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Teatro Valle occupato

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Sulle scene, dietro le scene / Lo spettacolo dell'anno

Sono cinque anni che la rubrica di teatro esce su Doppiozero. Cinque anni di sguardi, cronache, dissezioni anatomiche e visioni di giardino nel corpo di questa fragile, forse inattuale arte. Di entusiasmi, polemiche, sconfitte, scoperte. Abbiamo pensato di regalarci un gioco: di farci i nostri “premi Ubu”, scrivendo cosa della stagione immediatamente trascorsa, dei tempi del teatro, ci è piaciuto, o immaginando cosa ci riserva l’immediato o prossimo futuro. Bisognava nominare uno spettacolo, un artista, o anche un problema, una crisi, o qualcosa che sta emergendo… Abbiamo coinvolto non solo quelli che scrivono più assiduamente, ma anche amici che sono intervenuti magari solo una volta e artisti cari, che in alcune occasioni ci hanno donato loro scritti, loro sguardi. Alcuni hanno risposto subito, altri, isolati in montagna o alle prove di qualche spettacolo, non hanno potuto aderire. Ne è sortito il monstrum che leggerete, perché, naturalmente, molti hanno scantonato (ma neppure tanto) dal compito assegnato, tanto da creare un discordante collage di umori e visioni, componendo, piuttosto che il ritratto dello spettacolo migliore, un composito affresco dello stato dello spettacolo...

A un anno da Faro, l'Italia è ancora nella nebbia

A partire dagli anni ‘70, cominciò a farsi strada l'idea che il patrimonio immateriale dovesse giovarsi di uno strumento internazionale di tutela analogo a quello istituito per le ricchezze materiali. La ripartizione del bene culturale in patrimonio materiale e patrimonio immateriale consegue dalla consapevolezza che la diversità culturale è necessaria all'umanità quanto la biodiversità lo è alla natura (Raccomandazione sulla salvaguardia della cultura tradizionale e del folklore, 1989). La prospettiva della “tangibilità” nella tutela dei beni culturali è stata quindi superata nel 2001 con l’approvazione della convezione UNESCO sul patrimonio culturale subacqueo, ma la sua piena affermazione avviene durante la Conferenza Generale dell’Unesco del 17 ottobre 2003 a Parigi, quando fu adottata senza voti contrari la Convenzione Universale per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.   Il 27 agosto 2005 a Faro, in Portogallo, il Consiglio d'Europa sigla una convenzione sul valore dell'eredità culturale per la società, entrata in vigore nel giugno 2011...

Dieci anni di Buone Pratiche

Crisi cronica, assenza di risorse, istituzioni sorde e impossibilità di ricambio generazionale: il teatro italiano degli ultimi dieci anni potrebbe essere riassunto così. Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino, con Le Buone Pratiche del Teatro, hanno provato a raccontare (e a far raccontare) un’altra storia. Era il 2004: il sito ateatro.it lancia una convocazione a tutte le realtà del teatro per un confronto orizzontale e una condivisione di formule innovative per l’auto-organizzazione. “Sappiamo – scrivevano allora i promotori dell’iniziativa – che in questa progressiva desertificazione esistono esperienze e pratiche di un teatro vivo e diverso”.   Da allora l’appuntamento (organizzato in modo indipendente e senza budget) si è trasformato spontaneamente negli Stati Generali del teatro italiano e oggi, a un decennio dall’inizio dell’avventura, diventa anche un libro. Le Buone Pratiche del Teatro (FrancoAngeli 2014, pp. 260) è inevitabilmente l’occasione per un bilancio: “Nelle pagine di questo libro”, spiega Ponte di Pino, “c’è la storia di un...

Cultura: Roma attende

Quando la crisi diventa la norma, cos’altro resta al mondo dell’arte contemporanea se non la sua tendenza alla spettacolarizzazione? A Roma questo implica mantenere la fiducia nella possibilità della scena artistica contemporanea di continuare a crescere: una scena artistica contemporanea non è niente se rimane statica. Una difficoltà è rappresentata dal fatto che crescita vuol dire novità e novità implica cambiamento. Ma il cambiamento richiede energia e l’energia richiede un input di risorse pari almeno all’output ottenuto da una certa azione. In una recessione economica l’output inizia a recedere e in una depressione economica, ancora peggio, l’output è costantemente inferiore all’input.   La crisi economica attuale è in qualche modo peculiare perché la sua ampiezza è senza precedenti dalla seconda guerra mondiale in qua, ma non è ancora classificata come depressione. Non è chiaro se questo sia dovuto alle manipolazioni dei dati economici o alla complessità del modello finanziario, che è stratificato, astratto e difficile da...

Futile

Please allow me to introduce myself I’m a man of wealth and taste … Pleased to meet you Hope you guessed my name, But what’s puzzling you Is the nature of my game … Rolling Stones, Sympathy for the Devil   Certo non inventava niente Walter Siti nel teorizzare, e ampiamente praticare, un “io sperimentale” quale narratore, punto di vista focalizzante e protagonista indiscusso dei suoi primi romanzi. Si ricorderà come già Italo Svevo, a proposito del suo Zeno, scrivesse a un ammirato Montale: “pensi ch’è un’autobiografia e non la mia”. Ma, se si avvicina al vero quanto sostiene (esagerando) il Daniele Giglioli di Senza trauma (Quodlibet 2011) – che proprio quella che è invalso definire autofiction, insieme al noir “politico”, sia il genere egemone della narrativa italiana degli ultimi anni – ciò si deve principalmente a lui. All’esemplarità cioè che – presso i narratori più giovani, unico termometro fededegno d’autorevolezza quando i media guardano solo alle classifiche di vendita – s’...

Lettera da Roma sul teatro che verrà

Nella sua sesta edizione, il mutamento può dirsi completato. Teatri di Vetro, nato come vetrina per le arti performative emergenti, si è ormai trasformato per qualità delle proposte in un vero e proprio festival di caratura nazionale e come fosse un rito propiziatorio saluta la stagione romana appena terminata dando il via alle danze dei festival estivi. Insieme a Short Theatre, che invece la stagione la apre ogni settembre, è la più importante tra le esperienze romane legate a un certo modo di fare teatro, si direbbe giovane, indipendente e di ricerca. Etichette queste poco esaustive soprattutto in un momento così fragile, produttivamente e artisticamente. Il mare è in tempesta, capire quali navi arriveranno a riva è un’opera chiromantica.   Crack Machine. Fotografia di Angelo Maggio   Di sicuro anche in una grande città come Roma si assiste a un netto cambiamento di marcia nei meccanismi teatrali, nella fruizione e produzione: lo stabile ha avuto una minima apertura concedendo alcuni spazi del Teatro India alle compagnie per le prove, ma col nuovo anno la ex fabbrica della Mira Lanza sar...

Teatri bene comune

“Primavera dei teatri” di Scena Verticale da 12 edizioni inaugura l’estate dei festival da Castrovillari. Il Teatro Verdi anima la stagione di Poggibonsi e della Val d’Elsa ormai da 16 anni. Tutt’altra storia spostandosi in città: il Kollatino Underground, ex scuola occupata di periferia, è il riferimento capitolino per il teatro di ricerca; il complesso quattrocentesco del San Martino, a opera di Fortebraccio Teatro, è diventato uno dei pochi spazi in centro a Bologna dedicati alla scena contemporanea; il celebre Crt di Milano è oggi fra le eccellenze del teatro nazionale.     Cos’hanno in comune tutti questi diversi spazi dedicati al teatro, siano essi fiori all’occhiello ormai istituzionalizzati o avanguardie della sperimentazione, chiostri rinascimentali o rassegne estive della periferia del Paese? Incredibile la risposta che verrebbe da dare a un primo impatto: tutti questi ambienti condividono una particolare congiuntura cronologica, che li ha visti in seria difficoltà nella primavera di quest’anno. È incredibile come, da un capo all’altro della penisola,...

Cultura. Le parole da bandire

Che fare è stata una grande domanda politica. E in realtà lo è sempre. Si dice “fare cultura”, ma non ho mai ben capito che cosa volesse dire, perché la cultura non ‘si fa’, è o non è, c’è o non c’è. Però esistono le emergenze, che naturalmente sono politiche. In questi ultimi anni l’Italia ha fatto un capitombolo culturale da rompersi la testa, e forse se l’è rotta. Quando mi chiedevano, fino a poche settimane fa, che cosa, secondo me, bisognava fare per la cultura italiana, io dicevo: cambiare governo e classe dirigente. Ora che in parte è cambiato/a (vedremo fino a che punto), bisogna dire qualcos’altro. Ma che dire? La presenza e moltiplicazione di festival, fiere, ecc. secondo me ha poco a che fare con la cultura; semmai con due suoi aspetti minori: il divertimento e la passione per le star. La cultura è una cosa più profonda, comincia sottoterra, lì va piantata, e non saranno le cento o mille piccole iniziative a cambiare le cose. A cambiarle davvero è il mutamento che si produce per cause contingenti in modo...

“Che bello, che bello!”

Rifugiati in un bar all’inizio di Viale Aventino, all’incrocio col Circo Massimo. Quasi tutti gli amici in T-shirt bianca si sono incamminati verso casa. Manco a farlo apposta, sono las cinco de la tarde. Siamo in una zona perfettamente intermedia, Terra di Nessuno fra l’Area del Disastro (con lo sciamare dei reduci dalla battaglia di Via Labicana) e la Città che non l’ha Visto (coi soliti turisti, vagamente perplessi per il casino che frigge nell’aria). Il barista, fiutato l’affare, ha sintonizzato il maxischermo al plasma su RaiNews 24, gigantografando la diretta terroristica da una Piazza San Giovanni annuvolata di battaglia, la gimkana dei blindati nella mezzaluce rossastra dei fumogeni. A decine, transfughi e turisti, in silenzio contemplano il Disastro. Non si sente un commento; il silenzio, nel locale stracolmo, è surreale. Stefano, Nicola, Daniela, Christian e Giuseppe guardano assieme a me le immagini. Arriva un sms da Maria Grazia, in mezzo alla testa del corteo col figlio di dieci anni: «Gente di merda con i caschi che brandiva cartelli stradali. Ci hanno caricato mentre venivamo».   Vedo una sedia...