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Mosca

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Unione Sovietica. Coda e Cucina

Pubblichiamo in antemprima due brani estratti dal libro di Gian Piero Piretto, Indirizzo: Unione sovietica. 25 luoghi di un altro mondo, un viaggio alla scoperta di 25 luoghi emblematici dell'Unione sovietica. Spazi pubblici e ambienti privati che avevano specifici significati e funzioni ai tempi dell'urss e che ora ne hanno assunti di completamente diversi, o addirittura sono stati sostituiti da differenti realtà urbane, in uscita per Sironi Editore.     Очередь – Očered’ – Coda   Cominciamo con un paradosso. I cittadini sovietici, ed è stata un’amica russa a darmi questa lezione alcuni decenni fa, erano contenti quando, uscendo per la spesa, vedevano le code davanti ai negozi. Nell’ambito di quell’economia così particolare, coda significava prodotti disponibili, a costo di una lunga e non sempre fortunata attesa; si trattava di un’opzione sempre preferibile alla mancanza cronica o assoluta di beni di consumo, segnalata dall’assenza di aspiranti compratori e delle onnipresenti file. Quasi assurdo e inattendibile per un occidentale nato e cresciuto nel consumismo, ma in fondo...

Expo: una serata anni Ottanta

Mentre in città ci si lamenta che ancora non sono arrivate le folle previste per EXPO, il sito è affollato dalle scolaresche e dalla più liquida categoria dei baby pensionati dell’Europa del welfare. Per me la prima occasione di visitare EXPO è un invito della Regione Basilicata, tramite Roberto Linzalone, il cantastorie di Matera, per parlare di Olivetti e il sud. È un pomeriggio che minaccia pioggia e in giro non c’è troppa gente. L’impatto col decumano, la lunga allée di oltre un chilometro, è di grande effetto, una promenade architecturale che non sempre tiene conto degli insegnamenti del movimento Moderno (e pensare che proprio qui Le Corbusier aveva progettato la grande fabbrica dell’elettronica Olivetti).   La prima cosa che mi colpisce è come i padiglioni abbiano tutti la stessa dignità: non si distingue tra Nutella e Turkmenistan, tra Coca Cola e Polonia. Mi abbandono a una fantasia in cui le milizie private di Samsung dichiarano guerra all’Uruguay che si allea con Ferrero e risponde annientando l’Irpinia. Si potrebbe ragionare a lungo sul senso di...

Putin in parata

Si avvicina una data fatidica per la storia dei russi e dei popoli che hanno fatto parte dell’ex Unione Sovietica, o che hanno gravitato nella sua area di influenza, e che oggi, in forme diverse, patiscono o fruiscono per il suo crollo: il 9 maggio 2015, settantesimo anniversario della vittoria in quella che i russi hanno sempre chiamato Grande guerra patriottica e non Seconda guerra mondiale, per sottolineare, fin dal primo giorno di belligeranza, la natura difensiva ed eroica della loro entrata nel conflitto. Costretti a proteggersi dall’invasione nazista, dal bieco tradimento di un patto di reciproca non aggressione stipulato nel 1939, pur con scopi non del tutto immacolati, tra i ministri degli esteri tedesco e sovietico, Ribbentrop e Molotov. Attraverso un’analisi dei filmati delle parate più significative della vittoria tenute tra il 1945 e il 2014 cercherò di preparare il terreno alla possibilità di interpretazione che la manifestazione del 9 maggio di quest’anno proporrà al mondo, in un momento particolarmente delicato della gestione putiniana del potere, per i rapporti interni all’ex impero sovietico e...

Ucraina, prima della 'tempesta' #2

Donec’k. 8/11/2013. Arrivai in città intorno alle 6:30 di mattina. Di fronte alla stazione stava un labirinto di capannoni, all’interno dei quali si svolgevano le più svariate attività. Bar, ristoranti, sale di parrucchieri, pizzerie, negozietti di alimentari, di telefonia, di libri. Mi fermai a fare colazione in una di quelle minuscole salette scavate all’interno di quella selva. Avevano scelto un nome francese, forse per differenziarsi dagli altri. Da fuori vedevo solo il mio riflesso sui vetri oscurati del bar. Entrai. In tutto eravamo in quattro. Oltre all’unico cliente, vidi un ragazzo sulla trentina che prendeva le ordinazioni al bancone, mentre nell’altra stanzetta una signora stava lì a cucinare. Ordinai un cappuccino e ne approfittai per chiamare un taxi. Alle 10:30 dovevo incontrare Vladimir Rafeenko, uno scrittore di cui avevo letto ancora poco. Me ne avevano parlato Sasha Kabanov e Jurij Volodarskij, redattori di una rivista letteraria di Kiev. A Mosca era già famoso, lo ammiravano tutti. “Lo considerano il nuovo Venichka”, diceva Kabanov. Avevo letto il suo Divertissement moscovita in treno...

Putin e l’animo russo. Intervista con Gian Piero Piretto

La casa è piena di libri, ma sono soprattutto gli oggetti – cartoline, souvenir, ritratti, statuine, gadget –, le “cose” sugli scaffali e i ripiani, oltre ai quadri alle pareti, ad attirare l’attenzione. Si tratta in gran parte di oggetti d’origine russa, paese di cui Gian Piero Piretto è studioso. Piretto non è uno storico e neppure un letterato in senso stretto. Si occupa di cultura visiva, una materia o disciplina, che in Italia ha una storia piuttosto recente.   Nel corso degli anni ha scritto molti libri, tutti originali e inconsueti. Il radioso avvenire. Mitologie culturali sovietiche, uscito nel 2001 presso Einaudi, parte dal 1917, dalle utopie d’Ottobre, e arriva agli anni Ottanta del XX secolo, passando per gli anni staliniani, spiega con immagini e riferimenti alla vita quotidiana dei russi la celebre frase di Stalin: “Vivere è diventato più bello, compagni, vivere è diventato più allegro” (1935), insomma racconta la storia visiva dell’Urss e dei suoi miti. Gli ultimi due apparsi si intitolano: Gli occhi di Stalin e La vita privata degli oggetti sovietici...

Il trionfo e l’umiliazione

L’unica novità, e non decisiva, è la serie di braccia alzate a scattare foto col cellulare. Tutto il resto è già visto, anche se non dalla nostra generazione. L’hanno già scritto alcuni giornali: è dalla Seconda Guerra Mondiale che non assistiamo a scene come quelle avvenute qualche giorno fa a Donetsk: per le vie centrali della città sono sfilati prigionieri ucraini in mano alle milizie filo-russe.     Ma non è poi così frequente imbattersi in episodi analoghi a quelli di Donetsk, con la folla disposta ai due lati della strada: uomini, donne, giovani che non si limitano ad assistere alla scena. Molti fischiano, alcuni si fanno avanti, urlano e fanno gesti minacciosi. I giornalisti presenti riferiscono che molti hanno lanciato oggetti contro i prigionieri. Questi ultimi sono tutti a capo scoperto, la maggior parte ha una tuta mimetica addosso ma alcuni indossano abiti borghesi. Quasi tutti hanno le mani legate dietro alla schiena.     Una scena simile si svolse a Mosca nel luglio 1944, quando decine di migliaia di soldati e numerosi ufficiali tedeschi furono fatti sfilare per...

Annarella Benemerita Soubrette

Pubblichiamo la prefazione di Marco Belpoliti al volume Annarella Benemerita Soubrette CCCP Fedeli alla Linea (Quodlibet, 2014)     Nulla dura per sempre   I CCCP Fedeli alla Linea nascono nel 1982 a Fellegara, provincia di Reggio Emilia, e muoiono nel 1989 a Mosca. Interpretano un’epoca, nella sua alba e nel suo tramonto. Sono l’epilogo di un periodo storico: l’età dei crolli. Comincia nel 1989 e culmina nel 2001.   Lo racconta Giovanni Lindo Ferretti in un lungo dialogo con Alberto Campo, pubblicato nel 1997, quando ancora non era scattato l’attacco suicida alle Torri gemelle: «La grandezza della storia dei CCCP stava più nei suoi aspetti inesplicabili che in quelli esplicabili, nel senso che a volte abbiamo toccato i nervi scoperti senza averne consapevolezza. Vivevamo in un mondo frantumato, senza che vi fosse la possibilità di mantenersi integri: nulla era più integro, né la nostra terra né l’ideologia. Non eravamo altro che lo specchio di quella frantumazione e non potevamo che essere frantumati a nostra volta. Quello che il nostro pubblico cercava era una dritta per...

Sartre e De Beauvoir a Mosca: finale di partita

Originariamente Malinteso a Mosca avrebbe dovuto far parte di Una donna spezzata, raccolta di novelle che Simone De Beauvoir pubblica nel 1967 per Gallimard. Il racconto, scritto nel ’65, non compare però nella redazione definitiva dell’edizione francese, scartato, o meglio fatto a pezzi e poi ricomposto, modificato, rimaneggiato fino a diventare un testo del tutto diverso – anche se numerosi passaggi resteranno pressoché immutati – a cui la De Beauvoir dà il nuovo titolo di L’età della discrezione. Nella sua stesura originaria, Malinteso a Mosca rimane così un racconto del tutto sconosciuto, un’opera muta, confinata in qualche cassetto dell’appartamento-studio di Rue Victor-Schoelcher, fino a quando, nel 1992, sei anni dopo la morte della scrittrice, non apparirà per la prima volta sulla rivista universitaria “Roman 20-50”. Il carattere spurio di Malinteso a Mosca, il suo destino di figlio illegittimo, di opera non riconosciuta dal proprio autore, ne fanno quindi un elemento estremamente significativo all’interno della costellazione-De Beauvoir. L’idea che non sia stato...

La sesta volta

Per entrare si doveva scostare la tenda di plastica bianca che faceva da porta. Lo facemmo, e ci trovammo nell’unico bar del paese. L’intero locale era una tenda di plastica bianca al centro del villaggio. Saranno state le nove di sera, e la strada che portava dalla casa dove alloggiavamo al locale era totalmente buia. L’illuminazione interna consisteva in una serie di neon schierati su una griglia agganciata alla struttura di sostegno della tenda. Il locale era un karaoke bar fornito, oltre all’impianto per il karaoke, di un frigorifero e di uno spillatore per le birre, senza bancone.   Eravamo con un ragazzo basco, Miguel, che stava viaggiando lungo la transiberiana da solo. Era partito da San Sebastian in treno, arrivato a Mosca aveva preso la transiberiana con la quale sarebbe arrivato a Vladivostok, dopodiché avrebbe fatto ritorno a San Sebastian, sempre in treno. Tutto questo esclusivamente in Platzkart. Un vero eroe dell’esplorazione ferroviaria post sovietica. A darci il benvenuto della popolazione locale questa volta ci pensarono due intraprendenti ragazze. Vestite in tuta acetata, si avvicinarono con aria torva sbattendo...

La quarta volta

Yekaterinburg é una cittá da un milione e mezzo di abitanti sul confine tra Europa ed Asia, nella regione degli Urali. Ci arrivammo in treno, era una delle prime tappe di un viaggio in transiberiana, e la prima cosa che facemmo fu andare alla biglietteria. Il treno in Russia è il mezzo più utilizzato per gli spostamenti, spesso i posti disponibili si esauriscono con giorni di anticipo, dunque decidemmo di comprare i biglietti del viaggio successivo appena arrivati in città.   Ci mettemmo diligentemente in coda e dopo 45 minuti abbondanti, quando tra noi e la cassa rimanevano solo altre due persone, la bigliettaia decise senza alcun preavviso di chiudere lo sportello. In quel momento ci saranno state almeno 30 persone in fila, e la reazione unanime fu uno sguardo rassegnato, e la ridistribuzione nelle altre file dei nostri compagni di sventura. Non un cenno di protesta, non un commento.   Le file nell'ex unione sovietica sono un rito, e il ricordo degli anni 90, quando ci si metteva in fila per i beni di prima necessità, deve far sembrare l'attesa per un biglietto del treno un simpatico passatempo. O almeno...

Gian Piero Piretto. La vita privata degli oggetti sovietici

Che odore ha l’Urss? Dolce, forte e intenso, quasi nauseabondo come Mosca Rossa, il profumo delle élite sovietiche e poi del popolo, prediletto anche dai beoni per la sua alta gradazione alcolica? O sapore di sciroppo alla frutta, erogato dai distributori pubblici di acqua gassata (la poetessa Bella Akhmadullina gli dedicò nel 1960 versi quasi erotici), dal gusto annacquato dal perenne defizit dell’economia pianificata? Forse, l’inconfondibile “afrore sovietico”, un misto di pesce essiccato e vapore di banya collettiva.   Dopo aver esplorato la cultura visuale staliniana, Piretto disegna un Museo delle Cose sovietiche, ricostruendo la memoria degli oggetti che per settanta anni hanno accompagnato la vita quotidiana del sovok (l’homo sovieticus). Ambiti, sognati, agognati, attesi per ore o giorni o anni, nelle immancabili code. Il catalogo è lungo, suddiviso per voci: da polpetta a Sputnik (il più elegante), da carta igienica (che sa di insaccato del popolo, o viceversa secondo una barzelletta corrente all’epoca), a samovar (l’istinto borghese da estirpare, ma resistente tanto da riconfluire nel...

14 settembre 1812. L’incendio di Mosca

Non è che sia particolarmente affezionato alle ricorrenze, per quanto mi siano state utili in svariate occasioni, soprattutto a scuola ma anche nella pratica della scrittura. Per alcune di esse ti prepari in anticipo: sono troppo importanti. Per il 150° dell’Unità d’Italia, ad esempio, i primi file che ho archiviato sul pc risalgono all’autunno del 2008. In altre date, invece, ti imbatti quasi per caso e quando ne realizzi le implicazioni ti sembra quasi di avere scoperto qualcosa di importante oppure, che poi è lo stesso, di avere ricevuto un dono.   Lo scorso agosto ero lontano da casa e a corto di letture e ho cercato aiuto in una di quelle librerie di paese dove puoi trovare vecchi classici della letteratura, memorie della Grande Guerra e almanacchi del campionato di calcio, sugli stessi scaffali e a prezzi stracciatissimi. Così, per uno di quegli impulsi che i lettori più accaniti riconosceranno familiare, ho comprato una meravigliosa edizione di Guerra e pace, testo integrale e introduzione di Eraldo Affinati.  L’impulso cui accennavo è quello che ti coglie di fronte a certi classici che...

Di libro in libro scorre la vita

Certe volte capita che la lettura di un libro metta in moto una reazione a catena, per cui si sente il bisogno di dipanare una matassa, si ricorre ad altri libri, ti tocca fare i conti con episodi del passato, si ritorna ai libri e si va avanti, fino a quando si mette un punto. Per modo di dire.   Chernobyl di Francesco Cataluccio mi ha portato a Imperium di Ryszard Kapuscinski, come tenendomi per mano. Il 4 giugno 1933, mentre in Ucraina si muore di fame e le madri impazzite mangiano i propri figli denutriti, il responsabile della catastrofe passata alla storia col nome di Holodomor, Stalin, approva l’esecuzione del suo progetto più folle, la costruzione del Palazzo dei Soviet a Mosca: l’edificio, racconta Kapuscinski, avrebbe dovuto oscurare l’Empire State Building; alto 415 metri, sormontato da una statua di Lenin alta tre volte la Statua della Libertà, (il cui dito indice avrebbe dovuto misurare 6 metri), a costruzione ultimata avrebbe raggiunto una capacità di 7 milioni di metri cubi, equivalente alla cubatura dei sei massimi grattacieli newyorkesi di allora, un vero schiaffo all’America. Mentre sulle strade e fra i...

Russi / Paesi e città

Il paese: Russi, provincia di Ravenna. Pianura perfetta, in certi giorni vedi un albero a cinque chilometri. Un paese che quarant’anni fa era pieno di contadini, biciclette, trattori, capannoni. A quindici chilometri, o giù di lì, c’è tutto: Ravenna, Faenza, Lugo, Forlì. Un’ora di treno e arrivi a Bologna. Poi una villa romana, che sono solo pavimenti di mosaico e ci resti male, un palazzotto del Seicento a un passo dal Lamone, una chiesa bruttina, strade che finiscono tutte in campagna e per la bicicletta sono l’ideale. Molti alberi di cachi, che cadono sull’asfalto e non è facile schivarli, quando c’è la nebbia e pedali a tutta altrimenti perdi l’autobus per la scuola. A volte non sono cachi ma ricci spiaccicati.   A Russi ci vantavamo di avere due fiumi, il Montone e il Lamone, tutti e due ricordati da Dante nell’Inferno. Poi ci vantavamo del Russi, una squadra più forte del Ravenna e del Forlì. Il Russi ha la maglia arancione come l’Olanda e non è mai sceso sotto la serie D. Poi ci vantavamo della Fiera dei Sette dolori, a settembre, la fiera pi...

Intervista con Noam Chomsky: le parole in politica

Riportiamo alcuni stralci di un’intervista video di Frank Barat a Noam Chomsky svoltasi nel mese di marzo. L’intervistatore di Red Pepper, un bimestrale inglese indipendente di area socialista, si avvale di alcune domane poste da intellettuali, attivisti e artisti, tra cui John Berger, Ken Loach e Amira Hass.   Qui tutta l’intervista in inglese (non perfettamente redatta). In basso il video completo dell'intervista.   John Berger   La pratica politica spesso sorprende il vocabolario politico, per esempio si dice che la recente Rivoluzione nel Medio Oriente chiede democrazia, possiamo trovare parole più adeguate? Usare vecchie parole spesso fraintese, non è un modo per assorbire lo shock invece che accoglierlo e ritrasmetterlo?   Innanzitutto, penso che la parola rivoluzione sia un po’ un eccessiva. Magari lo diventerà, ma per il momento si tratta della richiesta di una riforma moderata. Ci sono elementi, come il movimento dei lavoratori, che hanno provato ad andare oltre, ma rimane ancora tutto da vedere. Tuttavia la questione è giusta e non c’è modo di uscirne. Non...