Categorie

Elenco articoli con tag:

innovazione sociale

(14 risultati)

Sulle tracce dell'innovazione culturale in Italia

Da oltre un anno seguiamo l’evoluzione del fenomeno dell'innovazione sociale a base culturale nel Paese, partecipando a think tank e monitorando le azioni di diverse istituzioni attive nella promozione di bandi per il sostegno dell'imprenditoria culturale. Già con il numero di gennaio 2014 del Rapporto Annuale delle Fondazioni, ci eravamo soffermati sulla mappatura generale dei bandi emessi a sostegno del settore. A distanza di un anno che cosa è successo? Quali cambiamenti abbiamo verificato? Come evolve il fenomeno dell’ecosistema imprenditoriale? Milano. A fine novembre ASK Bocconi con il convegno Imprenditorialità culturale: le condizioni di sostenibilità ha restituito una prima fotografia del mondo dell’imprenditoria culturale emergente. Attraverso la lettura dei database dei principali bandi per il finanziamento di imprese culturali, in particolare quelli delle edizioni cheFare1 e cheFare2, Ars di Fondazione Accenture ed Edison Start, per un campione totale di oltre 2000 iniziative embrionali imprenditive, ha stilato lo studio “l'ecosistema dell'imprenditorialità culturale”.   I dati non...

Innovazione o rivoluzione culturale?

Un anno fa, collaborando a un'inchiesta sui Bandi per la Cultura, concludevo che l'innovazione sociale nella Cultura è una storia ancora da scrivere. Dopo qualche tempo mi trovo ancora a sostenere questa posizione. Sono almeno nove anni che sento dire che la Cultura è un driver economico e di innovazione. Nel 2005 mi sono iscritta a uno dei primi master di specializzazione che combinava due parole allora confliggenti: arte e management. Sono cresciuta fra altri spunti, con la letteratura di Richard Florida e l'ascesa della classe creativa, che aveva trasformato i connotati di città ex industriali americane per rivitalizzarle completamente. Già da allora si parlava di partner e non sponsor. Già allora professori e manager illuminati tuonavano che bisognava interrompere la logica del bancomat e del big-logo, per dare spazio all'integrazione e co-progettualità con gli sponsor. Nel tempo sono fioriti cataloghi didattici come funghi e programmi di master su tutto il territorio, con pacchetti di modelli manageriali e di marketing applicati al Patrimonio, ai beni intangibili. Ho visto così tanti power point con il...

Patrimonio, innovazione sociale e multiculturalismo.Siena

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Siena, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Pier Luigi Sacco, direttore candidatura, economista, Professore Ordinario di Economia della Cultura e coordinatore del corso di laurea magistrale in Arte, Patrimoni e Mercati presso l’Università IULM di Milano.     Di quale struttura organizzativa intende dotarsi Siena per la governance della candidatura e del proprio programma? Pensiamo ad un ideale consiglio di fondazione di 5 componenti, con al massimo un membro indicato dalle autorità politiche e amministrative (Comune e Regione), e due consiglieri stranieri con ampia esperienza delle capitali e delle loro problematiche. Vogliamo creare un modello di governance, che minimizzi le possibilità di condizionamento politico e garantisca la profonda connessione con gli obiettivi e le strategie di lungo termine della Commissione Europea. Pubblico e privato, locale e internazionale. Quale è la vostra strategia di sostenibilità per garantire al programma...

Mediterraneo come attitudine all’innovazione sociale

Il Mediterraneus, mare in mezzo alle terre che i romani chiamavano mare nostrum, è di colore bianco sulle labbra degli arabi: al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ, Mar Bianco di Mezzo. Mare di mezzo, Hayam Hatikhon per la parola ebraica, ilel Agrakal per i berberi. Mare in mezzo alle terre, Chichūkai  per i giapponesi e deti mesdhe per gli albanesi.     "Fatta" l'Europa, si è posto il problema di mettere in cornice questo specchio che rifrange popoli, idiomi, politiche. L'appartenenza comune alle sue acque, impone che le terre da esse lambite non siano escluse dallo sviluppo ivi possibile e al tempo stesso che si stabilisca un certo ordine.   L'importanza della cooperazione, che L'Unione Europea ha espresso nella programmazione 2000/2006 e rilanciato con strumenti finanziari successivi, è confermata dalle nuove forme giuridiche di governo tra territori internazionali, ma già nel 2010 Il filologo Mahmoud Salem Elsheikh, nel corso del convegno La tutela del patrimonio culturale nelle aree a rischio di conflitto. Il ruolo dei tecnici, presso l’Abbazia di Santa Maria di Canneto a...

Innovazione sociale e capitalismo relazionale

Torniamo indietro con le lancette del tempo. Cerchiamo l’innovazione sociale, quella vera realizzata sul campo. Come trovarla? Cercando testi e articoli che ne parlano chiaramente nel senso in cui la intendiamo noi oggi: “nuovi modi per rispondere a bisogni sociali emergenti o nuovi”. Anche fermandoci al 1800, scopriremo abbastanza velocemente che l’innovazione sociale si presenta come un fenomeno ciclico, come un susseguirsi di periodi ad elevata concentrazione (i picchi) e periodo in cui le innovazioni sociali sono più rare.   Il primo ciclo ha il suo culmine a metà dell’800 – prima rivoluzione industriale. Il secondo a inizio ’900 – seconda rivoluzione industriale. Il terzo tra il 1930 e il 1940 – capitalismo finanziario. Il quarto negli ultimi 10 anni del ’900 – capitalismo cognitivo. In quest’ottica l’innovazione sociale diviene un fenomeno mediante il quale gli individui reagiscono alle pressioni di un ambiente sociale in mutazione interagendo con esso e alimentando ulteriori cambiamenti. Se tanto mi da tanto, l’attuale ondata di innovazioni sociali ci segnalano una...

Giù la maschera cheFare!

Si sta concludendo la seconda edizione di cheFare e tra pochi giorni si saprà chi vincerà il premio. Non è quindi fuori luogo, dopo questa esperienza e quella dello scorso anno, fermarci a riflettere su quanto stiamo facendo, cercando di capire se sta producendo i risultati sperati e, più prosaicamente, chiederci che senso ha tutto questo. Perché montare una struttura per un bando rivolto a progetti culturali di innovazione sociale non è una scelta facile o scontata. Diciamolo chiaramente, non ce lo fa fare nessuno! Se non la voglia di buttarci nella mischia e dare un nostro contributo per uscire dalle secche in cui si trova la cultura in questo paese. Un desiderio che nasce dopo molti anni passati in prima linea nell'industria culturale, avendone saggiato, per così dire, vizi e virtù e volendo fare quanto possibile per cambiare, e possibilmente migliorare, la situazione in atto.   La prima cosa di cui ci siamo resi conto è stata che dovevamo mettere tra parentesi tutta una serie di istanze politiche e sociali che fanno parte dei nostri trascorsi personali se volevamo davvero creare qualcosa che potesse funzionare come una piattaforma di servizi aperta a tutti. Quindi ci...

Le fatiche della rigenerazione

“Assolutamente no”. Si è chiusa con questa risposta perentoria una case history sulla rigenerazione di spazi pubblici per scopi sociali che abbiamo realizzato di recente. E il no è riferito alla possibilità di replicare l’iniziativa in altri contesti. Meglio quindi indagare le ragioni di questo “gran rifiuto”, considerando che, soprattutto negli ultimi tempi, si arrichisce l’offerta di beni immobili di varia natura e in vario stato affinché vengano riattivati per ospitare iniziative in campo sociale, culturale, ambientale, in particolare da parte di organizzazioni nonprofit e d’impresa sociale. Una proposta sempre più ampia che però rischia di non intercettare una domanda in grado di gestire processi così complessi e di medio periodo.   Naturalmente l’episodio citato è solo la punta dell’iceberg di una casistica che andrebbe approfondita perché i duri bagni di realtà a cui si sono sottoposti coloro che hanno intrapreso in questo campo sono sempre più numerosi. Meglio quindi approfondire i nodi critici della rigenerazione degli asset comunitari...

Perché Open Innovation?

Dopo il primo, pubblichiamo un secondo estratto dal Libro bianco sull’innovazione sociale scritto da Robin Murray, Julie Caulier Grice e Geoff Mulgan. Geoff Mulgan sarà ospite di Meet the Media Guru il 4 Aprile a Milano. Dal dibattito intorno al percorso di cheFare era emersa la volontà di organizzare un incontro con una personalità di riferimento della pratica, della ricerca e della riflessione teorica sull’innovazione sociale.     Mulgan è perfetto in questo senso: Chief Executive di NESTA (National Endowment for Science, Technology and the Arts; la Dote Nazionale per la Scienza, la Tecnologia e le Arti), da molti anni facilita la nascita di forme d’nnovazione al crocevia tra economia, finanza, cultura e società. Il “Libro bianco” è stato tradotto interamente in italiano da Societing, a cura di Adam Arvidsson e Alex Giordano; se volete leggerlo (riportiamo solo le pagine 38-44) potete scaricarlo gratuitamente a questo link. La numerazione dei paragrafi riprende quella originaria degli esempi nel testo, da 1 a 400.     Open Innovation   L’open...

Dal Libro bianco sull’innovazione sociale

Questo testo è tratto dal Libro bianco sull’innovazione sociale, scritto da Robin Murray, Julie Caulier Grice e Geoff Mulgan. Geoff Mulgan sarà ospite di Meet the Media Guru il 4 Aprile a Milano. Dal dibattito intorno al percorso di cheFare era emersa la volontà di organizzare un incontro con una personalità di riferimento della pratica, della ricerca e della riflessione teorica sull’innovazione sociale. Mulgan è perfetto in questo senso: Chief Executive di NESTA (National Endowment for Science, Technology and the Arts; la Dote Nazionale per la Scienza, la Tecnologia e le Arti), da molti anni facilita la nascita di forme d’innovazione al crocevia tra economia, finanza, cultura e società. Il “Libro bianco” è stato tradotto interamente in italiano da Societing, a cura di Adam Arvidsson e Alex Giordano; se volete leggerlo (riportiamo solo le pagine 3-6) potete scaricarlo gratuitamente a questo link.     Perché l’innovazione sociale ha cambiato il proprio fulcro nell’ultimo decennio? La ragione principale di questo spostamento è da ricercarsi nel fatto che...

cheFare: 500 progetti per la cultura

Un anno fa a doppiozero (sito, rivista ed editore digitale, incubatore culturale) ci siamo chiesti: cosa possiamo fare di molto pratico per contrastare il senso d’immobilità che la crisi economica ha portato nel mondo della cultura in Italia? La risposta è stata cheFare: un premio di 100.000 euro assegnato a un progetto di innovazione culturale con un impatto sociale significativo.   Pensavamo di ricevere al massimo un centinaio di risposte, e di vagliare un numero anche minore di progetti. Ne sono arrivati oltre 500. L’idea da cui siamo partiti è che le risposte possibili al senso di smarrimento prodotto dai continui tagli ai finanziamenti per la cultura fossero già presenti nelle realtà che agiscono nell’ambito culturale: centri, fondazioni, università, privati, cooperative, realtà non-profit, associazioni. Il problema era piuttosto come far emergere queste realtà già attive sul territorio e dar loro una mano per elaborare un progetto concreto.   Abbiamo realizzato un network di partner all’altezza di questo scopo – Avanzi, Fondazione Ahref, Make a Cube, Tafter,...

Se la folla è intelligente

La folla è stata la maledizione del Novecento. Nella sua versione di “massa cieca e irrazionale” è al centro di molte riflessioni negative, tra cui quella celeberrima di Elias Canetti. Ma già alla fine del secolo precedente, nel 1895, in Psicologia delle folle (Tea), Gustave Le Bon si mostrava preoccupato per l’ascesa delle masse all’interno delle democrazie occidentali e mostrava un palese terrore per la gente comune diventata protagonista della vita politica.   La folla, sosteneva, è molto di più della somma delle singole parti, è un superorganismo indipendente che ha identità e volontà proprie, così chi si trova al suo interno – l’individuo – si comporta in un modo imprevedibile. La folla è stupida, irrequieta, manipolabile, impulsiva, distruttiva; la follia collettiva la abita inesorabilmente. Quello che è accaduto nel Novecento ha dato, purtroppo, ragione a Le Bon.   È stato così per almeno cinquant’anni, poi di colpo qualcosa è cambiato. Se ne era accorto all’inizio degli anni Cinquanta Marshall McLuhan....

Le idee non valgono niente

Le idee non valgono niente. Letteralmente. Eppure la retorica delle buone idee prolifera: avere idee sarebbe l’unica strada possibile verso l’innovazione, e quindi per l’uscita dalla crisi sociale ed economica che non sembra volersene andare più. Capita sempre più spesso di sentire frasi come: “Mi alleno ad avere almeno una buona idea a settimana”. Tutti vogliono essere speciali, tutti vogliono avere idee speciali ed una chance di essere un genio, anche solo per 15 minuti. Questo grande quadro naif della creatività ha come figure centrali i guru-imprenditori della tecnologia: è grazie alle idee che le nuove popstar Steve Jobs, Bill Gates e Mark Zuckerberg sarebbero diventate gli artefici del mondo in cui viviamo.   Quello che sembra sfuggire a molti è il fatto che le buone idee oggi si trovano dappertutto: strabordano dai gruppi di discussione su Facebook; vengono sparate al ritmo di 140 caratteri su Twitter; vengono prodotte e rilanciate dai blog di decine di migliaia di media guru, opinionisti ed esperti. Secondo Kevin Kelly, fondatore di Wired e tra gli osservatori più autorevoli dei mondi digitali...

Cosa hanno in comune l'innovazione sociale e la pirateria digitale?

Cosa hanno in comune l’innovazione sociale e la pirateria digitale? La domanda può apparire surreale, eppure negli ultimi anni stanno prendendo sempre più piede pratiche e teorie che si ispirano alle reti peer-to-peer (P2P), utilizzate da “gruppi di pari” per scambiare musica, film, software e libri in modo prevalentemente illegale. Con il termine peer-to-peer si indicano ormai anche sistemi cooperativi che mettono in relazione singoli, gruppi, organismi pubblici, del mercato e del terzo settore. Un esempio su tutti? Wikipedia, il più grande esperimento culturale collaborativo di tutti i tempi. Per cheFare, abbiamo chiesto un parere sugli sviluppi del peer-to-peer e dell’innovazione sociale a due osservatori d’eccezione. Bruce Sterling è uno dei massimi scrittori di fantascienza viventi, oltre che uno dei principali analisti di quello che avviene all’intersezione tra tecnologia, cultura e società. Michel Bauwens è il fondatore della Foundation for P2P Alternatives, la Fondazione per le alternative Peer-to-peer.   Michel Bauwens   Con l’indebolimento della sfera...

Che fare con l’innovazione sociale

Il Novecento è stato interamente fondato su grandi processi di standardizzazione. Non solo uniformità dei processi di produzione industriale, come nelle catene di montaggio della Ford, ma anche uniformità nell’accesso al welfare e all’istruzione, nella burocrazia statale, nei mezzi di comunicazione e nei modelli di consumo. Quando Castells ha scritto La nascita della società in rete molti lettori hanno preferito soffermarsi su una lettura prevalentemente tecnica della questione, secondo la quale il grande cambiamento paradigmatico, sopraggiunto con la fine del secolo passato, è stato soprattutto un problema infrastrutturale. Ma la trasformazione reticolare della società ha degli sviluppi che vanno ben oltre Internet: si tratta, infatti, di un fenomeno di vastissima portata che, proprio grazie alle possibilità di reperimento, organizzazione e ri-aggregazione delle informazioni, sta trasformando il mondo in cui viviamo in un’ecologia nella quale si affolla un numero di attori sempre più eterogenei.   È allora questo il momento per iniziare a ripensare il mondo attorno a noi come uno spazio...