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(30 risultati)

Aprire alla co-progettazione, cambiare gli algoritmi / Possono esistere delle (nuove) tecnologie conviviali?

Stavo ascoltando la radio. Era un mese fa, il 7 giugno. Su Radio3 sento la voce di Derrick De Kerckove che parla di datacrazia, della supremazia dei dati. Mi fermo all’ascolto, poi interviene Belpoliti. Capisco che è un dibattito sulla memoria e sugli strumenti per preservarla, ma che verso la fine ha preso altre strade. La discussione è molto interessante, e come al solito, lascia più domande che risposte. La potete riascoltare per intero qui. La discussione parte da un articolo di De Kerckhove pubblicato da La Stampa, in cui afferma che   “Come ha scritto Umberto Eco, la verità è che stiamo perdendo la memoria, «quella personale, inghiottita dall’iPad, e quella collettiva, forse per la pigrizia di non voler comprendere il passato per capire il presente». (…) Ma adesso, tornando digitale on line, la memoria culturale emigra completamente fuori del mio corpo e se ne va nel cloud. Si chiama «amnesia digitale» da uso eccessivo di Google e smartphone. (…) Nella partecipazione immediata e permanente che intratteniamo con il mondo digitale, nell’accelerazione continua e nel total surround dell’informazione, sparisce l’intervallo necessario per riflettere...

Il linguaggio al centro / Morte della democrazia: è tutta colpa della retorica

L’ondata di articoli e dibattiti su post-verità e fake news ha ricondotto l’attenzione del pubblico su una questione dirimente. Che quella delle democrazie occidentali fosse una crisi di valori e di vedute, dunque più generalmente di cultura politica, lo si era già capito. Ma che fosse principalmente una crisi di linguaggio, lo si scopre solo recentemente. Nonostante la storia ci insegni che a ogni crisi di civiltà corrisponde anche una crisi di linguaggio politico, il decadimento del dibattito pubblico continua a sembrare una conseguenza e non la causa fondamentale del declino dell’intero sistema liberal-democratico. L’ardito compito che si pone un trascinante M. Thompson in La fine del dibattito pubblico (Feltrinelli, 2017) è esattamente l’inversione del nesso di causalità tra linguaggio, cultura e politica. L’autore difatti vuole ribaltare tale prospettiva mettendo al centro dell’analisi la retorica. Scienza un tempo nobile, che però ha subito una sorta di declassamento intellettuale proprio quando, paradossalmente, la pervasività del dibattito politico, la sua ubiquità e illimitatezza temporale (dalle reti all news di cui parla in diverse occasioni a Twitter), hanno reso tale...

Goethe Institut Turin / Autoritratto canaglia

  Oggi a Torino il secondo giorno di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un articolo di Francesco Zucconi per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Come hanno modo di constatare gli spettatori di Rambo 3 – che ancora, qualche volta, passa su Italia 1 –, il susseguirsi degli interventi politici e militari statunitensi nell’area mediorientale e la produzione di immagini a essi correlata hanno contribuito alla nascita di nemici dell’Occidente sempre peggiori. Era il 1988 quando John Rambo e il colonnello Trautman, reduci del Vietnam, potevano intraprendere azioni di guerra in Afghanistan insieme a un gruppo di “mujaheddin” talebani in chiave antisovietica. Dopo decenni di iconografie congelate sulla Guerra fredda, gli anni Novanta avrebbero inaugurato nuovi scenari e nuove figure del terrore, capaci di bruciarsi e...

Il controllo sulla password è il controllo della politica? / Servercrazia, dopo Casaleggio

Il rapporto tra politica e gestione dell’informazione dei politici è un tema fondamentale in un’era in cui il digitale assume una dimensione centrale. Questo vuole dire anche che la mano sui server è oggi la mano che controlla il mondo (politico)? La risposta a questa domanda è dettata dall’urgenza della recente vicenda che mette al centro il rapporto fra il MoVimento 5 Stelle e la Casaleggio Associati nel post-Gianroberto Casaleggio. Come è noto il deputato Luigi Di Maio, il leader del direttorio dei Cinque Stelle, ha incontrato il figlio di Casaleggio, Davide – come racconta su La Stampa Jacobo Iacoboni – depositario di un’eredità testamentaria che passa dall’azienda (con un possesso del 30%) che controlla i server su cui risiede il Blog di Beppe Grillo, il sistema di siti satellite di supporto e che gestisce anche la pubblicità. Un incontro, questo, che mette l’accento su quanto sia cruciale per la realtà politica del MoVimento il rapporto con chi gestirà, di fatto, il Blog. Su un altro versante troviamo invece il tema della possibilità di “spionaggio” dei server gestiti autonomamente dal MoVimento da parte della Casaleggio Associati, come riportato su alcuni articoli de Il...

Renzi e l'allergia dei corpi intermedi / In balia degli hashtag

«Arrivo! Arrivo» twittava Matteo Renzi il 21 febbraio 2014 dalla stanza del Quirinale in cui incontrava il presidente della Repubblica Napolitano. In riunione da più di due ore per sciogliere la riserva e presentare la sua lista di ministri, Renzi annunciava ai giornalisti che lo aspettavano fuori – e a tutti i suoi follower. #lavoltabuona era l’hashtag che concludeva il tweet, che anticipava la notizia, che costruiva la cornice narrativa in cui era inserito il tweet. Perché tra le funzioni dell’hashtag oltre a quella di inserire un tweet all’interno di un racconto più ampio c’è quella di contestualizzarlo e, ancora più importante, di aumentarne i piani di significato, come capita con un tweet ironico la cui ironia è svelata dall’hashtag che ribalta il significato letterale del tweet. E Matteo Renzi (e i suoi collaboratori in materia di comunicazione) lo sa molto bene e fa un uso sapiente degli hashtag che hanno punteggiato il suo percorso di ascesa e di governo.   #cambiaverso, #proviamoci, #lavoltabuona, #italiariparte, #passodopopasso, #senzapaura ogni hashtag contribuisce a costruire un pezzetto di uno dei muri dell’edificio della retorica renziana: l’Italia può...

L'animale che racconta storie

Modellando il concetto di semiosfera su quello di biosfera Jurij Lotman ha indicato il livello di contiguità e interconnessione che l’azione della specie umana sul mondo ha stabilito tra natura e cultura, tra ambiente fisico e ambiente antropico, attraverso la proiezione di significati sulla nuda esistenza delle cose e degli esseri. In questo spazio ibrido, in questa sovrapposizione tra il dominio simbolico e quello percettivo, la fissazione, il consolidamento e la conservazione dei gruppi umani è il risultato combinato della trasmissione tanto dell’informazione genetica, che avviene attraverso la riproduzione biologica, quanto dell’informazione non genetica, che avviene attraverso la riproduzione e il potenziamento delle forme culturali. Nel suo libro L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani (Bollati Boringhieri 2014) Jonathan Gottschall esplora l’intuizione che l’attività umana di significazione possa aprire un ambiente virtuale dentro l’ambiente fisico, definendo la narrazione come un vero e proprio habitat, una biosfera aumentata che costituisce una nicchia ecologica ideale per lo sviluppo della...

Condivido, ergo sum

La legge di Zuckerberg. Durante il summit Web 2.0 del novembre 2008, Mark Zuckerberg espresse la propria versione della celebre legge di Moore. Secondo quest'ultima il numero di transistor su un chip raddoppia ogni due anni: la legge di Zuckerberg, invece, suona così: "Ogni anno la gente condivide il doppio dell'informazione condivisa l'anno precedente". Tre anni dopo, Zuck mostrò dati alla mano che la predizione era stata confermata: la curva dello sharing sul suo social network aveva un andamento esponenziale.   Il fondatore di Facebook è tornato di nuovo sul tema in un'intervista a Wired pubblicata nell'aprile 2013, sottolineando come il fenomeno sia un trend globale. E aggiungendo un dettaglio importante: "La condivisione […] è fatta di molti trend diversi. All'inizio, le persone condividevano inserendo delle informazioni base nei loro profili. Poi abbiamo fatto in modo che potessero modificare lo status. Poi arrivarono le foto. E ora la gente condivide anche con applicazioni come Spotify." Questa frase getta luce su un aspetto ancora poco studiato: una possibile storia della socialit...

Comunque vada è già un successo. Matera

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Matera, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Paolo Verri, direttore della candidatura       Di quale struttura organizzativa intende dotarsi Matera per la governance della candidatura e del proprio programma? Si sta definendo la creazione di una fondazione per la raccolta e la gestione dei fondi necessari alle due tipologie di interventi: quelli legati alla costruzione dei contenuti, che verranno poi utilizzati dalla fondazione stessa, e quelli legati alle infrastrutture materiali e immateriali, gestiti dagli enti competenti, o da privati chiamati a bando. L’idea di fondo è che una delle eredità della candidatura sia al contempo un programma di azioni definite e condivise, che si attueranno qualsiasi sia l’esito della competizione, con un ciclo di sei anni (2015-2016 formazione, 2017-2018 produzione, 2019-2020 distribuzione), e il rafforzamento della capacità manageriale del territorio, che si sta sempre di più attrezzando con risorse...

Crisi dell’editoria e diffusione del digitale

Questo intervento riassume alcune considerazioni sul tema della promozione del libro e della lettura, in particolare in ambiente digitale. Si tratta delle considerazioni che ho avuto occasione di svolgere nell’aprile scorso in occasione di una audizione informale presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame della Proposta di legge Giordano e altri, A.C. 1504 del 7 agosto 2013 ("Disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promozione della lettura").   Sono osservazioni che cercano di muovere dal generale al particolare; in questo articolo di sintesi ho comunque eliminato quelle legate alla formulazione dei singoli articoli della proposta di legge, che chiudevano il documento consegnato alla Commissione ma che hanno probabilmente un interesse più limitato per il lettore.   Per motivi di lunghezza, l'intervento è stato diviso in due; la prima parte si trova qui.   Nella sua audizione alla Commissione Cultura di qualche settimana fa, il Presidente dell’Associazione Forum del libro Giovanni Solimine ha già ricordato e discusso i dati –...

Tiziano Terzani, Un’idea di destino

“7 ottobre 1996, Francoforte. Fiera del Libro. Mai più. 10 ottobre 1996, Amburgo. Spiegel addio. 16-19 ottobre 1996 Cernobbio. Aspen. Basta con questo mondo. […] Viviamo in strani tempi dove la letteratura è pubbliche relazioni, dove quel che si produce non conta, basta che venda, dove le relazioni sono virtuali, dove la conoscenza viene uccisa dall’informazione, dove le menzogne sono vendute come verità, dove la dittatura della mente domina la democrazia, dove i cittadini e le menzogne sono al centro dell’universo. La moralità è persa, tutti i criteri sono economici, l’economia mette fuori gioco l’etica e l’estetica. Dove può condurre questo credere solo nell’economia?”   In quei dieci giorni del 1996, a 57 anni, Tiziano Terzani traccia uno spartiacque determinante nella sua vita e nella sua scrittura. È tutto in mezza pagina dei suoi diari appena pubblicati da Longanesi con il titolo Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria. Il libro, che esce a dieci anni dalla sua scomparsa, raccoglie una piccola parte delle 3500 pagine che Terzani aveva...

Camille Paglia: imparare a guardare

“George Grosz rifiutava con fermezza l’astrazione. ‘La grande arte deve essere comprensibile da chiunque’, diceva”.     Può non essere il libro di una storica dell’arte, ma è certamente un libro sulla storia dell’arte. Provvisto di una filosofia dell’arte, un’istanza patriottica e una teoria critica saldamente radicata in una prospettiva democratica.   In Seducenti immagini Camille Paglia si pone un problema educativo. Ciò che conta, afferma, è “imparare di nuovo a guardare”. La sua preoccupazione si volge soprattutto ai piccoli e agli adolescenti. Come potranno sopravvivere al caos visivo? E interessarsi al mondo là fuori, “con i suoi doveri e i suoi dilemmi morali”? Legioni di immagini sollecitano quotidianamente la nostra attenzione ammiccando dagli schermi di cellulari e monitor, dalla TV, dai cartelloni pubblicitari. Può sorprendere che una agit-prop si distolga dalla militanza di gender per interessarsi a problemi pedagogici o storiografici. Ma è così: dall’intero libro traspare un allarme. “La cultura...

La Terra è rotonda

A: Ci sono alcune ovvietà scientifiche che non dovrebbero più fare notizia. Nel 2013 un articolo che titola La Terra è rotonda dovrebbe presentare solo un contenuto ironico, sarcastico o polemico (come in questo caso).   Stessa cosa dovrebbe succedere con il concetto banale che “discendiamo tutti da un’unica specie”, in quanto esito diretto del meccanismo di speciazione, descritto al pubblico da Darwin e Wallace a partire dal 1859, secondo il quale - semplificando - da una specie si generano due o più specie.   Proprio come in un albero genealogico, dovrebbe essere chiaro oggi ai più che tutte le specie viventi sono imparentate l’una con l’altra e che andando a ritroso nel tempo tutti discendiamo, a vari livelli, da un’unica specie, fino a L.U.C.A - lo sconosciuto Last Universal Common Ancestor - la forma di vita alla base dell’albero evolutivo, da cui ogni forma di vita deriva.   Ma nei giorni scorsi è apparsa un’ondata di articoli da parte delle maggiori testate online nazionali che titolava in maniera sensazionalistica e serissima:“Discendiamo tutti...

In chat con Anonymous

La giornalista Carola Frediani ha appena pubblicato per Informant l’e-book Dentro Anonymous. Viaggio nelle legioni dei cyberattivisti. Il testo si articola secondo un doppio registro particolarmente intrigante, da una parte l’inchiesta giornalistica, dall’altra la narrazione in stile spy-story. L’abbiamo intervistata per farci raccontare qualcosa del suo libro e dell’opinione che si è fatta del mondo di Anonymous, il movimento di attivisti digitali internazionale che più ha fatto parlare di sé negli ultimi anni.   La galassia di attivisti ha una particolarità che la rende particolarmente interessante: la loro organizzazione e la loro identità si forma modellandosi plasticamente sull’infrastruttura attraverso la quale si sviluppa e opera: la rete. La loro organizzazione senza capi né rigide strutture, l’orientamento libertario, l’etica hacker, rendono Anonymous un universo affascinante da studiare, per smascherare falsi miti e dicerie che lo circondano e cercare di fare chiarezza sugli intenti che si pone.     Ci puoi raccontare cosa ti ha portato a voler scrivere un...

Rivoluzioni Twitter, miti 2.0 per il postconflitto

Si cominciò a parlare diffusamente di rivoluzioni 2.0 e di rivoluzioni Twitter, quando nel 2009 milioni di iraniani scesero per le strade di Teheran per protestare contro i brogli elettorali che scipparono la vittoria a Moussavi. Grido di battaglia di quella rivolta era un tweet dell’esponente politico iraniano, oppositore del presidente Ahmadinejad.     Erano passati pochi mesi dall’insediamento di Barack Obama e pochi giorni dal suo storico discorso al Cairo intitolato “A new beginning” (Un nuovo inizio), con il quale il nuovo presidente auspicava la chiusura della stagione di conflitti aperti dagli attentati dell’11 settembre. Un discorso che era, nel titolo e nelle argomentazioni, una espansione di quello rivolto da Obama al popolo iraniano il 19 marzo 2009 e affidato a una piattaforma 2.0: YouTube.   In quelle settimane di scontri, l’informazione fu assicurata da alcuni coraggiosi ed esperti utenti Twitter che, come Persiankiwi, raccontavano la rivolta e garantivano con i retweet la circolazione di immagini e notizie, riuscendo ad aggirare i blocchi imposti alla Rete dal governo iraniano. Solo cos...

La condivisione all’epoca della crisi

All’inizio di ottobre, stando al “Wall Street Journal”, Facebook ha superato il miliardo di utenti. Quante volte viene cliccato il pulsante “condividi” da questo numero esorbitante di persone? Non ci è dato saperlo. Ma è certo che, anche grazie al social network di Zuckerberg, l’idea della condivisione è entrata in modo prepotente nella vita di una persona su sette su questo pianeta, che quotidianamente usa quel pulsante per mettere in circolazione un numero incalcolabile di link, immagini, testi e video. Nel giro di pochissimi anni, “condivisione” è divenuta una della parole-chiave della contemporaneità.   Il successo del pulsante di Facebook è solo la consacrazione presso il grandissimo pubblico di una pratica di condivisione dell’informazione che è la colonna portante delle culture digitali fin dalla loro nascita. È proprio la condivisione attraverso Internet che ha decretato la fine delle industrie culturali novecentesche così come le conoscevamo, tramite le piattaforme di “file sharing”. Queste strutture distribuite (Gnutella, Bittorrent...

Il mito della Guerra dei Mondi

“Era la vigilia di Halloween... l’unica seccatura è che un numero  impressionante di ascoltatori si è dimenticato che giorno era” (Orson Welles, 1938)     Oggi la trasmissione La Guerra dei Mondi di Orson Welles compie 74 anni. Tutti la citano come l’esempio più eclatante del potere dei media di falsificare la realtà e condizionare le credenze del pubblico. Oggi proverò a decostruire questo mito, cercando di chiarire i motivi delle reazioni del pubblico e soprattutto cercando di rimettere in discussione una volta per tutte il falso mito del panico generalizzato che questa trasmissione generò.   La sera di domenica 30 ottobre 1938, alle otto in punto, la Cbs trasmetteva in diretta La Guerra dei Mondi, un radiodramma tratto da un romanzo di H.G. Wells e diretto dal giovane Orson Welles. Il programma apparteneva alla serie di adattamenti radiofonici Mercury Theatre on air, in onda ormai da sedici settimane senza che avesse ancora raccolto grande successo. La domenica sera, alla stessa ora, la Nbc mandava in onda il più popolare Charlie McCarty Show e la Cbs non aveva ancora trovato...

Ragazzo, non fare il giornalista!

Avete mai visto un diciottenne con un quotidiano in mano? Pensateci: avete mai visto una persona fra i quattordici e i venticinque anni entrare in edicola? Se è successo, avete assistito a una rarità. Non si tratta di criticare gli adolescenti di oggi e il loro presunto disinteresse verso la cultura. Tra quelli della loro età, chi si vuole informare e intende leggere le notizie (e ce ne sono) lo fa su internet. Gratuitamente.   A nessun ragazzo passerebbe mai per la testa di andare in edicola ad acquistare un quotidiano. Perché farlo? Le notizie sono lì, gratis sul computer e sul cellulare. Siano essi appassionati di calcio o perché no, vogliano interessarsi per la prima volta alla politica o agli affari esteri (esiste ancora questo tipo di giovani, anche ai giorni nostri, e non bisogna metterlo in dubbio), lo farebbero su internet. Mai e poi mai andrebbero in edicola a comprare la Gazzetta dello Sport, la Repubblica o Internazionale. D’altronde sono tutti e tre accessibili su internet. Certo, hanno alcuni contenuti a pagamento, ma quello che lasciano disponibile gratis sulla rete è più che sufficiente per...

Andy Warhol: il Braille mentale

“Per preparare una poesia, si prende ‘un piccolo fatto vero’ (possibilmente / fresco di giornata”: “una data precisa, un luogo scrupolosamente definito”. Così, memorabilmente, Edoardo Sanguineti in una di quelle Postkarten anni Settanta che segnarono, nella sua poesia, una svolta in direzione appunto cronachistica e giornaliera (e anzi, disse lui stesso, proprio “giornalistica”) – sorprendente in chi aveva esordito, due decenni prima, con una poesia astratta e “lunare” come quella di Laborintus, ispirata alla musica seriale e all’arte informale. Di mezzo – dalla fine degli anni Sessanta ma con maggior regolarità nel decennio seguente – c’era stato appunto l’avvicinamento del Grande Autore Modernista alla più umile e feriale delle sedi di scrittura, quella appunto con cui il giorno dopo s’incarta il pesce. Proprio com’era avvenuto al maestro avverso, Montale redattore al “Corriere della Sera” prima della “svolta” di Satura, la scrittura “maggiore” – quella in versi, ovvio – assai tangibilmente s’era...

Tommaso Ariemma. Il mondo dopo la fine del mondo

La fine del mondo è giunta. Questa affermazione, solo apparentemente paradossale o provocatoria, ha condensato e fatto gravitare attorno a sé le fondamentali riflessioni di sempre più numerosi pensatori, soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Le questioni spalancate dalla presa in carico di un simile assunto sono a tal punto radicate che sarebbe probabilmente più chiaro e prezioso formularlo altrimenti: la fine del mondo era giunta. Dal preciso istante in cui si assume il mondo come finito, emerge prepotente l’interrogativo su cosa resti, su cosa sia del mondo dopo la fine, oltre la fine.   Da questo affaccio iniziale si profila il panorama tratteggiato da Tommaso Ariemma, un orizzonte che fa il suo esordio con la realizzazione che affermare la fine del mondo non significa e non può significare che esso sia cessato: cosa sia diventato Il mondo dopo la fine del mondo (Et al. edizioni, 2012, pp. 116, € 11,00), cioè dopo il “momento in cui si è raggiunta un’equivalenza tra mondo e informazioni sul mondo”, è questione di cui Ariemma ricerca le tracce in questo...

Primavera messicana | La verità del cactus

La prima, più segreta, verità del cactus non è quella della sua resistenza all’aridità: è la sua fioritura, che a volte sarà splendida e smagliante, altre una corona regale al di sopra di affilate spine. Come la primavera, in Messico, questa non avrà mai sosta: attraverserà le stagioni e gli altipiani, si disferà al caldo tiepido invernale del Distrito Federal, scuoterà i propri colori nelle tormente estive in Chiapas, creperà la terra riarsa nel Nord della frontiera. E siamo proprio al Nord, nell’impressionante romanzo Porque parece mentira la verdad nunca se sabe di Daniel Sada. Dove due figli, Salomón e Papías, sputano in faccia al padre Trinidad, meschino commerciante di provincia, ribellandosi. L’oltraggio ha luogo nel paesino immaginario di Remadrin, nel quale, a seguito di una smascherata frode elettorale, cadono uno dopo l’altro cadaveri senza nome da un misterioso camion, in processione. Saranno i manifestanti uccisi in una rappresaglia governativa? E, tra quelli, ci saranno i figli di Trinidad? Quale sia la verità che sibila nei tourbillon di...

Bouvard e Pécuchet 2.0

Sono due clown beckettiani con calzoni troppo corti, visi troppo pallidi e occhiaie troppo pronunciate, grandi pance di chi sta sempre incollato a una sedia i Bouvard e Pécuchet di Mario Perrotta, premio speciale Ubu 2011 per la Trilogia dell’individuo sociale, chiusa da questo spettacolo ispirato dal romanzo incompiuto di Flaubert. Sono, quei due, la nostra umanità in un Atto finale senza fine, una ricerca di senso senza intelligenza, inchiodati a una tastiera per computer che pende dal petto, in dialogo con i loro doppi virtuali e altri fantasmi del mondo proiettati alle loro spalle su uno schermo, onnivori, bulimici di informazione, di domande che non riescono a avere risposta. Quelle loro pance, anzi, somigliano a quella del divoratore Ubu re, mangiatore di uomini, distruttore di se stesso.     Si sono ritirati dal mondo non per confezionare marmellate o per studiare sui libri geografia, astronomia, mitologia, storia antica, medievale, moderna o contemporanea, in un sapere che rimanda continuamente a altro sapere, spalancando l’abisso dell’ignoranza e dell’impotenza. Questa volta le loro domande inani sull’...

Come salvarsi dalla contemporaneità

Un uomo in un gigantesco hangar. Una volta ci mettevano gli aeroplani. Adesso è vuoto. L’uomo si volta verso di noi, sorride. Stanno arrivando i camion. Ecco il primo. Scendono due elefanti, un motociclista su una Guzzi. Tredici poliziotti inglesi e otto italiani. Degli operai sono già al lavoro. Entro un paio di giorni avranno ricostruito un colosseo in scala, che toccherà il soffitto dell’hangar. L’uomo dà indicazioni, si sbraccia, grida. “Il morto! Dov’è?” urla verso il secondo camion. Scende un ragazzo con la maglietta lacerata. Si salutano. Poi il ragazzo va a sistemarsi in un angolo, chiude gli occhi. È lui, il morto. Da un pullman lentamente fanno capolino uomini con maglie e pantaloni e scarpe da calciatori. Raggiungono la sezione di prato sintetico e restano così, immobili. Noi osserviamo in silenzio. L’uomo ci sorride ancora. Da una gru vengono calati otto gigantesche pale eoliche, anche se il vento non c’è. L’uomo finalmente si avvicina e ci consegna un foglio stampato. Lì, su quel foglio, è spiegato tutto. L’uomo si chiama Mark. Sta...

Informazione e libertà

È chiaro a tutti ormai che la difesa del diritto all’informazione è una delle battaglie fondamentali della nostra epoca. Informazione libera significa la possibilità per i cittadini di controllare gli atti dei loro governanti, di chiamarli a rendere conto delle loro decisioni, di ribaltare le verità prefabbricate della propaganda. Essere informati vuol dire insomma partecipare alle decisioni fondamentali che riguardano la vita individuale e la collettività e allo stesso tempo non subire i condizionamenti di chi detiene il potere – di qualsiasi tipo – e lo esercita nel proprio esclusivo interesse attraverso il controllo dell’opinione pubblica.   Ogni tentativo di condizionare l’accesso all’informazione, in tutte le sue forme, equivale dunque a limitare le libertà fondamentali che sono il fondamento di ogni democrazia. Da anni assistiamo nel nostro paese ai tentativi di colpire il diritto di cronaca in nome di una “difesa della privacy” che è solo l’inconsistente giustificazione escogitata per difendere i privatissimi interessi del presidente del consiglio Silvio...

Gente senza frizione

Prima della rete, prima che la tecnologia per agirla giungesse ai più, vivevamo in un sistema media-centrico, in cui la tv costruiva l’immaginario comune e chi lo controllava ne vendeva gli sfavillanti surrogati agli “utenti”. I due principali “prodotti mediatici”, “intrattenimento” e “informazione” si sono poi appiattiti sul primo andando ben oltre l’idea dell’ibridazione (“infotainment”).   Con la diffusione della banda larga e la rivoluzione dei costumi socioeconomici, la struttura gestore - medium - utente che fin lì aveva retto, con la TV a fare da fulcro, tenta una sovrapposizione se non proprio un assalto “normalizzatore” alla rete collezionando una serie di clamorose disfatte. La rete non è la tv! Non è colonizzabile, non è regolamentabile, né compatibile coi vecchi modelli economici.   Ciononostante approcciare il web come luogo di nascita di nuovi mercati e nuove opportunità commerciali è un’ottima idea per comprenderne a fondo le dinamiche sociali, vero motore del web. Gerd Leonhard, Guru USA dell...