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postmoderno

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22 novembre 1933 – 31 ottobre 2016 / Remo Ceserani. L'ambizione di cambiare le cose

Ricordo, di Remo,  la benevolenza, e quella sua capacità di accordarsi, di entrare in sintonia con gli altri. Ricordo tutti gli incontri a tre, con Pino Fasano, per preparare  il Dizionario dei temi letterari, e per discutere delle voci che via via ci arrivavano dai collaboratori. Ne ricordo la forza di carattere  del tutto dissimulata. Ne ricordo l’intelligenza, anche pratica, davvero fuori dal comune. Ne ricordo, con divertimento – la finimmo a ridere – qualche impuntatura, una in particolare, a proposito della natura traduttiva dei Vangeli (ma non ricordo più quale fosse esattamente il punto). Ne ricordo l’amicizia, della quale ancora lo ringrazio.  Ne ricordo il divertito scetticismo con il quale a volte riconsiderava il lavoro fatto, come, per esempio, capitò una volta, in una presentazione a Bologna de La letteratura nell’età globale (2012, scritto da Remo con Giuliana Benvenuti).   Remo, dopo aver ricordato Il materiale e l’immaginario (scritto con Lidia De Federicis), e il Dizionario dei temi letterari,  disse, e poi scrisse, che “quei progetti avevano un elemento in comune, l’ambizione, forse ingenua, di cambiare le cose (nella cultura...

La nona edizione del Triennale Design Museum / “W. Women in Italian Design”: il monologo interrotto

“W. Women in Italian Design” è il titolo della nona edizione del Triennale Design Museum, curata da Silvana Annicchiarico (e allestita da Margherita Palli) in apertura ai primi di aprile. La nuova edizione affronta la grande rimozione operata, anche dalla Storia del Design, nei confronti del contributo delle donne al progetto, mettendo al centro la questione del genere.  Quando ho ricevuto la lettera di Silvana Annicchiarico (direttrice del Design Museum della Triennale) che mi invitava a partecipare a questo grande mosaico in costruzione intorno a una storia del design italiano declinata al femminile e mi sottoponeva un questionario preliminare – (una serie di domande a cui sono state invitate a rispondere giornaliste, curatrici, critiche, insomma molte di coloro che si occupano di temi legati al design) – ero dannatamente lusingata. Avevo sottovalutato però la portata di questa storia. Mi accorgevo di tendere a pensare che si sarebbe restituita una visione molto parziale, forse anche riduttiva; poi nel concentrarmi sulle risposte mi sono accorta di aver trascurato la complessità di un tema su cui era chiaro che i era operata una rimozione. Man mano hanno...

Hyperfiction

Una delle caratteristiche dell’arte postmoderna, forse la principale o fondante, è l’utilizzo programmatico dell’autoconsapevolezza come strumento di riflessione culturale: l’autore si distacca dalla propria opera, sdoppiandosi nell’entità che crea e in quella che osserva l’atto della creazione all’interno del suo contesto. Così che in pressoché qualsiasi opera d’arte postmoderna (letteraria, cinematografica, architettonica) ci troviamo di fronte a due livelli paralleli, il racconto e il discorso-intorno-al-racconto: in molti casi questo doppio binario viene realizzato per mezzo dell’ironia, che enfatizza l’atto ludico (cioè mai completamente serio) implicito nella creazione dell’opera d’arte. Come dire, il mondo non è un foglio bianco sul quale tracciamo il percorso della nostra espressione individuale, ma un insieme di segni la cui combinatoria è (l’hanno dimostrato i membri dell’Oulipo negli anni Sessanta) a tutti gli effetti un gioco.   In questi ultimi vent’anni il postmoderno ha cominciato a morire di diverse malattie: rarefazione...

Ipermodernità

Negli ultimi decenni, molti sociologi, soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra, hanno fatto ricorso all’aggettivo «postmoderno» per definire in maniera sintetica le società contemporanee. Il problema però è che oggi abbiamo sempre più a che fare con delle società che sono chiaramente ancora moderne. Infatti, più che porre l’accento sul «post», cioè sull’arrivo di un processo di totale cambiamento rispetto all’epoca della modernità, è necessario pensare che quest’ultima sia entrata in una nuova fase della sua evoluzione. La fase che stiamo attraversando cioè non porta a una situazione «post», a una realtà totalmente diversa da quella che era propria della modernità, ma in essa la stessa modernità viene portata all’eccesso, in quanto è soggetta a un processo di accelerazione e intensificazione dei principali fenomeni che l’hanno da sempre contrassegnata e diventa pertanto «ipermoderna».   Come ha sostenuto Gilles Lipovetsky nel volume L’impero dell’effimero, la cultura...

John Barth. L'algebra e il fuoco

Basta una semplice ricerca sul sito web di una libreria online per rendersi conto di quanti pochi risultati pertinenti restituisca, in Italia, la keyword "letteratura postmoderna": con l'eccezione del buon lavoro di Remo Ceserani (Raccontare il postmoderno, Bollati Boringhieri, 1997), il nucleo forte delle pubblicazioni di area non accademico-specialistica poggia ancora sui classici di Umberto Eco, da Lector in fabula a Opera aperta. Basterebbe questo, e il confronto con la ricca produzione anglosassone, per assegnare un posto importante all'edizione italiana dei saggi di John Barth pubblicati da minimum fax sotto il titolo borgesiano di L'algebra e il fuoco (traduzione Damiano Abeni, cura di Martina Testa) .      Tra gli anni Sessanta e Ottanta Barth è stato uno dei più importanti esponenti del postmodernismo classico, quello cioè che ha preceduto l'elaborazione teorica e la new wave minimalista degli anni Ottanta e Novanta. Spesso associato ai grandi scrittori della tradizione postmoderna internazionale (Julio Cortàzar, Italo Calvino, Gabriel Garcia Màrquez) più che alla cerchia nutrita dei suoi...