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travestimento

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Otto volte dieci anni

Arrivando a casa di Giosetta Fioroni, tana segreta stillante di pioggia in riva al Tevere, ogni volta si esita prima di suonare il campanello: sopra il quale brilla ancora la targhetta FIORONI-PARISE. La casa è piccola, si cammina fra muri grondanti colori smaltati e nostalgici. Giosetta saltella oggi come quando quarant’anni fa Parise, proprio, la descriveva camminare «in modo leggero come camminavano le ragazze degli anni cinquanta quando andavano a scuola o a un ballo pomeridiano in casa d’amiche». Che incontrarla significhi in qualche modo fare un’escursione fuori dal tempo lo conferma l’ultima immagine che mi ipnotizza prima di uscire, una grande foto di Plinio De Martiis che la ritrae, a Sperlonga nel 1963, in compagnia di Cy Twombly. Gli occhi di Twombly, giacca leggera e jeans, guardano fuori dall’inquadratura; Giosetta invece – maglioncino nero esistenzialista e morbidi hot pants, abbronzata, i capelli corti un po’ in disordine – guarda dritta in camera. Non so spiegare perché mi commuova tanto, questo suo sguardo. Se ci riuscissi sarei un po’ come Parise, forse. Lei mi guarda guardarla,...

Being Luigi Ontani

Il 27 maggio si chiude alla Kunsthalle di Berna la mostra “BernErmEtica”, terza incarnazione ­ dopo il Castello di Rivoli e Le Consortium di Digione del progetto “CoacerVolubilEllittico” curato da Andrea Bellini. Per le edizioni JRP Ringier di Zurigo è appena uscito il catalogo curato da Marianna Vecellio, dal quale riproduciamo il testo di Andrea Cortellessa.     Quella della dischiusura, cui invita Andrea Bellini col suo progetto delle Scatole viventi, mi pare l’immagine più calzante per tentare di definire quella strana cosa che pratico ormai da quindici anni senza mai averci riflettuto, temo, a sufficienza. Parlo della critica. E non è un caso che questo stimolo venga da una “situazione” per me, per così dire, extraterritoriale: dall’ambito delle arti visive, cioè, e non da quello in cui mi sono formato – che è la letteratura. Come se muovendoci in un territorio che non ci è famigliare non potessimo evitare di interrogarci su quanto in esso vi sia in comune con casa nostra – oltre che, com’è ovvio, su quanto ne differisca (secondo la...

La canotta

Umberto Bossi è il politico dei gesti: il dito medio, la mossa dell’ombrello, la pernacchia, o il gimme five!, “dammi cinque”, tipico dei giocatori americani. In tempi recenti ha più volte reiterato il gesto del dito medio, la “spinta del medio”, come è chiamata, un gesto fallico, di erezione, vecchio di oltre duemila anni, noto ai Romani, i quali si riferivano, scrive lo zoologo Desmond Morris, al dito medio come dito imprudente ed osceno. Nel caso del Senatur si collega invece a una retorica leghista di tipo maschilista, di cui Bossi si è fatto più volte promotore: l’affermazione che i Padani “ce l’hanno duro”.     Uno studioso dei gesti, Claudio Franzoni, ha sottolineato come si tratti di gesti da bar: far ridere la compagnia dei maschi al Bar Sport. Il senso di queste posture è perfetto: il politico è uno di noi, è come noi. Non, dunque, un intellettuale, un professore, un professionista della politica, uno probabilmente migliore di noi, da ammirare, bensì proprio uno identico a noi, se non addirittura uno inferiore a noi. Segna un...

Il raid partigiano

  La guerra di resistenza contiene tutti gli elementi canonici del raid. Il Johnny di Fenoglio polemizza con la conquista dello spazio, che hanno in mente i comandanti comunisti, affermando: “Dobbiamo inapparire, agire e risparire, mai fermi, sempre ubiquitous, e pochi e mai in divisa”. In effetti l’occupazione territoriale ampia, con creazione di repubbliche partigiane, ha rappresentato sempre un grande problema dato che si esponeva alla riconquista da parte di forze nemiche preponderanti. Le azioni, perlomeno in una fase iniziale, dovevano essere leggere, anche se talvolta combinate. Ancor più decisivo questo movimento a doppia freccia per i Gap, combattenti anonimi, il cui motto è “colpire e sparire”, come sostiene Giovanni Pesce, uscendo dalla folla metropolitana e risciogliendosi subito in essa. Infliggere danno senza subirne è prova di destrezza che crea frustrazione e paura tra i nemici, ammirazione ed emulazione tra i simpatizzanti, fino a generare un alone mitico di imprendibilità. Così Roberto Battaglia racconta, per esempio, delle gesta già leggendarie del capitano Melis nelle sue terre...