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Luigi De Magistris e il monumento corno / Iella e jettatura a Napoli

Il piano del sindaco Luigi de Magistris di elevare a Napoli un monumento di 60 metri che rappresenti il corno anti-iella ha innescato, come sempre accade quando si progetta un monumento, un vespaio di polemiche. Ora, non c’è bisogno di essere psicoanalisti per capire che il tipico amuleto contro la malasorte, e quindi la scultura che lo iperbolizza, è un oggetto fallico. In sostanza, de Magistris propone di elevare un monumento al Fallo.    In effetti, nel mondo antico la migliore protezione contro il malocchio era Priapo, la divinità in perpetua erezione nata da una sbandata di Afrodite per Dioniso. Già Plinio chiamava il fallo Medicus invidiae. Tertulliano in Ad nationes scrive che alla sua epoca i bambini pagani avevano una speciale protezione contro il malocchio: al loro collo veniva sospesa una custodia contenente fascinum e cyprea, il primo amuleto rappresentava il fallo, l’altro invece il sesso della donna. Per molti secoli il gesto più comune sia di scherno che di protezione dal malocchio era “fare le fiche”: ripiegare le dita della mano tranne il pollice, che veniva fatto spuntare dritto tra indice e medio – un’allusione all’erezione o al rapporto sessuale....

Un'epoca assillata dalla memoria traumatica / Le ferite dell’isola di Utøya

Ecosistema Il 22 luglio 2011 la Norvegia è stata teatro dell’attacco più violento subito in tempo di pace. Sull’isola di Utøya, nome che suona come utopia, Anders Behring Breivik spezzò i sogni e le esistenze di 69 adolescenti, senza contare il centinaio di feriti, che partecipavano al campo estivo organizzato dal partito laburista locale. Un’agora di discussioni politiche ma anche un momento di spensieratezza, dalle prime birre ai primi amori. Ma nella mente dell’omicida, allora trentaduenne, era questo il covo dei futuri leader del partito democratico che avrebbero condotto all’islamizzazione della Norvegia. Da allora le immagini dei corpi riversi senza vita sulla sponda dell’isola si sovrappongono a quelle sinistre di Breivik (ribattezzatosi recentemente Fjotolf Hansen) in tribunale, che non perde occasione per presentarsi alla corte con il Sieg Heil, pentito solo di non aver fatto più vittime.   Il 18 giugno 2013 il governo norvegese indice un concorso per realizzare un memoriale. La commissione che seleziona il progetto è composta da un membro del Gruppo di supporto nazionale alle vittime degli attacchi del 22 luglio, un rappresentante della sezione giovanile del...

Il Colosseo come immagine / Monumento continuo

Un gigante in tenuta da miliardario – cravatta a pois, ghette, cilindro – afferra con mani rapaci un Colosseo che minuscoli operai tentano freneticamente di assicurare al suolo. Così il caricaturista Oliver Herford ritrae nel 1912 John Pierpoint Morgan, figura emblematica dell’ascesa economica e politica degli Stati Uniti tra Otto e Novecento e dell’inestinguibile bramosia collezionistica che la accompagnò. Il Colosseo è qui in forma comica il simbolo di qualcosa che neppure la grande ricchezza di Morgan sarebbe riuscita ad acquistare: il valore storico del monumento più imponente della Roma imperiale non è quantificabile né negoziabile. Nella vignetta, l’Anfiteatro Flavio “resiste”, come cercherà di resistere, lungo tutto il corso del“secolo breve”, al fascismo e alla guerra, alle radicali trasformazioni dell’ambiente urbano circostante, alla strumentalizzazione ideologica e alla soffice metamorfosi pubblicitaria, sempre stupefacente, ostinato, ingombrante, salvo ritrovarsi infine ridotto al ruolo irrevocabile di smisurato spartitraffico con cui sopravvive nella distratta epoca contemporanea.   Oliver Herford, John Pierpont Morgan, 1912   Presenza grandiosa e insieme...

Emilio Isgrò, Milano, 1969

Siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto.   Lavorava a Oggi e io all’Europeo. Solo un pezzo di corridoio ci divideva ma non ci eravamo mai incontrati. Avevamo amici in comune. Aveva cominciato a fare i suoi libri cancellati che sarebbero diventati famosi. Mi intrigarono molto. Volli incontrarlo. Lo fotografai. Intelligentissimo, sarcastico, spiazzante. Mi piacevano molto le sue poesie visive.   Molti anni dopo concepì un monumento a un seme d’arancia, ingrandito diecimila volte, per una piazza della sua città siciliana. Mi chiese di raccontarne le genesi. Mi ci sono molto divertito. Tra le altre, ho fatto una fotografia di un tir sull’autostrada lungo la fiancata del quale si leggeva : “Questo tir trasporta un seme d’arancia”.

Parigi. Père-Lachaise

Il Père-Lachaise è un luogo simbolo di Parigi, insieme con la Tour Eiffel e il Centre Pompidou. Tra le tombe funebri dei grandi nomi della storia, celebrati dalla memoria e “visitati” dai turisti, ce ne sono altre anonime, di gente comune, semi abbandonate e dimenticate dalla storia collettiva e da quella privata. L’obiettivo di Sergio Ghetti s’è posato su questi “monumenti” anonimi, ne ha colto l’aspetto e i dettagli degradati e desolanti del tempo che scorre, del disordine in assenza di cura. Sono immagini con un’iconografia che sottolinea con forza la perdita dei significati originari: la croce, figure sacre, vetri colorati. Le fotografie di Sergio Ghetti svelano la bellezza passata del luogo e spostano l’interrogativo nella dimensione tutta contemporanea di “disgregazione” e frammentazione della realtà.   Rachele Ferrario  

Chatillon / Paesi e città

Ci fu un tempo - e non era al Tempo dei Tempi ma appena due generazioni fa - che il mio amato paese (4.948 anime attuali) era, in tutta la sua lunghezza, una staffetta di osterie. Né caffè né birrerie, ma osterie. Cioè: osti, ostesse, vino ed amanti del vino. Di vino erano impregnati banconi e tavoli e sedie, e i muri ormai traspiravano vino. E facce da vino avevano i loro frequentatori, e ritmi da vino, e discorsi da vino.   Se si vuole capire e non cadere in anacronismi, bisogna pensare che in quei luoghi non si beveva ma si ministrava un rito: il rito del vino, appunto, antico come il mondo occidentale e sacrale come quel mondo sapeva essere. E chi nell’arco di una giornata le avesse percorse tutte, quelle osterie, dall’estremo occidente all’estremo levante del paese, e le avesse contate, avrebbe saputo che erano in numero di quattordici (come le stazioni di una rossa via crucis), sarebbe giunto all’ultima (“È sepolto. Dopo tre giorni risorge”) in uno stato di mistica alcolica, e quindi sarebbe stato riportato a casa da una moglie rassegnata o furibonda.   Come in ogni rito vero, agivano...