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Origine

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Tanto più forte è la luce, tanto più agiscono i demoni meridiani / Ombra

Luogo fondativo del teatro filosofico, il mito platonico della caverna dispiega le coppie oppositive a cui l’Occidente è rimasto fedele. Gli uomini in catene non vedono se non le ombre proiettate dal fuoco sulla parete di fronte; sedotti dalle immagini sullo schermo, prendono per verità “vacuità prive di senso”, confondono la parvenza con la realtà, la sbiadita ripresentazione/rappresentazione con la luminosa e stabile identità. Sempre in attesa dell’alba chiara in cui finalmente vedremo Dio (e le sue varianti) faccia a faccia, la filosofia rinnova il gesto sacrale del sacerdote: squarciare il velo per scorgere al di là dell’apparenza ingannevole, portare alla “pianura della verità” quanto si cela nell’ombra menzognera. Aletheia, la verità greca, è appunto un disvelare, un portare all’evidenza il nascosto, sfuggendo alla condizione impura delle immagini incantatorie. L’ombra platonica (skia) condivide l’ambiguo statuto dei riflessi, parvenze senza consistenza, abitatori del regime notturno in cui prendono vita illusoria le immagini evanescenti dei sogni: non è forse “sogno di un’ombra […] l’uomo” (Pindaro)? L’ombra è un’entità minore, definita per negazione rispetto all’oggetto...

I nomi, le abitudini, il senso dei pasti / A che ora si mangia?

A che ora si mangia?, si chiede Alessandro Barbero. La risposta sembrerebbe semplice. Oggi, almeno da noi, in Italia, intorno ai tre pasti principali – colazione, pranzo, cena – convivono una serie di variazioni individuali declinate secondo il gusto, le abitudini, il lavoro praticato, la composizione del proprio nucleo familiare, l'igiene dietetica ed altro. Tutti elementi che nell'insieme fanno dei nostri pasti un caleidoscopio tripartito, con tutte le ampie variazioni che la società dei consumi concede. Ben diverso è il quadro cui Barbero ci introduce tra il Settecento e l'Ottocento muovendosi soprattutto tra Francia, Inghilterra, Italia e in una diversificata varietà di fonti: narrative, epistolari, resoconti di viaggio, testimonianze. La lettura dell’agile saggio di Barbero, che ha come sottotitolo Approssimazioni storico-linguistiche all’orario dei pasti – secoli XVIII XIX (Quodlibet) ha la proprietà di portarci in un "luogo letterario" un tempo molto frequentato, ma contemporaneamente anche in un concetto, un’abitudine sociale, un modo di dividere la giornata.     Vale a dire l'orario dei pasti e il loro ruolo all'interno della giornata. Così scopriamo che nella...

Una paola filosofica / Stupore

Stupore è una parola filosofica per eccellenza. Si ripete sempre che agli inizi della filosofia ci sia lo stupore, la meraviglia. Lo affermano sia Platone sia Aristotele, ed è da loro che lo abbiamo imparato. Il meravigliarsi, l'improvvisa sorpresa, il repentino non più comprendere il proprio essere e quello del mondo stimolano a porsi domande che sfociano nella ricerca di risposte. Questo sentimento o stato d'animo era detto dai greci thaumàzein, dove in quel thàuma stavano sia la gioia della novità sia l'angoscia dell'ignoto.    Secondo un tardo illuminista tedesco seguace di Leibniz, Ernst Platner, autore di due volumi di Aforismi filosofici, lo stupore è un «forte e veloce scuotimento dell'attenzione verso un oggetto nuovo e inatteso, del quale l'anima dapprima non sa se è buono o cattivo, cioè di cui non conosce il comportamento con se stessa nel primo momento del suo apparire». La definizione è poco nota ma molto profonda perché mette in luce, nella prima parte, lo stretto legame dello stupore con l'attenzione. L'attenzione c'è, è lì presente, sembra uno stato preesistente, necessario e sufficiente, sul quale cade l'oggetto «nuovo e inatteso» che la muove...

Alla ricerca della madre

Cos’è l’origine? È il luogo senza spazio, senza tempo, senza luce. È l’istante da cui fuggire se si vuole nascere. Ma è anche la madre che con il suono della sua lingua scandisce il ritmo di ogni parola futura, il nucleo a cui fare ritorno, come in un vortice che dà la vita e poi la riprende nel suo buio. Così accade nei romanzi di Luigi Romolo Carrino e Andrea Gentile, due differenti modi di avvicinarsi alla figura materna, il vuoto originario impossibile da conoscere, se non divenendo essi stessi vuoti originari, partecipi al mistero della creazione: nascita, vita, morte, ora diventato il mistero della scrittura: mano, occhio, pagina.     Il titolo scelto da Carrino è esplicito: Esercizi sulla madre (Perdisapop), una variante sofferta degli “esercizi” di Raymond Queneau, che vengono scritti fra le pareti di un ospedale psichiatrico giudiziario. Giuseppe, protagonista del romanzo, è recluso per un misterioso delitto. Gli esercizi sono i suoi ricordi, scaturiti dalla lettura delle “Macchie di Rorschach”, dieci tavole che riportano alcune macchie d’...

Lilli Gruber. Eredità

È possibile che non sia il lettore più adatto dell’ultimo libro di Lilli Gruber, Eredità (Rizzoli, pp. 356, € 18,50), dal pacato sottotitolo “Una storia della mia famiglia tra l’Impero e il fascismo”. Innanzitutto per via delle mie origini: essendo nato e cresciuto a Bolzano-Bozen – in due lingue e col trattino in mezzo – e non del tutto a digiuno di opere storiche, nonché di riflessione sulla questione sudtirolese-altoatesina, in questo libro ho avuto l’impressione di dovermi confrontare per l’ennesima volta con la parte ormai più discussa e rimasticata della storia locale, per di più in formato “romantico” più che romanzato.   Lilli Gruber sceglie infatti di ripercorrere, sulla scorta di documenti familiari (e non) e seguendo soprattutto le vicende biografiche di due antenate, la bisnonna Rosa Tiefenthaler e la di lei figlia Hella, la vicenda di una famiglia sudtirolese pressoché esemplare, tutta Kaiser-Volk-Vaterland (da noi si direbbe Dio-patria-famiglia), fra gli ultimi anni della monarchia imperial-regia, la prima guerra mondiale – con il...

Venezia-Asseggiano, 30 gennaio 2012

  Scommettiamo che Beppe Grillo all’Istituto Tecnico di Asseggiano non sarebbe capace di ripetere quel che ha maldestramente sostenuto sullo ius soli?   Ma andiamo con ordine, e ripartiamo da dove ci eravamo fermati. Ovvero dal fatto che dopo gli incontri preparatori di ottobre, si sono formati due gruppi con i quali abbiamo lavorato tutte le settimane, ogni lunedì all’Istituto Tecnico Edison-Volta di Asseggiano, il martedì al Liceo Classico Marco Polo di Venezia. Entrambi i gruppi contano un numero di partecipanti attorno ai 20-25.     Stiamo lavorando su Mistero buffo di Vladimir Majakovskij, scritto nell’estate del 1918. La trama è semplice, misto di realtà e fantasia: c’è un diluvio, una sorta di diluvio universale, pochi esseri umani si salvano convergendo al polo boreale, unico luogo rimasto asciutto. Majakovskij li divide in “puri” e “impuri”, dove i primi sono i rappresentanti del potere (aristocrazia e alta borghesia), i secondi sono i lavoratori. Poiché l’alluvione minaccia anche il polo costruiscono un’arca e insieme procedono a una...

Melodie nostalgiche

“La nostalgia propria degli Svizzeri, la quale li coglie quand’essi sono sospinti in altri paesi, è l’effetto dell’aspirazione, suscitata dal ritorno delle immagini della serenità e delle compagnie giovanili, verso quei luoghi, ove essi godevano le gioie semplici della vita; ma essi poi, dopo una visita a quei luoghi, si trovano molto delusi nella loro aspettativa, e così anche guariti; ritengono che ciò sia perché colà tutto si è profondamente alterato, ma in verità è perché non vi ritrovano più la propria giovinezza” (Kant, Antropologia pragmatica, 1798).   Dolore del ritorno. Nelle aree malfamate di Montevideo e Buenos Aires si parlava il lunfardo, che ora è entrato nella conversazione ordinaria. Non è una vera e propria lingua, benché esistano dizionari di lunfardo, si tratta piuttosto di un gergo, parte integrante del castigliano. Emerge dalle parole dei migranti di allora, italiani, portoghesi, ebrei, turchi, greci. Parole distorte, cha assumono significazioni diverse, mai completamente differenti. Marcano il fenomeno della nostalgia,...

Finanza

15 Ottobre 2011   La grande manifestazione romana degli “indignati” è stata turbata da gravi incidenti provocati da gruppi estremisti definiti dai media Black Bloc.         Figli bastardi   Da Aristotele a Keynes, passando per la scolastica medievale e Marx, la filosofia classica ha diffidato sistematicamente di ciò che costituisce il fondamento di quella che si chiama economia finanziaria. La questione sollevata ricorda da vicino certi accalorati dibattiti contemporanei sulla liceità o meno delle nuove famiglie non naturali. E la filosofia non sposa certo in questo caso tesi progressiste. Tutt’altro. Come ha benissimo ricordato Massimo Amato, nelle sue splendide ricerche sulla storia della moneta e sulla origine del nostro attuale disastro economico, la questione che la filosofia non cessa di porre, ad esempio a proposito del prestito ad interesse, è quella della legittimità del figlio che la moneta, diventando merce scambiabile sul mercato, diviene. Il denaro genera denaro – Marx diceva “autovalorizzazione” pressoché automatica del capitale...

Genova / Paesi e città

Beati coloro che hanno un’identità. Che è come credere in Dio o giurare viscerale fedeltà al luogo in cui nascono, con forza ne avvertono il senso di appartenenza. Figli di una terra precisa, si sentono immigrati, emigranti, diversi, in un qualunque altro luogo che non sia quello di nascita identificandovi il punto del loro equilibrio psico-fisico. Perché il punto d’equilibrio, per loro, è riconoscersi in un dato punto geografico. Beato chi se ne va e poi torna, come insegnano le antiche narrazioni, secondo una circolarità di percorso, di disegno immaginario di una spirale. Certo che chi torna non si troverà mai allo stesso punto di partenza, lui e il luogo sono cambiati insieme. È l’andamento circolare del tempo, che vediamo inciso nei tronchi degli alberi.   Qualcuno ha definito il momento del ritorno come un “salto di ottava” (musicalmente parlando). E qualcuno, alludendo a questo salto, allude addirittura a un’altra dimensione, estrema – come quella traversata dal revenant che, se torna a raccontare, sa che mai potrà essere inteso. O finirà pazzo, come il...

Leonardo Casula. Il trasloco

La narrativa italiana conosce un momento particolare. Sarà per via dell’aumento vertiginoso delle pubblicazioni – romanzi e racconti –, sarà forse per l’arrivo di una nuova generazione di scrittori, nata a metà degli anni Settanta, e anche dopo, ma non passa settimana che non escano libri nuovi, e anche interessanti. Non tutti ovviamente, anche perché l’attuale ritmo editoriale, imposto dalle leggi del marketing, sollecita anche gli scrittori già affermati – quelli della generazione degli anni Sessanta – a pubblicare un libro ogni anno, o quasi, non sempre con risultati soddisfacenti.   In questa massa di opere come orientarsi? Quali libri leggere? Quali no? Chi consiglia a chi? Tutti interrogativi cui vale la pena di rispondere. Come? Provando ad affidare il compito di leggere e recensire i libri ad una nuova generazioni di lettori, e soprattutto di lettrici – sono le donne a leggere più libri di narrativa, o più libri in generale, rispetto agli uomini. Ecco allora che inizia con questo primo articolo una “rubrica” di recensioni scritte da persone che debuttano...

Patria

“Patria”: non sarà inutile soffermarsi sul termine. Si colloca vistosamente fuori del linguaggio parlato: nessun italiano, se non per scherzo, dirà mai “prendo il treno e ritorno in patria”. È di conio recente, e non ha senso univoco; non ha equivalenti esatti in lingue diverse dall’italiano, non compare, che io sappia, in nessuno dei nostri dialetti (e questo è un segno della sua origine dotta e della sua intrinseca astrattezza), né in Italia ha avuto sempre lo stesso significato. Infatti, a seconda delle epoche, ha indicato entità geografiche di estensione diversa, dal villaggio dove si è nati e (etimologicamente) dove hanno vissuto i nostri padri, fino, dopo il Risorgimento, all'intera nazione. In altri paesi, equivale press'a poco al focolare, o al luogo natio; in Francia (e talora anche fra noi) il termine ha assunto una connotazione a un tempo drammatica, polemica e retorica: la Patrie è tale quando è minacciata o disconosciuta. Per chi si sposta, il concetto di patria diventa doloroso ed insieme tende ad impallidire; già il Pascoli, allontanatosi (non poi di molto...