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Facebook

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Rivoluzioni telefoniche / Il marketing ai tempi di Salvimaio

È notizia degli ultimi giorni l’ingresso della società francese Iliad nel settore della telefonia mobile italiana, con la promessa – nientemeno – di rivoluzionare le nostre vite, a colpi di tariffe “trasparenti e generose”, con tanti giga in spensieratezza, che spazzeranno via i privilegi di quei mangiapane a tradimento delle vecchie compagnie. Il giovane e brillante amministratore delegato, nominato dal gruppo francese a guidare la divisione italiana, ha presieduto la conferenza stampa – per usare un termine démodé – di presentazione della compagnia e dei servizi, tenutasi rigorosamente a Milano e diffusa – scusate, condivisa – con varie dirette online e da tutti i principali media (si può rivedere tutto l’evento da qui).  Se è vero che il marketing riflette la società più di quanto non la anticipi, la #rivoluzione annunciata dalla società di telefonia francese Iliad, mentre inaugurava la sua campagna d’Italia, la dice lunga sulle mitologie e i sentimenti che pare domineranno la sotto-epoca postmoderna del post-casta, post-crisi, post-tutto. Sono gli anni dieci dei duemillenials.   Si dice keynote, ignorante   L’ingresso del CEO è anticipato da un mega countdown...

Un’intervista con Evgenij Morozov / Come rivoluzionare la rivoluzione digitale?

  Cosa significa essere rivoluzionari dopo la rivoluzione digitale? Per Evgenij Morozov non si tratta di sicuro di riaffermare un pensiero luddista, né di provare un disgusto morale nei confronti della tecnologia. “Posso pensare a modalità veramente differenti per mettere l’intelligenza artificiale al servizio delle persone? Certo. Mi piacerebbe non farlo? No”. Per il sociologo bielorusso, evitare un ingaggio diretto sul destino del rapporto tra tecnologia e umanità significherebbe tornare indietro a un modello passato, quindi uno spreco di tempo. “La domanda che dovremmo farci è, allora, come arrivare a un nuovo modello”. Il primo tassello, per Morozov, è non reificare la narrazione della tecnologia come se prima non vi fosse nulla e osservarla all’interno di un più ampio “sistema socio-politico e socio-economico di cui abbiamo perso il controllo tempo fa”. Questo implica riconoscere che, qualsiasi uso si possa fare della tecnologia, finisce comunque sempre a seguire la logica di quel sistema, uscendo così da un atteggiamento ingenuo. Riconoscere questa situazione è già di per sé un gesto rivoluzionario e così, incontrando Morozov alla giornata inaugurale del festival...

Cambridge analytica e le responsabilità / Facebook: il Re (era già) nudo

Sono molte ormai le cose che pensiamo di sapere rispetto all’affaire Facebook-Cambridge Analytica. Sono certezze che derivano dall’avere letto sui quotidiani e ascoltato nei mass media, con una certa continuità lungo l’arco di tutta la scorsa settimana, approfondimenti e opinioni di diversa natura a partire dalle “rivelazioni” fatte dal whistleblower Christopher Wylie, un ex impiegato di Cambridge Analytica  all’Observer e al New York Times. Si tratta di certezze che hanno a che fare con la manipolazione elettorale, con il furto di dati e con la possibilità di una nostra sempre più elevata profilazione a causa dei contenuti, commenti ma soprattutto reazioni (i like) che lasciamo su Facebook. E sono molte le cose che vogliamo ancora sapere. Ad esempio come i regolatori nei diversi Paesi pensano di agire nel futuro, quali contromisure assumerà Facebook dopo il tardivo post di scuse da parte di Mark Zuckerberg, per quale partito italiano Cambridge Analytica ha lavorato ecc.     È da questi dubbi e da queste certezze che nasce una reazione “di pancia” da parte degli utenti online, raccontata anche dai mass media, che si è andata costruendo attorno all’hashtag #...

Storie che svaniscono / La guerra di Instagram, Snapchat e Facebook

Quasi due anni fa, qui è stato pubblicato un mio articolo su Snapchat, un social network all’epoca non molto conosciuto in Italia che ho scelto di analizzare per la peculiarità delle sue storie, brevi testi sincretici composti da video e immagini, dalla durata e dalla permanenza limitata, copiate neanche troppo velatamente da Instagram e Facebook, grazie a cui sono diventate di dominio pubblico. Negli ultimi tempi, infatti, le storie sono diventate il canale comunicativo preferito dei personaggi pubblici, tanto che la stampa spesso e volentieri le usa come fatti oggetto di notizia.   Dopo un boom iniziale, le storie di Snapchat hanno registrato un declino di visualizzazioni attestato attorno al 40% causato dall’avvento di quelle di Instagram che, dal canto suo, in 25 settimane dal lancio, da agosto 2016 fino metà gennaio 2017, ha raggiunto i 150 milioni di utenti giornalieri dopo un periodo di magra, probabilmente dovuto al social di Spiegel e Murphy. I primi a venire meno agli aggiornamenti di Snapchat sono stati gli influencer, che hanno immediatamente appurato il calo di visualizzazioni spostandosi sul più fruttuoso Instagram. Il maggior volume di condivisioni di...

Il libro digitale dei morti / Che ne è del diritto all'oblio?

Il problema della morte sui social, su cui sono da poco intervenuto proprio su Doppiozero, è al centro del nuovo Libro digitale dei morti di Giovanni Ziccardi, appena uscito per i tipi di Utet. Il volume si sofferma su una una questione che, per le ovvie ragioni che tutti possono immaginare, si può, a buon diritto, definire imprescindibile. Ma, a ben vedere, possiamo ascrivere la sua imprescindibilità anche a un altro motivo meno lampante: utenti di un qualche dispositivo digitale lo siamo tutti e tutti siamo chiamati a fare i conti con le trasformazioni che la virtualizzazione di questo aspetto così fondamentale dell’esistenza pone. La morte al giorno d’oggi ci chiama in causa, così, doppiamente: in quanto umani mortali e utenti tecnologici virtualmente immortali. Ed è proprio la pervasività del fenomeno della morte digitale a far sì che le sue implicazioni si rivelino pressoché inesauribili e straordinariamente complesse. Il lavoro di Ziccardi arriva, così, come sua consuetudine – ricordiamo i meritevoli lavori sull’odio online, sulla dialettica fra controllo e libertà in rete e sulla cultura hacker –, a mettere ordine all’interno di una questione a dir poco intricata su cui...

Il cane come modo per parlare di noi stessi / Social dog

Il volpino Boo ha tutto per essere irresistibile: è piccolo, con la testa tonda, il nasino, due occhietti espressivi, la coda vaporosa. Quando gioca, estrae ritmicamente la lingua dalla bocca, con delicatezza ma continuamente, come un bambino che cerca di compiere uno sforzo superiore alle sue capacità. Dimostra intelligenza e segue con attenzione quanto gli viene proposto, ma quando si abbandona sul pavimento, forse per stanchezza, trasmette un senso di resa. Marnie è una shih tzu anziana, sguardo perso, fare dinoccolato. Camminando inclina la testa di lato e non riesce a trattenere la lingua che penzola fuori dalla bocca. Sembra che ami assumere posture stravaganti, il pelo arricciato confusamente lascia intendere un certo disinteresse nei confronti dell’etichetta, ma esprime pure quel lieve dispregio delle norme sociali proprio delle artiste anziane o di chi ha percorso a lungo il mondo. Loki è un gigantesco cane lupo di tre anni, maestoso, ieratico, dallo sguardo penetrante. A differenza del lupo, di cui è una versione migliorata, meno patibolare e più grandiosamente borghese, non può fare a meno della compagnia dell’uomo. In una delle foto che lo ritraggono insieme a Kelly,...

Da domani in libreria / Cedi la strada agli alberi

La poesia è un mucchietto di neve In un mondo col sale in mano.   La poesia è amputazione. Scrivere è annusare la rosa che non c’è.     Il naufragio della letteratura   Una volta c’era la letteratura e poi c’erano gli scrittori. Immaginate un mare con i pesci dentro. Adesso ci sono solo i pesci, tanti, di tutte le taglie, ma il mare è come se fosse sparito. È successo in poco tempo, e non ce l’ha comunicato un esperto. Ce ne siamo accorti incontrando un poeta da vicino, parlando con un narratore al telefono. Abbiamo sentito che qualcosa non c’era più. Ognuno ha i suoi libri, le sue parole, sono sparite le strade che mettevano in comunicazione uno scrittore con l’altro, tra chi muore e chi vive non c’è alcuna differenza, non c’è differenza tra chi lotta e chi è vile. Oggi tra gli scrittori regna una pacata indifferenza e lo spazio vuoto che c’è tra quelli che scrivono accresce lo spazio tra chi scrive e chi legge. La letteratura è una barca che ha fatto naufragio e ognuno coi suoi libri lancia segnali di avvistamento che nessuno raccoglie perché ognuno è impegnato a farsi avvistare. Le voci non si sommano e non spiccano. La letteratura fa pensare a un’arancia...

La scuola e i suoi compiti

Come ogni anno media e social network hanno trovato l’argomento per iniziare a parlare a scuola. La “lettera del padre che non ha fatto fare i compiti al figlio durante le vacanze”, forse anche contro le sue intenzioni, ha aperto il fuoco in una sorda guerra a bassa intensità tra genitori e insegnanti. I fatti possono essere riassunti brevemente: in una città della provincia settentrionale un padre scrive una lettera di giustificazione agli insegnati del figlio, che all’inizio della terza media si presenta al rientro in classe senza aver fatto i compiti, di cui ignoriamo completamente entità e quantità. Nella lettera, che la pubblicazione su Facebook ha reso virale con seguito di dibattito e reazioni, si assume la responsabilità della scelta e di aver “fatto molte cose durante l’estate”. Cose belle e interessanti che effettivamente padri e figli, più spesso madri e figli/e, fanno durante l’estate e che risulterebbero incompatibili con i compiti, come stare in campeggio e fare lunghe gite in bicicletta, occuparsi di disegno e programmazione. Ho reagito con irritazione a questa notizia, come ormai mi capita sempre più spesso da quando frequento i social network, che per inciso mi...

Estati / Facebook e gli intellettuali in vacanza

Alberto Arbasino su Facebook non c’è. Ed è giusto così: anni luce, per carità, da lui e dal suo lavoro. Eppure, se avesse dato anche solo un’occhiata, vi si sarebbe trovato ironicamente a suo agio, dato che quest’ambiente (chiamiamolo così) proliferante e multiforme, noiosissimo e conturbante non è altro che il contenuto folklorizzato dei suoi romanzi più cool, Fratelli d’Italia in testa. Tutti i “signoramia” e gli “oddio” e i “perdindirindina” sono qui all’ordine del giorno. Amplificati. Per non parlare dei personaggi improbabili che, come questo scrittore arcirproustiano ci ha da tempo insegnato, s'incontrano a ogni angolo di strada cittadina o trazzera rurale, nonché delle ricche promenades di una villeggiatura comme il faut.   In tempo d’estate, fra l’altro, anche i doppi nodi vengono al più restio dei pettini, fitto o rado che sia. Osservando i ciclici spostamenti degli eschimesi nella stagione calda, in era non sospetta Marcel Mauss aveva dato delle ferie una visione rigorosamente antropologica: raggiunta la costa, quella gente non va semplicemente in vacanza ma cambia radicalmente i propri costumi (religiosi, sessuali, politici), se non i propri valori. Per restare ad...

La risposta di Renzi all'incidente lucano / Buongiorno sono Matteo

L'intervento di Cuperlo alla direzione del PD, in risposta all'incidente lucano del ministro Guidi, ha avuto un forte impatto su stampa e addetti ai lavori. Pur con la sua rinomata cortesia personale e istituzionale, questa volta le parole dell’esponente della minoranza del partito sono parse molto più dure del solito. Cuperlo ha posto la questione un po’ alla Mario Brega di “Sta mano po esse fero o po esse piuma". Il “fero” come pars destruens è la stoccata al premier accusato di non avere la “statura del leader ma solo l’arroganza del capo”. La piuma invece è la pars construens, ovvero la proposta di un “tagliando al governo come quello delle automobili”, al fine di allentare la stretta personalistica e toscanocentrica del Giglio magico. In altre parole l’intervento di Cuperlo è stato accolto ed enfatizzato dai media come una nuovo ultimatum (o forse più un penultimatum), che indica uno scostamento drammatico della minoranza PD verso la soglia d’uscita dal partito.    Vista la portata delle vicende che stanno investendo governo e partito (secondo alcuni sondaggi in calo del -2%), la war room del primo ministro s’è trasformata in un seminario di crisis management. La...

Renzi e l'allergia dei corpi intermedi / In balia degli hashtag

«Arrivo! Arrivo» twittava Matteo Renzi il 21 febbraio 2014 dalla stanza del Quirinale in cui incontrava il presidente della Repubblica Napolitano. In riunione da più di due ore per sciogliere la riserva e presentare la sua lista di ministri, Renzi annunciava ai giornalisti che lo aspettavano fuori – e a tutti i suoi follower. #lavoltabuona era l’hashtag che concludeva il tweet, che anticipava la notizia, che costruiva la cornice narrativa in cui era inserito il tweet. Perché tra le funzioni dell’hashtag oltre a quella di inserire un tweet all’interno di un racconto più ampio c’è quella di contestualizzarlo e, ancora più importante, di aumentarne i piani di significato, come capita con un tweet ironico la cui ironia è svelata dall’hashtag che ribalta il significato letterale del tweet. E Matteo Renzi (e i suoi collaboratori in materia di comunicazione) lo sa molto bene e fa un uso sapiente degli hashtag che hanno punteggiato il suo percorso di ascesa e di governo.   #cambiaverso, #proviamoci, #lavoltabuona, #italiariparte, #passodopopasso, #senzapaura ogni hashtag contribuisce a costruire un pezzetto di uno dei muri dell’edificio della retorica renziana: l’Italia può ripartire...

Come cambia la mediatizzazione del leader politico / Renzi e Black Mirror

5 aprile 2026. Sono le otto di sera, mi arriva una notifica di FaceWorld (la società che ha rilevato Facebook due anni fa) sul mio paio di occhiali di realtà aumentata: è l'ora della consueta “conversazione” settimanale del presidente del consiglio in diretta su FaceWorld. Ho già usato l'“opt out” cinque volte nelle ultime due settimane per evitare una serie di spot e un discorso presidenziale e ho finito i crediti. Ogni mese FaceWorld mi concede 10 crediti da spendere per “skippare” le notifiche di video promozionali in arrivo sulle mie lenti. Posso guadagnarne altri se guardo dei video a mia scelta dal paniere di opzioni quotidiane, ma non sono mai abbastanza e ogni giorno devo scegliere il male minore. Da quando una serie di attentati ha colpito a raffica il mondo occidentale quattro anni fa, tutti i governi di Stati Uniti ed Europa hanno accesso a telefoni, orologi, occhiali interattivi e tablet e possono trasmettere quello che vogliono agli utenti, per la loro “sicurezza”. Vedo apparire la faccia simpatica e rubizza del mio presidente del consiglio, a pochi centimetri dalla mia retina, che inizia a parlare: “Miei cari amici… La civiltà è un albero vecchio: man mano che...

Le “chiacchiere al caminetto” al tempo dei social media / #matteorisponde su Facebook

Franklin Delano Roosevelt inaugura il 12 marzo 1933 le “chiacchierate attorno al caminetto”, instaurando per la prima volta un rapporto diretto attraverso la radio con il pubblico americano. Le sue prime parole erano dirette: “Miei cari amici… La civiltà è un albero vecchio: man mano che cresce aumentano i rami marci. I Radicali dicono abbattiamolo, i Conservatori dicono non tocchiamolo, noi Liberali cerchiamo il mezzo per salvare il tronco vecchio ed i rami giovani”. Unendo un tono colloquiale alla dimensione istituzionale, Roosevelt si rivolgeva direttamente ai cittadini entrando nelle loro case, dando le sue opinioni su quanto accadeva nella politica americana e nel mondo e costruendo un racconto dai toni confidenziali della sua legislatura. Fu un presidente molto popolare e amato, in particolare dalle famiglie americane.   Il 5 aprile 2016 il premier Matteo Renzi lancia una diretta di oltre un’ora su Facebook – e in contemporanea su Twitter – all’insegna del #matteorisponde, con “oltre mezzo milione di visualizzazioni e un milione di persone raggiunte”, come racconta in un Tweet Paolo Barberis, Consigliere per l’innovazione del Presidente del Consiglio. Sono i nuovi “...

Una breve storia di Twitter / Dotti uccellini da dieci primavere

Il primo giorno di primavera del 2006, i mandorli di carducciana memoria si infioravano, le violette odoravano e gli uccelli trillavano in volo. Un uccellino particolarmente dotto, Pascoli docet, proveniente dalla valle del silicio, si apprestava a produrre un cinguettio che avrebbe fatto più di 68.000 giri intorno al mondo. Si chiamava @jack e stava semplicemente mettendo a punto il suo “twtter”. No, non è un errore di battitura. Era l'inizio di una nuova stagione digitale, poi sfociata nella conquista del dominio “Twitter”, che avrebbe visto avvicendarsi al suo interno “leoni da tastiera, brevità testuali, neologismi creati, cancelletti rimessi a nuovo”. È così che Massimo Arcangeli, autore di Breve storia di Twitter (Castelvecchi 2016) descrive le tappe principali del suo viaggio nei meandri del social network che ha mutato non solo i modi e i tempi dell'informazione mondiale, ma anche il rapporto tra pubblico e privato. È più facile dire cosa non è Twitter, perché è quasi qualsiasi cosa: quasi microblog, quasi chat, quasi forum, quasi megafono. Sicuramente serve a settare le agende di tutto il mondo sui trend topic, sui temi caldi di cui discutere.  Il social network...

Facebook: junk emotion

Le emozioni, a parte quelle elementari, non sono innate. Si imparano. Si assimilano. Si imitano. Si inventano. Le emozioni hanno mille sfumature. Rendono la vita più ricca o più dolorosa. Sebbene siano personali e private, poche cose premono con maggiore forza per essere espresse e gridate. A volte ci guidano bene e a volte ci consigliano male. Sono intime, ma le usiamo per comunicare. In questo ruolo ambiguo, tra interiorità e mondo esterno, arriva la nuova possibilità di interazione di Facebook – sei emozioni per esprimere il proprio stato mentale e giudizio. Invece del solito like azzurro, ci sarà una barra sulla quale compariranno sette emoticon, sette simboli animati che rappresentano altrettante emozioni convenientemente espresse da mono-bisillabi. Oltre al già noto like, arriverà l’amore love, la risata haha, la gioia yai, la sopresa wow, la tristezza sad e la rabbia angry. In questo modo, secondo Chris Tosswell, responsabile dei prodotti di Facebook, gli utenti avranno “più modi per celebrare, commiserare o ridere insieme”. Le nuove icone emotive daranno “più possibilità di...

Facebook al tramonto?

Sono diminuiti i contenuti pubblicati dagli utenti di Facebook, come raccontano i dati Global Web Index riportati dal Wall Street Journal. La ricerca evidenzia come oggi solo il 34% degli utenti posta contenuti sul social network (meno 50% rispetto ad un anno fa) ed è il 37% (con un calo del 59%) a condividere le proprie foto. Sono dati che fanno pensare ad una trasformazione in atto che comincia a diventare visibile. Possiamo leggere questo calo di  produzione e condivisione di contenuti su Facebook da parte degli iscritti come una cartina di tornasole di qualcosa che abbiamo sotto gli occhi e che dobbiamo imparare ad osservare con più attenzione?         Facebook come segnaposto esistenziale   Una prima ragione possiamo attribuirla ad una cresciuta disaffezione degli utenti più giovani – e spesso più attivi – per questa piattaforma: Facebook è diventato per i giovani un luogo in cui appuntare eventi particolari, più che di condivisione quotidiana del proprio vissuto. Va bene per ricordare il proprio compleanno, il superamento di un esame, il saggio di musica e danza o una competizione...

I selfie non fanno male

Nonostante la pratica del selfie sia oggi ormai comune a tutte le classi sociali, in tutto il mondo – Google riporta che nel 2014 le persone hanno scattato circa 93 milioni di selfie al giorno soltanto su telefoni Android (Brandt, 2014) – in Italia continuano a uscire articoli denigratori di questa pratica, che inquadrano il fenomeno come frutto di un carattere narcisista o addirittura come una pratica che può sfociare nella patologia. Il selfie nella narrazione dei media è spesso denigrato e utilizzato come bersaglio (fare alcuni esempi di titoli..). Questa narrazione non è affatto nuova.   I media fanno male! Se passiamo in rassegna la storia dei media, in parallelo alla comparsa di un nuovo strumento di comunicazione è sempre emersa una retorica narrativa che tendeva a patologizzare o a mettere in allarme la popolazione sui rischi di un uso eccessivo di quel mezzo. Se fossimo nel 1890 e potessimo usare Facebook, le bacheche di molti maschi italiani sarebbero piene di articoli ironici sul carattere patologico delle donne delle famiglie borghesi che passano ore al telefono (il nuovo medium dell’epoca) a parlare con le amiche,...

Matteo Renzi e l'ideologia californiana

Matteo Renzi non ha mai nascosto la sua passione per la cultura digitale: la visita alla Silicon Valley in forma ufficiale, il discorso di fronte ai ricercatori e ai 150 startupper italiani che lavorano lì, l’incontro con personaggi di punta quali Dick Costolo di Twitter, Marissa Mayer di Yahoo!, la prova degli occhiali di Google di fronte ai suoi fondatori Sergey Brin e Larry Page, hanno rappresentato semplicemente il coronamento di un’affinità elettiva che il nostro Presidente del Consiglio ha sempre esplicitamente rivendicato. Renzi è stato il primo politico italiano a saper tradurre le pratiche e i discorsi della cultura digitale in strategia comunicativa. Il suo stile oratorio è efficace e conciso come un tweet, i punti programmatici della sua azione politica si traducono spesso in slogan e hashtag, tormentoni adatti a circolare sui social network. La tendenza all’annuncite richiama la cultura dei Bar Camp americani, dove in pochi minuti si deve imbastire un elevator pitch che convinca una platea di investitori sulla bontà della propria idea di business.   Usando le stesse strategie discorsive di un moderno brand,...

La società facciale

Thomas Macho, filosofo tedesco tra i più acuti e influenti, per quanto ancora poco noto in Italia, ha scritto che viviamo in una “società facciale”, la quale possiede la prerogativa di produrre volti senza sosta. A ogni angolo di strada, su ogni tabellone, la pubblicità c’insegue con volti, così che “senza un volto, nulla osa più invadere lo spazio riservato alle affissioni”. Che dunque la nostra sia una società fondata sulle facce, lo storico dell’arte e iconologo Hans Belting lo dice sin dalle prime pagine del suo ponderoso saggio, Facce. Storia del volto (tr. it. di C. Baldacci e P. Conte, pp. 359). E con ogni probabilità lo studioso tedesco non conosce, o ricorda, la celebre espressione berlusconiana “metterci la faccia”, che ha segnato una intera stagione politica ed elettorale. Ma a noi basta accendere la televisione e guardare un qualsiasi programma, da X Factor a Masterchef, per ricordarci che è così: lo spettacolo come la politica è invasa dalle facce. I volti sono stati commercializzati e politicizzati, ribadisce giustamente l’iconologo nel suo...

Cattivi maestri: Egg Freezing e Pari Opportunità nella Silicon Valley

“C’è chi pretende che la fisiologia, da sola, sia in grado di rispondere alla seguente domanda: la riuscita personale ha le stesse possibilità d’esito favorevole nei due sessi?” Se lo chiedeva Simone de Beauvoir, nel 1949. Spiegando perché, quando si parla di “caratteri propri” della femmina umana “si direbbe che il suo destino si faccia tanto più pesante quanto più ella si ribella affermandosi come individuo”. E perché, nel paragone col maschio, “costui appare infinitamente privilegiato: in lui, la vita genitale non contrasta con l’esistenza personale”. A distanza di quasi un secolo, le domande non cambiano. Nell’ottobre del 2014 passa agli onori delle cronache una nuova trovata dei giganti californiani Facebook e Apple: le dipendenti in età fertile potranno, se lo vorranno, congelare i propri ovuli a spese dell’azienda. Si chiama “Egg Freezing” o “Crioconservazione degli ovociti”, tecnica medica normalmente utilizzata per donne sottoposte a trattamenti chemioterapici e chirurgici, da poco transitata nelle liste dei benefit...

Ma che scherzi?!

20 maggio 2012. L’ormai ex segretario della Lega Nord di Rovato, Stefano Venturi, posta su Facebook: “Terremoto nel nord italia.. Ci scusiamo per i disagi, ma la padania si sta staccando (la prossima volta faremo più piano)..” (l’eterografia rispetta filologicamente l’originale). Le dimissioni dell’operaio metalmeccanico arrivano poche ore dopo, mentre Fabio Rolfi - segretario provinciale della Lega a Brescia- dichiara che il Carroccio “conferma e rinnova il cordoglio e la vicinanza alle famiglie delle vittime del terribile sisma che ha colpito l’Emilia e per le quali come ha sempre fatto è pronta ad interventi di solidarietà”. Questa, in sintesi, la vicenda che una decina di giorni fa è rimbalzata sui trafiletti di parecchi media tradizionali e non (il sottoscritto ha consultato in particolare l’articolo del Fatto Quotidiano).   Trovo si tratti di una pantomima patetica. Sarò cinico. Certo, Moni Ovadia non ha torto quando sostiene - con una battuta semiseria - che le barzellette sugli ebrei può raccontarle (solo) lui, perché è ebreo. Quindi, mutatis...

Condivisione senza attrito

La cronaca della politica estera dell’ultimo anno è stata dominata dalla contesa per la libertà e il controllo delle informazioni sulle reti digitali. In questo ambito ha assunto un ruolo centrale la definizione dei limiti del concetto di “privacy”. Un osservatore attento delle implicazioni dei più recenti orientamenti legislativi è Evgeny Morozov, analista politico e giornalista di origine bielorussa nonché autore di Net Delusion (L’ingenuità della rete). Morozov rileva che spesso i pericoli maggiori per la privacy in Rete non vengono dalle incerte e spesso contraddittorie politiche estere dei governi occidentali ma proprio da alcune aziende del Web 2.0. Un esempio emblematico in tal senso è quello offerto dal cosiddetto “frictionless sharing”, un progetto promosso da Mark Zuckerberg (fondatore di Facebook) nell’autunno 2011 in virtù del quale non sarà più necessario condividere gusti e preferenze: Facebook, infatti, li registrerà automaticamente rendendoli così disponibili ai contatti (agli “amici”) di ciascun utente. Tale sprone al...

Castellucci, i social netwok e le conseguenze della rete

Mettiamo subito le cose in chiaro. Ciò che è avvenuto a Parigi e a Milano durante le repliche de Sul Concetto di Volto nel Figlio di Dio di Romeo Castellucci rappresenta un vile tentativo di imbrigliare l’arte all’interno di confini imposti dai poteri di turno, e come tale va condannato in tutte le forme possibili. Sperando di non doverci più schierare per difendere una delle libertà basilari delle nostre società, ci sembra però importante tornare a riflettere sulla questione, ad acque calme.   I fatti sono ormai universalmente noti (un riassunto è disponibile qui): nonostante il lavoro in questione avesse debuttato già da tempo, sull’onda delle contestazioni francesi (ottobre 2011) anche in Italia (gennaio 2012) si è alzato un polverone mediatico attorno allo spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio, che i contestatori hanno volontariamente capito male, affermando che gli artisti lanciassero escrementi contro il volto di Cristo. In queste note non ci interessa tanto ripercorrere e analizzare gli intenti del regista attorno a questo snodo, dal momento che la questione è...

Letizia e Twitter: se Sucate non ci fosse, bisognerebbe inventarla

Osservare il centrodestra milanese alle prese con i social network è affascinante come guardare uno scimpanzé giocare con un teodolite. È perverso, voyeuristico e commovente. In questi giorni di campagna elettorale milanese, tra la prima tornata e il ballottaggio, le opinioni sul ruolo giocato dalla comunicazione negli esiti del primo turno si sono sprecati. Un dato evidente è la scarsissima capacità comunicativa dimostrata da vari attori del centro-destra: la competenza che questo ceto politico ha strutturato e messo a frutto in quasi vent'anni di supremazia televisiva si è rivelata incapace di rinnovarsi per mezzi di comunicazione diffusa e veloce, come Twitter e Facebook. Al contrario, è chiaro che proprio la logica “push” della comunicazione tradizionale è stata una delle principali cause di quella che non possiamo non  considerare una spettacolare débacle. Se questo si trasformerà o meno in un risultato elettorale concreto lo vedremo nel prossimo fine settimana. Intanto, vale la pena di prendere in considerazione tre dei casi più eclatanti di fraintendimento del funzionamento...