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La Biennale come archivio universale / L’enciclopedia interminabile

Il Palazzo Enciclopedico del Mondo è un gigantesco modello alto tre metri e mezzo, fatto di legno, ottone, plastica e celluloide, una strana torre cilindrica a più stadi, una specie di missile circondato da un porticato e quattro incongrue cupole dorate, a metà strada tra un’architettura visionaria del primo modernismo e un grattacielo staliniano. È il sogno della vita di Marino Auriti, emigrato dall’Abruzzo in America negli anni trenta del Novecento per sfuggire al fascismo: un museo “per contenere tutte le opere e le scoperte dell’uomo”, passate e future, da edificare sul Mall di Washington, un archivio labirintico e vertiginoso come la borgesiana Biblioteca di Babele.   Marino Auriti   L’impresa impossibile di Auriti – la cui vicenda singolare è narrata qui da sua nipote – è l’emblema della 55a Biennale di Venezia e il suo paradossale modello di riferimento: che forma può avere, se non appunto iperbolica e fallimentare, un’enciclopedia nell’età immateriale che attraversiamo? Non è forse la stessa nozione di “enciclopedia”, col suo ingombrante retaggio illuminista e il suo olezzo di accademia, ad aver infine ammesso la sua inconsistenza di fronte agli smaliziati...

Raid virtuali

Accanto alla linea più muscolare che dai futuristi, passando per gli happenings, arriva al Graffitismo, in cui gli autori comunque scompaiono affidandosi al segno che li veicola, se ne presenta un’altra che abbiamo visto cominciare con le esplorazioni nell’inconscio del Surrealismo. Tuttavia non si tratta tanto di continuare l’introiezione profonda quanto di fare incursioni nell’esterno che è però divenuto nel frattempo immateriale. Per paradosso Guy Debord, che ha anticipato tante delle parole d’ordine del maggio ’68, ovvero dello happening di massa più significativo del secolo appena trascorso, ha pure anticipato nella sua opera più famosa del 1967 le trasformazioni della società oltre quel movimento che ancora doveva svilupparsi. Al primo punto della Società dello spettacolo egli infatti scrive che “Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione.” Questa vita, secondo l’...