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Aprire alla co-progettazione, cambiare gli algoritmi / Possono esistere delle (nuove) tecnologie conviviali?

Stavo ascoltando la radio. Era un mese fa, il 7 giugno. Su Radio3 sento la voce di Derrick De Kerckove che parla di datacrazia, della supremazia dei dati. Mi fermo all’ascolto, poi interviene Belpoliti. Capisco che è un dibattito sulla memoria e sugli strumenti per preservarla, ma che verso la fine ha preso altre strade. La discussione è molto interessante, e come al solito, lascia più domande che risposte. La potete riascoltare per intero qui. La discussione parte da un articolo di De Kerckhove pubblicato da La Stampa, in cui afferma che   “Come ha scritto Umberto Eco, la verità è che stiamo perdendo la memoria, «quella personale, inghiottita dall’iPad, e quella collettiva, forse per la pigrizia di non voler comprendere il passato per capire il presente». (…) Ma adesso, tornando digitale on line, la memoria culturale emigra completamente fuori del mio corpo e se ne va nel cloud. Si chiama «amnesia digitale» da uso eccessivo di Google e smartphone. (…) Nella partecipazione immediata e permanente che intratteniamo con il mondo digitale, nell’accelerazione continua e nel total surround dell’informazione, sparisce l’intervallo necessario per riflettere...

Richard Sapper: oggetti resistenti al tempo

Due note: un MI e un SI. Fuoriescono dal beccuccio appena il vapore comincia a diffondersi. Avvisano che l’acqua bolle nel contenitore d’acciaio, nome: 9091. Le ha volute Richard Sapper, l’uomo dei dieci Compassi d’oro, uno dei designer più premiati, e insieme meno noti al grande pubblico, anche se i suoi oggetti sono nelle case di molti. Le note gli ricordavano i vaporetti fluviali della sua giovinezza, in Germania, dove era nato nel maggio del 1932. Quando all’inizio degli anni Ottanta ha proposto ad Alessi questo oggetto, Sapper voleva mettere fuori gioco lo sbuffo ansiogeno dei vecchi bollitori, il loro richiamo imperioso, e non certo melodioso. I bollitori sono nell’Est dell’Europa, ma anche nei paesi del Nord, l’equivalente delle caffettiere dei popoli mediterranei; un oggetto quasi sacro, una di quelle “cose” che creano la casa e la rendono abitabile. Il designer, scomparso qualche giorno fa, il 31 dicembre, all’età di 83 anni, ha progettato entrambi gli strumenti. Riservato, chiuso, gentilissimo, aveva studiato filosofia, ingegneria ed economia; teutonico, ma anche friendly, come la sua arte...

Cronoprogrammi

Conosco un tale che un tempo faceva un mestiere inutile. Era un bravo ragazzo, uno con la testa a posto, era sempre gentile e cordiale con tutti e in un certo modo sentivo di volergli bene. Lavorava in un dipartimento pubblico, uno di quei calderoni in cui la forza lavoro eccede di molto il reale fabbisogno di manodopera e in cui i dirigenti hanno necessità di inventare in continuazione nuovi lavori per tenere occupati dipendenti che altrimenti ammuffirebbero di tristezza in una bestiale inoperosità. Lui era uno di quei dipendenti, una delle mele migliori in una cassa di renette esposte al sole e destinate a marcire. Aveva due lauree: una laurea in Lettere e una in Sociologia del lavoro. Nel dipartimento lo avevano assegnato all’ufficio qualità. Ora, pensate per un momento all’espressione ufficio qualità, l’etimologia ci dice che il termine qualità indica la proprietà di una determinata cosa, la sua natura. Un ufficio qualità, a rigor di logica, è un ufficio la cui mansione principale è dare senso a tutti gli altri uffici, è in pratica la senape di Digione spalmata in un insipido panino...

No-ordinary wor(l)d

Diaspora. Development. Normalization. Intifada. Settlers. Refugees. Return. Demolition. Come ragionerei se fossi stato cresciuto sin dalla nascita con queste parole intinte nel latte materno? Non c’è dubbio che reagirei attraverso degli automatismi, risposte scavate in una storia che oltrepassa il mio piano biologico ed esperienziale. Parole più antiche di me e talmente impetuose da tracimare nel mio vissuto obbligandomi a seguirne la corrente. Per esempio, farei molta fatica ad ascoltarti pronunciare “Green Intifada” perché la tua resistenza è attuata con l’agricoltura... o “Cultural Intifada” perché combatti con gli strumenti della conoscenza. Condividerei i metodi, ma ti chiederei di chiamare le cose con il loro nome. Potresti accettare l’idea dei “partigiani biologici” dopo aver perso i nonni o i genitori nella Resistenza?   Oppure?   Ridefinire.   Se fossi stato cacciato da casa mia all’arma bianca (o nera), forse desidererei tornare a casa. Se fossi un profugo, forse vorrei non sentirmi sospeso a tempo indeterminato in un insediamento che non...

Rovistando nella cassetta degli attrezzi

Cosa si portano a casa, dunque, i giovani attori e performer, drammaturghi e registi, dai laboratori di queste Biennali Teatro? Quali strumenti utili possono aggiungere alla propria “cassetta degli attrezzi”? Quali metodi giocarsi nei loro prossimi spettacoli? E se un’attenzione doverosa va alla concentrazione sulle singole individualità degli allievi – visibili, come racconta Elena Conti, nelle diverse modalità di riscaldamento e training, un panorama curioso e variopinto che inaugura ogni mattina i laboratori veneziani e che può raccontare delle storie e culture, idee di teatro e di vita completamente diverse che si incontrano in questi giorni in laguna – è interessante anche andare a rovistare fra gli strumenti e i metodi che i cinque maestri della Biennale 2012 stanno offrendo a questi giovani aspiranti artisti. Nelle edizioni passate, si può dire, i laboratori, pur nelle specificità dei singoli maestri, conversero – oltre che per il dato generazionale, capace di riunire a Venezia le nuove spinte della regia europea – in una dimensione della ricerca dal carattere autoriale, in cui gli...