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(13 risultati)

L’efficacia semiotica / Paolo Fabbri: sulle immagini giuste

È uscito presso l’editore Mimesis L’efficacia semiotica, una raccolta di venti lunghe interviste a Paolo Fabbri, studioso dei linguaggi e dei segni del contemporaneo. “Leggendole una di seguito all’altra – scrive nell’introduzione di Gianfranco Marrone, curatore del volume – emerge molto chiaramente, a strutturare un materiale in apparenza variegato, il disegno di un preciso orizzonte di ricerca – quello della semiotica come teoria critica dei linguaggi e della significazione –, con alcuni punti fermi della teoria (lo strutturalismo, la testualità, il racconto, l’enunciazione, le passioni, la semiosfera), ben precise discipline di riferimento (antropologia, linguistica, teoria della comunicazione, storia dell’arte, critica letteraria), molte questioni fondamentali (la costruzione dell’empiria, la centralità della traduzione, l’esigenza della comparazione…), un certo numero di riprese tematiche (le strategie, i conflitti, il terrorismo, le arti, i media vecchi e nuovi, la poesia, l’immagine, la politica, le tecnologie, la moda, il camouflage, il segreto, la profezia, gli zombie), alcuni autori di riferimento (Saussure, Hjelmslev, Lévi-Strauss, Jakobson, Barthes, Greimas, Foucault...

Making Douala 2007-2017

Italian Version   A small structure spread over three stories, with flooring bordered by rows of seedlings running along the balustrades, all nourished by an irrigation system that collects rainwater and distributes it drop by drop. Each drop falls against metallic cans and produces a musical note, creating a delicate and harmonic sound. Lucas Grandin's The Sound Garden of Bonamouti (Le Jardin Sonore de Bonamouti) rises a little higher than the Wouri River in Douala, a large city in Cameroon. Surrounding it is a lawn, finally clean. When the artist arrived in the area in 2010, it resembled a landfill dump. Convincing the inhabitants to clear the terracing overlooking the water, in a setting that seemed potentially fascinating, was not easy: Grandin rolled up his sleeves and began to remove tires, plastic, garbage, by himself. Slowly one after another joined him.   Lucas Grandin, Le Jardin Sonore de Bonamouti, 2010. Credits doual'art.   Recognizing that an abandoned space can become a shared space is not really obvious in the context of an area like Douala, where a large part of the population lives in informal settlements with no roads and few spaces of...

Public Art in Africa / Making Douala 2007-2017

English Version   Una piccola costruzione su tre piani, calpestabile, delimitata da file di pianticelle che si rincorrono lungo le balaustre, nutrite da un sistema di irrigazione che distribuisce capillarmente l’acqua piovana. Ogni goccia prima di raggiungere la terra del vaso picchia contro un elemento in metallo e produce una nota, creando un coro di tintinnii delicato e squillante. Le Jardin Sonore de Bonamouti di Lucas Grandin si erge poco più in alto del fiume Wouri a Douala, grande città del Camerun. Intorno, un prato, finalmente pulito. Quando l’artista è arrivato nel quartiere, nel 2010, qui c’era una discarica. Convincere gli abitanti a ripulire il terrazzamento affacciato sull’acqua, in una posizione che prometteva di essere alquanto suggestiva, non è stato facile: Grandin si è rimboccato le maniche e ha cominciato a rimuovere montagne di copertoni, plastiche, spazzatura, da solo. Qualcuno pian piano lo ha affiancato.   Lucas Grandin, Le Jardin Sonore de Bonamouti, 2010. Credits doual'art.   Riconoscere che uno spazio abbandonato possa diventare spazio condiviso è un salto logico niente affatto scontato in un contesto come Douala, dove larga parte della...

Il Colosseo come immagine / Monumento continuo

Un gigante in tenuta da miliardario – cravatta a pois, ghette, cilindro – afferra con mani rapaci un Colosseo che minuscoli operai tentano freneticamente di assicurare al suolo. Così il caricaturista Oliver Herford ritrae nel 1912 John Pierpoint Morgan, figura emblematica dell’ascesa economica e politica degli Stati Uniti tra Otto e Novecento e dell’inestinguibile bramosia collezionistica che la accompagnò. Il Colosseo è qui in forma comica il simbolo di qualcosa che neppure la grande ricchezza di Morgan sarebbe riuscita ad acquistare: il valore storico del monumento più imponente della Roma imperiale non è quantificabile né negoziabile. Nella vignetta, l’Anfiteatro Flavio “resiste”, come cercherà di resistere, lungo tutto il corso del“secolo breve”, al fascismo e alla guerra, alle radicali trasformazioni dell’ambiente urbano circostante, alla strumentalizzazione ideologica e alla soffice metamorfosi pubblicitaria, sempre stupefacente, ostinato, ingombrante, salvo ritrovarsi infine ridotto al ruolo irrevocabile di smisurato spartitraffico con cui sopravvive nella distratta epoca contemporanea.   Oliver Herford, John Pierpont Morgan, 1912   Presenza grandiosa e insieme...

Al MoMA dal 21 maggio al 17 settembre 2017 / Robert Rauschenberg: Among Friends

In un 2017 già ricchissimo di eventi espositivi imperdibili, da documenta (14) alla Biennale di Venezia fino ad Art Basel, il MoMA ha da poco inaugurato una delle più belle mostre attualmente in corso. Si tratta di Robert Rauschenberg: Among Friends, la prima retrospettiva del XXI secolo dedicata all’artista, nato a Port Arthur (Texas) il 22 ottobre 1925 e scomparso a Captiva Island il 12 maggio 2008 a seguito della decisione personale di staccare il respiratore dopo un arresto cardiaco.   Veduta espositiva di Robert Rauschenberg: Among Friends. The Museum of Modern Art, New York, 21 maggio – 17 settembre 2017. Foto: Jonathan Muzikar; © 2017 The Museum of Modern Art   La retrospettiva, anticipata in parte alla Tate Modern di Londra (1 dicembre 2016-2 aprile 2017), approfondisce i sessanta anni di attività dell’artista e sarà visitabile al MoMA dal 21 maggio al 17 settembre 2017, per poi essere trasferita al Museum of Modern Art di San Francisco, dal 18 novembre 2017 al 25 marzo 2018. Organizzata in collaborazione con la Tate Modern, riunisce oltre 250 opere di varia natura – dipinti, sculture, disegni, stampe, fotografie, opere sonore, filmati relativi a performances...

Intervista con Eva Leitolf / Postcards from Europe

  Prosegue la riflessione attorno al tema delle immagini e della violenza al centro del dibattito svoltosi a Torino il 15/16 marzo. Come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Un'intervista di Silvia Mazzucchelli a Eva Leitolf per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.     Ho incontrato la fotografa Eva Leitolf al convegno “Etica dell’immagine” che si è svolto il mese scorso a Torino, presso il Goethe Institut. Il suo lavoro, “Postcards from Europe” (Kehrer, 2013), esplora da molti punti di vista il fenomeno complesso e in continuo mutamento della migrazione di migliaia di persone verso le frontiere europee, attraverso l’accostamento di immagini e testi scritti dalla stessa fotografa. Nata nel 1966 a Würzburg, Eva Leitolf vive e lavora a Monaco e nella foresta bavarese. I suoi lavori sono stati esposti in molte istituzioni internazionali, fra cui il Rijksmuseum ad Amsterdam, il Netherlands...

Monica Biancardi e Gabriele Frasca / Ricalcare più vive membra

Sullo schermo appare un sipario rosso; sul suo sfondo si proiettano le silhouettes di due spettatori, di spalle, in attesa che il sipario si apra. Poi si materializza, sul bianco, una seconda immagine – che sovrasta la precedente. All’inizio vediamo disegnarsi solo delle linee verticali: il colore è lo stesso rosso dell’immagine-matrice, ma le linee sono come evidenziate da una pulsazione interna. Poi, a partire da quelle linee di forza, appare il resto dell’immagine-eco: una donna è seduta, i piedi nudi poggiati su dei gradini metallici; il suo corpo è incorniciato, forse imprigionato, dalle linee verticali rosse, pure di metallo, che – capiamo ora – sono le sbarre della ringhiera di sicurezza posta ai lati della scala. La donna ha il volto seminascosto dalla mano destra che lo sorregge, nella posa canonica della melancholia. Ma la riconosciamo: perché anche il vestito che indossa è dello stesso rosso del sipario, e presenta le stesse pieghe. Mentre va in scena, nel giro di pochi secondi, questo piccolo quanto acutissimo dramma della percezione e del riconoscimento, si sente una voce maschile – sullo sfondo del paesaggio sonoro, sottile quanto straniante, di Stefano Perna –...

Scompare la mitica direttrice di Vogue Italia / Franca Sozzani. Il vestito come modo d'essere

Pur avendo affermato che la moda non ha leggi né regole, è stata lei a dettarle negli ultimi decenni. Franca Sozzani senza ironia si annoiava parecchio, e così l'ha resa parte integrante del suo modo di comunicare, esprimendosi con tono provocatorio, caustico, sino a scarnificare la patina “glossy” della rivista di moda perbene per sostenere le cause in cui credeva. Ha reso Vogue la migliore rivista di moda al mondo, nonché la meno influenzata dalle industrie del settore, e lo ha fatto dando una svolta al discorso di moda sulla carta stampata, rendendosi conto del predominio dell'immagine molto tempo prima dell'avvento dei social network.     Per Sozzani la fotografia rendeva accettabili anche i messaggi più controversi, e affidava la trasposizione della loro identità estetica alla natura glamour e volatile degli oggetti di moda, consacrandone i contenuti come opera d'arte immortale. Franca Sozzani ha preso coscienza delle illusioni del suo mondo, permettendosi il lusso della lucidità di giudizio per trasmettere al suo pubblico che solo comprendendo la durata effimera delle cose si gioisce della pienezza dell'esistenza. Ed è proprio a partire da queste premesse che...

Conversazione con W.G. Sebald / Sebald. L’esistenza nomade della fotografia

La fotografia, intesa come illustrazione, ma anche come motivo letterario, è entrata a far parte, in una molteplicità di forme, della letteratura del XX secolo. Nei libri dello scrittore tedesco W.G. Sebald colpisce in modo particolare l’uso delle fotografie. A differenza di autori come Rolf Dieter Brinkmann o Alexander Kluge, si percepisce qui una nuova sensibilità nei confronti della singola immagine.   Christian Scholz ha conversato con W.G. Sebald su letteratura e fotografia il 14 novembre 1997 a Zurigo.     Chi legge i suoi libri si accorge immediatamente del forte valore che lei attribuisce alle fotografie. A ogni singola immagine viene rivolta una particolare attenzione. C’è stata una miccia che ha innescato questo processo?   Non c’è stata nessuna miccia iniziale vera e propria, nel senso che non mi sono rifatto a dei modelli. Non pensavo nemmeno ad Alexander Kluge quando ho cominciato a scrivere in questo modo, e ciò è accaduto relativamente tardi. L’impulso è sorto a partire da singole immagini. Per molti anni ho raccolto, in modo completamente asistematico, fotografie. A volte le si scopre tra le pagine di vecchi libri acquistati nei negozi di...

Letizia Battaglia / Let (it) B

Non è facile scrivere su Letizia Battaglia. Sul suo modo di fotografare, su quello che ha ritratto e sui risultati che ha ottenuto. Specialmente dopo aver visto la mostra dal titolo Anthologia (fino all’8 maggio ai Cantieri Culturali della Zisa a Palermo) che raccoglie 140 fra le sue fotografie migliori. Bisognerebbe essere oggettivi, entrare nel merito del livello estetico dei suoi scatti, della composizione, dell’uso sapiente del bianco e nero, ma anche del loro valore politico e sociale: finestre su un’umanità spesso inquietante e terribile in cui magicamente l’occhio del fotografo riesce a scoprire lampi di bellezza e di verità. Ci sono gli anni terribili delle guerre di mafia a Palermo, quelli di Falcone e Borsellino, che Letizia immortala lavorando come reporter per il quotidiano L’Ora, e c’è la città, con i suoi eterni, stridenti contrasti, ma soprattutto ci sono le persone, le donne in particolare, come si è potuto vedere in un'altra sua mostra, Qualcosa di mio, a cura di Laura Barreca e Alberto Stabile, conclusasi qualche settimana fa al Museo Civico di Castelbuono e centrata appunto su figure femminili colte nei loro scenari quotidiani (un consiglio, se...

Galleria Lia Rumma, Milano / Marzia Migliora, Forza Lavoro

Da anni, ormai, la Galleria Lia Rumma, segue con attenzione il lavoro di Marzia Migliora, artista piemontese la cui ricerca indaga – attraverso una pluralità di linguaggi, dall'installazione alla fotografia, dal video alla performance – i temi fondamentali della natura umana, quali desiderio, intimità, memoria, perdita e ossessione, nel tentativo inesausto di portare alla luce la natura delle relazioni tra l'individuo, gli spazi entro cui si muove, l'attualità e la storia.  Anche in questo caso, la personale dedicata a Forza Lavoro – un progetto interamente pensato intorno a nuove produzioni (2015-2016) – si snoda lungo i tre piani luminosi dell'edificio di via Stilicone a Milano (una vecchia fabbrica riqualificata), prendendo le mosse da un evento traumatico per la città di Torino, l'incendio doloso al Palazzo del Lavoro, progettato da Pier Luigi Nervi in collaborazione con Gio Ponti, come padiglione espositivo in occasione del centenario dell'Unità d'Italia, e pensato funzionalmente per accogliere l'esposizione internazionale del lavoro, celebrativa del progresso e del rapidissimo sviluppo industriale. In disuso dagli anni Settanta, ancora oggi in stato d'...

La notte indiana è più grande della nostra

Io e Shila siamo sulla terrazza della casa dei genitori di Karan. Abbiamo vestiti leggeri, nonostante la notte fredda. Quando cala il sole il deserto non lascia scampo, l’escursione termica è la più forte che abbia mai sofferto. Sotto di noi si allarga la periferia di Jodhpur. L’orizzonte è frastagliato dalle foglie di quelle che immagino essere palme ma che probabilmente non lo sono. Dietro le fronde si alza un bagliore violetto. Alcuni cani abbaiano in lontananza. “Una volta era tutto deserto, non c’era niente” dice Karan alle nostre spalle. È risalito portando bottigliette d’acqua e whisky. “Avevano provato a fare un campo da golf, per i nuovi ricchi” ride. “Giocavano a golf nella polvere.”   Sono a Jodhpur da un paio di giorni. Da quando sono arrivata in India è difficile suddividere ordinatamente lo scorrere del tempo. Ogni giorno sembra una settimana, ogni giorno è un segno, non ha più un nome, ha appena un numero a identificarlo. Il sole sorge e cala, in quell’intervallo io parlo, penso, mi muovo. Ogni giorno di nuovo, ma non da capo. Ogni giorno parlo...

Campioni # 5. Elisa Biagini

Elisa Biagini, Impatient of the fewest words (dialogo tra Emily e Paul)  da Ead., Da una crepa («Bianca» Einaudi, aprile 2014), p. 95   In piedi, sulla soglia,   il mio occhio nella tua mano, la tua lingua sul mio orecchio: così ci conosciamo, toccandoci, perché la pupilla è sgranata per lo sforzo, le papille come scartavetrate.   Se l’asse cede, se la voce affonda, c’è qui, nell’aria, la parola-ramo che ci tiene.   Impatient of the fewest words.mp3 *   L’opera di Elisa Biagini, che da ormai un ventennio si è ritagliata un ruolo di primo piano nel panorama della letteratura italiana contemporanea – Da una crepa è la terza raccolta pubblicata per Einaudi dopo L’ospite (2004) e Nel bosco (2007), ma il suo esordio risale al novembre 1993 con Questi nodi – ruota in gran parte attorno al tema del corpo, di un corpo che pensa e agisce se stesso a partire dai dati primi della sua fisicità. Parafrasando Antonio Prete, che per Giacomo Leopardi ha coniato la celebre formula del «pensiero poetante», potremmo parlare per...