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sperimentazione

(17 risultati)

La Biennale di Antonio Latella / L'invenzione della regia

È più di una selezione di spettacoli la Biennale Teatro di Antonio Latella. È un segno d’autore, è una domanda sui paesaggi della regia oggi, su come quest’arte che ha segnato il Novecento sia cambiata e, sopravvissuta a se stessa, stia cercando nuove strade. La rassegna – che si è inaugurata il 25 luglio e si è conclusa l’11 e il 12 agosto con la dimostrazione di lavori creati negli atelier del College, con allievi attori e maestri registi o registe – è il primo atto di un progetto quadriennale, ancora non svelato in tutte le sue tappe dal neo-direttore.   Questo primo episodio si intitola “Registe” e ha il coraggio di mostrare lavori di donne che si possono definire a pieno titolo autrici dei loro lavori, anche quando usano testi preesistenti, classici o contemporanei. Hanno tutte circa quarant’anni e sono quasi tutte sconosciute o poco note da noi. Tutte usano incrociare, in spettacoli scritti principalmente sulla scena, teatro, musica, danza, performance, momenti ispirati decisamente alle arti visive, in cui il corpo, l’immagine, la poesia (e spesso l’indignazione) giocano un ruolo centrale. Tutte lavorano con gruppi stabili di attori, piuttosto secondo le pratiche del...

Festa del teatro a San Miniato / Don Milani e lo Straniero

Dal 1947 tra le colline toscane il teatro dialoga con il sacro, con quella religione che per secoli è stata considerata, non a torto, una sua avversaria. La storia dei rapporti tra scena, attori e gerarchie ecclesiastiche è costellata di divieti, condanne, censure, tentativi di riutilizzare i mezzi di persuasione e fascino dell’arte teatrale per conquistare anime. E di molti altri complessi rapporti.   L’Istituto del dramma popolare di San Miniato nacque nel 1947 con l’intento di fare un “teatro dello spirito”, in un’epoca in cui i conflitti ideologici e le visioni del mondo si erano polarizzate nello scontro tra i due blocchi sortiti dal dopoguerra, e  spesso il campo culturale sembrava orientato su versanti contrastanti quelli della religione e dei suoi riferimenti politici. Si legge nello statuto che questo Istituto, ora Fondazione, nasceva “per ridare al popolo il suo teatro, per far sì che il teatro acquisti nella evoluzione sociale la sua missione guida. L’Istituto si propone con una diversa struttura materiale ed organizzativa del teatro, di rendere veramente accessibile al popolo il teatro stesso... E poiché il teatro, oltre ad avere una funzione artistico-...

Buon compleanno, Giuliano!

Oggi, 18 luglio, Giuliano Scabia compie ottant’anni. Una buona parte di questi suoi anni li ha passati a sperimentare e a immaginare con la poesia, con il teatro, con l’azione partecipata, con la narrazione, con il disegno, con la costruzione di fantastici oggetti di cartapesta, in un viaggio incantato nel mistero, giocato non a fare teatro ma a farsi teatro, ad agitare i sogni. Doppiozero dal 6 maggio ha dedicato alla sua figura di padre del Nuovo teatro, alla sua arte di incantatore e suscitatore, uno speciale che si conclude oggi con un’intervista realizzata da Marco Belpoliti quando Scabia è andato in pensione dall’insegnamento universitario a Bologna (2005) e con tre scritti inediti di Scabia: l’introduzione alla giornata di studio a cura di Silvana Tamiozzo Goldmann e Paolo Puppa Camminando per le foreste con Nane Oca  (Venezia, Ca’ Foscari, 19 maggio 2015); l’elenco completo delle opere del ciclo Teatro Vagante; una lettera in cui rivela la struttura segreta del suo Canzoniere.       Le puntate precedenti dello speciale comprendono l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, la...

Insegnare: un mestiere creativo e artigianale

Anticipiamo un estratto del libro di Marco Rossi-Doria con Giulia Tosoni, Insegnare. Intervista sulla scuola che ci meritiamo (Edizioni Gruppo Abele, Torino 2015), frutto di un intervista svolta nel 2014.   Tu sei considerato un esperto di temi educativi e, in particolare, di educazione nei contesti difficili, quelli di massima esclusione sociale. Inoltre sei stato formatore, consulente su queste tematiche per diverse istituzioni e sei anche stato impegnato in politica e in incarichi istituzionali, in particolare come Sottosegretario all’Istruzione nei Governi Monti e Letta [ndr. Sottosegretario all’Istruzione nel Governo Monti dal novembre 2011 al marzo 2013 e nel Governo Letta dal maggio 2013 al febbraio 2014]. Però definisci te stesso soprattutto come maestro, come insegnante. È stato questo il tuo mestiere sin da quando eri molto giovane. Credo, allora, che sia importante in questa conversazione, che attraversa tutte le fasi della tua esperienza professionale, insistere sul mestiere di insegnare. E su come hai scelto di svolgerlo, pensando e attuando, insieme ad altri, forme di educazione non convenzionale, attive, innovative, anche mirate...

NowHere: residenze attive a Macao

A poco meno di un anno dal progetto ApparecchioPer, elaborato da Macao, S.a.L.E. Docks e Ex-Asilo Filangieri per il bando cheFare, a Macao prende vita NowHere, residenze attive che ibridano coabitazione, politica, ricerca e produzione dal basso. ApparecchioPer – volto alla composizione di una piattaforma condivisa di “mezzi” di produzione, ossia spazi, strumentazioni, conoscenze, risorse diverse – non si è certo esaurito con la chiusura del bando la scorsa primavera, tutt’altro; proprio per il suo essere strettamente legato a bisogni concreti che chiedono luoghi e situazioni adeguate alla messa in atto di ricerche indipendenti, si è sviluppato in diversi progetti, tra cui NowHere costituisce una delle più recenti sperimentazioni. Per farci raccontare meglio questo percorso Alberto Cossu ha intervistato Cristina Fiordimela e Tommaso Urselli, tra i responsabili del progetto #NowHere e della campagna di crowdfunding ad esso collegata.     Come siete arrivati al progetto di Nowhere? Quali sono i passaggi che vi hanno portato alla sua elaborazione?   NowHere residenze attive prende corpo dalla sperimentazione...

The Next Big Book

Oddio i dati, la statistica, l’analisi dei dati, anzi dei big data in editoria, che sciagura! Ma scusate, l’editoria non è quell’attività dove gli umanisti possono vivere in pace? E’ un’attività economica e quindi bisogna fare dei profitti? Ma l’arte ed i profitti non si possono coniugare! L’editoria, quella vera, non quella tecnica, professionale, scientifica o scolastica, quella letteraria, di ricerca, non deve cercare il profitto: non si può correre il rischio di non raggiungere l’Ottimo Olimpo dell’Arte per cercare il profitto.   Ora il lancio di The Next Big Book, il nuovo strumento di market analysis che aggrega dati di provenienza diversa sulle vendite e sull’impatto nei social network e sul web dei libri, così come riportato dal New York Times e quindi da Pagina99, che riprende da vicino quell’articolo, nel consueto riassuntino tradotto tipico dell’editoria periodica italiana (di cui sono ben felice, sia chiaro, almeno ogni tanto leggo qualche cosa in italiano) è stato seguito da un dibattito sulla possibile deriva dell’editoria inquinata dal...

La felice e coraggiosa avventura di diventare sé. Cagliari

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Cagliari, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Enrica Puggioni, Assessore alla Cultura, Pubblica Istruzione, Sport, Spettacolo e Politiche Giovanili - Comune di Cagliari.       Di quale struttura organizzativa intende dotarsi la città per la governance della candidatura e del proprio programma? Vorrei, prima di rispondere alla domanda, fare una breve premessa che faccia capire il senso e il significato della candidatura di Cagliari e che spieghi anche il modello di governance adottato. Per noi la candidatura non è un progetto, ma un processo, che si innesta, costituendone in un certo senso una sintesi a livello superiore, su un percorso di sperimentazione, produzione e formazione che individua nella cultura, e quindi nella creatività e nell’innovazione dei saperi, un motore di sviluppo urbano, economico e sociale.   Per tale motivo, e anche perché stiamo ragionando in termini di legacy per il territorio e per le comunità, di...

Kentridge e tutto ciò che non sta nel disegno

Inviting the world, take it apart, re-construct it, ovvero accogliere il mondo, smontarlo, ricostruirlo. Con queste parole William Kentridge riassume il processo che sta dietro al suo lavoro, o, meglio, a ciò che accade in studio. Sì, perchè lo studio, contrariamente a quanto capita oggi alla maggior parte degli artisti, che si trovano a lavorare sempre di più laddove sono chiamati a intervenire, in un luogo specifico, magari fuori dal loro contesto, nutrendosi della materia oggettuale e umana che questo luogo offre loro, servendosi magari di maestranze locali, lo studio, per Kentridge, è ancora il luogo principale di produzione, di sperimentazione.   Se lo vediamo in giro per il mondo, tenere conferenze negli States, fare mostre in India, Giappone, Sud America o, come in questo caso, in Italia, dove l'artista ha appena inaugurato la sua quinta personale alla Galleria Lia Rumma di Napoli, e se pensiamo che si tratta di luoghi non certo a portata di mano per un artista che vive a Johannesburg, in Sud Africa; ebbene, ben poco della sua produzione è affidata ad altri e ancora la maggior parte del tempo di lavoro – mi diceva...

Helke Bayrle. Portikus Under Construction

Un archivio raro e insolito di 132 film girati dalla filmmaker polacca Helke Bayrle all’interno della sala espositiva di uno dei luoghi più importanti e all’avanguardia per l’arte contemporanea in Europa, la kunsthalle di Portikus, è attualmente ospitato e consultabile da Peep-Hole a Milano.   La singolare e complessa costruzione di Portikus Under Construction ha inizio nel 1993, nel momento in cui la regista comincia a raccogliere e documentare sistematicamente tutte le fasi di preparazione e di elaborazione delle mostre monografiche che hanno avuto luogo in questa Kunsthalle fondata nel 1987 dal curatore e critico Kasper König come filiale espositiva della Städelshule, l’accademia d’arte e di architettura di Francoforte. Moltissimi artisti tra cui Daniel Buren, John Baldessari, Luciano Fabro, Louise Lawler, Lothar Baumgarten, Sherri Levine, Maurizio Cattelan e Philippe Parreno, ripresi giorno dopo giorno dall’autrice nel corso dell’allestimento delle loro esposizioni personali, hanno interagito con questo luogo, realizzando tra i primi anni Novanta sino ad oggi mostre di notevole interesse. Attrezzi di...

Offside Effects

La Prima Triennale di Arte Contemporanea di Tbilisi si è inaugurata a fine ottobre 2012, a poche settimane dal drastico rovesciamento politico che ha visto il partito “europeista” di Mikheil Saakashvili, al potere da un decennio, sconfitto dall’alleanza “Sogno georgiano” del miliardario Bidzina Ivanishvili. Anche se non sempre le macrostrutture economiche e politiche devono essere messe in causa quando si parla di cultura visiva contemporanea, nel caso di Offside Effects, la premessa politica è quanto mai importante. Soprattutto se si considera che l’evento, organizzato da un centro culturale totalmente indipendente come il CCA (Center for Contemporary Art Tbilisi), ha dovuto assistere al repentino decurtamento dei fondi istituzionali accordati dal precedente governo, ad appena una settimana dalla vittoria del nuovo premier filorusso Bidzina (o come si fa chiamare Boris) Ivanishvili.   La vigilia della Triennale è stata dunque segnata da quest’evento, che piombato addosso agli organizzatori, ha immerso i partecipanti in un contesto tutt’altro che jet set. Una mail inviata alla vigilia delle elezioni...

Santarcangelo Festival, laboratorio del futuro

Conversazione con Silvia Bottiroli, Rodolfo Sacchettini, Cristina Ventrucci (Santarcangelo 12-14) con la partecipazione di Massimo Marino e Bruna Gambarelli.   Santarcangelo è il festival forse più denso di storia della cosiddetta ricerca teatrale italiana. Dopo qualche anno di incertezza, il festival ha avuto nuova vita grazie al progetto triennale in cui tre artisti romagnoli hanno diretto un’edizione a testa (dal 2009 al 2011 si sono alternati Chiara Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio, Enrico Casagrande di Motus, Ermanna Montanari del Teatro delle Albe). Ma forse la vera novità del passato triennio è stata la nascita di quello che è stato chiamato “coordinamento critico-organizzativo”, tre figure che hanno assunto un ruolo vitale di collegamento nei tre anni, garantendo una continuità di pensieri e azioni. Il triennio che si apre nel 2012 vede alla direzione Silvia Bottiroli e alla condirezione Cristina Ventrucci e Rodolfo Sacchettini, membri del coordinamento precedente. Con loro abbiamo parlato del presente di Santarcangelo e dei desideri futuri, anche alla luce del lavoro svolto da gennaio ad...

Mariti di Ivo van Hove e la regia europea

Il nome di Ivo van Hove ricorre da qualche anno nei maggiori festival europei di arti sceniche. Dall’Holland Festival di Amsterdam al Theater der Welt, dal Ruhr triennale a strutture di fama internazionale come il De Singel di Anversa. Ad Amsterdam il regista belga dirige la compagnia Toneelgroep, residente al teatro cittadino Stadsschouwburg, e sfogliando il repertorio del gruppo ci si trova di fronte a numeri imponenti, sensibilmente distanti dalle produzioni medie dei nostri teatri: per la stagione in corso Toneelgroep ha in repertorio diciassette diverse opere, la gran parte dirette da van Hove e le restanti da nomi di punta della regia europea (Johan Simons, Thomas Ostermeier, Luk Perceval, fra gli altri). Forte è dunque la sensazione di trovarsi di fronte a un teatro “industriale”, una modalità che in Italia è praticata da pochissime strutture in un manipolo di grandi città.     Era dunque alta l’attesa per una delle sue produzioni più recenti, Mariti, dall’omonima pellicola di John Cassavetes (1970), vista in prima nazionale al festival Vie di Modena, rassegna che come poche ha il merito...

Georges Perec. Le Condottière

“Si scrive una sola opera”, dice Georges Perec in una delle interviste raccolte in En dialogue avec l’époque (ed. Joseph K., 2011), esprimendo un’idea non proprio originale, come capita spesso a quelle vere, e proprio per questo si è fatto un punto d’onore che ogni suo nuovo libro differisse dal precedente. Ha quindi moltiplicato gli accorgimenti per non ripetersi, ancor prima di entrare nell’Oulipo, attraverso decostruzioni, variazioni e contaminazioni di generi e registri, ricorsi a giochi e restrizioni di ogni tipo (le famose contraintes: regole, vincoli, passaggi obbligati), differenti declinazioni di personaggi e temi che prima o poi finiscono per tornare e che allora tanto vale giostrare consapevolmente, incursioni nel teatro e nel cinema, per non parlare delle innovazioni nella scrittura e nelle tematiche saggistiche, tanto che verrebbe più facile pensare a lui come a uno scrittore disperso in mille rivoli (e anche un po’ dispersivo, non fosse che la morte prematura impedisce un giudizio sulla possibile quadratura a venire) più che a uno che temesse di ripetersi e di risultare monocorde. E invece i...

Teatro in progress

Al centro di un palcoscenico scarno, un abbraccio d’addio. Ma a un tratto tutto si congela: in un suggestivo controluce entra un gruppo di servi di scena che con precisione e leggerezza smonta l’intero ambiente e ne costruisce un altro tutt’intorno. È una festa, al primo incontro di quella coppia che si è appena separata. L’azione riprende da dove l’avevamo lasciata: in teatro basta spostare un tavolino, aggiungere qualche bottiglia vuota e un tulle rosso intorno alla vita o cambiare luci e musica per mutare di segno e di senso a un’azione. È questa la magia semplice e potente del palcoscenico. Ed è questo il versante su cui lavora con minuziosa determinazione Innerscapes, progetto con cui lacompagnia milanese Effetto Larsen fondata e diretta da Matteo Lanfranchi ha vinto il Premio Lia Lapini 2011.     Era fine giugno, al festival Voci di Fonte di Siena, che organizza questo premio dal 2008. Quattro studi di circa venti minuti in finale, scelti e poi valutati, anche attraverso lunghi colloqui, da una giuria composta da una decina di persone di teatro (critici, operatori, direttori) molto attive...

Cartaditalia. Nuova fotografia italiana

Al bordo di una strada sterrata sta accovacciata una donna. La luce gialla ammanta tutta l’immagine come una nube luminosa. Sullo sfondo di una lingua d’acqua all’orizzonte, forse la foce di un fiume, si staglia una vegetazione radente di erba e cespugli. La donna tiene le braccia sulle ginocchia, voltata nasconde il viso e mostra un codino: sembra che stia fissando l’orizzonte, o che si sta riposando dopo una corsa. Forse è capitata lì per caso, proprio al centro della fotografia. L’immagine è scarna eppure ricchissima di riferimenti e indizi: più di una storia può prendere forma e intrecciarsi in questo scatto. Il verde e il rosso sono filtrati dal giallo di una luce densa e bassa. La donna separa i colori: prima di lei il verde e il rosso, poi il giallo che dispera verso un bianco lontano, opaco e sporco. Lo sguardo della donna va nella stessa direzione di quello dello spettatore; lo spazio è un territorio in perfetto equilibrio, pieno, denso eppure scarno. Oltre, nessun luogo sembra esistere: le tracce dei pneumatici sulla destra compaiono dal nulla e nel nulla svaniscono.     La...

Karl Ove Knausgård. La mia lotta

  Raccontare se stessi e la propria famiglia, il rapporto con il proprio padre, poi con i propri figli e con la propria moglie. La mia lotta di Karl Ove Knausgård parla semplicemente di questo e lo fa in sei volumi pubblicati con successo in patria e che lo hanno portato ai vertici della letteratura norvegese contemporanea. Da poco uscito, il secondo volume, La mia lotta 2 (traduzione di Lisa Raspanti, Ponte alle Grazie, Milano 2011, 585 pagine) racconta del diventare padre, del cambiamento di una coppia che diventa famiglia e della vita quotidiana di uno scrittore, Karl Ove Knausgård, con tre figli, due femmine e un maschio: i bisogni dei bambini e le esigenze dello scrittore. La lotta è tutta nell’equilibrio fragilissimo di un uomo in combattimento perenne con la propria stessa sensibilità attraverso cui è in grado di trasformare in letteratura anche gli istanti più impalpabili della propria esistenza, ma che spesso tramutano in senso di colpa uno sguardo affilato sulle cose.   Accomunato a Proust per la sottile analisi degli eventi esistenziali oltre che per l’imponenza dell’opera che supera le tremila...

Il pensiero positivistico di Expo 2015

Dal 31 marzo 2008, giorno in cui la città di Milano si è aggiudicata Expo 2015, quel pensiero positivistico che ha determinato nel XIX secolo l’origine delle esposizioni internazionali quali manifestazioni di progresso economico e produttivo si è manifestato diverse volte, in diversi luoghi e sotto diverse spoglie. Tale pensiero trova oggi le proprie ragioni in una curiosa idea secondo la quale le condizioni di eccezionalità determinate dai grandi eventi - Olimpiadi, Campionati Mondiali o Europei di calcio, Giubileo, Esposizioni internazionali, G8, ecc... - costituiscono automaticamente la possibilità di tracciare delle nuove prospettive evolutive.     È indubbio che Expo 2015 costituisca per Milano e per la Lombardia l'occasione per realizzare in tempi ristretti una serie di importanti opere infrastrutturali - quali ad esempio le Metropolitane o le autostrade Pedemontana e BreBeMi - tuttavia innumerevoli sono gli elementi che mostrano la metamorfosi che i tanto osannati effetti di Expo 2015 subiscono nell’accedere nel “territorio” milanese. Un dubbio doveva già insinuarsi nel 2009...