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sacro

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Kent Haruf / Holt, il luogo che non c’era

“Quante volte sono entrato e uscito da quella porta. Non è così, Mary? Secondo te quante volte, caro? Sei giorni alla settimana, cinquantadue settimane all’anno per cinquantacinque anni, rispose lui. Quanto fa? Fa una vita intera. È vero. È la vita di un uomo, disse Dad.”   Alla fine de Le nostre anime di notte, quarto libro di Kent Haruf uscito in Italia (e anche l’ultimo romanzo da lui scritto prima della morte nel 2014), c’è una mappa, quella di Holt. Holt è una cittadina del Colorado che i lettori di Haruf hanno imparato ad amare; è lì, infatti, che sono ambientati i suoi quattro romanzi pubblicati da NN editore: Benedizione, Canto della pianura, Crepuscolo (che compongono la Trilogia della pianura) e Le nostre anime di notte, appunto. Holt che però non esiste, è un luogo inventato, potrebbe essere Yuma, o qualsiasi altra piccola città di una sperduta contea nordamericana.     Cosa c’è a Holt? Come è fatta? Non mancheranno una Mainstreet, poi una strada che va verso i campi, e subito dopo i campi, e oltre i campi le montagne, una o due macchine ferme a un incrocio, gente che si saluta, un’altra macchina che va fuori città, un furgone che svolta su una Highway,...

Archeologia della mente / Comanda la paura

Trasformati dall’urto della storia, arranchiamo atterriti dalla paura. Ne abbiamo di motivi per avere paura, ne abbiamo tanti e ne abbiamo sempre avuti. Tanto è vero che con l’evoluzione abbiamo selezionato riguardo alla paura una delle principali aree delle nostre emozioni di base. D’altra parte sono gli emotivi che interagiscono col mondo, che sono sensibili. Sentire o provare, come si dice, le emozioni rende noi stessi strumenti, nel senso che cambiamo, costruiamo, nascondiamo, intensifichiamo direttamente le emozioni.   L’antropologo William M. Reddy ha intuito, in accordo con i risultati delle più recenti scoperte su come siamo fatti e come funzionano le nostre emozioni, che c’è una dimensione interiore nelle emozioni che non è del tutto e semplicemente rappresentata da dichiarazioni o azioni. Siamo di fronte al necessario fallimento di ogni sforzo di rappresentare un sentimento che dovrebbe coincidere con la nostra adattabilità. Insomma le emozioni non sono semplicemente resoconti di stati interiori. Un’emozione come la paura, fondamentale per la nostra sopravvivenza e la nostra storia evolutiva, non è solo un carattere di individui e gruppi sociali, ma media tra ognuno...

Labirinti

Il raffinato editore emiliano Franco Maria Ricci ha appena inaugurato un labirinto realizzato tra il 2004 e il 2015, a Fontanellato (in provincia di Parma). Il labirinto è fatto con piante di bambù di specie diverse. In uno spazio di 7 ettari, la struttura ospita complessi culturali per un’estensione di oltre 5.000 metri quadrati: un museo per la sua collezione d’arte di oltre 500 opere; una biblioteca (con i 1.200 libri stampati da Giambattista Bodoni, e 15.000 volumi di storia dell’arte); una casa editrice (la già nota Ricci Editore, che il proprietario ha venduto nel 2004 per finanziare il progetto e ora ha ricomprato); una sala delle feste e dei balli; la piazza di un borgo con la sua chiesa; una torre belvedere. Ricci ha scritto sul proprio sito:   Da sempre i Labirinti mi affascinano. Insieme ai Giardini, sono tra le fantasie più antiche dell’umanità. Il Giardino, o Eden – così bello che Adamo ed Eva, freschi di creazione, continuavano a stropicciarsi gli occhi – incarna l’innocenza e la felicità; il Labirinto è, invece, una creazione del Potere e una fonte di turbamenti...

Roma senza Papa

Chiunque lo abbia visto ha pensato al film di Moretti Habemus Papam. Nella pellicola il Papa non entra nel Sacro per tornare al teatro. Michel Piccoli mette in scena un Karol Wojtyła che si ferma prima. Giovanni Paolo II ha compiuto, durante l'arco della sua vita, la strada, lunga e faticosa, che lo portò da giovane attore a Papa. Melville (Michel Piccoli) questa strada la interrompe sul nascere. Tuttavia se l'attore, come ha scritto il giovane Wojtyła, è portatore di problemi, e non interprete, ciò accade perché la vita e la sua rappresentazione scenica, il reale e il simbolico, rimangono separati da una barriera invalicabile. Il paradosso di Melville consiste nel mancato passaggio dal sublime al Reale, dall'arte al Sacro. Melville fu anche lui giovane attore, come Wojtyła, ma questo è il passaggio che non viene compiuto: da attore a Papa. Con Ratzinger il passaggio che si compie è davvero l'inverso. L'opposto di una normale investitura. Il Papa si porta fuori dal Sacro per rientrare nella vita quotidiana. Si tratta di un passaggio che segna la fine di un'irreversibilità.  Al di l...

Napoli / Paesi e città

Santa Lucia e poi il numero civico. Avevo parlato velocemente al tassista salendo sull’auto a Piazza Garibaldi. Lui mi aveva guardata attraverso lo specchietto retrovisore mentre io come sempre cercavo la targhetta col suo numero di licenza e il suo nome.   Poi aveva osservato ammiccante: “Lato destro?”.  “Sì, lato destro, il palazzo ad angolo col Pallonetto”. L’accordo era stato fissato così, tacito e solido. E il percorso deciso, quello più corto. Corso Umberto, via Depretis, Maschio Angioino, un breve tratto di Marina e poi la discesa di Santa Lucia fino a casa. Sei euro e trenta a tassametro acceso.   Santa Lucia non è una strada, non lo è nel senso corrente. Santa Lucia è un luogo di confine, un margine, un orlo sfilacciato che è stato malamente ricucito dopo un taglio.   Al suo lato destro che, fino agli inizi dello scorso secolo, era l’ultimo avamposto di case prima del mare, è stato rubato lo sguardo, gli occhi dei luciani hanno dovuto abituarsi all’ombra artificiale dei grandi palazzi che hanno imposto una nuova linea di confine. Quegli occhi che erano da sempre accecati dal sole e dal riflesso marino, semichiusi e, spesso, chiarissimi, fissati su...

Gina Pane, mode d’emploi

Da una decina d’anni la figura e l’opera di Gina Pane (1939-90) sono al centro di un significativo lavoro critico ed espositivo, grazie anche agli sforzi dell’instancabile Anne Marchand, compagna di vita dell’artista. Nel 2003 escono i suoi scritti, Lettre à un(e) inconnu(e), per le edizioni dell’ENSBA; nel 2005 il Centre Pompidou organizza la personale Terre-Artiste-Ciel; nel 2008 è la volta di Situation idéale al Musée des Beaux-arts di Nantes. Mancava un segnale dall’Italia. Eccolo: la straordinaria retrospettiva al MART di Rovereto, È per amore vostro: l’altro (fino all’8 luglio), credo la più completa mai allestita, con oltre 160 opere, accompagnata da un catalogo-monografia di Sophie Duplaix. Tante le suggestioni suscitate dalla visione e dalla lettura, da cui ricavo qualche lemma, per quanto possibile in ordine cronologico.   SCULTURA. Per chi, in prima battuta, associa il lavoro di Gina Pane al corpo sanguinante, la prima sala è uno choc: sculture di elezione minimalista, disegni geometrici proiettati nello spazio. Eppure non è la geometria ad imporsi ma i...

L’immaginazione di Culianu

Sono passati vent’anni dalla morte di Ioan Petru Culianu, storico delle idee e delle religioni, i cui studi, tanto apprezzati quanto discussi, hanno interessato un vasto pubblico. Nato nel 1950 in Romania, in seguito a una borsa di studio ottenne nel 1972 lo status di rifugiato politico in Italia, e dopo aver insegnato in Cattolica a Milano, divenne docente a Groningen (e cittadino olandese) per poi essere chiamato dal 1986 a Chicago da Mircea Eliade, il grande storico delle religioni che venerava come un maestro, pur essendone distante dal punto di vista metodologico (e politico, ma la questione è più complessa).   La tragica fine di Culianu è avvolta da una coltre di mistero: un’esecuzione da professionisti nell’ateneo americano in cui insegnava, che porta probabilmente la firma di appartenenti alla Securitate e di una convergenza tra estrema destra filo-guardista e fedeli del regime nazionalcomunista di Ceausescu, sulla quale lo studioso aveva lanciato i suoi taglienti e lucidissimi strali. Rimando alla recensione che Eco fece nel 1997 del libro Eros, Magic and the Murder of professor Culianu di Ted Anton. Due giornate di...

Bologna, Museo della Memoria di Ustica

Non è la città dei portici e della letteratura, e neppure quella dello spritz e dello shopping la Bologna che si percorre, un po’ smarriti e persino inquieti, per arrivare, dopo molte fermate di autobus e qualche richiesta di informazione, agli ex depositi tramviari di via di Saliceto, alla Zucca. Qui, poco lontano da via Stalingrado, dalle larghe strade operaie un tempo ai limiti della campagna, dal 2007 riposa, per sempre senza pace, il relitto del DC9 Itavia abbattuto nei cieli di Ustica nel giugno del 1980. Ci sono ancora i binari a segnare, metallica e moderna nervatura, il percorso che conduce, attraverso l’aperto di un giardino pubblico senza troppe pretese, ai capannoni imponenti che accolgono le scarne spoglie dell’aereo e dei suoi ottantuno passeggeri, lamiere e pettini, maniglie e bambole strappate con chirurgica pazienza dal fondo del Mediterraneo e destinate alla discarica dopo aver raccontato in infinite sedi giudiziarie la loro storia di morte improvvisa.     L’Associazione dei familiari della vittime ha voluto però che quella storia – quelle tante, singole storie – continuassero ad...

Religioni della morte. I volti della Cultura di destra in Furio Jesi

Dopo quasi venti anni dalla seconda edizione torna nelle librerie Cultura di destra di Furio Jesi, mitologo, critico letterario, germanista e allo stesso tempo molto più di questo. Uscito per la prima volta nel 1979, l’anno precedente alla tragica scomparsa dello studioso torinese, il libro è uno dei suoi testi più profondi, luminosi e incandescenti, prova di una scienza della cultura situata al crocevia tra storia delle idee, antropologia, semiotica e narratologia e, per le polemiche che porta con sé a ogni pubblicazione, cartina di tornasole del dibattito sulla cultura di destra in Italia. La nuova edizione di Nottetempo, curata da Andrea Cavalletti, regala ulteriori elementi del cantiere jesiano presentando alcuni inediti di grande interesse, su tutti lo splendido Il cattivo selvaggio, un breve saggio sulle logiche implicite del razzismo, più che mai attuale.   Ma il punto è questo: che cos’è ‘cultura di destra’? Alla domanda postagli da «L’espresso» nel 1979 Jesi rispondeva: «la cultura entro la quale il passato è una sorta di pappa omogeneizzata che si pu...

Il corpo assente

Quello di Bin Laden più che un corpo è stato, in questo lungo decennio seguito all’attentato alle Torri gemelle, un volto: l’ovale del viso incorniciato dal turbante e dalla lunga barba nera e grigia. Così appariva nei filmati, nelle foto, nei siti web: un’icona osannata da molti, maledetta da tanti. Il volto prevaleva sul corpo anche nelle scarse testimonianze visive di repertorio, dove il capo di al-Qaeda appariva con tronco e gambe ricoperte dalla lunga tunica bianca. Un uomo senza corpo, in definitiva; una voce che proclamava le proprie invettive, che parlava in videomessaggi e negli interventi sonori trasmessi di tanto in tanto. Lontano da tutti, eppure onnipresente. A questa invisibilità i militari e i politici americani hanno replicato con l'inesistenza della sepoltura del corpo medesimo: crivellato di colpi, calato in mare dopo averlo lavato, asciugato e avvolto nel bianco lenzuolo, secondo il rituale islamico (così è stato riferito dalle fonti). Nella tradizione classica, e poi medievale, perpetuata sino a noi - si pensi a Piazzale Loreto - il corpo del tiranno deposto o cacciato veniva sottoposto a...