monumento funebre al Cimitero Monumentale di Milano (La Riconoscenza, 1883, perduto) è rimosso nove giorni dopo l’installazione; di quello per Filippo Filippi (1888) si scrive invece che la sprezzatura è “spinta fino alla scombiccheratura” (Ferdinando Fontana), insomma uno sgorbio. Del resto in Italia il realismo di Courbet è considerato pretenzioso e i paesaggi impressionisti di Pissarro, come L’...

Easy virtue in mostra a Amsterdam / Prostituzione e arte

Nel 2011 Bertrand Bonello presentò a Cannes un film memorabile e poco o niente distribuito da noi: L’Apollonide, in cui si narravano le vicende, a colori foschi e contrastanti, di un bordello parigino, di cui il regista ricostruiva in modo analitico il meccanismo economico e le potenzialità evocative di uno spazio per eccellenza censurato, eppure sempre presente nell’immaginazione collettiva. Easy virtue (il titolo è tratto da una celebre play di Noël Coward del 1924), una mostra notevolissima e molto fortunata, in scena al Museum Van Gogh ad Amsterdam, proveniente dal Musée d’Orsay (dove l’esposizione si intitolava balzacchianamente Splendeurs et misères), dove ha riscosso altrettanto successo, punta i riflettori su un tema inedito: il contributo, tutt’altro che piccolo, che le prostitute hanno fornito all’arte in Francia, specialmente nell’epoca tra ‘800 e ‘900, quando a Parigi le “belles de nuits”, definite con termini sempre più fantasiosi (ma non per questo meno dispregiativi) erano figure in vista, dotate di un loro preciso appeal.   Geesjekwak, Universiteitsbibliotheek leiden.    Le cortigiane più celebrate potevano, come nuovi mecenati, determinare un...