Categorie

Elenco articoli con tag:

Siena

(8 risultati)

Un ricordo / Gianni Scalia. Dionisiaco anche negli errori

In quel periodo il nome che era meglio non fare a casa di Gianni era quello di Franco Fortini, suo acerrimo nemico accademico. Credo che avesse osteggiato la sua nomina a professore di alto livello ma è questione che non so e non voglio definire più esattamente. Non conoscevo il lato accademico di Gianni, sono stato suo allievo de facto anche perché vicino di casa. Da via dello Scalo a via Riva di Reno erano cinque minuti a piedi. Salivo da lui e mi accomodavo tra i libri, che erano l’unico mobilio del grande appartamento. Non c’erano mobili in quella casa, e se c’erano erano coperti di libri, a decine e decine di migliaia, fino al soffitto e dovunque. Era in causa con il condominio per seri pericoli di crolli, tanto che il comune gli aveva offerto una sistemazione altrove.   Non conoscevo Fortini di persona, ma lo avevo letto, e mi era capitato di incontrarlo insieme ad altri aspiranti scrittori. Questo è il ritratto di Gianni Scalia e non voglio fargli il torto di inserirci surrettiziamente quello di Fortini! Ricordo però che pensai: “Ma caro Gianni, proprio Fortini dovevi sceglierti come nemico?!”. Di Fortini in realtà non saprei dire proprio nulla. Mi era sembrato...

Omaggio a un maestro / Gli ottant’anni di Luca Baranelli

Nel primavera del 1939, per esorcizzare l’incubo di una guerra che sentivano sempre più imminente, Piero Calamandrei e alcuni amici (Sandrino Levi, Luigi Russo, Pietro Pancrazi e altri) presero l’abitudine di fare lunghe passeggiate domenicali per la campagna toscana. Il calore della conversazione scioglieva per qualche ora l’angoscia del tempo presente. Luca Baranelli allora aveva 3 anni, viveva a Siena un’infanzia felice e Calamandrei l’avrebbe conosciuto più tardi, quando, non ancora maggiorenne, militò in Unità Popolare, una formazione di derivazione azionista che contribuì a non far passare la “legge truffa” nelle elezioni del 1953.   Il calore dell’amicizia la ritrovo, attraversando in treno la campagna toscana, quando incontro a Santa Maria Novella Francesco Ciafaloni (forse il più caro amico di Luca), Didi Magnaldi e il gruppo di torinesi che sta raggiungendo Siena per la festa a sorpresa organizzata per celebrare gli ottant’anni di Luca. Francesco, di un anno più giovane, ci diffida di organizzare qualunque festa a sorpresa per i suoi, di 80.   Stiamo arrivando a Siena da Roma, Milano, Napoli, Torino, Piacenza, Liguria, Marche, varie città della Toscana e forse...

Teatro Povero: un paese contro l’oblio

Il futuro è la costruzione di una festa carica di attesa. Oggi Gigino compie vent’anni e tutto il paese si stringe in un abbraccio di pietre e vento, di radici e rami. È l’ultimo rimasto di quell'età, con lui sorge l'ultima possibilità di sopravvivere nel cambiamento. Gli adulti sono disillusi da ciò che non hanno saputo realizzare, i vecchi si fanno forti di primavere che ricordano solo loro. Ma Gigino cosa ha deciso? Resta nel borgo di combattimento o va a lottare per sé altrove?   Non lo sappiamo, forse non lo sa nemmeno lui, sappiamo però cosa ha scelto la gente di Monticchiello nel 1967, 200 anime nel comune di Pienza, provincia di Siena, e cosa ha continuato a scegliere fino a ora, fino a Il paese che manca, ideato, discusso e recitato dagli abitanti attori sotto la guida e per la regia di Andrea Cresti: il Teatro Povero, l’autodramma, la drammaturgia partecipata, il racconto di una comunità che si racconta. Pensieri, dubbi, opportunità messe a tavola giornalmente dalle scelte di ognuno diventano, sulle tavole del palcoscenico, pensieri, dubbi, opportunità di tutti....

Escher. Nel medioevo senese

Maurits Cornelis Escher, maestro di ricerche sulla visione, profondo indagatore sulla ingannevole natura dell’icona, in cui sfondo e figura sono uniti e assai modernamente si confondono in un’unica realtà, come accade nell’èra digitale, giunse in Italia per la prima volta nel 1922. Veniva da Haarlem per il consueto Grand Tour insieme a due amici: Jan van der Does de Willebois e Bas Kist: tutti allievi della rinomata Scuola di Architettura e di Arti Decorative, dove l’artista aveva trovato il suo maestro Samuel Jessurun de Mesquita, docente di grande rigore, che lo aveva introdotto al mondo della xilografia. L’itinerario era soprattutto legato alla visione dei “primitivi”, i maestri antichi dell’arte, che nel suo paese erano stati fortemente riproposti dall’opera notevolissima di Jan Verkade, allievo pupillo di Gauguin, e poi frate, di cui ha lasciato un magnifico ritratto Giovanni Papini. Per questo egli si legò così fortemente a Siena e a San Gimignano, cui dedicò opere che in primo luogo davano conto della sorpresa nei confronti di un paesaggio verticale, contrastato di luci e ombre,...

Patrimonio, innovazione sociale e multiculturalismo.Siena

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Siena, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Pier Luigi Sacco, direttore candidatura, economista, Professore Ordinario di Economia della Cultura e coordinatore del corso di laurea magistrale in Arte, Patrimoni e Mercati presso l’Università IULM di Milano.     Di quale struttura organizzativa intende dotarsi Siena per la governance della candidatura e del proprio programma? Pensiamo ad un ideale consiglio di fondazione di 5 componenti, con al massimo un membro indicato dalle autorità politiche e amministrative (Comune e Regione), e due consiglieri stranieri con ampia esperienza delle capitali e delle loro problematiche. Vogliamo creare un modello di governance, che minimizzi le possibilità di condizionamento politico e garantisca la profonda connessione con gli obiettivi e le strategie di lungo termine della Commissione Europea. Pubblico e privato, locale e internazionale. Quale è la vostra strategia di sostenibilità per garantire al programma...

Moratoria per il Tiramisù

Il ristorante Le Beccherie di Treviso in cui è stato inventato il tiramisù, vero e proprio vanto della pasticceria italiana, ha chiuso i battenti. Il fatto era stato annunciato da tempo, con parole di cordoglio commoventi e sentite. Quelle del proprietario innanzitutto, il signor Campeol, che spiega come fare ristorazione guidati dalla passione anziché dalla ragione oggi equivalga a condannarsi: comanda il marketing e il cibo spazzatura.     Gli fa eco il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, che ribadisce come la perdita di un luogo come quello significhi parecchio: “scompaiono gusti e sapori che esprimono la qualità del territorio”. Ma la notizia non è questa. Sta poche righe più sotto, negli infiniti post che ormai seguono ogni articolo. Ovviamente spietati e ovviamente non sempre a tema. Anche perché lo sventurato patron, parlando del crollo della clientela, ha osato menzionare per primi politici e aziende, lasciando per ultima la “gente comune”. Chiaro che il web non poteva perdonargliela. Come è altrettanto chiaro che qualcuno avrebbe guardato Tripadvisor, comunicando a...

Il Rospatoio

Mi aveva detto un amico – avevamo, sì e no, quindici anni – che sul Rospatoio in un lontano Giro d’Italia Bartali aveva preso una cotta grossa così ed era andato in crisi. L’amico ogni tanto sparava qualche balla, ma a me piaceva credere che fosse vero, anche se qualcosa mi diceva che non lo era. Il Rospatoio: una salita di tre chilometri all’incirca, quasi dritti, con appena due o tre semicurve e una pendenza dell’otto per cento. Tra la vegetazione la sagoma aguzza, come quella di un dente cariato, della Rocca di Crevole, semidistrutta dagli Spagnoli in una lontana guerra cinquecentesca. Siamo in Toscana, anzi, in uno dei suoi cuori, a Murlo, venti chilometri a sud di Siena, famoso perché i suoi abitanti hanno lo stesso Dna degli Etruschi. Anni dopo, studiando la storia minore dei borghi senesi, avrei scoperto che questa collina divideva in due il comune anche politicamente: da una parte tutti comunisti, dall’altra tutti democristiani.   La mia bici da corsa era un’Aquila fabbricata a Montevarchi; due moltipliche e cinque rocchetti che non sapevo spingere neanche troppo bene: faticavo, infatti, anche...

L’identità in cucina

Massimo Montanari mette in rilievo nel suo breve libro L’identità italiana in cucina (Laterza 2010) che l’Italia esisteva già prima della sua unità nelle pratiche quotidiane, nei modi di vita, negli atteggiamenti mentali, ovvero che la cultura definisce il nostro Paese ben più dell’unità politica. Prima dell’Italia unita sotto il regno dei Savoia, diventato Regno d’Italia proprio in quel 1861, esiste il “Paese Italia”, come l’aveva definito lo storico Ruggiero Romano, ideatore della Storia d’Italia di Einaudi. Nel suo saggio Montanari sostiene che la koinè alimentare italiana si è formata attraverso l’incontro tra romani e “barbari” (termine romano). Si trattò di un incontro-scontro tra la cultura del pane, del vino e dell’olio (civiltà agricola romana) e la cultura della carne, del latte e del burro (civiltà dei “barbari”), legata più alla foresta che all’agricoltura stanziale.   Lo studioso dell’alimentazione riprende un’immagine attuale per proiettarla sul passato: l’Italia come...