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Palazzo Reale, Milano / James Nachtwey. Memoria

“Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto”, scriveva J.L. Borges. Cosa si delinea sul volto del fotografo James Nachtwey? Una mappa fatta di dolore, un viaggio senza ritorno nei posti peggiori della Terra. È questa la sua memoria, una linea del tempo infinita su cui si collocano conflitti, guerre e morte: una strada di Kabul invasa dalle macerie, il fantasma di una donna avvolta da un burka, i frantumi dell’11 settembre, il cecchino appostato nella stanza di una casa. E molto altro. C’è qualcosa di crudele nella memoria di Nachtwey. Non vi è traccia di riscatto religioso, politico o storico. Solo disincanto. Essa delinea un percorso dove la storia dell’uomo va disgregandosi anziché costruirsi nel suo cammino. La morte, la violenza e la miseria non smettono di esistere. La storia si fa ancora con le mine antiuomo e i machete. Il fotografo può solo attraversare il mondo facendo esperienza della sua precarietà e di quella della condizione umana: chi muore e chi guarda la morte.   James Nachtwey, La torre sud del World Trade Center collassa in seguito allo schianto...

Da Thomas Pynchon a Roberto Bolaño / Il romanzo massimalista

«Il sistema letterario contemporaneo è troppo frammentato perché si possa parlare di un centro, configurandosi piuttosto come uno spazio policentrico e fluttuante, all'interno del quale la tensione massimalista risulta particolarmente marcata». Non è tuttavia inutile, proprio a partire da questa tensione, cercare di circoscrivere uno spazio che potrebbe caratterizzare al meglio la magmatica landa del postmoderno letterario, priva di riferimenti stabili e di testi sacri, una brulicante distesa di voci che si sovrappongono e si contendono primati impossibili, e rintracciare, se possibile, qualche trattogenerale che permetta di orientarsi al suo interno e magari definire un genere che più di ogni altro lo contraddistinguerebbe. Secondo Stefano Ercolino questo nuovo genere, che si configura come «il frutto più maturo e controverso del sistema letterario postmoderno» è Il romanzo massimalista, che è anche il titolo del suo studio pubblicato in traduzione inglese per Bloomsbury (The Maximalist Novel: From Thomas Pynchon's "Gravity's Rainbow" to Roberto Bolaño's "2666", 2014) e uscito nella versione originale italiana un anno dopo nella collana Agone di Bompiani. Nella nebulosa...

Alberto Castoldi: l’incubo e la mappa

I libri di Alberto Castoldi sono ossessioni che si trasformano in parola e così diventano passioni o meglio, come direbbe Roland Barthes, “plaisir du texte”. Sin dagli esordi l’autore accompagna il lettore in un mondo buio, nascosto, gli mostra un insieme di liasons dangereuses, in cui sono coinvolti testi e immagini apparentemente distanti, che egli riesce ad annodare grazie a uno sguardo obliquo, insolito, spiazzante. Si potrebbe dire perturbante. Ma è nei suoi due ultimi saggi che questo insieme di ossessioni trova un’altra strada da percorrere e un approdo dagli esiti doppi: l’incubo e la mappa, l’informe e la sua razionalizzazione.   In Ritratto dell’artista “en cauchemar” (Sestante Edizioni, 2011) la riflessione di Castoldi ruota intorno al dipinto L’incubo di Johann Heinrich Füssli. Dall’analisi delle sue componenti – il sonno, la camera, il letto, il mostro, la connotazione sessuale dell’episodio – l’autore traccia i confini di un immaginario iconografico e semantico dell’incubo, che dal modello archetipico di Füssli migra nelle opere di...

Lisbona, l’inesistenza e le Lonely Planet

Da qualche parte, sulle cartine turistiche di Lisbona, e anche sulle mappe più precise, più agguerrite, c’è un punto, o più punti, in cui il povero estensore si è perso. È evidente che da qualche parte del suo apparato genealogico deve aver perso il tocco magico dei suoi antenati esploratori: quelli, per intenderci, che incombono sul Tejo sotto forma di minacciosi omoni di pietra pronti a solcare il mare: gente che ha doppiato il Capo di Buona Speranza, non noiosi pantofolai.   In qualche punto della sua storia familiare l’estensore di mappe deve aver perso la spinta a gettarsi nell’oceano, oltre che l’ardire da padrone del mondo. Succede, come mi fa notare la mia compagna di viaggio: “Dici che succederà lo stesso anche agli americani?”. Succede, è già successo, il museo d’arte antica di Lisbona ne fornisce forse una delle immagini più precise, sotto forma dei meravigliosi pannelli giapponesi che rappresentano l’arrivo dei portoghesi in Giappone. La storia registra come data dello storico sbarco il 1543. Sui pannelli appaiono giapponesi ritrosi che...

Navigare fuori rotta

Il Gps, questo sconosciuto. Nessuno ne parla, ma a ben pensarci un simile aggeggio tecnologico sta a poco a poco modificando la nostra vita quotidiana quasi quanto il più acclamato telefonino. Grazie al navigatore satellitare, non abbiamo più bisogno di orientarci: abbandoniamo mappe e carte geografiche, dimentichiamo i mille segni del territorio che ci permettevano di attraversarlo, perdiamo il senso dei luoghi. Tutto diviene uguale a tutto: paesi, città, periferie, svincoli autostradali, ponti, viali, piazze, cul de sac. Al punto che – fateci caso – stanno sparendo dalle strade anche i cartelli con le indicazioni, le insegne, gli stessi segnali stradali. Cosa fare per arginare quest’occulto potere d’una macchinetta a prima vista innocua? Come diceva il grande Goffman, per comprendere le regole sociali bisogna mettersi dal punto di vista del ladro, cioè di uno che sa come aggirarle. Allo stesso modo, possiamo capire i punti deboli del navigatore satellitare osservando i tempi e i modi in cui ci risulta molesto.   È quel che è accaduto alcune settimane fa, quando, in giro per le Langhe, con alcuni...

Atlante storico dell'Italia

Ha scritto Luigi Ghirri che l’Atlante è il libro in cui compaiono tutti i segni della Terra, sia quelli naturali sia quelli culturali: monti, laghi, piramidi, oceani, villaggi, stelle, isole. C’è l’atlante fisico, con l’orografia dei territori, e anche quello politico, dove sono invece indicati i confini tra stati, nazioni, regioni, provincie, comuni, città. Sull’Atlante si viaggia con la fantasia: il viaggio è dentro l’immagine, dentro il libro, scriveva Ghirri. Ma se l’Atlante che si ha in mano è un atlante storico, cosa succede? Gli atlanti storici ripercorrono le vicende geografiche dei Paesi che vi sono rappresentati. Nel caso della nostra Italia si capisce com’eravamo divisi territorialmente, cioè politicamente, com’erano “governate” le varie parti della penisola nel corso dei secoli. Dalla dominazione romana ai giorni nostri. L’Italia è la stessa, ma non è la stessa. Il medesimo territorio è rappresentato in un modo nel 1540, e in un altro nel 1792, e ancora differentemente nel 1922. Si tratta delle stesse terre, ma la loro denominazione...