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internet

(66 risultati)

Vanni Codeluppi e la vetrinizzazione sociale / Il divismo: mettersi in mostra

Lo scorso 5 Ottobre, il New York Times ha messo nero su bianco quello che tutti sapevano, dando la stura a uno scandalo di dimensioni globali, destinato – speriamo – a non esaurirsi troppo presto: Harvey Weinstein, famoso produttore e degno rappresentante nell'empireo hollywoodiano di tanti potenti in giro per il mondo, ha per anni abusato del suo ruolo per molestare sessualmente attrici e collaboratrici. C'è, in un'altra galassia, Favij. Il suo canale Youtube conta più di quattro milioni di follower e si offre come orizzonte ambito da ogni ragazzino. All'apertura delle scuole, non sono stati pochi gli studenti che hanno preferito lo zainetto personalizzato con il suo nome a quello dei soliti cartoni animati giapponesi. Quest'anno, così è andata: meno tartarughe ninja e più Youtubers.    È l'incrociarsi casuale di queste due evenienze nella mia agenda di ordinario lettore dei fatti di cronaca e di papà interessato a risparmiare il più possibile sul costoso apparato di ammennicoli a corredo della frequentazione scolastica dei propri piccoli, a mettermi voglia di prendere in mano il nuovo lavoro di Vanni Codeluppi dedicato al divismo (Il divismo, Carocci, 2017), alla...

Critica

La tradizione di pensiero della modernità ha attribuito un ruolo importante alla capacità dell’essere umano di esercitare un ruolo critico verso la cultura della società in cui vive. Ciò è risultato evidente soprattutto nelle riflessioni che sono state sviluppate nei confronti della cultura generata dai media. Roland Barthes, ad esempio, ha fatto vedere già negli anni Cinquanta, nel celebre testo Miti d’oggi, come sia possibile criticare i miti della cultura di massa. Ha mostrato cioè che si può tentare di «demistificare» i messaggi dei media e dell’industria culturale. A dire il vero, prima ancora di Barthes, era stato Marshall McLuhan a indicare già nel 1951, con il volume La sposa meccanica, che i messaggi della cultura di massa potevano essere trattati esattamente allo stesso modo dei testi letterari e dunque sottoposti a una rigorosa analisi critica. E dopo McLuhan e Barthes, com’è noto, anche Umberto Eco e altri intellettuali hanno fatto vedere la possibilità di un’analisi critica dei messaggi della cultura di massa. L’approccio sviluppato da Barthes ha influenzato anche l’attività di ricerca esercitata dalla cosiddetta “Scuola di Birmingham”. Scuola dalla quale è derivato...

Dioniso e la nuvola / Il discorso critico 2.0

C’è ancora spazio per la mediazione culturale?   La critica deve oggi svolgere la sua mediazione in un panorama che vede agire vecchi e nuovi media, in un regime a volte di concorrenza, a volte di collaborazione. Il meccanismo di cui siamo protagonisti e insieme vittime tende ad abbattere mediazioni e gerarchie. Rende difficile la sostenibilità economica di imprese giornalistiche e culturali indipendenti, sia le tradizionali testate con una vita ormai centenaria, che rischiano di essere spazzate via, sia i blog e le start up, che solo in rari casi sono riusciti a garantirsi la redditività sufficiente alla sopravvivenza.   Sono cambiati anche i destinatari: soggetti “liquidi”, che costruiscono la propria identità anche sulla base dei consumi culturali, in uno scenario caratterizzato da un’offerta sempre più massiccia e variegata sia di prodotti sia di informazioni. Lo sviluppo tecnologico, la competizione globale, il mercato del lavoro rendono necessaria una formazione permanente.   Non è solo un problema di selezione critica. I prodotti culturali rappresentano un’eccezione, come già aveva notato l’economista Alfred Marshall (1842-1924) alla fine dell’Ottocento: “...

Un libro, due voci / Il futuro del sesso?

Due voci contrastanti su uno stesso libro.   Anita Romanello:   Quando ho letto il saggio di Emily Witt mi sono sentita tirata in causa. Non perché io concordi con tutto ciò che l’autrice sostiene (ammesso che sostenga davvero qualcosa), ma perché in Future sex si parla davvero della mia generazione. Lo stile è limpido e brillante, ironico senza eccedere, mai banale. Pensare che Future sex sia un saggio sulla sessualità è limitante. È la nostra società l'indiscussa protagonista di queste pagine. Il sesso è solo un filtro attraverso cui guardarla, un filtro che offre molti spunti.    Da bambini obbedienti degli anni Ottanta e Novanta eravamo consapevoli dei fallimenti della controcultura, era una lezione implicita tramandata dai nostri genitori, e così eravamo rimasti in ostaggio di medie scolastiche, leggi antidroga, assicurazioni sanitarie, debiti contratti per studiare, ammissioni al college, lauree, tirocini, preservativi, creme protettive per la pelle, antidepressivi, aree fumatori separate, espressioni politicamente corrette, chiusure antibambino, abbonamenti in palestra, piani telefonici, caschi per andare in bici, esami preventivi contro il cancro, rate...

La mutazione epocale della nostra soggettività / La persona è online

Ogni volta mi chiedo: ma cosa fanno? Stanno rispondendo a un messaggio, a una richiesta di incontro, stanno controllando l’email, le previsioni del tempo, prenotano il cinema, guardano foto, caricano un video, stanno dando la caccia a un Pokemon, stanno lavorando… Lo schermo è sempre tra noi, perfetti sconosciuti che comunicano con i loro dispositivi, a loro affidano gusti e interessi, vizi e virtù. Abituati a essere sempre connessi alla rete delle reti, sviluppiamo e troviamo nuove forme di adattamento, modalità originali di muoverci nel mondo reale e in quello virtuale. Mentre la cronaca propone ogni giorno episodi che interrogano, chiedono di riformulare, anche giuridicamente, il confine tra pubblico e privato, pongono quesiti etici legati alle potenzialità esponenziali del mezzo.    Quali sono gli effetti sul comportamento umano di questa nuova galassia? La nuova edizione italiana (a cura di Paolo Ferri e Stefano Moriggi) di La psicologia di Internet (Raffaello Cortina Editore, 2017) cerca di fare il punto sulla mutazione epocale della nostra soggettività. L’autrice, Patricia Wallace, che si occupa di psicologia delle relazioni e dell’apprendimento e ha insegnato...

Post-verità / Bufale, complotti, imbecillità e fatti

Mentre sui giornali online tranquillamente campeggiavano le solite notizie sul referendum o sulla fitta corrispondenza fra UE e governo italiano, alle sette e quaranta di mattina, il mio stream di Facebook si riempie di proclami atterriti – «scossa fortissima», «tremava tutto», «stavolta è stata forte» e via postando. Alcuni, ricercando un effetto di maggiore immediatezza e verità, non si facevano scrupoli a postare foto del loro lampadario, con un duplice obiettivo, di comprovare ciò che affermavano coi fatti e, d’altra parte, di passare, seppur ridimensionato dall’incessante scorrere dello stream, il loro sgomento di protagonisti del memorabile evento ai loro lettori-amici.    Questo improvvisato allestimento stile Wair Blitch Project aveva l’effetto di dar forma ad almeno altri due significati, costituiva un modo di informare amici e parenti che il pericolo era scampato (sollievo) e, ancora, testimoniava l’imperituro orgoglio del postatore militante che, puntualmente e anche nella tragedia, si bea di essere – per quanto stavolta sul filo del rasoio – ancora una volta riuscito a battere sul tempo i media tradizionali. Ci vorrà poco perché questo giramento di lampadari...

Porno. La morte della sessualità

I due volti della vergogna   La vergogna ha due volti. Da un lato è sentimento interno, che si prova di fronte a un gesto del soggetto, il soggetto si divide in due: la parte che ha commesso quel gesto, prima, la parte che giudica il gesto commesso come disonorevole, dopo. Il contrasto tra queste due istanze produce vergogna, come se il soggetto si svegliasse da un sogno. Per esempio, il sogno di essere nudi di fronte a persone di rispetto. Sogno d’inibizione. Freud ci ha insegnato cha accade a tutti, dunque la vergogna diminuisce.  La vergogna ha un lato interno e uno esterno, posso provare vergogna di fronte a me stesso, senza che altri conoscano le vicende che me la procurano. Per alleviare le pene della vergogna posso confidare le vicende che mi hanno condotto a vergognarmi. Ne parlo a persone di cui mi fido, ma mi metto a rischio. La persona che riceve le mie confidenze può custodirle, dirmi una parola di conforto, che serva a rendere la vergogna più lieve, ma può condannarmi oppure approfittare della mia confidenza, per render note queste vicende agli altri. Così si rompono le amicizie, così si creano le ferite familiari. Ma c’è di più, può accadere che il gesto...

Filmmaker Fred Kuwornu on Blaxploitalian and representation in cinema.

Italian Version   Fred Kuwornu is an Italian-Ghanaian filmmaker and activist best known for his documentaries Inside Buffalo (2010), about the Black American soldiers who participated in the liberation of Italy during World War II, and 18 Ius Soli (2012), about the children of immigrants in Italy and their struggles for legal and social recognition. This summer, he has begun screening his latest film project, Blaxploitalian: One Hundred Years of Blackness in Italian Cinema (supported by a grant from the Lettera27 foundation). A sweeping documentary inspired by Leonardo De Franceschi’s seminal collection L’Africa in Italia as well as Fred’s own experiences in the Italian film industry, Blaxploitalian recounts the century-long yet underappreciated history of people of African descent in Italian cinema. Like Fred’s previous projects, this documentary has an explicit social mission. He is using Blaxploitalian to connect with an international network of activists who are building on the momentum of #OscarsSoWhite and similar conversations in England and France, with the ultimate goal of developing a platform to support advocacy for greater diversity in media.    I have...

Arcisociale: Cronache dal mio stream / L’Europa dei burocrati

Fra le opzioni che Facebook offre per definire una pagina pubblica, mai dicitura fu più azzeccata di quell’“organizzazione comunitaria” che campeggia solenne come sottotitolo della pagina degli Eurocrati. Stiamo, infatti, parlando dell’organizzazione comunitaria per eccellenza, l’Europa dei burocrati così siderale e lontana nella sua rappresentazione eppure così vicina e concretamente vincolante nella vita quotidiana di tutti noi.  Il modo in cui viene raccontata l’Unione Europea nei nostri media è, se vogliamo, renziano già da molto prima di Renzi. Un covo di azzeccagarbugli che ha perso il filo ideale con i grandi padri fondatori e si alimenta delle proprie forzate procedure: infrazioni, protocolli, parametri come strumenti di dominio, tanto irragionevoli quanto perentori, tanto anonimi e impersonali da presentarsi al popolo, più che come strumenti di governo di una comunità politica, come ineluttabile destino, desolata e perenne ordinaria amministrazione post-politica.    La pagina degli Eurocrati fa sicuramente ironia su tutto questo.  Ma il modo in cui la fa è davvero peculiare. Piuttosto che prestare il fianco a una certa retorica vittimistica, facendo...

Politica e propaganda / L’odio crea consenso

Che le discussioni politiche possano originare violenza verbale, e toni particolarmente accesi, non è certo una novità portata da Internet. In un mondo ormai connesso, però, un’analisi di toni, argomenti, azioni e attacchi online che ruotano attorno a temi politici, con l’avvicinarsi di tornate (e contese) elettorali, assume sfumature assai interessanti. L’odio online, in senso molto ampio, può essere visto come un tema cruciale per la politica in generale (con conseguenti ipotesi d’intervento legislativo per cercare di mitigarlo o soffocarlo), per il personaggio politico o istituzionale inteso come vittima (quale possibile bersaglio di messaggi d’odio) e per il personaggio politico quale, al contrario, autore e generatore di odio, o d’istigazione all’odio, in prima persona.    Al contempo, è sotto gli occhi di tutti la stretta correlazione esistente tra odio politico online e attualità (per cui si generano discussioni accese in corrispondenza, o come conseguenza, di un evento che abbia ampia risonanza nella cronaca) e tra odio politico e propaganda elettorale quale metodo subdolo, e apparentemente neutro, per fomentare odio nella società, per diffondere insicurezza...

Politica e propaganda / L’odio crea consenso

Che le discussioni politiche possano originare violenza verbale, e toni particolarmente accesi, non è certo una novità portata da Internet. In un mondo ormai connesso, però, un’analisi di toni, argomenti, azioni e attacchi online che ruotano attorno a temi politici, con l’avvicinarsi di tornate (e contese) elettorali, assume sfumature assai interessanti. L’odio online, in senso molto ampio, può essere visto come un tema cruciale per la politica in generale (con conseguenti ipotesi d’intervento legislativo per cercare di mitigarlo o soffocarlo), per il personaggio politico o istituzionale inteso come vittima (quale possibile bersaglio di messaggi d’odio) e per il personaggio politico quale, al contrario, autore e generatore di odio, o d’istigazione all’odio, in prima persona.    Al contempo, è sotto gli occhi di tutti la stretta correlazione esistente tra odio politico online e attualità (per cui si generano discussioni accese in corrispondenza, o come conseguenza, di un evento che abbia ampia risonanza nella cronaca) e tra odio politico e propaganda elettorale quale metodo subdolo, e apparentemente neutro, per fomentare odio nella società, per diffondere insicurezza...

La nuova iniziativa di doppiozero / Cos’è “powered by”?

Come dovrebbe essere la pubblicità su internet? Assente, risponderanno in molti. Non a caso. La pubblicità on line è, infatti, quasi sempre invasiva e molesta: i formati hanno i nomi più diversi, pre-roll, pop-up, ma spesso il risultato è una formidabile capacità di intromettersi tra il pubblico e ciò che realmente gli interessa.   Proprio per questo si è diffuso sempre di più il fenomeno adblock, del quale la maggioranza dei media si guarda bene dal parlare. Si tratta di semplici estensioni dei browser che consentono di escludere dalla propria navigazione proprio quella grande quantità d'inserzioni noiose, un po' come fuori da un condominio a volte leggiamo "Niente pubblicità per favore".   Il mondo dei marchi ha risposto con qualche balbettio, da un lato minacciando i navigatori di sottrargli i contenuti cui sono interessati, dall'altro aumentando la dose di programmatic, ossia di quelle inserzioni che, capitalizzando le nostre esperienze di navigazione, ci propongono i prodotti ai quali sembreremmo più interessati (il che secondo molti pone interrogativi sulla privacy a nostro parere legittimi).    Ci sarebbe in realtà una terza e poco praticata risposta:...

Cosa pensare della clinica via internet? / Internet e l'autismo, una provocazione

Intorno al mondo di internet si è sviluppato un dibattito interessante, spesso polemico, a tratti poco chiaro. Gli argomenti di due ipotetiche fazioni cliniche si esprimono a favore/contro l'opinione dell'uso di internet in clinica. Chi è contrario sostiene che internet può essere uno strumento utile per la divulgazione, la riflessione, la consulenza e la supervisione richiesta da un collega lontano, ma non per l'incontro clinico. Molti studiosi sostengono che ciò che oggi definiamo virtuale, non è più il campo del possibile, ma appartiene alla realtà. Passiamo gran parte della giornata “a” contatto con altri attraverso la “rete”. Come i pesci in certi tipi di attività ittica, siamo catturati nella rete. Che cosa manca, secondo questa posizione contraria alla clinica via internet? La materialità del corpo, la sua presenza concreta, tangibile. Mancano, agli interlocutori della clinica, le rispettive presenze fisiche. La terapia avverrebbe nel vuoto, in assenza del corpo. Questo, invero, per alcuni psicoanalisti, potrebbe essere un vantaggio, sopratutto per coloro che ripetono sempre l'idea paradossale che il corpo è un ostacolo al legame affettivo. Chi sostiene che internet...

I segreti del mondo globale / Lo spionaggio e la rete

A completamento di quanto illustrato da Joy Marino e Paolo Giaccaria circa l’impatto delle nuove tecnologie sulla nostra vita, in questo contributo ci occuperemo della rete, in particolare del suo lato occulto. La diffusione di Internet e la digitalizzazione di molte attività che regolano distribuzione e fornitura di informazioni, beni e servizi è una caratteristica peculiare delle società contemporanee (Kshetri 2010). La progressiva informatizzazione da un lato è uno strumento che agevola la nostra quotidianità, dall’altro comporta il problema della gestione delle reti e della custodia delle banche dati. Data la crescente rilevanza di queste tecnologie, la questione della sicurezza dell’intero complesso costituisce un problema specifico. Essa riguarda infatti una materia assai delicata come i dati personali, anche sensibili, della popolazione; c’è quindi il rischio che quei dati possano essere utilizzati in maniera impropria (Rodotà 2014). La tutela della sfera privata che noi oggi chiamiamo privacy era già ben chiara a Georg Simmel come problema legato alla modalità e alla qualità delle relazioni sociali di un soggetto. Nel suo saggio su Il Segreto e la società segreta,...

Visioni digitali

Visioni digitali di Simone Arcagni (Einaudi) inizia con un adescamento. Il lettore, come un Neo qualunque, viene messo di fronte a una specie di viaggio iniziatico, dal suo Morpheus puntualmente chiamato ad “addentrarsi in un territorio assai impervio”. Al contrario che su Matrix qui, però, nessuno stacca la spina del megasoftwerone generatore di realtà, con l’aria di chi vuole annunciare al mondo il prossimo deserto del reale. L’autore del libro si diverte, piuttosto, a condurre il suo lettore a spasso nella sua vita stessa quotidiana. Succede così, che, passeggiando, un dettaglio, una situazione, il contesto tanto familiare, possano perfino rivelare la loro relatività. La matrice delle visioni digitali, sebbene sotto forma di cantiere, per Arcagni è infatti già con noi. Il film che tutti abbiamo visto al cinema (Avatar), il più che familiare Youtube, perfino una partita di calcio goduta, una volta tanto, allo stadio con i propri figli, sono in nuce già il nuovo. E, allora, si capisce quanto il problema stia proprio nello sguardo, nell’inadeguatezza di chi continua a osservare (verbo che, in un libro che si chiama Visioni Digitali, non può che essere sinonimo di vivere) il mondo...

@ Ray Tomlinson

Per gli italiani è la chiocciolina, per i russi un cagnolino, i greci ci vedono un papero, i tedeschi una scimmia che afferra un ramo, i coreani un mollusco, i giapponesi un vortice, gli israeliani un dolce arrotolato. Si sta parlando di @. Il suo nome inglese è at ed è diventata famosissima grazie alla posta elettronica. È bastato il gesto di un ingegnere elettronico americano, Raymond Tomlinson, detto Ray, scomparso ieri a 74 anni, che la vide su una telescrivente. Era un semplice carattere sulla tastiera, poco utilizzato e collocato sopra la lettera P. Ray non sapeva che aveva una storia antica, semplicemente gli piacque e per giunta non la usava nessuno. La telescrivente era un modello della American Telephone and Telegraph (AT&T); ma @ era già in circolazione dal 1882. Lo tirò fuori dal mazzo dei segni, come scrive Massimo Arcangeli in un breve saggio, Biografia di una chiocciola. Storia confidenziale di @ (Castelvecchi), e lo espose sulla piazza virtuale nel mese di ottobre del 1971. Scrivere @ è come scrivere “presso”; in italiano: c/o. La sua funzione è di separare in un indirizzo di posta elettronica il nome di chi utilizza (user name) da quello del “contenitore...

Scrivere musica oggi

L'avvento di Internet ha cambiato completamente il modo di pensare la musica sia per chi ascolta che per chi scrive; si tratta probabilmente di un fenomeno unico in tutta la storia e non credo sia ancora possibile comprenderne la portata epocale per chi ha la fortuna (o la sfortuna, a seconda dei punti di vista) di viverlo nella propria contemporaneità. Le somme di questo nuovo approccio al pensiero musicale si tireranno forse tra un secolo, ma intanto non si può fare a meno di notare il divario abissale che esiste tra chi studia composizione oggi e chi ha cominciato anche solo trent'anni fa. Chi appartiene alla mia generazione (quella dei cinquantenni) ricorda bene le code in biblioteca al Conservatorio per poter dare un'occhiata alle partiture contemporanee presenti in archivio, oppure le attese di mesi per riuscire a ottenere una certa partitura in arrivo dall'estero oppure un Cd con qualche novità di musica contemporanea. Oggi la maggior parte degli studenti ha accesso istantaneo a tutto quello che viene prodotto, spesso trasmesso in diretta streaming. Migliaia di partiture sono disponibili gratuitamente online e collegandosi a YouTube o...

Il sito dei morti

I morti sono ormai su internet. Non si parla qui delle biografie di Wikipedia sui personaggi scomparsi, più o meno famosi, ma delle gente comune. In aggiunta alle lapidi di marmo dei cimiteri, c’è da qualche tempo in rete uno sviluppatissimo cimitero virtuale dove è possibile visionare sullo schermo del computer la pagina del defunto. L’idea primigenia è stata della società americana Lindmark International, che a giudicare dalle presenze dei cari estinti è un’azienda in grande espansione. Forse perché ha preso alla lettera una vecchia frase dello scrittore rumeno  Emile Cioran che diceva: “Davanti a quest’ammassarsi di tombe, si direbbe che la gente non abbia altra occupazione che quella di morire”. In effetti, questo è un commercio che non conosce crisi. Il sito web inmiamemoria.com è un’attività commerciale dove si può rintracciare la localizzazione di tombe di amici, conoscenti, parenti su una mappa on-line. A loro si possono lasciare anche omaggi floreali in cui i fiori sono virtuali, ma i soldi sono concreti: un mazzo di crisantemi finti per 90 giorni...

I selfie non fanno male

Nonostante la pratica del selfie sia oggi ormai comune a tutte le classi sociali, in tutto il mondo – Google riporta che nel 2014 le persone hanno scattato circa 93 milioni di selfie al giorno soltanto su telefoni Android (Brandt, 2014) – in Italia continuano a uscire articoli denigratori di questa pratica, che inquadrano il fenomeno come frutto di un carattere narcisista o addirittura come una pratica che può sfociare nella patologia. Il selfie nella narrazione dei media è spesso denigrato e utilizzato come bersaglio (fare alcuni esempi di titoli..). Questa narrazione non è affatto nuova.   I media fanno male! Se passiamo in rassegna la storia dei media, in parallelo alla comparsa di un nuovo strumento di comunicazione è sempre emersa una retorica narrativa che tendeva a patologizzare o a mettere in allarme la popolazione sui rischi di un uso eccessivo di quel mezzo. Se fossimo nel 1890 e potessimo usare Facebook, le bacheche di molti maschi italiani sarebbero piene di articoli ironici sul carattere patologico delle donne delle famiglie borghesi che passano ore al telefono (il nuovo medium dell’epoca) a parlare con le amiche...

Eco e gli imbecilli

L’occasione era solenne: la quarantesima laurea honoris causa, giusto in Comunicazione e cultura dei media, parte della grande famiglia di Scienze della Comunicazione, il corso di studi che lui stesso, a suo tempo, aveva contribuito a istituire. Lo scenario, se si vuole, è ancora più emblematico: l’Università di Torino che, ben 61 anni orsono, lo aveva fatto dottore, segnando l’esordio della sua fortunata carriera. Mille volte, del resto, il nostro era intervenuto sull’argomento (si veda di recente questa recente intervista a cura di Daniela Panosetti, Apocalittico sarà lei) ora paragonando gli utenti di Internet all’antieroe borgesiano Funes el memorioso, ora facendosi alfiere dello studio a memoria contro l’eterno presente a cui Internet sembrerebbe condannare i suoi utenti a maggior ragione se giovani studenti nativi digitali.   «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l...

Prigionieri nella rete?

L'ampia letteratura sul tema del rapporto tra libertà e controllo in Rete si è recentemente arricchita di un nuovo interessante capitolo, mi riferisco al saggio che Giovanni Ziccardi ha pubblicato per Raffaello Cortina. Va subito detto che non siamo di fronte ad alcuna novità sostanziale, nulla dunque viene aggiunto alla narrazione dei fatti che hanno condotto all'affermarsi dell'attuale sistema onnipervasivo di controllo, così come non viene proposta alcuna nuova mappatura del potere e del contropotere in Rete. L'elemento che rende prezioso il saggio di Ziccardi va dunque cercato altrove; si tratta – a mio avviso – della capacità di inserire quei fatti e quelle mappe in un quadro di riferimento giuridico. Proprio l'attenzione alle categorie giuridiche rende l'opera dello studioso italiano un utile approfondimento di altre letture come, ad esempio, del bestseller internazionale nel quale Glenn Greenwald racconta le vicende che hanno trasformato l'informatico statunitense Edward Snowden nel più famoso whistleblower al mondo. Ne rappresenta un completamento ideale, riesce infatti a sistematizzare in...

Porno nel virtuale

Come ha fatto notare Peter Johnson in un saggio del 1996 dall'emblematico titolo Pornography Drives Technology: Why Not to Censor the Internet, la pornografia è uno dei primi e tra i più creativi contenuti a cui si rivolgono i media emergenti. Alla luce delle forti restrizioni disposte dal Communications Decency Act (1996), Johnson spiega quanto possa essere improduttivo per la società censurare contenuti softcore e hardcore, e compie un excursus tra le forme e i linguaggi mediali del passato, illustrando le intriganti ricadute culturali della diffusione di contenuti pornografici. Dalla diffusione delle forme dialettali alla stampa, dal dagherrotipo alle VHS sino a Internet, la pornografia ha mostrato alle nuove tecnologie le strade da intraprendere.   Così, accanto al linguaggio colto, la lingua vernacolare usata da Boccaccio per i contenuti scatologici del suo Decameron (1351) diede una notevole spinta alla canonizzazione della lingua italiana; e, oltre alla Bibbia, la stampa a caratteri mobili permise a Gargantua e Pantagruel (1532) di Rabelais di raggiungere, nonostante la censura, una vastissima diffusione e di vedere stampate in soli...

Matematica mon amour

Soffriamo ancora dell’antico male di una marginalità delle scienze nel panorama complessivo della nostra cultura; eredità, certo, del classicismo umanistico su cui si sono innestati prima il neoidealismo, liberale e fascista, poi lo storicismo, ma vi sono anche responsabilità degli scienziati, spesso gelosi custodi dei propri saperi, protetti nella clausura sacerdotale di linguaggi specialistici. Uno dei primi meriti degli scritti che Claudio Bartocci ha raccolto in Dimostrare l’impossibile (Cortina 2014) è il richiamo al dovere etico di rendersi comprensibili a tutti: condizione per lo sviluppo del sapere (e della civiltà) è “fare uso pubblico della propria ragione” (Kant), senza soggiacere a coercizioni esterne. Del resto, proprio le innovazioni delle tecnologie informatiche affidano il futuro dei saperi alla condivisione. Il matematico inglese Tim Gowers decise nel 2009 di proporre in rete un difficile problema di combinatoria e furono le risposte dei lettori a condurre alla soluzione; esperimento di intelligenza collettiva, rilevante soprattutto nella prospettiva dell’etica della ricerca scientifica. La...

Orrore

Il primo è stato il fotoreporter americano James Foley. Poi nell’arco di un mese sono stati decapitati il reporter statunitense, Steven Sotoff, e il cooperante scozzese David Haines. Il rito pressoché identico prevede che il condannato sia vestito di un camicione arancione, mentre il boia è in nero, con il capo e il viso occultati. Tiene in mano un coltello esibito come strumento di morte. La decapitazione ha generato un immediato senso di orrore lasciando attonita e stupefatta l’intera platea televisiva occidentale e il popolo del web. Le immagini della decollazione sono state viste da milioni di persone e commentate da giornali, televisioni, siti internet. Un commando di Talebani entra in una scuola in Pakistan, a Peshwar e uccide a freddo 132 bambini e i loro insegnanti, come a Beslan, per poi essere ucciso a sua volta dalle forze di sicurezza. Non è finita lì. Da vari mesi è un susseguirsi di sgozzamenti, decapitazioni, eccidi. Altri bambini la cui colpa era di aver assistito a una partita di calcio. L’ISIS, lo stato islamico, o Califfato, come si è autoproclamato, continua imperterrito la strage. Fino al...