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Milano

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Conversazione con Roberto Latini / Un “Teatro comico” jazzistico

Nel Teatro comico di Carlo Goldoni (1750) realizzato al Piccolo Teatro di Milano con la regia di Roberto Latini si incontrano due fra i più importanti spettacoli che il secondo Novecento abbia dedicato all'enigma della Commedia dell'Arte e alla sua inesauribile capacità di dialogare con gli attori, che ne rigenerano le tecniche, e con gli spettatori, che ne riconoscono all'impronta convenzioni e allusioni contraddicendo le storiche soluzioni di continuità delle sue pratiche. Mi riferisco al leggendario Arlecchino servitore di due padroni diretto da Giorgio Strehler al Piccolo (la prima versione è del 1947) e al Ritorno di Scaramouche (1995) di Leo de Berardins. Il ricordo degli attraversamenti goldoniani di Strehler è reso qui palpabile da immagini e citazioni, mentre la lezione attoriale di Leo de Berardinis vive nelle persone degli attori. Elena Bucci, Marco Manchisi e Marco Sgrosso (tutti presenti nel Teatro comico) hanno infatti indossato per la prima volta la maschera durante le prove del Ritorno di Scaramouche, e lo stesso Latini si è formato assimilando il magistero di Leo alla scuola romana di Perla Peragallo.    Questo intreccio fra espressioni d'arte e percorsi...

Due testi atto / Van Gogh: il mio Giappone

Van Gogh: passeggiate giapponesi Mariella Guzzoni   “Sono in Giappone qui” Vincent, lettera alla sorella Willemien, Arles, 14 settembre 1888   Ogni mostra o catalogo sui maestri giapponesi del Mondo Fluttuante accenna a Vincent van Gogh come a uno degli artisti che, più di altri, ha subito il fascino delle prime immagini ukiyo-e giunte nelle mani del mercato dell’arte parigino nella seconda metà dell’Ottocento. Come Van Gogh guardò al ‘suo’ Giappone? Dalle prime famose tele riprese da Hiroshige, da Père Tanguy alle Scarpe, dagli autoritratti parigini all’autoritratto da giapponese di Arles, le opere che parlano di Giappone sono molte. Una passeggiata dietro alle quinte di questi quadri ci porta nella mostra Van Gogh: il mio Giappone, aperta alla Biblioteca Sormani di Milano (fino al 25 novembre) a scoprire alcune sorprese: le ispirazioni letterarie, il contesto editoriale, le illustrazioni, le copertine magnetiche di Le Japon Illustré, con le opere che Van Gogh appendeva nel suo studio del Sud. Tra le stampe dei maestri giapponesi dell’ukiyo-e amati da Vincent, spiccano i tre album di Hokusai delle Cento vedute del Fuji, con la versione nei toni di grigio della grande...

Milano, 16/19 ottobre 2017 / Doppiozero a Bookcity

  Ecco gli appuntamenti Doppiozero per questa nuova edizione di Bookcity 2017:   Sentimenti al negativo   18.30 venerdì 17 novembre Sala 3 del Teatro Franco Parenti Nicole Janigro​ INVIDIA   18.30 sabato 18 novembre Sala 3 del Teatro Franco Parenti Pietro Barbetta ODIO   18.30 domenica 19 novembre Sala 3 del Teatro Franco Parenti Anna Stefi GELOSIA     Doppiozero per Riga   18.o0 venerdì 17 novembre Scuola Civica Traduttori Altiero Spinelli ​Rocco Ronchi e Giuseppe Zuccarino, Elio Grazioli MAURICE BLANCHOT Letteratura e filosofia per il XXI secolo   15.30 sabato 18 novembre Fondazione Corriere della Sera. Sala Buzzati. Mario Barenghi, Marco Belpoliti, Robert Gordon, Mario Porro PRIMO LEVI Enciclopedia, antropologia, etologia

Longanesi editore a sessant’anni dalla morte / Libri giallo paglierino con la carta di Vittorini

«Purtroppo arriva in ritardo per piazzale Loreto». Devono essere state queste le parole che Leo Longanesi rimestava fra le sue labbra guardando dal finestrino del treno il lento avvicinarsi della stazione centrale di Milano. In quella giornata di fine 1945, sulle banchine si assiepavano frotte di profughi che finalmente potevano tornare alle loro case e partigiani col fucile in spalla. «Purtroppo arriva in ritardo per piazzale Loreto»: la frase si riferiva a lui, ed era comparsa quella mattina stessa su “L’Italia Libera” in un articolo che annunciava il suo arrivo. Tra la folla riconobbe l’amico e allievo Indro Montanelli, che era andato a prenderlo, e prima ancora di scendere dal treno stimò prudente affacciarsi al finestrino e chiedergli, indicando un gruppetto di uomini col fazzoletto rosso al collo: «Aspettano me?».   Longanesi con Italo Balbo e Paolo Balbo. Longanesi era stato infatti un fascista della prima ora, sebbene riconoscesse come tra le camicie nere si raccogliessero «gli iscritti senza troppi preconcetti: ecco i facinorosi, i violenti, gli spossati, gli ammazzasette, ecco quei vaghi fanatici che s’agitano senza sapere il perché, più per un naturale bisogno...

Trenitalia: l’esclusività e gli esclusi

Come abbonato Trenitalia di categoria standard sulla tratta Bologna Milano pago 417 euro mensili, quindi parecchi soldi, per viaggiare sui treni Frecciarossa ad Alta Velocità. Grazie a questa spesa ottengo ogni mese 613 punti sulla mia Cartafreccia, i quali oltre una certa soglia mi daranno il diritto a dei viaggi premio. Ma, state bene a sentire: non accumulo alcun punto qualificante per ottenere la Cartafreccia Oro! “E a me che m’importa?” dirà il lettore. “Dovrebbe importarti, caro lettore” rispondo io. “Ora provo a spiegare perché.”   La Cartafreccia Oro offre ai viaggiatori alcuni benefici. Li ho sperimentati personalmente, perché qualche anno fa anche agli abbonati standard come me erano concessi. I benefici che ho apprezzato di più erano l’accesso rapido alle informazioni sui ritardi e al servizio di cambio di prenotazione e l’ammissione al Freccia Club, una sala d’attesa evoluta, dove si possono trascorrere con qualche agio le lunghe attese alle quali a volte si è costretti. Trenitalia, sotto la direzione di Moretti, un bel giorno ha deciso che l’abbonato alla categoria di servizio standard (la seconda classe) deve essere escluso dal programma oro. A parità di spesa...

Fino all’11 settembre 2016 a Milano / William Klein: il mondo a modo suo

Cosa accade nelle fotografie di Willam Klein?  Accade tutto si potrebbe dire. Accade il tempo.  Quale ci si chiede? Che tempo è? Cosa percepisce lo sguardo dello spettatore di fronte a queste immagini? “Un attimo di tempo che si afferra e tutto vince”, come il poeta Posidippo vede la statua del dio Kairós : “un ragazzo nel fiore della giovinezza proteso come in uno slancio, pronto a balzare”?  È realmente quello che i greci definivano il tempo giusto, adatto, opportuno, conveniente, buono? L’opportunità. L’attimo che balena? “Qualcosa che si dà da vedere e che ci fa vedere”? Il Kairós? Non è nemmeno l’occasione, che il tempo e la fortuna concedono solo a chi sa coglierla.    C’è qualcosa che rimanda a un'epifania: il tempo nelle immagini di Klein è l’indice di un eccesso, ricorda un tempo biblico, l’istante evocato da  S. Paolo nella Lettera ai Galati (Lettera ai Galati 4, 4-5), quando l’apostolo annuncia la “pienezza del tempo”, il momento prima che Cristo venga mandato a riscattare il destino degli uomini, ovvero il tempo stabilito da Dio per portare l’umanità alla sua piena maturità. Un tempo quasi indescrivibile, che nelle immagini di Klein  ...

Il teatro di Spiro Scimone e Francesco Sframeli / Amore e altri epigrammi dell’inquietudine

Sembra sempre di essere di fronte allo stesso copione nel teatro di Spiro Scimone e Francesco Sframeli. Eppure ogni lavoro intona note singolari, indulge a colori particolarissimi, incrinati, infantili, comici, metafisici, straziati e strazianti. Hanno fatto bene perciò a Bologna l’Arena del Sole e il teatro del Dams, la Soffitta, a presentare quattro opere di questi attori-autori riunite in una mini-personale, le due creazioni del debutto, Nunzio (1994) e Bar (1997) in dialetto messinese, l’ultima, Amore (2015), la recente Pali (2009).    Amore, ph di Paolo Galletta.    Gli spettacoli di questo duo, scritti da Scimone e interpretati da entrambi, sono più facili da vedere all’estero che in Italia e sono stati ricreati in scena perfino, in traduzione, dalla Comédie Française. Mai più lunghi di un’ora, disegnano una galleria di epigrammi dell’inquietudine che passano negli anni dall’iperrealismo di facciata degli inizi a un apparente surrealismo. In realtà squarciano a fondo l’essere umano, le sue fragilità, le sue inconsistenti ineliminabili speranze, malinconie, immedicabili ferite. I discorsi quotidiani, banali, ripetitivi scavano crepacci interiori e sociali...

Visita guidata di un semiologo / Il Salone del Mobile il giorno dopo

Se uno va al Salone del mobile a Milano è per riflettere, per scoprire le ultime tendenze, per valutare le novità. Si può gioire, ma con compostezza, e solo quando un produttore abbraccia la causa ambientalista e ci mostra di aver ripopolato una foresta (non bisogna saltare su tutte le poltrone esposte, toccare ogni genere di superficie, esplorare a bocca aperta labirintici stand in colori fluo al cui cuore, anziché il Minotauro, si trova un minuscolo oggettino dalla dubbia funzione). Già, le tendenze. È a questo che servono i saloni no? A mostrare le ultime novità, a far vedere cosa si usa, che colore va. Quest’anno per esempio sembra che vada il color pastello, il legno, le forme morbide e arrotondate e un altro po’ di altre cose che informatissimi e attentissimi blogger hanno postato a più non posso insieme a imbarazzanti quantità di immagini. È come essere a una sfilata di moda in cui però le modelle sono cose e sei autorizzato a andargli vicino, toccarle, anche parlarci se vuoi, tanto chi se ne accorge? Ed ecco il punto sul quale, nel mio dopo-sbornia da mobili, vorrei riflettere: i contatti e la moda.   Quanto ai primi, la questione è diventata piuttosto imbarazzante:...

C’è qualcosa che le distingue, le facce come i programmi? / Facce da sindaco

Esco dalla linea lilla, la Metropolitana Cinque – la quattro non c’è ancora, la stanno scavando –, l’unica metropolitana che gli ultimi cinque sindaci di Milano sono riusciti a realizzare, e mi trovo davanti la faccia sorridente di Stefano Parisi. Si staglia su un enorme cartellone dal fondo giallino tendente all’arancione, il colore del sindaco Pisapia, il grande assente di questa competizione elettorale. Mi guarda felice da dietro le lenti e sembra che voglia parlare. Apre appena la bocca, in cui s’intravede un dentino che spunta tra le labbra. Meglio stare a bocca semiaperta, che a bocca chiusa.    I voti si conquistano non più con i programmi, bensì con le facce. La lezione di Berlusconi è stata appresa e registrata da aspiranti politici e pubblicitari. I manifesti elettorali non si usano quasi più, ma i grandi manifesti sì. Dopo il “Presidente operaio”, le campagne si fanno così. Indossa la giacca e sotto la classica camicia bianca, con la cravatta Regimental. Parisi ha la faccia da ragioniere, non si scappa. Come quella dell’inquilino del primo piano, quello che s’incontra sulle scale la mattina, mentre si va a lavorare, quello cui si dà da sistemare il 740, e che...