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Brasile

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Asti, 20 maggio 1941 – Roma, 9 gennaio 2018 / Mario Perniola o del transito

Quando già Mario Perniola era molto malato, a casa sua, assieme ad altri amici, qualcuno lanciò una domanda-esca: “se tu fossi completamente libero di scegliere la città o il paese dove vivere, cosa sceglieresti?” Ognuno di noi rispose, e quando venne la volta di Mario, lui disse: “Vorrei essere come quel personaggio che viveva nell’aeroporto di Roissy, perché non gli permettevano di entrare in Francia e nemmeno di ripartire”. Si ricorderà il film di Spielberg The Terminal, dove Tom Hanks incarnava la versione americana di un disgraziato vero, che a Parigi divenne vittima della protervia di un burocrate francese che non gli permise di uscire dalla parte internazionale dell’aeroporto.   Credo che allora, sapendo di morire, Mario abbia detto qualcosa di essenziale di sé: la sua impossibilità di avere una patria elettiva, una radice a cui tornare. Il suo sentirsi sempre su una sorta di borderline, di no man’s land, di luogo interstiziale. Il che pare contraddire la sua biografia, di un professore di estetica ben radicato nel mondo accademico. Credo che abbia espresso bene quel suo “sentire” un libro del 1985, Transiti. Come si va dallo stesso allo stesso. Mario si è sentito...

La cultura, come l'arte e la danza, non è lavoro / Flânerie ed ebraismo a Rio de Janeiro

Passeggiare per Rio de Janeiro dà una strana sensazione, come camminare dentro un nastro di Moebius, le vie ruotano di continuo attorno alla città, marciapiedi coperti dalla calçada portuguesa, che, con l'usura, si disconnette e diventa scivolosa. Sono giorni di pioggia. È agosto e ad agosto a Rio fa freddo, come qui a marzo o a ottobre. Qui tutto è vecchio, non antico, quasi antico. Sembra di stare in una città anni Sessanta (prima di allora non me le ricordo le città) anche se non manca la tecnologia avanzata.    Per comprare una scheda telefonica per il cellulare devi andare dentro al chiosco del giornalaio, che ha sempre un banchetto dove avviene la ricarica. Con 20 Reais ti danno una settimana di colloqui telefonici, forse di più, a volte ti regalano un bonus di 10 Reais, ti danno 2000 megabyte di connessione a internet, sempre in questo chiosco cadente arrugginito, vecchio. Per le strade vendono scarpe e zoccoli usati, radioline, braccialetti vecchi, stetoscopi (ne ho comprato uno a 3 Reais). Per dare un'idea di questo Real brasiliano, per capire a che spese si va incontro, bisogna considerare che oggi un Euro vale circa 3.70 Reais, quindi uno stetoscopio da...

Ritratto della grande scrittrice sudamericana / Clarice Lispector: dire l'indicibile

C'è qualcosa che deve essere detto, qualcosa che può esistere solo se nominato, con voce di carne, con parole mancanti, perdute. “Occorrerà del coraggio per fare ciò che sono in procinto di fare: dire. Ed espormi all'enorme sorpresa che proverò di fronte alla povertà della cosa detta. Non appena l'avrò detta, ecco che dovrò subito aggiungere: non si tratta di quello! non si tratta di quello!”   La scrittura è, per Clarice Lispector, uno scavo nell'indicibile, un rovistare tra resti di parole cadute che reificano pensieri ed emozioni e scompongono una realtà che rimanda sempre ad altro. Come se un pieno non potesse mai darsi, come se le cose non fossero oggetti afferrabili, ma trasparenze da trapassare con la mano alla volta di qualcosa che sta dietro, eternamente dietro. Una lotta agonale, quella della scrittrice brasiliana, per arrivare a un punto che ogni volta scivola via, spostato più indietro da una penna che cerca inesorabilmente un'origine che non c'è. Un'origine cancellata, come la sua, quella di una bambina che negli anni '20 arriva in Brasile dall'Ucraina, paese che le lascia in eredità soltanto la morte della madre, deceduta dopo aver contratto la sifilide a causa...

Un sabato italiano

Era un sabato la prima volta che sono stata a Expo. Ho approfittato dell’ingresso serale, quello che costa 5 euro. 5 euro e: trenta minuti di metropolitana; una volata in un fiume umano anestetizzato dall’eccitazione; un’ora e venti di attesa tra l’arrivo in stazione Rho Fiera, l’acquisto del biglietto e l’entrata in Expo.   Finalmente sono dentro. Non prima di essere passata sotto lo sguardo del metal detector e di aver infilato la borsa nello scanner. Esattamente come in aeroporto. Improvvisamente ricordo che porto sempre con me un piccolo coltellino da borsa. Non si sa mai, potrei dover sbucciare una mela, tagliare del nastro adesivo, girare una vite. Sempre meglio averne uno. Ben nascosto s’intende. Tanto nascosto che gli apparati di sicurezza non lo vedono neanche e mi lasciano serenamente entrare.   Una volta dentro e stordita dal rumoroso sciame di persone, mi trovo davanti alla grottesca armata di statue che, come le Teste composte di Arcimboldo a cui si ispirano, sono corpi allegorici, non però delle stagioni ma dei simboli base della nostra tavola: il vino, il pane, la pasta. Questi giganti gargantueschi e...

Social media e nuovi confini nel sud-est turco

Tutti noi abbiamo utilizzato qualche social media almeno una volta nella nostra vita, e molti di noi trascorrono molte ore ogni giorno su piattaforme social. Siamo anche abituati ai dibattiti accademici e giornalistici sull’utilizzo dei social media in Italia, in Europa o negli Stati Uniti; ma sappiamo molto poco sugli utilizzi di piattaforme come Facebook e WhatsApp in altri paesi del mondo. Un anno fa Facebook aveva quasi un miliardo e mezzo di utenti attivi, ma solo una parte di questi vive nel cosidetto “Occidente”. Cosa sappiamo di tutti gli altri? Spesso diamo per scontato che una stessa tecnologia abbia effetti simili ovunque, in culture e società diverse. In linguaggio accademico, l’idea secondo cui una tecnologia possa esistere ed avere degli effetti indipendetemente dalle persone che la utilizzano viene chiamata determinismo tecnologico. Tuttavia, l’antropologia e altre scienze sociali hanno dimostrato che le tecnologie, così come gli oggetti materiali che ci circondano, esistono solamente nell’interazione con le persone che le utilizzano. Una stessa piattaforma digitale può quindi essere utilizzata in molti modi...

Assorbire la modernità per costruire la tradizione

La declinazione brasiliana del tema Absorbing Modernity 1914-2014, suggerito da Rem Koolhaas per i Padiglioni Nazionali alla 14. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, è “Modernità come Tradizione”.   La mostra è un excursus cronologico, composto da fotografie di opere costruite, dal quale si evince una forte tendenza all'internazionalismo critico, un approccio specifico nel trattare i problemi urbani e architettonici propri del complesso territorio brasiliano dove formale e informale, complessità topografica e infrastrutture carenti si intrecciano in scenari caleidoscopici.   Il progetto espositivo del padiglione è di André Corrêa do Lago e del suo assistente Rodrigo Ohtake. Lo spazio interno è riconfigurato con una serie di pannelli divisori in maglie reticolari e “cobogó”. Proprio quest’ultimo (una sorta di diaframma per le strutture in elevazione che discende dalla “treliça” introdotta in Brasile dai portoghesi) è un chiaro esempio di rielaborazione critica dei modelli della tradizione coloniale.     Il percorso...

Net-neutrality addio

Net-neutrality della Rete addio. È la prima valutazione del voto in base al quale il «Federal Communication Committee» statunitense ha approvato il piano presentato ieri dal suo presidente, il democratico Tom Wheeler, nella sessione di lavoro per discutere le nuovo norme per regolamentare l'accesso al Web. Il nuovo regolamento, che è il primo di una serie di interventi della Fcc per rendere operativo il progetto chiamato spavaldamente «Open Internet», acquisisce molte delle richieste da parte dei grandi fornitori di accesso al web di una differenziazione della velocità di navigazione nella Rete in base il costo di connessione. Una logica in base alla quale «più paghi più vai veloce» che, secondo imprese come Comcast, Verizon, Time Warner Cable e At&t, oltre a rendere Internet più appetibile per società che basano il loro business sulla Rete, può favorire strategie imprenditoriali che tendono all'innovazione di prodotto e di processo.   Una posizione, questa degli Internet provider, fortemente contestata da altre major della Rete e dai social network (Google, Facebook,...

Paul Yoon. La riva del silenzio

La storia è sullo sfondo: la guerra, la prigionia, un lungo viaggio dalla Corea del Nord fino al Brasile, mentre quello che resta nella rete della scrittura levigata e assorta di Paul Yoon è invece la vita intima di un giovane uomo catapultato in un nuovo mondo tra visioni e sogni. Non un libro sul silenzio come farebbe pensare il titolo La riva del silenzio (traduzione di Manuela Faimali, per altro diverso dall’originale Snow Hunters e inutilmente ammiccante), ma un piccolo libro sulla memoria di un secolo, il Novecento, che inesorabilmente s’impiglia nella vita privata di questo giovane apprendista sarto. Gli eventi si trasformano così in sensazioni, un’educazione sentimentale che passa dalle dita del vecchio sarto esperto, fin nelle mani ancora immature del giovane apprendista. Tagliare, cucire, lavorare chini sulle stoffe: una precisa sequenza di mansioni che formano il protagonista e il suo sguardo sul mondo.   Attraversato da repentini lampi, da continui ritorni, il libro si rivela evocativo, ma compatto, fatto di una massa dura e inscalfibile. Yohan, il protagonista, vede gli oggetti e dagli oggetti risale a vere e proprie...

La cultura come risposta alla crisi

(Qui la prima parte)   Per un florilegio artistico   Non sono un economista, e quindi mi è difficile andare oltre alcuni spunti per tradurre in pratica l’analisi introduttiva. Esistono già molte ricette di sicuro valore, mi piacerebbe pertanto accennare solo ad alcune strategie che consentano al Paese di incentivare la propria domanda culturale: di offerta ce n’è molta, si vedano le statistiche sui libri pubblicati http://www.istat.it/it/archivio/62518  sugli spettacoli proposti (507.155 spettacoli di ballo in Italia nel 2007, Beretta, Migliardi 2012), nonché le considerazioni sul cinema: http://www.linkiesta.it/industria-cinematografica#ixzz2XDv9ztCX L’intervento pubblico deve allora essere finalizzato ad accrescere la domanda, partendo dalla formazione delle nuove generazioni: le scuole devono arricchire la propria offerta di percorsi artistici, magari pomeridiani, attingendo con forza ad associazioni culturali e volontari, in un’ottica di sussidiarietà. Pensando ancora ai giovani, credo che uno strumento sotto utilizzato in Italia sia il cosidetto edutainment: Art Attack, per intenderci....

Travestito brasiliano, Parigi 1980

Corrispondente a Parigi per L’Europeo, ogni anno, con inevitabilità meteorologica, a metà primavera, col risvegliarsi della natura e degli ormoni, arrivava inevitabile la richiesta: che c’è di nuovo nel sesso in Europa? Non poteva mancare la voce di Parigi.   Un anno gli scambisti, un anno le percentuali sull’adulterio.   Quell’anno la conquista del Bois de Boulogne da parte dei travestiti sudamericani.   Questa disinibita signora, o signore, simpatica e intelligente, mi fornì ampie informazioni di prima mano.

Vertigine, riti e rituali a Parigi

Fino al 25 marzo, la Maison Européenne de la Photographie di Parigi presenta un blocco di cinque mostre, distribuite nelle sale dell’edificio posto in Rue de Fourcy, nel quarto arrondissement della città.   Nella Vitrine, locale tanto esposto ai passanti, quanto intimo all’interno, è possibile incontrare Les quatre saisons, piccola esposizione di cinque lavori del 2010 che colgono istanti ed incroci di Parigi sostenendosi sul fattore T. Nonostante la semplicità dei luoghi, Götz Göppert sveste i cliché del fare fotografico, riallacciandosi fenomenologicamente alla visione percepita dall’occhio umano. Immagini concepite da un occhio solo (si tratta pur sempre di fotografie “classiche”) che donano, però, una forte sensazione di prospettiva umana, non scientifica o geometrica, ma vissuta, corporale. Un centro, quasi bifocale, e un collegamento che diviene sempre più marcato verso gli estremi (le spalle o le cosce si allargano formando degli archi deformati). Göppert coglie l’attimo ma lo fa riportando tutta l’intensità del vissuto, smarcandosi dalla bellezza...

Lamezia Terme, 20 novembre 2011

  Torno a Lamezia. Finalmente abbiamo le date ufficiali del debutto di Donne al Parlamento: 20 e 21 novembre, ore 21, al Teatro Comunale Politeama, gestito per il Comune da Piero e Pierpaolo Bonaccurso del Teatrop.   I corsari hanno lavorato benissimo. Ricordate che vi dicevo dei problemi creati dalla innaturale (per la non-scuola) pausa estiva? Bene, sono andati dappertutto, non solo sono ritornati nelle scuole, ma anche nelle strade, nelle piazze. Nei pub, dove gli adolescenti si danno raduno, e hanno trovato nuove adesioni ed entusiasmo. Come crediamo si faccia il lavoro con i giovani? Si fa così. Impiegando tempo e passione. Le locandine, certo, i manifesti, i dépliant, la conferenza stampa, ma prima di tutto il guardarsi in faccia. Il prenderli sul serio, uno a uno. E forse i giovani stessi possono farlo meglio di tutti, per questo è importante non essere “avari”, ma coinvolgere ragazzi attenti e svegli e appassionati nei progetti culturali, se vogliamo che siano una miccia capace di accendere i loro coetanei.     Le prove procedono. Io oggi seguo solo Praxagora e le altre con Emanuele e Tonino, mentre...

Twitter Revolution? Social Network e cambiamento politico

Con questo articolo doppiozero inaugura una serie di riflessioni sul ruolo della Rete, dei social networks e delle nuove tecnologie nei cambiamenti sociali, culturali e politici degli ultimi anni. In seguito alla pubblicazione di alcuni articoli sul tema si è sviluppato un animato dibattito, sia all'interno della redazione che sul sito e sui social networks. Le posizioni sono eterogenee e si basano su interpretazioni anche molto diverse tra loro. Dato che intendiamo doppiozero soprattutto come uno spazio di confronto per la critica culturale, abbiamo deciso di chiedere ad alcuni autori di riflettere sull'argomento, in modo da restituire la complessità con cui si articolano le posizioni. Buona lettura.     Fin dai giorni delle rivolte iraniane del 2009, i media tradizionali si interrogano sul ruolo avuto dai social network negli stravolgimenti sociopolitici degli ultimi due anni. Ad ogni nuovo stravolgimento che vede gli attivisti impegnarsi anche attraverso i nuovi media, vengono riproposte due letture dicotomiche. Da un lato c’è chi parla di Twitter Revolution, un cambiamento sociale spinto soprattutto dalla facilit...

Luisa Cortesi

Qualche anno fa in uno spazio alla periferia di San Paolo del Brasile Luisa Cortesi provava una sua composizione, realizzata insieme al pittore Massimo Barzagli. Il titolo, Fiorile, è la denominazione che nella Rivoluzione Francese indicava un periodo tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. La scena, bianca, con fiori sparsi dappertutto e tracce di colore; la musica, unica, ossessiva, reiterata, White Rabbit dei Jefferson Airplane. La canzone parla di Alice e delle sue efficacissime pillole psichedeliche, di una visione della realtà che passa soprattutto attraverso la metamorfosi, il cambiamento radicale. In scena, un’azione puntigliosa, giocata spesso su movimenti minimi, su accenni di identità possibili, su trame subito sfumate. Il corpo, nudo o vestito, mobile o immobile, si incontra con uno spazio su cui vuole imprimere una traccia, una memoria. Tutto il lavoro di questa danzatrice-performer sta appunto nel trasformare la fisicità in bisturi, sempre disponibile a incidere sulla densa indifferenza della sala di rappresentazione. Di-stanze, Regardant, Il braccio nella manica, Brillo, Vivido, sono titoli che giocano in primo luogo con...