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Quel che resta di un estate italiana / Red carpet. A un anno dal terremoto

È passato un anno da quando nella notte tra il 23 e il 24 agosto 2016 le montagne dell'Appennino centrale tremarono violentemente; epicentro il territorio di Accumuli, nel Reatino. Quasi 300 vittime, la distruzione di interi paesi, lo sconvolgimento dell'economia e delle esistenze delle persone furono gli effetti più immediati di un terremoto infinito che avrebbe coinvolto quattro regioni e che in uno sciame sismico intermittente si sarebbe concluso solo nel gennaio del 2017 e con la tragedia di Rigopiano.   Vicino al più prossimo degli anniversari con i quali prendiamo le misure agli insegnamenti del tempo, è forse necessario chiedersi cosa resta di quel terremoto e più in generale di un evento naturale che come nessun altro è in grado di stravolgere un territorio e la vita delle persone.   È sempre stato così per il terremoto: evento ineluttabile, imprevedibile, implacabile negli effetti, nel breve come nel lungo termine, almeno nel corso della lunga stagione preindustriale. La Calabria dopo il terribile terremoto del 1783 porterà ferite insanabili ancora a distanza di duecento anni. Sì, perché le rovine materiali portano sempre uno strascico di rovine economiche,...

Subhankar Banerjee verso Nord / Il Complesso Artico

Il futuro del Nord   Fine aprile 2017, sala Roosevelt della White House. Trump firma un provvedimento legislativo che, in rottura con la precedente amministrazione, riapre di fatto la possibilità di compiere trivellazioni petrolifere nelle acque dell’Artico e dell’Atlantico. È un regalo all’industria delle energie fossili e alle compagnie petrolifere come Conoco e Shell, i cui interessi sono ben rappresentati nell’attuale governo. Un gesto retorico per produrre “energia americana”. Per l’occasione Lisa Murkowski, senatrice repubblicana dell’Alaska e presidente del comitato del Senato per l’energia e le risorse naturali, esorta Trump a condividere il motto del suo stato: “North to the future”. Che il mito dell’Alaska come ultima frontiera americana o, meglio, come “ultima roccaforte terrestre della grande fauna nordamericana del Pleistocene” (Paul Matthiessen) sia ormai infranto?   L’Alaska è una risorsa naturale: lo è nel senso della sua biodiversità ecologica ma anche nel senso della più grande riserva di petrolio del mondo che resta da sfruttare. A causa di questi interessi economici, l’Artico è già segnato dalla concentrazione di diossido di carbonio nell’atmosfera,...