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post-verità

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Il linguaggio al centro / Morte della democrazia: è tutta colpa della retorica

L’ondata di articoli e dibattiti su post-verità e fake news ha ricondotto l’attenzione del pubblico su una questione dirimente. Che quella delle democrazie occidentali fosse una crisi di valori e di vedute, dunque più generalmente di cultura politica, lo si era già capito. Ma che fosse principalmente una crisi di linguaggio, lo si scopre solo recentemente. Nonostante la storia ci insegni che a ogni crisi di civiltà corrisponde anche una crisi di linguaggio politico, il decadimento del dibattito pubblico continua a sembrare una conseguenza e non la causa fondamentale del declino dell’intero sistema liberal-democratico. L’ardito compito che si pone un trascinante M. Thompson in La fine del dibattito pubblico (Feltrinelli, 2017) è esattamente l’inversione del nesso di causalità tra linguaggio, cultura e politica. L’autore difatti vuole ribaltare tale prospettiva mettendo al centro dell’analisi la retorica. Scienza un tempo nobile, che però ha subito una sorta di declassamento intellettuale proprio quando, paradossalmente, la pervasività del dibattito politico, la sua ubiquità e illimitatezza temporale (dalle reti all news di cui parla in diverse occasioni a Twitter), hanno reso tale...

Verosimiglianza e liquefazione / Post-verità. La fine della verità o la verità nei post?

Avevo cominciato a raccogliere articoli sulla post-verità successivi all’ingresso del termine nel dizionario di Oxford. Come per i superalcolici, ho dovuto smettere. Troppi, la maggior parte dei quali maledettamente nocivi. Sembra che la questione appassioni chiunque, e per ragioni non sempre uguali, anzi il più delle volte contrapposte. C’è chi rimpiange la verità che non c’è più, dando la colpa della sua dissipazione a destra e a ultradestra. E c’è chi inneggia a un post- che più che ‘dopo’ sembra indicare i contenuti pubblicati su blog e social (“vorrei ma non posto”, canta il post-saggio). La post-verità è la fine della verità o la verità nei post? Per amor di significante, secondo certuni le cose coincidono. Così, c’è chi lancia strali contro le imposture, e chi sostiene che la verità è la vera impostura. Le bufale spopolano, come anche i loro cacciatori. A risentirne sono le mozzarelle, verso cui, peraltro, si dirigono i sospetti dei gourmet consapevoli. Che le bufaline siano una bufala? Povero Gesualdo. E l’alétheia greca, ormai postata nei Quaderni neri, che fa? gioca ancora a nascondino?   Si potrebbe continuare con i birignao, tutti attestati, tutti in odor di...

Un problema mal posto / Il sex appeal della postverità

Al di là del suo contenuto, il termine postverità è sexy, al passo con i tempi e circola sulla stampa anglosassone almeno da un paio d’anni, ovvero prima che l’Oxford Dictionary lo proclamasse parola dell’anno (dopo l’altrettanto sexy “selfie” del 2013). Questo perché la verità stessa nasce come concetto sovraccarico di sex appeal, perlomeno nella definizione greca di aletheia, ovvero senza veli o in fase di disvelamento. Seguendo Heidegger, la storia della verità, in qualche modo collegata alla storia dell’essere, trasforma tale concetto in qualcosa di molto meno erotico e di molto più burocratico. Dunque dall’aletheia greca alla veritas romana, passando per l’adeguatio medioevale, fino alla certitudo moderna, si consuma il ciclo di vita della verità come frutto di un processo di svuotamento e di allontanamento dal senso originario dell’Essere, tanto che “le concezioni fondamentali cui abitualmente ricorriamo, e precisamente quelle romane, cristiane e moderne, si infrangono miseramente contro l’essenza iniziale della grecità” (Heidegger, Parmenide, a cura di Franco Volpi, Milano, Adelphi, 1999, p. 98). Tale passaggio anticipa drasticamente una concezione più moderna della verità...

Lo dicono i fatti! / Della spudorata post‑verità della verità

C’è una credenza propalata di continuo in modo malandrino e quasi universalmente accolta senza il minimo vaglio critico. Anche da coloro che hanno moraleggiato di recente sulla questione della post‑verità e sull’apertura di una nuova fase della società globale segnata dall’avvento di tale (presunta) novità. È la diffusissima credenza non tanto che la verità esista (cosa della quale, come esseri umani, è sempre lecito dubitare), quanto che tale verità stia lì, unica, indiscutibile e sempre fresca. Quindi pronta a essere colta e diffusa, perché facile e a portata di mano.   La balla per eccellenza è proprio questa. Con logico candore, lo rivela il nome stesso, “post‑truth”, appunto, post‑verità, che è stato dato al fenomeno da chi solo adesso ha avuto occhi per osservarlo.   Basta che si ponga tale designazione controluce, per vederne la trama. Senza farne una questione politica e nemmeno ideologica, ma solo come prova dell’attitudine complessiva di una temperie, basta che si ricordi che la voce di un istituto umano che ebbe un ruolo da protagonista nella storia del Novecento si chiamò in modo parlante “Pravda”, cioè ‘(la) Verità”. Quindi come tale si definì. Era appunto...

Le verità vere sono quelle che si possono inventare / Storia naturale della post-verità

“Le verità vere sono quelle che si possono inventare”, scriveva Karl Kraus circa un secolo fa. Lo scrittore e polemista austriaco, celebre anche per i suoi aforismi, amava dire che chi esagera ha buone probabilità di venir sospettato di dire la verità, e chi inventa addirittura di passare per ben informato. Più o meno nello stesso periodo, lo scrittore anarchico statunitense Ambrose Bierce definiva così il termine verità nel suo splendido Dizionario del diavolo: “ingegnoso miscuglio di apparenze e utopia”. Veritiero nel libro di Bierce equivale così a “ottuso, stolto, analfabeta”. Con tutt’altro approccio, nel 1967 Guy Debord scriveva che “nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso”. Il filosofo Baudrillard, riprendendo il Qōhelet, ci ha informati invece della scomparsa della realtà, sostituita dalla realtà dei simulacri.    Nel corso della nostra lunga storia europea siamo stati messi in guardia più volte sui pericoli della manipolazione del senso comune, delle verità e delle informazioni di qualsiasi tipo. La notizia più recente riguarda però l’elezione di “post-truth” a parola dell’anno per l’Oxford Dictionary: dopo un lungo dibattito la scelta è...