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Parigi

(148 risultati)

Le sirene delle dodici

Anziché andare al teatro dell’Opera, John Cage preferiva ascoltare il traffico dal suo appartamento newyorchese su Sixth Avenue. I rumori nei quali siamo quotidianamente immersi ci disturbano finché li ignoriamo, scriveva, ma diventano intriganti non appena ci mettiamo ad ascoltarli. Bisogna prendere Cage alla lettera quando dice: “If you listen to Beethoven or Mozart, you see they are always the same. But if you listen to traffic, you see it’s always different”. Il traffico è uno spartito lacunoso pieno di variazioni e dinamiche inattese, di crescendo e diminuendo, di mezzopiano e mezzoforte, di tempi lunghi e corti, di timbri e accenti diversi, di precipitati e miracolose sospensioni. Le città sono degli sterminati soundscape, depositi di sons trouvés, macchine che producono ambient noises, ovvero nient’altro che suoni senza alcun contenuto liturgico, celebrativo, esortativo, introspettivo, espressivo. Suoni de-psicologizzati che non significano niente.   Che questo valga solo per Sixth Avenue?, comincio a sospettare quando mi accorgo che nello spartito di Parigi, dove Cage ha trascorso da giovane...

Benjamin in punta di penna

“Was Ist Aura?”. Sono queste le uniche parole che riesco a decifrare. Si leggono in apertura di un documento non datato e manoscritto di Walter Benjamin. Tra i supporti più disparati utilizzati da Benjamin per prendere appunti mi colpisce quello che tenta di definire l’aura, uno dei concetti benjaminiani più indeterminati: una carta intestata “Acqua di S. Pellegrino. La migliore da tavola”. Il logo – una sorta di sponsor dell’Italian Style sul pensiero di Benjamin – non è cambiato: una stella rossa a cinque punte, con l’immagine della bottiglia disposta al centro oppure, come recitavano le pubblicità dei primi del secolo scorso, “la marca stella rossa” da esigere, l’acqua “battericamente pura” rispetto alle altre, che possono contenere “i germi del tifo, della dissenteria e di altre gravi infezioni”. “Was Ist Aura” è riportato giusto sotto l’insegna “S. Pellegrino”, quasi che Benjamin fosse indotto a interrogarsi sulla decadenza e la frantumazione dell’aura a partire non dall’opera d’arte e dalla...

Greenberg for Italians

Non esiterei un istante a considerare l’antologia italiana degli scritti del critico americano Clement Greenberg (L’avventura del modernismo. Antologia critica, Johan & Levi, Milano 2011, pp. 448, € 35) come uno dei maggiori eventi editoriali dell’anno. I curatori Giuseppe Di Salvatore e Luigi Fassi hanno pazientemente lavorato su un corpus di oltre 1.500 pagine, riuscendo nella sfida di offrire al lettore italiano una panoramica esaustiva del pensiero di Greenberg dal 1939 al 1986. In senso più ampio, l’antologia della Johan & Levi è da oggi lo strumento imprescindibile per comprendere il modernismo americano, in Italia conosciuto quasi esclusivamente attraverso il riflesso, a volte distorto dalla partigianeria critica, offerto dall’allieva più brillante, impaziente e ingrata di Greenberg, Rosalind E. Krauss, dato che, per una congiuntura editoriale anomala rispetto ad altri paesi europei, i lettori italiani, soprattutto i più giovani, hanno conosciuto Greenberg proprio attraverso Krauss & Co.   L’avventura del modernismo è ordinato secondo un criterio cronologico e tematico. Le...

Parigi. Propreté de Paris

È il giorno della raccolta della carta, o meglio: domani è il giorno, questa è la sera in cui i cassonetti di plastica vengono messi in strada e lasciati in attesa del passaggio dei netturbini. Abbandonati, spesso sulle piste ciclabili o agli angoli tra i portoni e le vetrine dei negozi, i cassonetti sono sempre più preda di razzie e non è raro che almeno la metà del loro contenuto venga sottratto alla propreté de Paris.   Una forma anticipata e diretta di riciclaggio che ha visto negli ultimi mesi a Parigi un evidente aumento. Non esiste cassonetto che non venga ispezionato come non esistono cose utili che non vengano buttate via. Il fenomeno è una diretta conseguenza di una crisi economica che per prima cosa ha lasciato per strada, inteso come senza lavoro e senza casa, un numero sempre maggiore di persone. E ci si arrangia come si può.   I cercatori di carta sono forse la categoria più ampia tra le persone che tentano di soddisfare i propri bisogni alla meno peggio. Fuori dai supermercati si affollano principalmente anziani in attesa della frutta e della verdura ormai scaduta e che viene...

Parigi. Libération a République?

République è una delle ultime piazze popolari del centro di Parigi: incrocio di alcune tra le principali arterie viabilistiche della capitale francese, ha in pancia cinque linee della metropolitana. Fast-food, grandi magazzini popolari come Tati e negozi di scarpe a poco prezzo se ne contendono il contorno insieme a grandi alberghi e uffici pubblici. Ex zona operaia, République rischia per sempre di perdere la propria anima, già immortalata nel bellissimo documentario Place de la République di Louis Malle girato nel 1974. Un progetto di rimodernamento e di pedonalizzazione è infatti in corso con l’obiettivo di migliorare sia l’aria, spesso irrespirabile, sia l’estetica, con l’aggiunta di nuovi chioschi bar e la riprogettazione dei giardinetti. Di tutte queste cose la piazza ha certamente bisogno, in modo particolare di una viabilità più efficiente e di spazi pedonali più accoglienti, ma è anche vero che questo luogo, spesso sporco e apparentemente in stato di abbandono, è da sempre in grado di accogliere gli eccessi mettendo in relazione persone lontanissime le une dalle altre....

Woody Allen. Midnight in Paris

Tanto per chiarire le cose, è innegabile riconoscere che se Woody Allen un film come Midnight in Paris l’avesse girato venticinque anni fa, probabilmente gli sarebbe venuto l’ennesimo capolavoro dei suoi straordinari anni ottanta. Oggi, però, Allen non ha più la grazia dolente dei tempi di La rosa purpurea del Cairo e di Radio Days, non ha più la voglia di raccontare storie e tratteggiare figure fragili come quelle che popolavano i suoi film più nostalgici ed elegiaci. Oggi il suo cinema è distratto, talvolta evanescente, non superficiale ma spesso rinunciatario. A ogni giro venuto bene ci si riprende dalla delusione di aver visto evaporare un genio, e inevitabile scatta la frase “questo è il migliore tra i suoi ultimi film”; mentre a ogni giro venuto male ci si gira dall’altra parte e si fa finta di niente. La pratica critica è tanto ingiusta quanto inutile, ma soprattutto riproduce in modo sorprendente la dinamica dei sogni e dei desideri dei personaggi di Midnight in Paris: questa volta, insomma, Woody sa di cosa parla e sa a chi si sta riferendo. Non tanto ai suoi spettatori, quanto a chi...

Credete solo ai vostri occhi

Il mago Alcandre è il portiere dell’Hotel du Louvre di Parigi. La grotta dove Pierre Corneille fece rappresentare le visioni dell’Illusion comique è la sala video della sicurezza interna, giù negli anfratti squallidi e trascurati di un palazzo d’oggi. Pridamant, il padre distrutto dalla fuga del figlio Clindor, logorato e affranto da anni di contatti perduti chiede aiuto al demiurgo, che gli mostra sui monitor cosa ha combinato quel giovane così bello e avventuroso, fortunato e sventurato, di dubbie frequentazioni e ambigui doppi amori. L’idea di prendere capolavori del proprio repertorio teatrale a affidarli alla regia cinematografica di giovani talenti è venuta alla Comédie Française, e Mathieu Amalric, l’ex attore che ha girato Tournée, ha scelto i sontuosi, ipnotici e ammalianti versi alessandrini del reazionario normanno che piacque a Mazzarino, Richelieu, Louis XIII e Louis XIV, inurbato a Parigi, insediato all’Académie Française, e infine morto all'incredibile età di 78 anni, scocciato dall’ascesa del giovane e presuntuoso Racine.   L’...

Aki Kaurismäki. Miracolo a Le Havre

Il grande pregio del cinema Aki Kaurismäki è sempre stato quello di essere profondamente autentico e sincero. Un cinema che non utilizza artifici né doppiezze, che non asseconda la moda, il gusto dominante e non va in cerca di stile. Un cinema che soprattutto, cosa rara, dice esattamente quello che vuole dire. E in un’epoca nella quale sincerità fa sempre più rima con leggerezza, sorprende la capacità del regista finlandese di risultare, attraverso la propria opera, nello stesso tempo elegantemente spontaneo e testardamente eterodosso. Nemmeno Miracolo a Le Havre, l’ultimo lavoro, fa eccezione.La storia è quella di Marcel Marx, già protagonista di Vita da Bohème (1992), che trasferitosi da Parigi a Le Havre, appunto, si è messo a fare il lustrascarpe. Incontrato per caso Idrissa, un giovanissimo ragazzo immigrato clandestinamente che sta cercando di raggiungere la madre a Londra, Marcel decide di aiutarlo a compiere il viaggio nonostante la curiosità del poliziotto Monet e l’improvvisa malattia della moglie Arletty.   Sono molte le tipicità del cinema di Kaurismäki...

Benjamin Cloud

Fotografie, quaderni, taccuini, lettere agli amici, biglietti sparsi: ecco l’ordinata nebulosa che compone il laboratorio intellettuale di Walter Benjamin. In corso a Parigi presso il Musée d’art et d’histoire du Judaïsme, la mostra Walter Benjamin Archives (fino al febbraio 2012, fondo degli Archives Walter Benjamin dell’Akademie der Künste di Berlino) è una vera e propria messa in scena del dettaglio. Biglietto dopo biglietto, appunto dopo appunto, il visitatore assiste più che all’evolversi, al pulsare del pensiero benjamiano. Un respiro che è prima di tutto vitale, un pensiero che non contempla scarti o rifiuti. Le sale ricordano una nuvola gonfia, oggi si direbbe cloud, e in un certo senso anche l’organizzazione è simile. La catalogazione serve per la conservazione, ma non per accedervi; l’accesso è dato dal pensiero di Benjamin la cui osservazione del dettaglio è la chiave principale.   Non è l’analisi o il ragionamento razionale a prevalere, mentre si tenta si scrutare l’esile e affilata calligrafia di Benjamin, ma una curiosità oziosa e...

Tannhaüser, pittore modernista

Esco dall’Opéra Bastille di Parigi dopo aver visto e sentito il Tannhäuser di Richard Wagner con la regia di Robert Carsen, una ripresa della rappresentazione del 2007, interrotta allora da una serie di scioperi del personale tecnico. Per alcuni giorni i motivi wagneriani interferiscono con i miei pensieri finché, abbassatasi la marea emotiva, resta a galla una domanda assai meno seducente, una domanda sul destino del modernismo. Provo a riformularla così: se dovessi individuare un emblema del modernismo nel campo delle arti visive, non esiterei un attimo a indicare il quadro da cavalletto. Se dovessi però specificare l’arco storico in cui s’inscrive questo emblema, non avrei altro che risposte balbettanti quando non contraddittorie.     La crisi della pittura da cavalletto   Da una parte, il quadro da cavalletto entra in crisi sin dalla costituzione stessa del modernismo, come testimonia il titolo di un testo conciso e cruciale del critico americano Clement Greenberg, La crisi della pittura da cavalletto (1948). Dall’altra parte, non solo la pittura da cavalletto sopravvive al postmodernismo ma,...

La vera storia di Linus

Pubblichiamo di seguito l’introduzione di Alberto Saibene al libro Storie sparse. Racconti, fumetti, illustrazioni, incontri e topi di Giovanni Gandini ( Il Saggiatore, 2011, € 25.00).   Scarica la copertina.   Leggi la prefazione in pdf.     “Non c’è mai stato bisogno di telefonarsi”, così Anna Maria Gandini ricorda i primi anni della Milano Libri, la libreria che ha fondato nel 1962 insieme a Laura Lepetit, Vanna Vettori e Franco Cavallone. È lì, in via Verdi, accanto alla Scala, che un gruppo di amici comincia a ragionare di libri e fumetti attorno alle novità che arrivano da New York, Londra e Parigi.     Nel 1957 Anna Maria,figlia di Guido Gregorietti, direttore del Museo Poldi Pezzoli (“le prime notti a Milano, era il 1949, arrivavamo da Roma senza una casa, abbiamo dormito nel Museo ancora chiuso per i danni della guerra”), aveva sposato Giovanni Gandini, famiglia d’origine di Fontanellato, laureato in Giurisprudenza, un lavoro alla Ricordi di Nanni Ricordi, ma già con la vocazione dell’irregolare. Gli amici di Giovanni...

Madrid, 15-M

  La Puerta del Sol è una piccola piazza, una piazza manchega, da capoluogo di provincia, che ha sempre respinto ogni tentativo di farla diventare uno spazio alberato di grande respiro, da città capitale. La pioggia e il caldo secco di Castiglia cadono a piombo su Puerta del Sol. Gli autobus, la metropolitana, il nuovo accesso ai treni regionali, la zona commerciale più popolare di Madrid, il contrasto con le persone che quotidianamente vi rimangono ferme per ore, come statue, a chiedere l’elemosina, o per starsene a dormire ricoperte da cartoni, tutto la rende, malgrado la sua storicità, uno dei nonluoghi di Marc Augé.   Comunque sia, da ragazzini il primo appuntamento fuori dal proprio quartiere lo si prende sempre a Puerta del Sol: il punto da cui partire per un cinema della vicina Gran Vía, o per comprare il primo paio di scarpe senza la presenza di mamma o papà. “Ci vediamo all’angolo della Mallorquina”, la vecchia pasticcieria. Lo abbiamo fatto tutti a Madrid, poco prima si scoprire, negli anni della lotta, quando era ormai vicina la morte di Franco, che la polizia franchista ci...

Marco Cavallo e la luce a Parigi

Cammina Dario reggendo la testa di Marco Cavallo, cammina Charli, cammina Donatella, cammina Claudio, cammina Ferrari, cammina Pino, cammina Giulia, cammina Cinzia, cammina Vincenza, cammina l’Accademia della Follia verso il Grand Périphérique per far vedere a Marco il traffico di Parigi. Qui dove tante teste furono tagliate per fraternità e uguaglianza, qui sempre penso a quei fiori del male che sbocciano nella mente e che qualche volta un cavallo azzurro può trasformare in luce. Oggi, 25 settembre 2011, abbiamo portato al Festival du Futur Composé La luce di dentro. Viva Franco Basaglia - nato da un breve testo di Gianni Fenzi, regia e drammaturgia di Claudio Misculin con me, debutto nel 2009 al Teatro Sloveno di Trieste. Narra la nascita di Marco Cavallo nel 1973, in scena c’è Basaglia.   Mi viene in mente quando sono venuto per invito di Jacques Lang (1975) dopo undici giorni di teatro continuo del Gorilla Quadrumàno al Festival di Nancy da lui diretto - voleva un spettacolo nuovo per il Théâtre de Chaillot, ho ideato Comedie des Italiens con Gianni Celati. Siamo venuti a Parigi a parlarne...

Parigi - L’intrepido fantino al Grand Palais

  Parigi è tante cose. Per molti, per i visitatori e per i turisti, è principalmente un giocattolo. A Parigi si gioca sulla Tour Eiffel, si gioca davanti alle vetrine dei gioiellieri di place Vendome e ai tavolini dei bistrot di Montmartre. Un po’ perché la retorica degli uffici del turismo francese ha trovato più facile raccontare la città in questo modo, un po’ perché niente è meglio del kitsch di cui Parigi è ben dotata per stimolare la fantasia infantile che si annida in ognuno di noi. Ma principalmente perché Parigi è una città demodé che difficilmente abbandona le proprie abitudini: piuttosto le accantona in attesa di farci qualcosa, come vecchi giocattoli non più buoni, ma di cui i nipoti sapranno certamente cosa fare.   La mostra Des jouets et des hommes, aperta in questi giorni al Grand Palais, è forse una delle più originali e riuscite esposizioni degli ultimi anni e allo stesso tempo è una mostra tipicamente parigina per tipologia - monumentale: oltre mille gli oggetti esposti - e per filosofia con il Grand Palais trasformato in...

The Space Between. Gordon Matta-Clark e le Twin Towers

Una foto in bianco e nero, di piccolo formato (25,4 x 20,3 cm), stampata in venti copie, intitolata Anarchitecture: The Space Between o anche Untitled (Anarchitecture). La foto è anonima, ma non vi è alcun bisogno di didascalie: si tratta delle Twin Towers prima dell’11 settembre 2001. La foto risale al 1974 – appena un anno dopo l’inaugurazione del World Trade Center – quando viene esposta a 112 Green Street, uno spazio alternativo di SoHo, in occasione della mostra inaugurale del gruppo Anarchitecture. In opposizione alla politica autorale delle grandi opere architettoniche che ridisegnavano all’epoca l’orizzonte di Manhattan, come il World Trade Center di Minoru Yamasaki, Anarchitecture promuoveva l’anonimato della fotografia. Sappiamo pertanto che dietro all’obiettivo vi era l’animatore delle loro pratiche artistiche sperimentali e non strutturate, ovvero Gordon Matta-Clark.   Guardare oggi questa foto vuol dire leggerla attraverso l’11 settembre – impossibile resistere al richiamo dell’azione differita o dell’après-coup. Questo cortocircuito tra passato e presente rende...

Minimo comun denominatore

Cerco di trovare sempre dei legami. Fra le cose piuttosto che le persone. A matematica ricordo mi piaceva il minimo comun denominatore. Anche secondo me per quel comun tronco, un po' da marcetta, da opera magari. L'etichetta riassuntiva delle cose che non mi piacciono porta scritto: “Cambiamenti di stato”.     Per questo sono un gran passeggiatore. Io starei sempre a letto. Alzarsi dal letto, la mattina soprattutto, comporta una serie di cose e azioni che avranno termine molto tempo dopo tutte diverse. Non solo bisogna alzarsi in piedi dopo avere scostato le coperte, infilato le pantofole, guardato l'ora, pensato cosa bisognerà fare quel giorno; bisogna anche cambiare di stanza – quasi sempre – entrare in contatto con elementi estranei, l'acqua, che non sta mai ferma, i vestiti, che bisogna valutare se sostituire, separare i puliti dagli sporchi, vedere come ci stanno.     Bisogna capire che temperatura ci sarà fuori e prendere delle decisioni di conseguenza. Non mi piace. Non mi piace, non mi piace, già svegliarsi è molto brutto, non bisognerebbe doverci aggiungere poi...

Il bacio

Un bacio è un bacio. È il simbolo stesso dell’amore e della giovinezza. Un motivo iconografico antichissimo e sempre efficace. Tutti ricordano il bacio dato per strada, a Parigi, in mezzo ai passanti, immortalato da Robert Doisneau nel 1950, e riprodotto in cartoline e calendari. Era un’immagine costruita dal fotografo, il quale aveva ingaggiato due ragazzi, che poi, a distanza di decenni avevano accampato con una causa i diritti sullo scatto. Per fortuna sua Doisneau aveva conservato la ricevuta del compenso pattuito.   Un’altra foto di Alfred Eisenstaedt, precedente di cinque anni, con il marinaio che bacia con un passo di tango la ragazza per le vie di New York, alla notizia del termine della guerra mondiale, è anch’essa finta. Probabilmente una posa indotta dal fotografo stesso. La potenza di questo motivo è talmente forte che oggi non è più necessario costruirla invitando due ragazzi a baciarsi davanti all’obiettivo, basterà vedere in una foto una parvenza di quel gesto, per immetterla nel circuito della visione mondiale.   Qualche settimana fa a Vancouver, durante i disordini...

Vincenzo Monti / Dopo la battaglia di Marengo

La cattiva retorica è stata una delle cause dell’insofferenza di molti italiani verso la nozione stessa di patria. Questa poesia di Vincenzo Monti ne è forse il paradigma esemplare; a suo disdoro la conclamata scarsa propensione dell’autore, in anni di sommovimenti politici e militari, alla coerenza e al coraggio civile (attitudine invero molto italiana) e la scelta sciagurata del metro: quelle quartine di ottonari, quei versi tronchi alternati risuonano come una cantilena e più che infondere amor patrio sembrano anticipare le gesta del Signor Bonaventura (i meno giovani se ne ricorderanno...). Va detto tuttavia che Monti, dopo la temporanea riconquista ad opera degli austriaci della Lombardia, era stato costretto a riparare a Parigi, come molti intellettuali italiani legati alla Repubblica Cisalpina. La lirica è nota anche con il titolo Per la liberazione d’Italia, sebbene per molte generazioni di scolari sia stata, semplicemente, “la Bella Italia del Monti”.     Bella Italia, amate sponde, pur vi torno a riveder! Trema in petto, e si confonde l'alma oppressa dal piacer.   Tua...

Andare a Santiago

Nel maggio 2005, mia figlia Agnese ed io abbiamo percorso l’ultimo tratto del Camino Francés, da Leon a Santiago de Campostela. È una specie di gioco di massa dalle poche e semplici regole: procurarsi la Credencial, vidimarla ad ogni tappa, percorrere a piedi almeno gli ultimi cento chilometri prima di Santiago. Il premio è  la Campostela, un certificato in latino rilasciato da un apposito ufficio, che attesta il cammino percorso. Il rituale supremo è la Messa del pellegrino, a mezzogiorno nella cattedrale di Santiago: c’è un’aria da ultimo giorno di scuola, con abbracci e addii, e da finale di un film di Altman, con tutti, ma proprio tutti i pellegrini incontrati per strada che saltano fuori come per incanto nell’ultimo episodio del Camino.   Non si va mai da soli e si finisce per incontrare regolarmente le stesse persone, quelli  che vanno al nostro passo e percorrono più o meno le stesse distanze giornaliere. La sera si parla di vesciche e di scarpe, di chi non è arrivato per via della tendinite o di chi non ha trovato posto nell’albergue troppo pieno. Si sente raccontare di cammini...

Il sabato del villaggio / Addio confort

Con le scuole ormai chiuse, gli esami di maturità in dirittura d’arrivo, l’estate, tra alte e basse temperature, sembra essersi ormai avviata e si avvertono i primi timidi tentativi di fuga dalla città. Ritrovare la natura, lo spazio selvaggio, ma senza perdere i confort: una natura a misura d’uomo sembra essere il bisogno da soddisfare. Addio alla natura quindi, ma soprattutto un addio alla sua idea culturale e falsificante, questo l’auspicio contenuto già nel titolo dell’ultimo libro di Gianfranco Marrone recensito questa settimana da Marco Belpoliti e Franco Farinelli e su La Repubblica da Maurizio Ferraris in un ampio articolo. Uomo e natura, due conviventi che mal si sopportano, ma anche una corsa ciclistica, la Milano-Sanremo, tra le più affascinanti ed estreme del mondo. Un percorso vario ed imprevisto, un paesaggio naturale, sorprendentemente nel cuore di uno dei territori più urbanizzati d’Europa: ce lo racconta Igor Pelgreffi. Di tutt’altra natura la sparizione che si materializza sotto gli occhi di Giuseppe Montesano, ossia quella della spazzatura napoletana in parte spostata dalle...

Barcellona: se non ci lasciano sognare, non li lasceremo dormire

Sento un rumore di coperchi, pentole, piatti, cucchiai. Un rumore forte, viene dal balcone accanto al mio. È la mia vicina, 57 anni, e suo figlio di 28. Che fate? - chiedo - Una cacerolada, protestiamo. A plaza Catalunya c’è un’acampada, dei ragazzi accampati che protestano. Li chiamano los indignados, gli indignati. E contro cosa? Il governo, i tagli all’università, il 20% di lavoratori col sussidio statale? Sì, anche, ma soprattutto per farsi sentire, per una democrazia partecipativa, per imporre un cambiamento.   Sinceramente, non sono convinto. Prendo la giacca e vado a vedere, plaza Catalunya dista appena 15 minuti da casa mia. La piazza è piena di tende, gente con le pentole in mano, striscioni pro-rivoluzione. Ci sono molti stand: cucina, infrastrutture, immigrazione, ambiente, lavoro, sanità. Mi impressiona la pulizia, la cura e l’organizzazione. E soprattutto l’invito a riciclare, a non sporcare, a non fare disordine, a non fare chiasso al di fuori della mezz’ora di cacerolada.   Incontro un amico, un tipo che viene a suonare alle jam session del locale dove vado il venerd...

L’audace impresa io canto

L’aspetto alto contenuto nel raid continua a perpetuarsi nei racconti medievali. Nel Perceval di Chrétien de Troyes, per esempio, si svolge una ricerca di un oggetto da recuperare ammantata di mistero e di simbologie cristiane. Il protagonista del racconto è perciò unico e tendente ad un’inedita individualizzazione; si ricordi a tale proposito il punto in cui una damigella deforme giunge alla corte di re Artù annunciando la possibilità di far grande giostra o tenzone al Castello Orgoglioso, al che tutti i cavalieri più nobili si entusiasmano dichiarandosi subito pronti a correre laggiù, “ma Perceval parla in altro modo… nessuna pena si risparmierà, finché non saprà a chi si serva il graal e avrà ritrovato la lancia che sanguina e ne sappia anche il perché”.   Tuttavia in una delle molte continuazioni del poema, contenute nel ciclo anonimo chiamato Lancelot Graal, il protagonista viene affiancato da Galvano, già ampiamente presente nel testo iniziale di Chrétien de Troyes, da Bohor e da Galaad, formando di nuovo il piccolo gruppo di iniziati...

Il sabato del villaggio / Kate Moss dal vero

La galerie de L’instant di rue Poitou a Parigi ha da poco inaugurato una mostra dedicata a Kate Moss. Ci vado in un giorno feriale intorno all’ora di pranzo. La mostra presenta foto di vari autori, da Mary McCartney a Paolo Roversi, da Bert Stern a Bettina Rheims. Alcune appese, alcune appoggiate alle cassettiere, altre senza cornice, racchiuse in grandi albi da sfogliare, proprio come album di famiglia.   Mi aggiro nella piccola galleria osservando con gli occhi, ora di Corinne Day ora di Marc Hispard, sempre lo stesso soggetto, la stessa donna. Fino a quando dietro le pose appoggiate al pavimento intravedo una fotografia con ritratti Romy Schneider e Alain Delon: sono abbracciati, giovani, entrambi sorridenti in uno scatto in bianco e nero. Scosto qualche “Kate Moss” e afferro la foto con Romy Schneider per osservarla meglio, ma a mia volta mi sento osservato. Come uno sguardo sulle spalle. Un poco infastidito rimetto a posto la fotografia e voltandomi mi ritrovo in un racconto di Cees Nooteboom come ci descrive Elio Grazioli.   Assuefatto forse alla sua immagine stento a riconoscere di fronte a me non l’ennesima fotografia ma...

Un fusto svedese

Fu a Parigi il primo incontro: alto, forte, aria decisa, portamento sicuro. Era svedese. Un sorbo svedese che svettava in fondo a un viale della Cité Universitaire. Da allora non me lo sono più levato dalla testa. Lo riconosco a colpo d’occhio anche quando compare nei rigogliosissimi, sin troppo curati, giardini dell’Inghilterra del Nord. In Italia è raro vederlo. Mi devo accontentare dei simili, più alla mano, sorbi montani (sorbus aria) detti anche farinacci.   Lo svedese (sorbus intermedia) si distingue dall’autoctono per un dettaglio non trascurabile delle foglie. Caduche in entrambi, ovoidali e picciolate, di colore verde scuro in superficie, grigie e tomentose nella lamina inferiore. Ma l’elegante scandinavo invece che seghettate le porta lobate: per ogni lamina si contano fino a quindici lobi regolari, seppure poco profondi. Albero dal fusto eretto, dalla chioma folta e globosa, si è diffuso come essenza ornamentale per l’effetto estetico garantito e per la rustica tempra.   A maggio i fiori bianchi riuniti in corimbi ne accrescono l’appeal. Ma il culmine della loro bellezza...