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Vedi che non capisci? / Le parole terribili che si dicono ai bambini

Giorni fa ero con mia figlia al supermercato e tra le file di scaffali abbiamo incontrato dei conoscenti. Marito e moglie sui sessantacinque anni. La signora si è chinata sorridente verso la bambina e le ha domandato: “Ti vende il babbo? Ti vuole vendere? Ti lascia qui?”. Senza ottenere risposta ha continuato a sorriderle, fissandola, per alcuni secondi. Poi si è tirata su, ha guardato me e ha detto “bellina che è”. Un attimo dopo non c'erano già più. A quel punto ho guardato la piccola e l'ho vista immobile, gli occhi spalancati sulla schiena di quei due e muta. Ha aperto bocca solo per infilarci il dito. Ha ricambiato il mio sguardo per capire se fosse tutto a posto. Le ho detto qualcosa per tranquillizzarla, poi abbiamo ripreso velocemente il giro.   Ancora prima di arrivare alla cassa mi sono messo a pensare a tutte le cose orribili che si dicono ai bambini senza avere alcuna intenzione di farli soffrire, solo “per gioco”.   Come sempre, tutto si riduce alla scelte delle parole. Credere che i bambini non ascoltino è stupido, e credere che non capiscano lo è ancora di più. Lo scoprii per la prima volta qualche anno fa, quando non ero padre ed ero a fine turno, in...

Emma Dante, Ulisse e Polifemo

È pieno il Teatro Franco Parenti per la prima di Io, Nessuno e Polifemo di Emma Dante: è pieno di un pubblico ben disposto, curioso, pronto ad applaudire un altro trionfo della regista considerata una delle voci più talentuose del nostro teatro. Eppure chi ha ancora negli occhi la bella prova de Le sorelle Macaluso non può che rimanere spiazzato.   Nell’ironica conversazione che la Dante intreccia con Odisseo e il Ciclope e che ha aperto, al Teatro Olimpico di Vicenza, il nuovo ciclo di spettacoli classici diretto dalla regista palermitana, ci sono almeno due anomalie. La prima: diversamente dalle precedenti partiture drammaturgiche asciutte, dove ogni parola pareva scaturire da un’urgenza sotterranea e non razionale, con Io, Nessuno e Polifemo ci troviamo invece di fronte a un testo straordinariamente verboso, al limite del didascalico (“La tua maschera semantica con me non funziona”, esclama, per esempio, l’intervistatrice dell’eroe omerico).     Le riflessioni sulla permanenza del mito, sul rapporto tra durata della vicenda e persistenza nella storia non sono certo inedite; e non sorprende...

Parto

A chi non è successo di dover rischiare, di giocarsi tutto e compiere scelte difficili senza potersi permettere il lusso di voltarsi indietro?   L’estate è un salto, un vuoto, un lancio di palla oltre la quotidianità. Giornate lunghe in cui si progettano i rischi e spesso gli errori futuri, giornate in cui ci si riposa e si ha tempo per azzardare pensieri e azioni.  
Raccontate a Doppiozero le vostre storie di azzardo, di rischio, storie in cui è andata come è andata, ma comunque sempre senza rimorsi e senza rimpianti. Scelte che hanno portato ad un cambiamento, anche imprevedibile, azioni che vi hanno indirizzato in altri luoghi prima impensabili.   David Hockney, particolare della copertina di Camera Works, 1984     In fondo non la può guardare nessuno, eppure è imbarazzata mentre si abbassa le mutandine in bagno. Affiora l'ansia: sospesa nel cerchio della bocca e incastonata nella forma di uno spicchio di luna che le appare sul viso ovale.   Il ciclo si è interrotto.   Prima che comprenda, si volta d'istinto verso la finestra che incornicia un tramonto...

Fantasmi pirandelliani

Succedono bei paradossi nei festival italiani di teatro. Al festival Inequilibrio di Castiglioncello, per esempio. In questa rassegna laboratorio che si svolge nell’ottocentesco castello Pasquini, nei luoghi dove Diego Martelli ospitò i macchiaioli, tra progetti in divenire, “studi”, spettacoli che devono ancora maturare, visioni di danza un po’ algide, un po’ concettuali, all’improvviso irrompe il capolavoro.   Anche qui si tratta, per ora di “materiali”: è uno spettacolo che forse non rivedremo più in questa forma. Ed è più che uno spettacolo, perché Roberto Latini - prendendo come testo e pretesto I giganti della montagna, l’ultimo dramma di Pirandello, e scavandolo con rara intensità e acume - ci regala un lavoro sulla vita, sull’apparenza, la paura, la rappresentazione di sé per proteggersi, per ritrarsi dal mondo o per sfidarlo.   Lo fa, ereticamente, sulle orme di Leo de Berardinis, accreditandosi come vero erede del grande uomo di scena, perché ne recupera lo spirito, la luce l’ombra l’ascesi che cerca l’uomo attraverso...