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Negoziazione

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I soldati delle parole di Frank Westerman / Raccontare contro il terrore

Una «bomba sta alla democrazia come la parola sta alla dittatura»: l’una e l’altra provocano crepe, rendendo instabili le basi dei rispettivi ‘edifici’. Diversamente da una bomba, certo, la parola può provocare uno shock positivo, o almeno non cruento. Ma la parola serve davvero nei casi estremi, contro le armi spianate di un terrorista o di fronte alle minacce di un sequestratore? È questa la domanda che si pone, e a cui cerca di dare una risposta, il libro da cui è tratta la frase iniziale: I soldati delle parole (‘Een woord een woord’, 2016) di Frank Westerman, appena uscito da Iperborea nella traduzione dal nederlandese di Franco Paris. Westerman è nato a Emmen, nord dei Paesi Bassi, nel 1964; prima di stabilirsi ad Amsterdam e dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, ha viaggiato in molte parti del mondo. Tra i primi paesi che ha visitato c’è il Perù, dove Westerman, studente ventenne di scienze agrarie, era andato per conoscere i sistemi d’irrigazione impiegati dalle antiche civiltà andine.    Frank Westerman. Viaggiare, capire; aver presente un problema e sapere com’è stato risolto, in un altro luogo e in un’altra epoca. Non si può mai sovrapporre perfettamente...

Intervista a Richard Sennett

Richard Sennett ha ricevuto quest'anno il Premio Hemingway, giunto alla trentunesima edizione, per la sezione “Avventura del Pensiero” a Lignano Sabbiadoro. È un uomo molto gentile e riservato, questo sociologo settantaduenne caratterizzato da una schiera di ammiratori che in tutto il mondo attendono ogni volta con ansia che esca un suo nuovo libro. Forse perché centellina i suoi volumi, visto che il terzo libro del suo progetto “Homo faber”, una trilogia iniziata nel 2008 con L'uomo artigiano e proseguita nel 2012 con Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione, si concluderà forse nel 2016 con il libro sulle città e ha avuto una sola interpunzione, un piccolo libro titolato Lo straniero pubblicato l'anno scorso. O forse perché nei suoi libri, mai semplici, si ritrova l'arte dell'artigiano che raccomanda e di cui è maestro: forma e rigore ravvivati da qualche contrappunto di ironia che non sconfina però in nessun caso nella brutalità o nella risata beffarda.   Si percepisce dal suo stile il rispetto profondo per il genere umano. E traspare anche dalla sua...