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Bergamo

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Intervista a Mario Cresci / Fotografia del no

Attendo Mario Cresci in una stanza della GAMeC di Bergamo, dove sta allestendo la sua mostra antologica. Giungo nella sala espositiva più piccola e intima del museo. Qui sono collocate, agli angoli, due grandi fotografie: Campo riflesso e trasparente (1979). Al centro della sala divengo un punto d’osservazione tra due opere collegate concettualmente. Guardo la reale lunghezza di un metro da muratore che prolunga la sua misura nella superficie di uno specchio. Alle altre due pareti sono appesi ulteriori campi riflessi, scatti che documentano un lavoro site-specific fondato sui diversi spostamenti e gradi della percezione. E qui penso che Cresci, nel suo articolato percorso di ricerca, ha compiuto spostamenti continui al di là dei consueti recinti disciplinari, con una metodologia basata sull’intreccio tra vari linguaggi. Pur privilegiando il medium della fotografia ha innescato anche sperimentazioni extra-fotografiche, migrazioni di ipotesi e di verifiche. Con il coraggio di chi dà molta importanza all’onestà intellettuale e al desiderio di scoprire nuove vie e intuizioni, ha spesso messo in discussione i suoi risultati formali, andando incontro anche alla prossimità del...

Industria oggi

Visioni   Il trittico di Vera Lutter occupa tutto lo spazio della parete. È magnetico. Attira lo sguardo dello spettatore, un invito a entrare con gli occhi nell’enorme spazio astratto delle sue immagini stenoscopiche. Le fotografie sono  insieme leggere e pesanti, vere e finte, vive e morte. Recano in sé un’idea di una sorta di attrazione nei confronti della rovina, del residuo, dello scheletro. Racchiudono in sintesi il paradosso dell’immagine fotografica, il momento che Roland Barthes definisce “è stato”, della morte apparente che ogni fotografia reca in sé e quella inevitabile dell’istante successivo: cosa diventerà? Per il momento si può solo leggere la didascalia: Centrale elettrica di Battersea, II, 3 luglio 2004.   Vera Lutter, Battersea Power Station, II, July 3 2004, Unique silver gelatin print, 192 x 427 cm. Courtesy of the artist, New York   La risposta si può trovare in una fotografia di Carlo Valsecchi. Anch’essa occupa tutta la parete. Si pone come alter ego visivo all’immagine di Vera Lutter. È colorata, aerea, immateriale, si direbbe...

Atelier dell'Errore

Tre grandi carte installate al Buchheim Museum (Museo della Fantasia) di Bernried nei pressi di Monaco di Baviera, stese su pannelli di enormi dimensioni accolgono i visitatori della mostra. Ritraggono alcuni animali dello zoo fantastico di Giulia Zini: Orso Bruno, Golilla Madredipella, Catoblepa Occhi Luminosi, Pirottico Ferrocito, Piotruco che guarda le femmine, Piraostre Elegante, Cerva Di Santo Eustachio Gesù Infinito. Sono pastelli e disegni su carta che Giulia abbozza e campisce stando molto vicina al foglio, quasi aderente, sdraiata. Con dedizione assoluta questa ragazza di diciassette anni ha tracciato linee e segni sull’enorme spazio bianco appoggiato al pavimento dell’Atelier dell’Errore di Reggio Emilia. Con queste opere Giulia ha vinto nel 2014 il premio euward 6, art in disability, prestigioso concorso europeo di Outsider Art, organizzato dall’Augustinum Stiftung di Monaco uno dei più noti al mondo, con un catalogo dove campeggia in copertina un suo contributo. In giuria Arnulf Rainer e Roger Cardinal, due grandi esperti di questa arte.   Scoiatto Motosega, Giulia, Atelier dell'Errore   Tra qualche giorno, il...

Enrico Bedolo. Life in File

Scrive Enrico Bedolo a proposito del suo progetto Life in File esposto dall’11 aprile alla Libreria Ars di Bergamo: “L’ombra si proietta proprio in quell’angolo dove si consuma la realtà [...] Non è questione di finiture, resa, durata o semplicemente che tutto dista a pochi minuti da dove siamo giunti. È che i confini sono linee trasparenti e in qualche modo infinitamente riscrivibili, ammesso che ce ne siano”. Davvero in ogni immagine è in gioco il limite dove finisce la realtà e comincia qualcos’altro. Che cosa? La finzione? Il sogno? L’illusione? L’illusione non si oppone alla realtà, diceva Jean Baudrillard, non c’è opposizione tra le due, che darebbe all’una il compito di svelamento dell’altra. Il compito della fotografia, produzione di immagini, è di riscrivere i confini di ciascuna.   Le fotografie di questa serie di Bedolo ci mostrano proprio questo. L’artista ha fotografato parti di quelle simulazioni che vengono esposte fuori dai cantieri per mostrare come verrà ciò che si sta costruendo all’interno. Oltre a una...

Lo sguardo femminile

Bergamo discreta, piacere di provincia. Eppure il Bergamo Film Meeting, con la sua portata internazionale, si respira nella città, non solo nelle sale. I registi venuti da tutta Europa si mescolano ai cultori di cinema, ai giornalisti, agli appassionati. Una piazza è l’anima architettonica dell’evento, Piazza Libertà. Uno spazio così italiano, così fascista. Ampia e assolata, in cui le ombre delle colonne squadrate della Casa della Libertà (in origine Casa Littoria) precipitano rigando la pavimentazione di marmo bianco. E l’Auditorium è al suo interno, con la sua platea ad anfiteatro e i 298 posti a sedere. Anche i cani sono ammessi, nonostante le immancabili azzuffate pre-proiezione. Qualcuno si lamenta, “lasciateli a casa!”, ma si sente che ai più quel bailamme non dispiace affatto, il cinema d’alta qualità è per tutti.   L’ultima edizione del BFM, durata una decina di giorni, si è da poco conclusa. Quest’anno la linea trasversale della rassegna che ha legato insieme numerosissimi film e registi non è stata solo tematica, “la...

Fuori quadro

“Parte di una più ampia ricerca in corso, questa pubblicazione e gli eventi che la accompagnano – mostra, proiezioni e incontri – nascono dal desiderio di condividere con un pubblico allargato temi e spunti che non meritano di rimanere, come normalmente accade, all’interno della cornice universitaria. È a questa scelta che allude innanzitutto il titolo Fuori quadro, la volontà di uscire, di mostrarsi al di fuori dei “riquadri” istituzionali della cultura.”   Giaconia   Così scrivono Elio Grazioli, Barbara Grespi e Sara Damiani, che curano il Catalogo della Mostra Fuori quadro. Follia e creatività fra arte, cinema e archivio. L'esibizione si terrà tra il 7 e il 19 dicembre prossimi presso la Porta di Sant'Agostino di Bergamo. Là dove la città alta scende per includere, tra le mura venete, un convento agostiniano che forse aveva, intorno alla fine del secolo Sedici, una certa importanza per la medesima. Che, con Napoleone, diventa arsenale e viene sconsacrato. Proprio dentro al passaggio della Porta, sulla destra, salendo, si apre una porta che conduce ai...

Carlo Emilio Gadda. Un gomitolo di concause

E' appena uscito, nella Piccola Biblioteca Adelphi, Un gomitolo di concause, ossia le Lettere a Pietro Citati, scritte da Carlo Emilio Gadda in un lasso di tempo che va dal 14 agosto 1957 al 27 agosto 1969. E' stato recensito con ampiezza da Paolo Di Stefano sul "Corriere della Sera" del 23 agosto u.s. Rimandiamo a quel testo per un'esauriente informazione generale.        Qui vorremmo fornire qualche appunto a caldo, qualche impressione di lettura di fronte a queste eccezionali quarantaquattro lettere. Precisiamo che le ottantacinque pagine del testo gaddiano sono accompagnate da altrettante pagine di note accuratissime di Giorgio Pinotti, da una nota al testo, sempre sua e da due saggi, uno ancora di Pinotti e uno, conclusivo, di Pietro Citati stesso. (Il volume è di complessive duecentotrentanove pagine).   Ricordiamo che Citati era, a quell'epoca consulente di Livio Garzanti (lo rimase dal 1956 fino a dieci anni dopo). Era lui che teneva i contatti tra l'editore e Gadda. Era lui che curava testi come il Pasticciaccio o Accoppiamenti giudiziosi o I viaggi, la morte. Gadda fu il solo grande uomo che...

Biblioteche

Sognerò la biblioteca universale con il bibliotecario cieco e lo cercherò nei suoi meandri perché mi reciti a memoria, appoggiato al bastone, rivolto al cielo assente, tutti i libri, uno per uno, a partire da quelli scomparsi o dimenticati. Prima di svegliarmi, lui mi suggerirà dei titoli che io correrò a appuntarmi su qualche foglio perché non ho l’abitudine, detestando i sogni, a maggior ragione quando trascritti, di tenere l’occorrente per scrivere sul comodino. Poi, da sveglio cercherò questi libri nel catalogo universale online e scoprirò che esistono e che è possibile averne una copia, cartacea o digitale, o se impossibile troverò l’indirizzo dove recarmi, con le mappe e gli orari esatti, se la voglio leggere di persona, magari in un monastero tibetano, dove mi sorprenderò di non capirci un’acca ma sarò estasiato di sfiorarne la superficie rugosa con i miei sensibilissimi polpastrelli.     Oppure mi accontenterò di sapere che tutti i libri sognati, e anche gli altri, ci sono, che qualcuno li ha catalogati, forse anche letti, o addirittura...

Speciale Librerie | L’estate di Giacomo

Mi sono spesso chiesta per chi siano davvero indispensabili le librerie indipendenti. Se un quartiere dovesse perdere la propria libreria, se al posto di una vetrina piena di libri dovesse esserci il buco nero improvviso di un cartello “affittasi”, chi ne verrebbe colpito direttamente al cuore? Chi si ritroverebbe monco o zoppo, menomato nella fibra più intima delle proprie funzioni vitali? La risposta sembra essere scontata. Tutti. Ne soffrirebbe chi con i libri ci lavora, chi scrive, chi vive di letteratura. Ne soffrirebbero i lettori forti. Ne soffrirebbe chi ci entra occasionalmente per ripararsi dalla pioggia. In realtà non credo che le cose stiano proprio così. Con il progressivo allargarsi del mercato librario su Internet e la messa in rete dei testi nei depositi delle grandi Biblioteche Nazionali, chi studia ha sempre meno bisogno della mediazione del libraio per arrivare a testi di forte settorializzazione scientifica. Io, personalmente, il 50% dei libri che leggo - quelli con cui lavoro - li trovo su Internet (con un’equa ripartizione tra libri che compro su Amazon, Maremagnum e testi online scaricati dal catalogo della Biblioth...

Ars Aedificandi

Fare il muratore non è fare lo stesso mestiere se si ristrutturano case a Parigi, a Londra e ancor meno a Bergamo. Cambiano le condizioni sociali, culturali e anche di sicurezza, oltre che la dialettica e l’approccio al mestiere. Termometro della condizione di salute di una città, il muratore indica il tempo che verrà, il gusto e la qualità di una strada, le persone che vi abiteranno e la società che sarà. D’estate, mentre le città si svuotano, seppur meno di un tempo, tra un arrivo e una ripartenza si prende atto, per strada se non direttamente nella propria stessa abitazione, dell’avanzata dei lavori in corso. Difficile capire se tutto prosegue per il meglio e soprattutto celermente, più che altro si percepisce confusione, polvere e calcinacci in aumento, mentre qualche grida incomprensibile squarcia il silenzio di una qualunque afosa giornata d’agosto in città.   Vedere come lavorano, si muovono dall’alto dei ponteggi o come si parlano tra di loro i muratori è una delle esperienze meno descritte e forse tra le più significative per comprendere una citt...

Grazielliadi

La bicicletta meno sportiva e performante del mercato è protagonista delle sfide che Pedalopolis organizza da quattro anni a Bergamo: le Grazielliadi. Adulti e bambini pronti a tutto si sfidano su storiche Grazielle riesumate per l'occasione. Ma iniziamo con un po' di storia.   1964, pieno boom economico, Vespe Piaggio, Lambrette e Fiat 500 infestano le strade italiane e la bicicletta ha bisogno di dare una risposta per inserirsi nell'immaginario collettivo stradale italiano all'alba del suo furore motorizzato. Ci pensa Riccardo Donzelli che disegna per la fabbrica Teodoro Carnielli di Vittorio Veneto. la Graziella. In anni di boom motoristico l'unica bicicletta che può inserirsi nel mercato di massa deve per forza essere complementare e non alternativa all'automobile, regina delle strade, ed ecco l'idea di una bici pieghevole, da bagagliaio, che nell’immaginario del tempo deve servire a coprire le distanze tra il parcheggio e il luogo di destinazione evitando quella seccatura che si chiama camminare. Nulla può porsi in alternativa all'automobile in quegli anni, perfino le ferrovie vengono smantellate....

Piazza Garibaldi: minoranze, teste calde

Esce – per il momento a Milano (Cinema Mexico) e a Roma (Nuovo Cinema Aquila) – il nuovo documentario di Davide Ferrario, Piazza Garibaldi, che alla presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia ha ricevuto una standing ovation di nove minuti. Il film, nato da un’idea di Marco Belpoliti, è scritto da Ferrario e Giorgio Mastrorocco.   “Piazza Garibaldi”, dice il regista, “è un toponimo che si incontra in qualsiasi città italiana. È la metafora della nazione e della sua storia”.   Il viaggio è pieno di sorprese, incontri, riflessioni: un grande road movie attraverso la storia e la geografia del paese, cercando di rispondere a una domanda assillante: perché noi italiani non riusciamo più a immaginarci un futuro?   Piazza Garibaldi si avvale della partecipazione speciale di Marco Paolini, Luciana Littizzetto, Filippo Timi e Salvatore Cantalupo.     A convincermi del tutto dell’insostituibilità di giovani e teste calde nei grandi rivolgimenti della storia nazionale, mi soccorre la lettura recente di un bellissimo saggio di Giorgio...

Nel corso del tempo, Piazza Garibaldi

“Scrivici qualcosa di accattivante per l’uscita del film”, questo in sintesi il messaggio di Marco Belpoliti dal Dodecaneso. Era agosto, anch’io ero in vacanza, impegnato a cucinare per gli amici, come spesso mi succede d’estate. Mai capito quelli che in vacanza si annoiano e faticano a riempire la giornata. Io cucino e il tempo non basta mai. E intanto riposo. Così, m’era venuto in mente di raccontare l’avventura di Piazza Garibaldi attraverso le variegate, spesso eccellenti, occasioni d’incontro con la cucina italiana, che hanno accompagnato i nostri viaggi attraverso la penisola sulle orme dei Mille. Ma poi ho pensato che forse i lettori di Doppiozero non sarebbero stati così interessati a leggere di gastronomia il giorno dell’uscita del film alla Mostra di Venezia. Un’altra volta, magari.   Bisognerebbe tornare a ragionare sull’anniversario dell’unità nazionale, di cui più nessuno parla o scrive dopo la sbornia dei mesi primaverili. E ti credo, con quello che sta succedendo e tutte quelle nubi cariche di pioggia all’orizzonte. Ma è anche vero che nel...

Sarnico / Paesi e città

Dal parcheggio sul lungolago, di fronte alla gelateria, ai ristoranti, ai bar-pizzerie, si può prendere a destra verso il punto in cui il lago d’Iseo (o Sebino) diventa fiume Oglio, verso la diga, attraversando il parco verde dei Lazzarini con i cedri del Libano e i giochi per i piccoli, oppure si possono voltare le spalle allo specchio d’acqua e salire al borgo storico fino al sagrato della chiesa, passando per la strada in salita ripida dove abitava la vecchia matta con il marito picchiatore e la figlia che si portava sempre appresso un odore di palude, anche quando stava nei banchi della classe scolastica. Tutti luoghi del ricordo, andando verso destra.   Prendo a sinistra. Da qui comincia il passeggio ufficiale della domenica, con famiglie al completo nel giorno di festa a sfoggiare l’ultimo modello di passeggino con ruote autofrenanti e calottina ergonomica lungo la striscia stretta di cemento delimitata da aiuole ben tenute, aldilà delle quali scorre il flusso ininterrotto delle automobili, molte di grossa cilindrata, segni del benessere raggiunto con le fabbrichette delle guarnizioni di gomma e con le piccole imprese edili note in...

Claudio Franzoni. Movimento doppio

  Questo articolo inaugura una serie di interventi che esplorano il tema delle forme, della bellezza/bruttezza, da punti di vista molto diversi fra di loro. Ne parleranno storici dell’arte, scrittori, critici, scienziati, musicisti, filosofi, esperti di paesaggio.     Claudio Franzoni, studioso di arte antica, si è occupato in modo particolare di storia della tradizione classica e del rapporto tra antropologia e immagini. Per Einaudi ha curato l’edizione dell’Atlante della serie I Greci e ha pubblicato Tirannia  dello sguardo. Corpo, gesto, espressione nell’arte greca (2006).   Claudio Franzoni, Movimento doppio   L’appuntamento è alle 15 alla Pro Loco di Trescore, a mezz’ora da Bergamo. L’oratorio Suardi si può visitare solo così perché è di proprietà privata. Seguiamo – una decina di visitatori – il cicerone nel parco fino all’oratorio, saldato al corpo della villa principale da una sorta di passaggio coperto aggiunto nell’Ottocento. Entriamo e comincia la visita guidata che durerà circa un’ora, tempo...

Pedalando verso casa

Le fontanelle rappresentano in questa storia le tappe di un faticoso ritorno a casa. Siamo sulla bellissima pista ciclabile della valle Seriana, che in poco più di trenta km collega Bergamo a Clusone. Racconto l’ultimo tratto, quello con le pendenze più significative, perlomeno per le gambe di un cinquantacinquenne che deve riportare a casa i suoi 75 kg. Già, perché il cittadino di Bergamo che percorre la ciclabile, quando torna a casa si ritrova in discesa; per noi dell’Altopiano, invece, il ritorno coincide con la salita… E in effetti, i primi otto km in discesa all’andata, verso il fiume, sono puro piacere: sui bordi erbosi della pista pascolano cavalli e qualche mucca, che osservano un po’ perplessi l’andirivieni dei pedalatori. Ti senti in armonia, le montagne d’intorno ti sorridono, le gambe girano che è una meraviglia. Poi arrivi sul fondovalle, il Serio scorre sulla tua sinistra, ti godi lo scroscio dell’acqua fra i massi, lo sentite? Arrivi alla fontanella fra Casnigo e Pontenossa (vedi foto 1), è in legno d’abete come tutte le altre, le producono in Alto Adige; ti...

Il piroscafo Conte di Biancamano

Bergamo, Città dei Mille nei primi anni Sessanta. La scuola non era lontana da casa ma bisognava comunque attraversare via Statuto, poi scendere lungo viale XXIV Maggio, prendere a sinistra via Mazzini e poi subito a destra via Cadorna, arrivato: Scuole Elementari “Armando Diaz”. Il maestro Angelo era un po’ manesco e anche fissato con i canti risorgimentali e ci faceva suonare sulla melodica Hohner le note della Bella Gigogin e Addio, mia bella addio, tutti e trentacinque quanti eravamo sull’attenti, in braghe corte. Al pomeriggio, partitella nel campetto di via Diaz contro i nemici storici di via Legionari in Polonia. Tutta la seconda infanzia così, in quel quadrilatero dai toponimi patriottici. La prima raccolta di figurine, quando però abitavo ancora a Pavia, era stata quella dei garibaldini del Corriere dei Piccoli. Negli anni della Diaz, invece, erano i ragazzi di Curtatone e Montanara ad accendere la mia fantasia, quasi quanto i Tigrotti di Mompracem. Poi la lunga marcia nell’adolescenza e la rimozione, prima, e quindi il rifiuto di quella cosa, finanche della parola. Come a quasi tutti quelli che conoscevo allora,...

Clusone / Paesi e città

Da Bergamo si punta a nord, sono 35 km, si risale il corso del Serio, un paese dopo l’altro, capannoni, campanili, capannoni, poi la valle s’incassa, il fiume comincia a spumeggiare, lo attraversi due volte su vecchi ponti, i primi tornanti, la grande pineta che annuncia l’Altopiano, sei in montagna. Il vecchio borgo si appoggia sul versante nord della conca, da ogni lato la chiostra prealpina, il Monte Secco, le cime dentate dell’Arera, l’Alben e il Pizzo Formico, il panettone del Pora, il massiccio della Presolana, bello da non potersi dire, e infine le creste di Bares e di Blum. Qui a novembre può già essere inverno e a fine agosto autunno, quando i boschi si colorano e profumano di funghi. Fra capoluogo e comuni circostanti ci vivranno quindici-ventimila persone, io ci vivo da quasi trent’anni, ho messo su famiglia, allevato due figlie e camminato in ogni bosco. La mattina si sta sottozero per cinque mesi di fila, un sacco di macchine si muovono coi vetri ancora ghiacciati e sulle strade si cammina piano; eppure ho studenti che vengono a scuola in moto tutto l’anno, la moto è una delle passioni locali, come...

Fara Gera d'Adda / Paesi e città

Pur essendo di origine antica (longobarda per la precisione, come suggerisce il nome), fino a poco tempo fa Fara sembra avere vissuto fuori dalla storia. Ora ci è entrata, ma dalla porta sbagliata. In compenso ne sta di nuovo uscendo il fiume, grazie  all'intervento del Parco Adda Nord, che ne protegge le sponde e i suoi boschi restituiti allo stato selvaggio e agli animali. E' l'unica cosa bella che c'è, ma quella è bella davvero. Per il resto del passato, a parte i resti dell'abside della basilica voluta da re Autari nel VI secolo, non è rimasto nulla. I signori che l'hanno dominata non hanno lasciato tracce, se non di sconcertante modestia. Il vecchio nucleo del paese, fatto di piccole cascine e di case a ringhiera dai cortili ampi e luminosi, è stato in buona parte sventrato negli anni '70-80 per far posto a palazzine squallide e cupe quanto pretenziose e a un paio di parcheggi. Le altre sono quasi tutte in abbandono o stipate degli abitanti più anziani e soprattutto dei nuovi faresi di provenienza extracomunitaria, che non possono permettersi i nuovi appartamenti, costruiti a ritmo forsennato anche ora che nessuno compra più. Infatti il numero di quelli rimasti vuoti è...