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Europa

(88 risultati)

«Ero straniero e non mi avete accolto» / Il prossimo, il lontano e l'accoglienza dei profughi

La coerenza di Salvini   «Sono un cristiano coerente», ha risposto Matteo Salvini al twitter di Gianfranco Ravasi (anche lei, eminenza!?), che in relazione al respingimento della nave Aquarius aveva scritto, parafrasando in negativo Mt. 25,43:  «Ero straniero e non mi avete accolto». «Amerai il prossimo tuo», si dice nel Vangelo. Io non sono credente e non mi intendo di questioni interne alla chiesa; mi intendo un poco di filosofia politica ed è su questa base che vorrei commentare l'episodio. Forse Salvini intende il precetto alla lettera, perché no. Prima il prossimo dunque. La massima si addice al «primanostrismo» elaborato da Salvini, una specie di variante paesana del grido «America first!» di Donald Trump. Il popolo italiano deve pensare ai suoi terremotati, disoccupati e indigenti, altro che a quelli che vengono da lontano, profughi, migranti e rifugiati che invadono il Bel Paese per godere della pacchia (sic) e farsi una crociera (sic sic sic).   Chi è il prossimo?   Ora, bisogna sapere che il conflitto noi/loro, vicino/lontano non è certo stato inventato oggi, anzi ha una lunga storia filosofica che spesso si è trovata di fronte a quesiti analoghi:...

Suq festival, dal 15 al 24 giugno a Genova / Improvvisamente il Mediterraneo (e altro ancora)

Il successo di una manifestazione che si ripete da vent’anni in una città culturalmente non facile come Genova deve avere ragioni profonde o inaspettate. Un evento peraltro dalla durata non indifferente (dieci giorni) che all’inizio di ogni estate indugia e trattiene le serate di turisti e residenti. Circa settantamila le presenze nell’edizione dell’anno scorso e numeri altrettanto elevati in quelle precedenti. Un successo che si fa forte della partecipazione di ospiti di assoluto prestigio; e poi parole e idee che potrebbero essere sufficienti a spiegare l’interesse che i Genovesi dimostrano alla manifestazione. sebbene quest’interesse, da solo, probabilmente non basterebbe. Certamente giova la posizione, di indubbio fascino, specie dopo il tramonto, quando le prime ombre si allungano sul Porto Antico, e dal mare risalgono sentori antichi fino a quel momento coperti dal calore estivo e dalla vita urbana che corre a pochi metri. È del resto in queste ore, a due passi dal Bigo di Renzo Piano, dai Magazzini del Cotone e dalla antica darsena, che Genova sembra ricongiungersi alla sua storia, riacquistare la sua identità – fragile quanto evidente – di città sospesa tra mare e monti. È...

Conversazione con Piersandra Di Matteo / Diritto alla città

Right to the City è un programma di dieci giornate di processi partecipativi, performance, workshops, incontri, seminari e installazioni, con cui prende avvio, a Bologna, dal 15 al 24 giugno, Atlas of Transitions, progetto europeo co-finanziato dal programma Creative Europe di cui Ert - Emilia-Romagna Teatro Fondazione è capofila, in collaborazione con Cantieri Meticci e il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna. Il progetto europeo di larga scala dedicato alla migrazione coinvolge sette paesi partner – Italia, Albania, Belgio, Polonia, Francia, Grecia e Svezia – che svolgeranno nei prossimi anni attività nei rispettivi territori. In Italia, nel biennio 2018-20, prenderà vita Atlas of Transitions Biennale, una rassegna fuori formato di cui le giornate di Right to the City sono l’esordio. Con un tempismo straordinario, nel pieno di un’ondata reazionaria, il progetto mette in campo tutti gli elementi più indesiderati al cosiddetto “paese reale”: l’Europa, i migranti, e buona parte dei diritti di una civiltà più o meno avanzata.   Ma dove nasce la fiducia nella possibilità delle pratiche artistiche di fronteggiare e perfino attaccare, da...

Andante con moto / Il nuovo che avanza

Serve a poco, se non a nulla, cospargersi il capo di cenere oppure, con un altro rituale falsamente auto-risarcitorio, bendarsi la testa (che era già rotta da prima). Semmai, sarà meglio prendere l’elmetto, allacciarsi la cintura di sicurezza, assicurarsi che le dotazioni di emergenza siano al loro posto e poi affrontare le turbolenze a venire, che non saranno poche. Poiché delle due ipotesi, una o l’altra prevarrà: la prima è quella per cui il governo verdegiallo, inauguratosi dopo una perigliosa navigazione verso il porto d’attracco e lunghi giorni di tempesta, si riveli incapace di tenere fede alle promesse da paese dei balocchi con le quali le forze politiche che lo compongono hanno ottenuto il consenso da una parte degli italiani; la seconda, invece, è che questo esecutivo prosegua nel suo cammino. La variante della seconda ipotesi implica però che la Lega si rafforzi al punto tale da potere tornare alle urne, incassando poi una cambiale in bianco e assoggettando i partner di coalizione. Molto d’altro, almeno al momento attuale, non è dato pensare né, tanto meno, prevedere. Se mai ci dovesse essere un’opposizione degna di un tale nome, questa dovrà rivelarsi nei tempi a...

Parigi / Sans-papiers. Abou nel labirinto

L’altra sera dopo cena con S. abbiamo guardato il video di Mamoudou Gassama, il sans-papiers del Mali che ha salvato il bimbo appeso a un parapetto scalando quattro piani di facciata. S. ne aveva sentito parlare in cantiere, nel pomeriggio. Al video della scalata segue uno spaccato del colloquio che Gassama ha avuto con Macron all’Eliseo. Ho sentito delle grida e dei clacson strombazzare, dice Gassama. Macron gli chiede che ora era. Le venti. E dunque t…, dice Macron bloccandosi sulla t; un attimo di sospensione e poi riparte: Così, senza riflettere, si è… E con la mano fa il gesto di precipitarsi. Dal tu al lei; dal piano terra al quarto. Sotto i riflettori. E adesso, cosa succede? mi chiede S. Adesso Macron lo naturalizza.   Abou* invece ha ricevuto la "notifica di trasferimento". Il suo "periodo dublino" doveva finire a inizio giugno, ma ha ricevuto questo foglio che lo invitava a presentarsi in una certa prefettura entro quarantott’ore, perché l'Italia (dove ha lasciato le impronte arrivando dalla Libia, e prima ancora dalla Guinea, suo paese natale) avrebbe accettato di riprenderselo. Un'espulsione, insomma. Lo sono venuta a sapere da N., nostra comune amica italiana,...

L’avenir d’une illusion

Versione italiana English version   Depuis quelque temps, la vieille Europe semble souffrir d’une fièvre étrange : l’art contemporain africain ! De foires en expositions, de saisons en colloques, soudain l’on s’aperçoit de l’existence de ce continent qui, pour la plupart du temps, représente, pour employer une expression empruntée à Joseph Conrad, le cœur des ténèbres. Et le plus amusant, dans cet engouement soudain dont on se demande combien de temps il durera, c’est l’impression que nous avons d’assister à des ruées d’un autre temps.   Pascale Marthine Tayou, Plastic Tree, 2014/2015. Exhibition : Art Basel Unlimited. 2015 / Art Basel. Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana. Photo by: Andrea Rossetti   Partout s’élève le mot découverte, comme si les nouveaux Christophe Colomb, Magellan, Vasco de Gamma et Marco Polo s’étaient transformés en collectionneurs, galeristes, directeurs de musées, seuls capables, selon les mots de Sartre, d’extraire toute chose des ténèbres primaires :   «Car le blanc a joui trois mille ans du privilège de voir sans qu’on le voie ; il était regard pur, la lumière de ses yeux tirait...

Arte africana contemporanea / Esploratori fuori tempo massimo

English Version Version francaise   Negli ultimi tempi, la vecchia Europa sembra essere affetta da una strana febbre: l’arte africana contemporanea! Dalle fiere alle rassegne, fino ai numerosi simposi, improvvisamente ci si accorge dell’esistenza di questo continente che, per la maggior parte è – utilizzando un’espressione presa in prestito da Joseph Conrad, il cuore di tenebra. E la cosa più divertente, rispetto a questa infatuazione folgorante, è che ci si chiede per quanto tempo durerà. Si ha l’impressione di assistere a una serie di precipitazioni da un’altra dimensione temporale.   Pascale Marthine Tayou, Plastic Tree, 2014/2015. Exhibition : Art Basel Unlimited. 2015 / Art Basel. Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana. Photo by: Andrea Rossetti   Dappertutto, risuona la parola scoperta, come se i nuovi Cristoforo Colombo, Magellano, Vasco da Gamma e Marco Polo si fossero trasformati in collezionisti, galleristi, direttori di musei, capaci – secondo le parole di Sartre – di estrarre ogni cosa dal buio primario:   «Perché il bianco ha goduto per tremila anni del privilegio di...

The future of an illusion

Versione italiana Version francaise   Since some time now the old Europe seems to be suffering from a strange fever: the contemporary African art! From fairs to the exhibitions, from seasons to symposiums, suddenly it discovered the existence of the continent that for many represents, to use an expression borrowed from Joseph Conrad, “the heart of darkness”. And the most amusing thing in this sudden enthusiasm, which who knows how long is going to last, is that it seems like we are back in history.   Pascale Marthine Tayou, Plastic Tree, 2014/2015. Exhibition : Art Basel Unlimited. 2015 / Art Basel. Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana. Photo by: Andrea Rossetti   Everywhere the word “discovery” is being hailed, as if the new Christopher Colombus, Magellan, Vasco de Gamma and Marco Polo had transformed into the collectors, gallerists, museum directors, who see themselves as the only ones capable, according to Sartre, to extract the whole thing from the primal darkness:   “For three thousand years, the white man has enjoyed the privilege of seeing without being seen; he was only a look; the light from his...

Quattrocento elettroshock / Janet Frame: la vita negli oggetti

La vita della scrittrice neozelandese Janet Frame è diventata molto nota al grande pubblico grazie al film Un angelo alla mia tavola che la regista Jane Campion, anch’essa neozelandese, negli anni ’90 ha tratto dall’omonimo libro della Frame. Un angelo alla mia tavola non è solo un’autobiografia e non lo è tutta la sua prosa: i suoi sono libri in cui compare sempre la scrittrice come rifratta in cento altre Frame protagoniste perché lei, ancor più che in Virginia Woolf, è stata un’autrice prigioniera della sua biografia.   Si potrebbe raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che appaiono nella sua prosa: sono oggetti desueti che possono dividersi in oggetti reali o creazioni della sua mente. Più che oggetti potremmo chiamarli cose per la carica simbolica e affettiva che hanno, cose come persone, affetti, visioni talvolta, non di rado feticci dal potere spirituale. Nella letteratura del Novecento di molti paesi alle cose sono riservati lunghi elenchi, come nella poesia di Borges o in Neruda, la loro presenza è massiccia. In Frame compaiono solo alcune cose con una rilevanza di correlativo affettivo.   Frame nasce nel ’24 in una famiglia molto povera, il padre...

Europeismo versus anti-europeismo / Fieri di essere europei?

La sera del 7 maggio, un mio amico italiano mi ha detto “Grazie alla vittoria di Macron mi sono risparmiato un viaggio in Germania”. In effetti, se avesse vinto Marine Le Pen, avrebbe portato i suoi risparmi in una banca di Berlino. Meglio ritrovarsi in banca dei marchi che delle lire (la presidenza Le Pen avrebbe portato alla fine dell’euro e quindi ai ritorni alle monete nazionali). Mi chiedo quanti, e non solo in Italia, avrebbero fatto come lui nel caso Le Pen fosse stata eletta presidente, portando così al fallimento di varie banche italiane e anche francesi.    1. Morire per l’Europa?   Quando nel 2014 ci fu la finale di coppa del mondo di calcio tra Germania e Argentina, chiesi un po’ in giro, in Italia, per chi si parteggiasse. Era evidente che si faceva il tifo soprattutto per l’Argentina. “Io invece tifo per la Germania” dicevo. Perché? “Perché sono europeo”. Mi guardavano perplessi. In Italia che una squadra di calcio sia europea o meno non appare una ragione sufficiente per tifare per essa.  Lo sport agonistico non è qualcosa di futile, è la dimensione politica che più di ogni altra interessa miliardi di esseri umani. Tifare per una squadra nel...

Elezioni post Brexit / Gran Bretagna: riprendere il controllo

Capire le ragioni per cui Theresa May ha deciso di indire le elezioni con tre anni di anticipo, non è semplice. Per quanto possa essere un primo ministro illuminato, lascia piuttosto perplessi che una decisione importante come questa non sia giunta dopo intense sedute parlamentari o riunioni nel suo partito, ma mentre camminava con il marito sulle montagne del Galles. Così almeno hanno raccontato i giornali e che sia vero o meno ha poca importanza: l’immagine che viene proiettata da televisioni e giornali (con tanto di fotografia in tenuta sportiva e bastoncini da camminata nordica), ci aiuta a comprendere quale tipo di elezioni saranno quelle di giugno e cosa sia in gioco nella Gran Bretagna del dopo Brexit.    Con l’immagine sportiva e familiare si è voluto sottolineare l’ambizione di “riprendere il controllo”, con un’allusione al tipo di guida del paese che esercitavano primi ministri come Churchill, che anche in momenti drammatici si dilettava di pittura. La figura del prestigioso primo ministro che tiene le redini di fronte alle difficoltà della guerra è la vera, insopprimibile nostalgia che ha dominato il voto (che infatti è stato prevalente tra gli anziani e in...

La Francia a venire / Le Pen, Macron. Orizzonti di rivalsa

Adesso arriva la buccia di banana del passato, non troppo nascosto, del presidente ad interim del Front National, l’europarlamentare Jean-François Jalkh, nominato al posto di Marine Le Pen, candidata nel ballottaggio per le presidenziali francesi. Jalkh, interrogato ben diciassette anni fa da uno studiosa in merito allo sterminio degli ebrei, avrebbe messo in discussione l’evidenza dei fatti. Un atteggiamento, quest’ultimo, piuttosto diffuso nel suo partito, cassato poi dalla vulgata neolepenista in omaggio alla necessità di rivestirsi di un abito più decoroso, quindi maggiormente accettabile per gli elettori “moderati”. Tanto più dal momento che Marine Le Pen ha per davvero superato il primo turno, come era stato abbondantemente preconizzato. Il risultato della tornata elettorale per le presidenziali francesi ha senz’altro segnato un mutamento di scenario interessante. Il “centrista” Emmanuel Macron, uomo dell’imprevisto così come dell’accelerazione, esponente di quel variegato universo delle élite contro le quali il Front National si scaglia un giorno sì e l’altro pure, ha stracciato non solo le controparti dichiaratamente anemiche, a partire da un Partito socialista...

L'Europa e il popolo europeo / Roberto Esposito. La filosofia dei popoli oppressi

Due nuovi filosofi si aggirano in Europa. Mario Draghi, presidente della Bce, e il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Nessuno dei due è, tecnicamente, un filosofo. Entrambi hanno una visione filosofica sul destino dell’Europa. Il loro conflitto è politico, ispirato a filosofie confliggenti, capaci di ribaltare anche la scena filosofica propriamente detta.    Helicopter money   Preoccupato dagli effetti deludenti del quantitative easing [Allentamento monetario o alleggerimento quantitativo], Draghi lo ha aumentato a 80 miliardi di euro al mese e lo ha esteso dai titoli di stato alle azioni. E non ha escluso l’ipotesi favolistica, ma nemmeno tanto: distribuire questo denaro dall’elicottero. “È una tesi interessante” ha detto. La tesi dell’helicopter money sembra concepita per far arrabbiare Schäuble e i custodi del austerità tedesca. Il banchiere italiano, da Deus ex machina qual è, ha fatto balenare un’immagine potente: dall’elicottero lancerà biglietti da 100 euro al popolo europeo. Come un imperatore prima e dopo i giochi dei gladiatori. C’è da dubitare che Draghi pensi a un reddito di base per gli europei. I soldi andranno a banche, imprese e Stati...

I migranti vanno dove c’è un futuro, altro che Italia! / Xenofobia. Perché non serve

Alcuni dati statistici pubblicati di recente gettano una luce sorprendente e ilare sul rigetto dei rifugiati da parte dell’Europa, su quella che sbrigativamente chiamiamo xenofobia. Questi numeri mostrano che i paesi dove la gente si dice più favorevole ad accogliere i rifugiati – a parte la Spagna e la Grecia – sono anche quelli dove i rifugiati e gli immigrati aspirano ad andare più che in ogni altro paese europeo. Il paese più favorevole in assoluto è la luterana Svezia (94%), seguita da Paesi Bassi (88%), Danimarca (86%) e Germania (83%). La maggioranza degli esuli afferma di voler andare proprio in questi paesi. I paesi più contrari – prima di tutti l’Ungheria (67%), poi, in ordine decrescente, Repubblica ceca, Bulgaria, Slovacchia, Lettonia e Italia (46%) – sono invece paesi dove questi esuli non hanno nessunissima intenzione di andare, se non come paesi di passaggio verso Germania o paesi scandinavi, o Gran Bretagna. È il paradosso della paura degli stranieri: essa è più forte quanto meno gli stranieri in quel paese ci vogliono restare.   Quando Timothy Garton Ash ha chiesto a un profugo afgano sedicenne a Berlino perché non se ne fosse restato in Italia, costui ha...

Gramsci, Schmitt, Bauman / L'agonia del potere

1. Quello della crisi dello Stato-nazione è, ormai da tempo, un motivo ricorrente. Il suo refrain è diventato insistente soprattutto dopo il 1989, ma come un rumore di fondo ha attraversato tutto il Novecento. Ha animato tanto il discorso delle grande ideologie internazionaliste quanto quello della globalizzazione economica, del libero mercato su scala planetaria. Oggi è proprio quest’ultimo discorso a ripetere con più vigore il motivo della crisi dello Stato (salvo poi ricordarsi dello Stato quando, come in seguito alla crisi del 2008, si è trattato di pagare i debiti delle banche e degli istituti di credito). Ne è la controprova che, in alcuni casi, un certo pensiero anti-capitalista e anti-liberista ha addirittura attribuito allo Stato un ruolo di resistenza, un argine allo strapotere economico – e pertanto la piccola Grecia, proprio in quanto Stato, è diventata la scorsa estate la portatrice di un ritorno della politica. In realtà, credo che sia l’auspicato ritorno dello Stato sia il suo de profundis siano entrambi espressione di una questione politica – o più schiettamente geopolitica – che va ben al di là delle sorti dello Stato. Si tratta nondimeno della configurazione che...

Immigrazione e abuso sessuale. Una riflessione per Frau Merkel

Una premessa dall'attualità   Per parlare di identità maschile e di “storia di lunga durata” dovremo, come spesso accade, passare per la politica; e attraversare quello che, apparentemente, è un nuovo problema d’attualità. C’è una scusa frequente dei politici: “È una crisi inattesa”. Spesso è addirittura falsa, quando aggiungono: “Senza precedenti”. Così è stato detto della “onda anomala” di migrazioni che il Medio-Oriente ha scaricato sull’Europa nel 2015. I precedenti, invece, non sono lontani e giganteggiano nelle biblioteche: la fuga degli ebrei dalla Germania nazista negli anni ’30, premessa alla shoah, la peggiore strage della storia; la fuga o cacciata di quasi quindici milioni di tedeschi all’arrivo dei sovietici, a sua volta la maggior deportazione, pulizia etnica e, in definitiva, migrazione involontaria della umanità. Non è quindi un caso che l’unica iniziativa epocale di fronte alla crisi del 2015 venga dalla Germania. E non è casuale se i pochi commentatori della sua portata storica siano ebrei anglosassoni come Roger Cohen (International NY Times 22/12/2015). Lo “Yes, we can” (Sì, possiamo) di Obama, molto americano, è rinato come “Wir schaffen es” (ce la...

Campagne a colori

Nonostante l’Unione Europea dedichi attraverso la Politica Agricola Comune il 40% del proprio budget per promuovere lo sviluppo rurale e mantenere la popolazione nelle campagne, l’agricoltura e il mondo rurale in Europa soffrono da decenni un importante fenomeno di declino, invecchiamento e abbandono. Il fenomeno è paradossalmente più grave nei paesi dell’Europa mediterranea, per i quali il cibo e il paesaggio rappresentano due pilastri importanti della cultura e dell’economia locali (si pensi all’importanza che hanno per il turismo).   Un elemento chiave che ha permesso di limitare lo spopolamento delle campagne e del lavoro agricolo è stata l'immigrazione da altri paesi, e oggi gli stranieri, legali ed illegali, rappresentano una porzione sempre più importante della popolazione rurale. Queste tendenze sembrano destinate ad aumentare, per questioni demografiche e congiunturali. La popolazione immigrata nelle aree rurali ha infatti proporzioni in età attiva e tassi di fertilità che sono superiori alla media della popolazione residente. Durante la crisi economica molti stranieri che hanno perso il...

Bada a come mangi!

Ho letto con interesse un libro di Cinzia Scaffidi Mangia come parli, edizioni Slow Food. Il libro raccoglie 100 parole in vario modo collegate al mondo dell’alimentazione e ci propone di riflettere sull’evoluzione del loro significato nel tempo, per comprendere come, assieme al significato delle parole, è mutato il nostro rapporto con il cibo: Consumatore, Cotto, Grasso, Magro, Supermercato, Tempo. È stata una lettura piacevole, favorita da una generale consonanza di pensiero, eppure la sua impostazione diacronica, che in riferimento a ogni parola oppone un prima a un adesso, è legato un aspetto del libro sul quale vorrei soffermarmi criticamente. Lo schema argomentativo sotteso alle voci di questo dizionario di parole chiave è spesso il seguente: prima si faceva così, adesso si fa così, ma era meglio come si faceva prima. Non voglio allinearmi alle accuse di passatismo che da molte parti sono rivolte a Slow Food e che io ritengo insensate: se uno entra in un campo minato non dovrebbe bollare come retrogrado chi gli suggerisce di tornare sui suoi passi. Credo tuttavia che questa condanna generalizzata del presente investa...

Lo spazio europeo come prodotto del diritto

La crisi dell'eurozona che si è aperta nel 2008 ha messo in evidenza l'esistenza di linee di frattura politiche e territoriali all'interno dell'Unione europea. Il divario tra il nord e il sud d'Europa, tra le zone centrali e quelle periferiche, si è accentuato a partire dagli anni 2000. L'entrata in vigore della moneta comune avrebbe dovuto creare condizioni di vita e di reddito via via più simili tra, ad esempio, l'Italia e la Germania, o l'Irlanda e l'Olanda, mentre è successo esattamente l'opposto. Fino alla metà degli anni Novanta, infatti, si registrava una convergenza in termini di prodotto interno lordo tra i paesi membri dell'Unione. Da allora però le ineguaglianze hanno ripreso a crescere, raggiungendo i livelli del 1987 nel 2007.   Fino all’emergere delle differenze di sviluppo territoriale in Europa durante la crisi economica, il progetto di integrazione europea sembrava invece rivolto a un superamento della dimensione territoriale. Secondo la visione post-kantiana di Jürgen Habermas, l’Europa unita rappresenta il superamento del modello politico stato-nazionale...

Of Africa

Versione italiana   We are happy to publish the preface of Of Africa by Wole Soyinka, one of the most respected and influential contemporary African writers, the winner of the Nobel Prize for Literature in 1986.  The text has been generously offered by the author for publication on Why Africa?. Enjoy your reading.   Wole Soyinka, ph. Graeme Robertson     What does the continent known as Africa possess that the rest- or a greater part- of the globe does not have already in superabundance? These, obviously, cannot be limited to material or inert possessions-such as mineral resources, touristic landscapes, strategic locations-not forgetting the continent’s centuries-old designation as human hatcheries for the supply of cheap labor to other societies, East and West.  There also exist dynamic possessions-ways of perceiving, responding, adapting, or simply doing that vary from people to people, including structures of human relationships. These all constitute potential commodities of exchange-not as negotiable as timber, petroleum, or uranium perhaps, but nonetheless recognizable as defining the human worth of any people-and could actually...

Dell'Africa

English Version     Siamo felici di pubblicare la prefazione del libro Dell'Africa di Wole Soyinka, uno dei più rispettati e influenti scrittori contemporanei africani, premio Nobel per la Letteratura del 1986.  Il testo è stato gentilmente offerto dall'autore per la pubblicazione su Why Africa? Buona lettura.   Wole Soyinka, ph. Graeme Robertson   Che cosa possiede il continente noto come Africa che il resto del globo, o una sua gran parte, non abbia già in sovrabbondanza? Naturalmente non possiamo limitarci a considerare beni materiali o inerti – come risorse minerarie, località turistiche, punti strategici – senza dimenticare la secolare destinazione del continente a vivaio di esseri umani per fornire manodopera a basso costo ad altre società, orientali e occidentali. Ma esistono anche beni dinamici: i modi di vedere, di rispondere, di adattarsi o semplicemente di fare, che variano da popolo a popolo, nonché le strutture dei rapporti umani. Tutto ciò costituisce potenzialmente oggetto di scambio – non negoziabile come il legname, il petrolio o l’uranio, ma...

La foto del bambino

1. A Stalin viene attribuito questo apoftegma: “La morte di un essere umano può commuovere come caso pietoso. Un milione di morti sono solo statistica.”   Viene in mente questa frase staliniana a proposito dell’effetto travolgente della foto pubblicata il 3 settembre scorso, foto che ormai conoscono miliardi di persone. Perciò non la riproduco qui. È la foto di Alan Shenu, annegato a tre anni davanti alle coste della Turchia, raccolto da un agente turco; un bambino “siriano”, scrivono tutti i media, e non “curdo”, malgrado il fatto che la burocrazia turca abbia modificato, pare, il suo cognome in Kurdi, quasi uno stigma. La propagazione planetaria di questa foto (di Nilüfer Demir) – l’uomo alto e magro con il berretto verde che porta in braccio il corpo di un bimbo con la maglietta rossa e i calzoncini blu – sembra che stia cambiando la storia d’Europa.   Come si sa, la circolazione di questa foto ha fatto cambiare idea nel giro di poche ore a milioni di europei, e ad alcuni dei loro leader politici. In un batter d’occhio si è ribaltata l’immagine...

Emergenza continua di fronte al silenzio generale / Migrare

Arrivano: per mare e per terra, in treno e in bici, a piedi… Sono tanti, troppi, aumentano con progressione geometrica, travolgono i confini esistenti come quelli creati ad hoc. Occupano spiagge e giardini, costruiscono “corridoi” per uomini, attenti a evitare quelli delle mine, le vie delle armi e quelle della droga che si intrecciano con quelle del petrolio. Rischiano la nuda vita per poter continuare a vivere. Nell’estate del 2015 la vecchia Europa, vecchia alla lettera con un tasso di natalità che fatica a toccare il 2%, è stata pacificamente invasa da uomini e donne, in gran parte giovani e giovanissimi con tanti bambini. In fuga dalla guerra e dalla violenza, dalla miseria e dalla repressione. Hanno attraversato il Mare nostrum, nutrito con i loro cadaveri, hanno accumulato chilometri e polvere, scovato nascondigli nelle macchine e nei camion, hanno corso a perdifiato – un pellegrinaggio parallelo al viavai delle vacanze.  Con la forza della disperazione ci hanno raggiunti. La loro guerra è diventata la nostra, gli “effetti collaterali” di quanto accade nell’Altro mondo sono penetrati, in una estate rovente, con il peso specifico dei loro corpi che si possono...

Ambiente ed economia circolare

English Version     All’inizio di agosto 2015, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha lanciato un’iniziativa per ridurre le emissioni di gas serra negli USA e, per estensione, ridurre l’impatto del Paese sui cambiamenti climatici. Qualcuno ha accolto questa decisione come il segnale che finalmente anche gli Stati Uniti abbiano iniziato a fare qualcosa in proposito. Altri hanno l’hanno contestata, commentando che i provvedimenti presi non sono sufficienti ma sono solo un tentativo da parte del Presidente di consolidare la sua eredità politica. Al di là delle ragioni di merito, ci sono dei motivi effettivi per cui questo dibattito dovrebbe interessare l’Europa? L’ambiente e la tutela ambientale sono realmente così importanti? Quanto incidono sui singoli individui? Su ognuno di noi? E tutte queste storie sui cambiamenti climatici sono davvero reali?       Economia circolare e Unione Europea   Nel corso degli ultimi decenni c’è stata una crescente consapevolezza rispetto alla necessità di conservare le risorse. In Europa, questo dato si è manifestato...