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stupidità

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Un'analisi delle elezioni inglesi / Theresa May. Stupidità al potere

Dunque alla fine appena un pugno di voti (13,6 milioni contro 12,8) e un paio di punti percentuali (42,4 a 40) separano i Conservatives dal Labour. Anzi Theresa May da Jeremy Corbyn, perché nel bene (il secondo) e nel male (la prima) sono stati loro due a giocarsi la partita. Nemmeno lo sciagurato maggioritario secco inglese, che allunga in modo sproporzionato le distanze in termini di seggi (una sessantina in più al partito “maggiore” anche se di poco) stravolgendo il principio di rappresentanza, assicura una governabilità certa (mito di tutti gli aspiranti oligarchi). Il parlamento britannico rimane hang, “appeso” come si dice in gergo: in questo caso appeso all’alleanza con gli unionisti irlandesi del DUP (Democratic Unionist Party), che – se la May sopravviverà al voto di fiducia - sosterranno (“caso per caso”) il futuro governo conservatore come la corda sostiene l’impiccato, garantendogli con i loro 10 seggi una risicatissima maggioranza (di 2 voti). Sono fondamentalisti protestanti, ultrareazionari, antiabortisti, omofobi (“right-populists” sono definiti), nemici degli human rights, secondo l’imprinting impostogli negli anni settanta dal fascistoide reverendo Paisley, che...

L’ultimo libro di Culicchia, Mi sono perso in un luogo comune / Metamorfosi del cretino

Meglio tanti cretini oggi che uno solo domani! Sembra la storpiatura di uno slogan del centrosinistra e invece si tratta di un luogo comune “latente”, uno dei più ostinati. Per luogo comune latente, o fantasma, intendo quelle consuetudini di pensiero che ben filtrate nelle fenditure degli usi e costumi sono i più difficili da rilevare, da smascherare e, qualora vi sia l'intenzione, da estirpare. E riescono a mimetizzarsi così bene nell'abisso dei cliché per un preciso motivo: sono sconvenienti, ovvero fanno parte di quel variopinto sottosuolo di uscite che in pubblico rischiano di provocare silenziosi imbarazzi o stellari calci sotto il tavolo. E affermare che la stupidità diffusa sia preferibile a quella rarefatta è qualcosa che la socialità, più o meno mondana, preferisce non sentirsi dire.     E sta proprio qui uno dei pregi dell'ultimo libro di Giuseppe Culicchia, Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità (Einaudi, 2016, pp. 231, € 14,50): ce lo dice in faccia, senza veli, che la stupidità non solo è diffusa ma radicata nei nostri pensieri, nelle parole e nei fatti di tutti i giorni. Si tratta di un dizionario à la Flaubert in cui la...

Umberto Eco. Lotta alla stupidità

E poi molti hanno detto: Umberto Eco è un classico. Così tutti a rileggerlo trovandovi cose nuove: come ad avverare, ex post, l’affermazione forse più frequente nei ricordi coccodrillosi apparsi i giorni immediatamente successivi la sua dipartita. E per il desiderio di essere come tutti, direbbe un recente strega, l’ho fatto anch’io che lo faccio da sempre. Ho prenotato dal mio edicolante di fiducia Come viaggiare con un salmone (abbinato a “Repubblica”, € 10) sapendo perfettamente che avrei acquistato una parte del Secondo diario minimo (letto e recensito all’epoca). E sono corso in libreria a procurarmi una copia del Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida (La nave di Teseo, pp. 469, € 20) prima che ne esaurissero le scorte, sapendo altrettanto bene che si sarebbe trattato d’una raccolta di bustine che ho compulsato con regolarità quindicinale nell’ultima dozzina d’anni. (La bustina, si sa, è ormai un genere letterario: rubrica inventata da Eco a metà degli anni Ottanta per chiudere “l’Espresso” e da allora, come la “Settimana enigmistica” nel suo campo, fra i tipi testuali e trovate editoriali più imitati al mondo. Non c’è magazine o rivista che non la adotti; non c’...

Inseguendo il fantasma dell'Austria

Nell'estate del disfacimento dell'idea di Europa per come l'avevamo immaginata, mi rifugio da settimane in ciò che fu il cuore del nostro continente prima del doppio suicidio – le due guerre mondiali – che pose fine alla modernità. Nell'estate del 2015 provo a inseguire il fantasma dell'Austria, sempre che io ne sia degno, lo spettro di due autori in particolare: Trakl e Musil. Nelle notti umide e caldissime di una piccola stanza d'albergo al Lido di Venezia, schiaccio zanzare, sento salire la gommosa putredine dell'acqua nei canali (mi sono convinto faccia bene alla pelle, alla nostra reminiscenza di anfibi), controllo che il gatto bianco con cui spero di aver stretto amicizia si accoccoli sul vano finestra a piano terra della costruzione di fronte, poi mi rigiro nel letto e sfoglio un'altra pagina. Tra qualche minuto crollerò. Il libro che scivola sul pavimento mi risveglierà per un istante. Più spesso L'uomo senza qualità o il volumetto Garzanti con le poesie di Trakl mi ricade sul petto. Apro gli occhi senza mettere a fuoco niente. È l'ultimo cerchio del sasso scagliato in uno...

Eco e gli imbecilli

L’occasione era solenne: la quarantesima laurea honoris causa, giusto in Comunicazione e cultura dei media, parte della grande famiglia di Scienze della Comunicazione, il corso di studi che lui stesso, a suo tempo, aveva contribuito a istituire. Lo scenario, se si vuole, è ancora più emblematico: l’Università di Torino che, ben 61 anni orsono, lo aveva fatto dottore, segnando l’esordio della sua fortunata carriera. Mille volte, del resto, il nostro era intervenuto sull’argomento (si veda di recente questa recente intervista a cura di Daniela Panosetti, Apocalittico sarà lei) ora paragonando gli utenti di Internet all’antieroe borgesiano Funes el memorioso, ora facendosi alfiere dello studio a memoria contro l’eterno presente a cui Internet sembrerebbe condannare i suoi utenti a maggior ragione se giovani studenti nativi digitali.   «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’...

Papà di cartone

Federico, il più piccolo dei miei figli, ha sei anni. Come spesso mi accade, sto guardando con lui un episodio di “Peppa pig”, cartone animato realizzato in Inghilterra. È silenzioso, attentissimo. Solo ogni tanto si lascia andare ad una risata aperta e convinta. Peppa gli piace, perché è una bambina non bambina (non guarderebbe mai volentieri un cartone con protagonista una “femmina”). Peppa è, infatti, una maialina antropomorfa che va all’asilo e abita in una casetta in cima ad una collina. È ben educata, incline alla sopportazione, gentilissima con i genitori, col fratellino George e gli amici. Si concede un solo diversivo, saltare nelle pozzanghere fangose. Ancora una volta la mia attenzione va soprattutto a papà Pig. È un grasso occhialuto, con barba e baffi di tre giorni, sempre disponibile coi figli. Mi sembra che non esca mai di casa, dove adora star seduto in poltrona a leggere il giornale, ma Federico mi ripete che non è vero, perché una volta lo ha visto andare in ufficio. È subito evidente che papa Pig è buono ma stupido. È un ingenuo, un cuore...

L'epoca della prevalenza dello stupido

Un’occhiata alla bacheca di Facebook, una alla Timeline di Twitter, e ci si dice: la stupidità degli altri deve essere davvero lo spettacolo più affascinante del mondo. C’è chi pensa che i social network producano i propri contenuti, e se ne potrebbe discutere; ma intanto possiamo tenere per certo (è infatti vero per definizione) che li registrano, così documentando tendenze altrimenti volatili. Prima lo studio delle mitologie sociali era fatalmente basato su fonti di seconda mano e sul sentito dire delle chiacchiere al bar e delle opinioni dei tassisti. Intuizione, penetrazione e sintesi mettevano poi in risalto, sullo sfondo grigio del senso comune, i commenti dei Flaiano e dei Barthes.   Oggi su Facebook e Twitter chiunque può invece verificare, e con grande margine di probabilità induttiva, che molto spesso chi prende la parola lo fa per additare, smascherare, irridere, disprezzare, censurare, condannare, possibilmente immolare, auspicabilmente incenerire, moralmente scomunicare, indignatamente ostracizzare. Cosa? La stupidità di qualcun altro. Dalla stupidità altrui non ci distraiamo mai,...

Siamo linguisti o caporali?

All’uscita di Relazioni e differenze (Sellerio), il libro in cui ha raccolto diversi suoi saggi di linguistica, mi è sembrato il caso di rivolgere alcune domande a Nunzio La Fauci, ordinario di Linguistica italiana a Zurigo. Conoscevo già il suo Compendio di sintassi italiana, uscito l’anno scorso dal Mulino, e da tempo sono un affezionato seguace del blog Apollonio Discolo in cui La Fauci commenta usanze di parlanti e linguisti, in quella che definisce “una lingua non comune”. Si tratta di una lingua ironica, che può arrivare al sarcasmo, a suo agio soprattutto nel discorrere controcorrente. I passaggi di Relazioni e differenze che si richiamano alla storia della linguistica e ai suoi presupposti filosofici hanno per me disegnato la cornice teorica all’interno della quale le apparenti intemperanze di Apollonio Discolo risultano molto meno occasionali. Così ho chiesto a La Fauci alcuni chiarimenti che mi hanno aiutato a scrivere un articolo per Repubblica (uscito il 6 maggio 2011) sul suo lavoro; ora, con il suo gentile permesso, li pubblico qui integralmente.     Della stupidità umana e della...