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Colombia

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Emma Reyes, lettere Bogotà - Parigi

Passando in rassegna la narrativa per l’infanzia e l’adolescenza dal marcato carattere progressista, nel bel saggio intitolato Non ditelo ai grandi (Don’t Tell the Grown-Ups, 1989, l’edizione italiana è oramai introvabile), Alison Lurie afferma: “Certi autori possiedono lo straordinario dono di restare bambini vita natural durante, di continuare a vedere il mondo come lo vedono ragazzi e ragazze e di schierarsi istintivamente dalla loro parte” (p. 22, trad. it. Francesco Saba Sardi).    Non sapevamo giocare a niente non è un libro rivolto ai giovanissimi. Tuttavia, si sono volute citare le parole della scrittrice e studiosa statunitense perché in queste ventitré preziose lettere indirizzate a Germán Arciniegas, Emma Reyes (1919 – 2003) ha saputo fissare nello stile una concezione del mondo immaginifica che molto ha a che vedere con la categoria letteraria presa in esame da Lurie. Tale categoria comprende “i testi sacri dell’infanzia”, quei libri che, come Le avventure di Tom Sawyer e Alice nel Paese delle Meraviglie, anziché mostrare vite e condotte edificanti,...

Viaje a la Semilla. Gabriel García Márquez 1948-1953

Giovedì 18 aprile 2014 Gabriel García Márquez è deceduto a Città del Messico, dopo 87 anni, 43 giorni, 9 ore, 12 minuti e 18 secondi dalla nascita, tempo tutto dedicato alla conoscenza, alla vita e ai suoi piaceri, alla specie umana e alla letteratura. In meno di ventiquattro ore il coro di lodi, aneddoti, orazioni funebri, canti, urla, testimonianze, pianti, ricordi e altro si è fatto – con le dovute eccezioni che fanno la regola – affollato, superficiale e in tanti modi volgare e grottesco. In quelle prime ventiquattro ore sono stati consumati, come minimo, milioni e milioni di quintali di carta patinata e da giornale e un po’ meno d’inchiostro; spesi decine e decine di milioni di euro in minuti e ore di notiziari, programmi e speciali televisivi; trasmissioni radio; interviste a specialisti, meno specialisti e chiacchieroni; milioni di euro in costi telefonici e tariffe internet. Vero è che mai prima d’ora nella storia della letteratura, dall’Artico all’Antartico, dall’Isola di Pasqua all’arcipelago Giapponese, dalla Cina e la Siberia fino al Corno d’Africa e l’...

Efraim Medina Reyes. Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio

Nel centro storico di Città Immobile – Cartagena de Indias, Colombia, se proprio non si può fare a meno di una geografia plausibile dove potere inquadrare le misteriose “morti per combustione spontanea” (attentati intimidatori? Ma no, figuriamoci!) – tra le facciate degli antichi palazzi coloniali frazionati dai capitali stranieri e convertiti in hotel, boutique e ristoranti di lusso, c’è il Pesce Ghiaccio Bar Club, convincente scenario che è il punto di partenza del trascinante intreccio proteiforme dell’ultimo romanzo di Efraim Medina Reyes Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio (Feltrinelli, traduzione di Gina Maneri).     Ex residenza di una famiglia ebrea di gran riguardo passata a venditori di giocattoli francesi, il posto è finito nelle mani di un cocainomane italiano eccessivo e permaloso che lo ha trasformato in un locale notturno dove “le cameriere, in minigonna, sono truccate pesantemente e la musica [...] spazia dal vetusto bolero al crepuscolare danzón” (p. 56). Una porticina in compensato e un orologio a pendolo fermo alle 3:45 non lasciano dubbi:...

Vásquez. Il rumore delle cose che cadono

Secondo Jean-Luc Nancy l’incontro amoroso possiede sempre un’importante dose di casualità, non tanto perché avviene normalmente per caso, piuttosto perché non è possibile “incontrare l’altro per pura e semplice necessità” (M’ama, non m’ama, UTET, 2009, p. 22). In effetti, Antonio Yammara, protagonista del romanzo Il rumore delle cose che cadono, (Ponte Alle Grazie, traduzione di Silvia Sichel), dell’autore colombiano Juan Gabriel Vásquez, tutto avrebbe potuto immaginare fuorché di vivere una vertiginosa serie di eventi che l’avrebbe portato a conoscere Maya Fritts, figlia di Elaine Fritts e Ricardo Laverde, e con lei dedicarsi al faticoso compito di frugare nei ricordi di una nazione, sentendo l’inaspettata impellenza di ascoltarla parlare. Ecco: di certo non rientrava nelle sue necessità conoscere la storia della famiglia Laverde e di dipendere febbrilmente dalla voce femminile che la narra, ma, da un certo punto in poi, non ne può più fare a meno.     Siamo agli inizi degli anni Novanta, a Bogotá (Colombia). La citt...

L'allegria contro Pinochet

Può la Milano da bere sconfiggere una feroce dittatura? Nel Cile del 1988, fu una frivola campagna pubblicitaria a propiziare la vittoria del No a Pinochet?   Bisogna prepararsi a bei paradossi davanti a “No - I giorni dell’Arcobaleno” di Pablo Larrain (nomination miglior film straniero Oscar 2013, vincitore a Cannes della Quinzaine), film che promette di incrinare più di un’idea corrente. Per cominciare, quella che vede nel linguaggio pubblicitario la negazione di ogni valore umanistico, una sorta di baco della democrazia. E se fosse invece una risorsa inutilizzata?     “No” è anche il primo film del cinema moderno a raccontare il pubblicitario come eroe democratico grazie al suo lavoro, non perché abiura o cambia vita. Nessuna parentela col tormentato Kirk Douglas scolpito da Kazan in The Arrangement o con gli alienati di Olmi in Un certo giorno. Il che fa di René Saavedra, il giovane creativo del film, una vera perturbante novità culturale.   Anche la pubblicità è raccontata da una prospettiva inedita ai più. Non sistematico inganno o gesto...

Bogotà col fiatone

Atterrando all’aeroporto El Dorado il segnalatore di altitudine, finalmente bloccato, indica 2654 metri sul livello del mare. L’aereo è fermo, ma siamo ancora molto su. Così è Bogotà, megalopoli colombiana di ottomilioniepassa di abitanti scomodamente sdraiata su un vasto altopiano della terza cordigliera andina, quella più a ovest, ben lontana dalla costa pacifica. In questa città eteroclita, fatta di pieni e di vuoti fisici come esistenziali, le cime montuose la fanno da protagonista: non solo incombono dall’alto con sguardo sopracciò (“le montagne hanno l’aria di volerci fare la morale” sosteneva Bachelard), ma regalano alle tavole esoticamente imbandite frutta gigantesca e selvaggina succulenta che, rispetto all’ottimo pesce al cocco del vicino Caribe, spicca per la sua aria greve e intensa. E poi, principalmente, le montagne costringono a rallentare: a quell’altezza tutto – a qualsiasi livello e di qualunque natura – va fatto con calma, perché ci vuole tempo per ogni cosa e l’ossigeno è poco, bastante a malapena per tirare avanti, per immaginare...

Andrés Caicedo. Viva la musica!

María del Carmen Huerta, la regina del Guaguancó, la sempreviva, così come lei stessa ama definirsi,  è un’immagine cinematografica, il ritmo sincopato di una melodia incalzante, una traccia d’inchiostro, il sintomo di un malessere generazionale, un gesto teatrale, insomma, un esperimento culturale vivente. Instancabile ballerina, festaiola sfacciata, curiosa consumatrice di droghe, she comes in colors ev’rywhere e attraversa la notte, sommersa dal piacere d’essere ammirata. Perché è bionda, biondissima, dello stesso colore del mango maturo. I suoi capelli hanno una lunga storia che lei racconta al lettore in prima persona, in un manoscritto che conclude nel dicembre del 1974, dopo avere lasciato il bel quartiere residenziale dove viveva con la famiglia per girovagare negli insani bassifondi di Cali e destreggiarsi nella sua nuova vita da nottambula. Non ha un’infanzia, perché la nostalgia è un capriccio reazionario che non ha mai capito. Invischiata in una disperante coazione a ripetere, il suo passato è un ammucchiamento caotico di pomeriggi trascorsi nella rassegnazione...

Fabio Rodríguez Amaya. Giullari e narratori in Colombia

Anche questo mese la libreria di doppiozero è cresciuta: esce oggi Giullari e narratori in Colombia, un nuovo titolo doppiozero, da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.   L’ebook, a cura di Fabio Rodríguez Amaya, presenta una scelta di racconti di alcuni tra i migliori scrittori colombiani degli ultimi decenni: Miguel Falquez-Certain, Luis Fayad, Dário Ruíz Gómez, Pablo Montoya, Marvel Moreno, Julio Olaciregui, Consuelo Triviño. Un panorama che illustra una realtà composita per temi e stili, accanto e dopo l’opera dei più noti Gabriel García Márquez e Álvaro Mutis, e che ben rispecchia quella di un paese vario, ricco di risorse e di contraddizioni e in veloce cambiamento.   Alcuni racconti sono apparsi sul numero 56/57 di “Nuova prosa” (ottobre 2011), edito da Greco & Greco, a cura di Federica Arnoldi e di Fabio Rodríguez Amaya. Accanto ai testi editi, l’ebook raccoglie un racconto inedito di ogni scrittore e il testo originale di tutti i racconti.       “Immaginando la Colombia come una...

Miguel Falquez-Certain. Racconti di Triacas

Pubblichiamo un’anticipazione del numero 56/57 della rivista Nuova Prosa di imminente uscita (Greco&Greco Editori, pp. 341, 15,50 €). È un numero monografico intitolato Periplo Colombiano. Arte, musica e narrativa per il nuovo millennio, a cura di Federica Arnoldi e Fabio Rodríguez Amaya, ricco di saggi e di racconti di 16 scrittori quasi tutti inediti in Italia.     Abbiamo scelto un saggio della prosa brillante e nervosa di Miguel Falquez-Certain (Barranquilla, 1948), ritenuto uno dei migliori poeti latinos di New York, città dove risiede da oltre trent’anni: tre microracconti che ricreano l’atmosfera fervida, violenta e nel contempo critica di un periodo caldo della vita politica latinoamericana oscurata da una guerra fredda imposta dagli Stati Uniti e che vede come protagonisti Che Guevara, Camilo Torres e altri attori delle lotte anti imperialiste.     Il bivio   – Cinquecento seicento, Capitano – mi dicono all’altro capo del filo, confermandomi che lo vogliono morto. Entro nella stanza e lo vedo riverso accanto alla parete con le mani legate dietro la schiena,...

Baciami, stupida! L’amore ai tempi dei tagli alla scuola pubblica

Bogotá, Colombia. 19 ottobre 2011. Barrio Belalcázar. Otto e mezza del mattino: mentre a pochi chilometri dal mio quartiere centinaia di studenti si preparano a dare il bacio più ardente dell’anno a chiunque capiti loro a tiro fuori dal campus dell’Università Nazionale, io scendo ignara a comprare il latte e una di quelle pagnottine di farina di mais impastata con formaggio che qui chiamano almojábanas. Mi dia anche due dolcetti al cocco, giusto per fare cifra tonda, altrimenti poi mi tocca riempire il portafoglio di monete. Non li mangio subito. Li porto con me per il primo caffè della mattinata, al quinto piano della biblioteca Luis Angel Arango, nel cuore della città.     È il giorno della Besatón por la educación: volendo rispettare la rima, tecnicamente, “il limone per l’istruzione”. E io non ne so nulla. Torno all’appartamento, anche Sylvia e le sue gatte si sono alzate. William invece è già partito in taxi da almeno due ore. Per evitare d’imbattersi nei cortei dei manifestanti, mi spiega lei. Appena partono, verso le nove e...

Barranquilla (Colombia). Dal balcone di Tita si vede il Magdalena

Alle nove del mattino il quartiere è già in piedi: l’elevato tasso di umidità non sembra scoraggiare nessuno, nonostante l’aria condizionata stia già facendo sudare le vetrine e il sole del tropico picchi da ore sulle teste per rimbalzare sul cemento malconcio dei boulevard del Prado. L’Emisora Atlántico trasmette dalla settantaduesima il suo popolare notiziario radio. Oooooo-límpi-caaaa insiste la concorrenza dagli studi accanto, mentre un capannello di buontemponi mattinieri staziona di fronte alla vetrata della Reina Fm, la regina del vallenato. I clacson servono a regolare il traffico e a ribadire la virilità dei conducenti. Come se ce ne fosse bisogno. L’abilità retorica esibita dalle belle signore compresse dentro taglie uniche è una vera e propria arte di cui impadronirsi. Non si sa mai. Gli autobus Trasalianco sbuffano carburante, c’è poco da fare, si lamentano così, perché è fastidioso fermarsi, il motore perde il ritmo, meglio raccogliere i pendolari in corsa. Del resto, ci infiliamo nel veicolo e ne sgusciamo fuori comodamente: senza porte...