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Vaterland

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Parole Jelinek. Patria

Cara E., mi chiedi di scrivere qualcosa sul concetto di Patria e sulle possibilità di rappresentazione. Ti ho detto che non ero sicuro che sarei riuscito a produrre un testo davvero pubblicabile ma che ci avrei provato, ed eccomi qua... Lascerò da parte per il momento E.J. e cercherò di partire dal concetto in questione. Patria-Vaterland dunque.   Qualche mese fa è morto mio padre. Sono stato con lui fino a quando il suo corpo non era freddo (quel corpo a termine, di cui tutti siamo provvisti e nel quale si vede più che in ogni altra cosa il passare del tempo. Corpo scandaloso, non sempre bello, ma allo stesso tempo sede di tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per scoprire il mondo). Ora mio padre non c’è più, se non nella mia memoria o nelle cose in cui io e i miei fratelli gli assomigliamo. Non ho scelto io di nascere suo figlio, né lui ha voluto proprio me, nel senso di quel me che sono diventato (anche se poi è stato orgoglioso di me).   Konrad Waas (*1935 - †2014) con Tobia Waas (*2005)   Per gran parte della vita sono stato un perfetto sconosciuto per mio padre, e...

Frammento d'aria

L’espressione “ritornare in patria” suona agli orecchi degli italiani altisonante e forse anche sotto una veste un po’ ironica; in fondo il termine “patria” non denota niente di effettivo, rimane un termine astratto, fuori dal linguaggio comunemente parlato. Per gli italiani, ormai lo sappiamo, i padri è come se non ci fossero mai stati, sicuramente non c’erano più negli anni ottanta quando Primo Levi scriveva I sommersi e i salvati, non ci sono certo oggi nel momento in cui usare anche espressioni come “andare all’estero” risuona del tutto arcaico, fuori tempo, quasi imbarazzante per chi ha l’occasione di ascoltarlo. Negli anni trenta però era tutto diverso e a testimoniarlo sono proprio gli ebrei. Di fronte alla minaccia hitleriana la maggior parte di loro decise di rimanere tra i confini di quella parte di terra dove sentivano di essere nati, convinti che fosse la cosa più giusta da fare. Di fronte a questa constatazione non si può non rimanere ogni volta sconcertati. Non si può infatti rinunciare a chiedersi perché non abbiano assecondato il loro essere il...

Heimat

La patria di cui ci parla Primo Levi ha la coloritura della Heimat. Il luogo dove sono sepolti i propri padri, dove si è nati o cresciuti, dove si è costruita la propria vita, si è allestita la propria casa. Quel luogo è tanto più difficile da abbandonare, quanto più non si possiede altro se non tale Heimat, equivalente al significato etimologico di “terra-casa”. Spesso, per legittimare il diritto di sentirsi a casa, gli ebrei italiani (tedeschi, francesi, polacchi addirittura) avevano sposato l’altro significato della parola “patria”. Non erano sufficienti né la nascita né la cittadinanza, bisognava morire o essere disposti a morire per il Vaterland. Nella pagina di Levi, il richiamo alla Prima guerra mondiale è esplicito, la continuità del desiderio di far parte della patria che spinse tanti ebrei italiani a aderire al fascismo, forse adombrato tra le righe. Privati a tradimento del loro Vaterland, gli ebrei si aggrappano alla Heimat. Restare a casa diventa resistenza a un esproprio: nel paradosso provocatorio di Primo Levi, la forma estrema dell’essere disposti a...