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USA

(38 risultati)

Ritorno al futuro / Bolaño. La letteratura nazista in America

Iniziamo oggi un nuovo speciale: Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi. Libri di storia, di antropologia, arte, filosofia, così come romanzi e testi poetici per leggere le nuove forme di autoritarismo del nostro tempo.   Le parole che usiamo mi sono state trasmesse e io le    uso, ma non per farmi capire, non per tentare di    vuotarmene, allora perché? Il fatto è che io non le uso proprio, in verità io non faccio altro che tacere e picchiare. [...]   Antonin Artaud, Picchia e fotti (trad. Emilio e Antonia Tadini)   Si presenta come una raccolta di brevi monografie apocrife, con marcati tratti parodici, su inesistenti scrittori d’oltreoceano che hanno militato tra le fila dell’estrema destra transnazionale, ma La letteratura nazista in America (Adelphi 2013, trad. Maria Nicola), pubblicato originariamente nel 1993 dalla casa editrice spagnola Seix Barral, è anche e soprattutto una storia sotterranea delle lettere americane. È stata scritta a mo’ di dizionario enciclopedico, le cui voci costituiscono un iperbolico catalogo di vite...

Abitare / La capanna di Unabomber

Il 3 aprile 1996 Theodore Kacynski fu arrestato nella sua capanna nei pressi di Lincoln in Montana in quanto identificato come il temibile Unabomber, l’attentatore cui da diversi decenni al FBI dava la caccia. Nel 1995 era stato diffuso un suo manifesto intitolato: “La società industriale e il suo futuro”. Da qualche mese si è aperta presso la Fondazione Prada di Venezia la mostra “Machines à penser” dedicata a tre celebri “capanne” di tre filosofi tedeschi: Adorno, Heidegger e Wittgenstein, rappresentate attraverso fotografie e immagini. Nel numero del febbraio 2017 della rivista di architettura “Domus” Michael Jacob ha pubblicato un breve testo dedicato a un’altra celebre capanna, quella di Unabomber, ripresa e riprodotta da artisti contemporanei. Riprendiamo qui quel testo che ci sembra un’interessante riflessione sul tema dell’abitare. Di Michael Jakob, saggista e scrittore segnaliamo anche l’intervista apparsa su doppiozero (m.b.).   A comprendere meglio il mondo in cui abitiamo. La ‘casa’, a prima vista piuttosto banale, di Ted Kaczynski, detto Unabomber, fa parte di questa categoria di oggetti. Kaczynski, ricordiamolo brevemente, è quel precocissimo matematico...

La tolleranza zero di Trump / Texas-Messico: l'occhio del ciclone

Vivo nell’occhio del ciclone. La tempesta dell’immigrazione soffia dietro casa, sul confine fra Texas e Messico, così violenta da togliere il fiato. Ma qui in Louisiana regna una quiete profonda. L’estate si srotola lenta e senza soprassalti, tanto rovente da svuotare le strade e ammutolire i cani. Le notizie che arrivano da laggiù sono cronache da un altro pianeta. Ogni giorno porta un’altra storia, numero, dettaglio. Il senso però non cambia. Da primavera oltre 2 mila 500 bambini, in fuga dalla violenza del Centro America, sono stati strappati alle famiglie e chiusi in centri di detenzione. Alcuni sono stati da poco riuniti ai genitori, altri aspettano. Migliaia di migranti adulti sono sottochiave. Un numero imprecisato di richiedenti asilo è stato respinto prima di poter presentare il suo caso a un giudice. È la tolleranza zero voluta dal presidente Trump, un’eclissi dei diritti che vista da qui è ancora più amara. È la storia cupa raccontata dai media, dalle associazioni, dagli immigrati. Ed è il velo che si leva sull’altra faccia dell’America. Quella che ha votato Trump e si ostina a credergli – anche se i dati dicono che non c’è un boom dell'immigrazione, che gli arrivi non...

Verso ovest di Bruno Cartosio / Ristoricizzare la mitologia del Far West

Chi conosce il lavoro di Bruno Cartosio è abituato a saggi impegnativi dedicati principalmente alla dimensione sociale della storia degli Stati Uniti. Con Verso ovest. Storia e mitologia del Far West (Feltrinelli, maggio 2018, pagine 439, € 28) Cartosio presenta un altro lavoro ampio e ambizioso, proponendo una sintesi “alta” di trent’anni di ricerca nelle biblioteche universitarie e negli archivi del Sudovest e del Nordovest: Albuquerque e Santa Fe in New Mexico, Laramie in Wyoming e Denver in Colorado, nonché la Columbia University di New York. Il risultato è un volume unico nella storiografia italiana, ma non solo in quella. Già in Da New York a Santa Fe. Terra, culture native, artisti e scrittori nel Sudovest (1846-1930), pubblicato da Giunti nel 1999, Cartosio aveva mostrato di avere una conoscenza diretta, d’archivio, della storia sociale e culturale del West; in quel caso il focus era costituito dal solo Sudovest e dagli artisti, scrittori e antropologi che dal secondo Ottocento al 1930 si erano spostati verso la terra affascinante del New Mexico. Nell’agile Contadini e operai in rivolta. Le Gorras blancas in New Mexico (Shake 2003) presentava lo studio di una...

Lapsus da First Lady / Melania Trump: me ne frego!

Oggi tutta l’America parla della… – come chiamarla appunto? – di Melania Trump, che mentre saliva sull’aereo che doveva portarla al confine col Messico a solidarizzare con i bambini messicani che suo marito aveva separato dai loro genitori, indossava una giacca parka che portava sul di dietro una scritta vistosissima, “I Really Don’t Care. Do you?” Traducibile come: “Non me ne frega davvero niente. E a te?” Un coro di proteste: “Come è possibile che dici che ti importa il destino di tanti bambini migranti, e poi indossi una scritta in cui dici che non te ne importa niente?” L’ufficio stampa della First Lady si è affrettato a dire che quella scritta non voleva essere affatto un messaggio allusivo, era insomma un puro caso… Un invito a nozze per gli psicoanalisti. I quali dicono: “Ma certi messaggi si lanciano inconsciamente. Forse Melania non voleva dire consapevolmente che non gliene importava di niente, ma di fatto l’ha detto. È un atto mancato, su cui Freud scrisse un libro, Psicopatologia della vita quotidiana.” Qui Freud spiega come lapsus, amnesie, sbadataggini abbiano un senso: esprimono il vero desiderio di chi commette questi atti. Melania si è comportata come, per esempio...

Le Lezioni americane trent'anni dopo / Calvino: cominciare e finire

Calvino ha scritto saggistica per più di trent’anni, senza mai pubblicare un volume. Accarezzò l’idea di trarre un libro dalle sue corrispondenze del viaggio in America del 1959-60, ma poi ci rinunciò. Si risolse a porsi ufficialmente come saggista soltanto nel 1980, con Una pietra sopra; pochi anni dopo, il cambio di editore fomentò l’allestimento di una seconda raccolta, Collezione di sabbia, insieme affascinante ed eterogenea. Le Lezioni americane sono il primo libro organico del Calvino saggista. Primo e unico: e per di più, com’è noto, incompiuto. Delle sei conferenze che avrebbe dovuto tenere alla Harvard University (il primo ciclo di Charles Eliot Norton Lectures affidate a un italiano) ne scrisse solo cinque. E tuttavia le Lezioni americane sono diventate, contro le aspettative di Livio Garzanti che nel 1988 le pubblicò, un libro di culto. Uno dei più letti di Calvino, anche se esula dal dominio della fiction; e uno dei più citati, insieme alle Città invisibili.    Il successo comporta sempre una certa dose di semplificazione, di alterazione: quindi, tendenzialmente, di forzatura, di deformazione, di fraintendimento. Non di rado favorisce gli equivoci; quasi...

Conversazione con Valeria Orani / Organizzare teatro tra l’Italia e NYC

Valeria Orani è una delle figure più intraprendenti dell’industria culturale italiana. Dopo aver lavorato per alcuni anni come producer e organizzatrice teatrale per varie istituzioni artistiche pubbliche e private, fonda nel 2003 la 369gradi, un centro di produzione, promozione e distribuzione della cultura contemporanea, che ha sostenuto e sostiene artisti della scena d’innovazione eccellenti come Punta Corsara e Lucia Calamaro. Poco più di tre anni fa si è trasferita a New York dove ha fondato Umanism NY, una società di servizi dedicata all’export culturale, che offre sostegno organizzativo, burocratico e promozionale ai talenti creativi (non solo del mondo delle performing arts ma anche di artigianato, moda, design, cucina) che vogliano accedere al generoso quanto complesso mercato della Grande Mela. Il primo progetto promosso da Umanism è stato Italian Playwrights Project, un format a cadenza biennale dedicato alla diffusione della drammaturgia contemporanea italiana negli Stati Uniti, attraverso la selezione, traduzione e pubblicazione dei testi ritenuti più interessanti da una commissione di esperti statunitensi. Dopo l’edizione pilota il format si è evoluto in Italian and...

Un'intervista / George Saunders: tra surreale e realtà

Sembrava che la sola forma congeniale a George Saunders fosse quella breve del racconto e in qualche modo il suo approdo al romanzo lo conferma: l’ultima sfida dello scrittore americano sta infatti nel costringere l’estensione di una storia corale in una serie di frammenti, negandosi dunque allo sviluppo e alle svolte di un intreccio ancora più radicalmente di quanto non avesse fatto fino ad ora. Del resto, i suoi libri sono sempre una provocazione naturale (ossia niente affatto artatamente ricercata) ai limiti dell’immaginazione, alle convenzioni letterarie, al conforto del senso comune. E sono infatti libri impegnativi a dispetto della loro apparente trasparenza, perché implicano continue dislocazioni mentali, una attenzione per nulla fluttuante, e possibilmente più letture, allo scopo di fare emergere quei dettagli che rischiavano di sprofondare nelle stratificazioni della trama.    Solo la ribellione del genere romanzesco a qualsivoglia pretesa di fissarne i contorni permette dunque di includere nel canone anche l’ultimo libro di Saunders, Lincoln nel Bardo (traduzione eccellentemente intonata di Cristiana Mennella, Feltrinelli), che lo scrittore americano ha ideato...

Pivano, Vittorini, Briasco / "I celebrate myself". L'io nella narrazione statunitense

Così ammonisce Nonciclopedia: “La letteratura americana è vivamente sconsigliata a chi ama la letteratura”. Tale controindicazione può forse farci sorridere, ma non si esaurisce nella sola boutade. Quanta letteratura nordamericana invade gli scaffali dei megastore del centro e i bancali degli autogrill! Quanto risultano ‘alla moda’ molti fra i nuovi titoli e i nuovi autori, che dopo una faticosa lettura non presentano alcun merito se non quello di provenire da oltre oceano! E quanti scrittori continentali scrivono ‘all’americana’, confondendo l’americanità con l’americanata.   Non tutti gli scrittori di blockbuster sono americani, è ovvio. Fra gli scrittori nostrani (si pensi al caso Ferrante, da cui prende spunto Stefano Jossa per uno splendido articolo sullo stato attuale dell’Università) e stranieri (Ruis Zafon e Pennac sono i primi a venirmi in mente) non mancano certo le galline dalle uova d’oro. Tuttavia, è innegabile che dal mondo anglosassone, e statunitense in particolare, giungano i più grandi successi dell’editoria mondiale degli ultimi anni, spesso supportati dalla potenza di fuoco di Hollywood. Gli esempi non mancano di certo: da Dan Brown a Stephen King, da John...

Un libro, due voci / Il futuro del sesso?

Due voci contrastanti su uno stesso libro.   Anita Romanello:   Quando ho letto il saggio di Emily Witt mi sono sentita tirata in causa. Non perché io concordi con tutto ciò che l’autrice sostiene (ammesso che sostenga davvero qualcosa), ma perché in Future sex si parla davvero della mia generazione. Lo stile è limpido e brillante, ironico senza eccedere, mai banale. Pensare che Future sex sia un saggio sulla sessualità è limitante. È la nostra società l'indiscussa protagonista di queste pagine. Il sesso è solo un filtro attraverso cui guardarla, un filtro che offre molti spunti.    Da bambini obbedienti degli anni Ottanta e Novanta eravamo consapevoli dei fallimenti della controcultura, era una lezione implicita tramandata dai nostri genitori, e così eravamo rimasti in ostaggio di medie scolastiche, leggi antidroga, assicurazioni sanitarie, debiti contratti per studiare, ammissioni al college, lauree, tirocini, preservativi, creme protettive per la pelle, antidepressivi, aree fumatori separate, espressioni politicamente corrette, chiusure antibambino, abbonamenti in palestra, piani telefonici, caschi per andare in bici, esami preventivi contro il cancro, rate...

Qualcosa che la letteratura dovrà infine incorporare / Bob Dylan. Il discorso del cantante

È tarda sera, e tu sei in un locale notturno perso in una piccola città, persa a sua volta nelle pianure degli Stati Uniti. Fuori non c’è niente da vedere, e dentro non è che sia più divertente. È poco più di un piano bar, anche se si concede il lusso di un cantante. Non volevi restarci fino a quell’ora, hai mangiato male e bevuto peggio, ma ci rimani, non ti va di tornare in albergo da solo. Lo show è finito e tu, per gentilezza, magari anche un po’ per compassione, vai a stringere la mano al vecchio cantante dalla voce rasposa che ha appena finito il suo numero per quattro clienti che lo stavano ad ascoltare insonnoliti. Non sapresti dire se ti è piaciuto o no, non ti ricordi neanche bene quello che cantato; forse degli standard, roba del repertorio di Frank Sinatra mescolata a qualche altra canzone che ti ricorda qualcosa di quando eri giovane ma non sai bene cosa, non hai voglia di ricordarlo, hai la sensazione che non ti farebbe un gran bene, e in ogni caso quel cantante stravolgeva tutte le canzoni e si mangiava le parole, dovevano passare due o tre strofe prima che tu riconoscessi quello che cantava.   Ma gli fai i complimenti lo stesso, ed ecco che succede un fatto...

il mestiere di genitore tra gli USA e noi / Supermamme e Superpapà

La questione dell’educazione è diventata una chiave di volta della differenza sostanziale della nostra contemporaneità rispetto ai decenni passati. Oggi emergono in primo luogo le insoddisfazioni e l’incomunicabilità tra cittadini e istituzioni, tra lo Stato come garante di un’eguaglianza di potenzialità e le ragioni di una quotidianità che sembrano sfuggire al “discorso istituzionale”. L’altro aspetto è quello che riguarda il rapporto tra generazioni, per un verso incrinato da una sfiducia nella trasmissione di possibili valori e per l’altro chiuso nella nuova logica iperprotettiva del “chilometro zero” dell’educazione.  Eppure tutte queste questioni sono state anticipate una cinquantina di anni fa dal lavoro di critica della scolarizzazione e del concetto stesso di educazione che ha avuto tra gli antesignani Ivan Illich. Questi in Deschooling Society e poi in tutta la sua opera ha scavato nell’archeologia dell’educazione, facendo notare il tradimento che il termine “educare” aveva subito. E/ducare è l’attività materna di nutrire la prole, di “tirarla su” e non ha nulla a che vedere con l’idea che una istituzione debba erogare, riversare dei contenuti dentro individui che...

Biennale di Venezia | Gallerie dell'Accademia / Le profetiche caricature di Philip Guston

Il volto tra le gambe   Un volto senza corpo, stempiato, le ciglia folte; il naso prominente a forma di pene, le guance flaccide rese come testicoli pelosi. Una “dick head” che, col naso fallico, annusa o scrive ideogrammi cinesi su un rotolo di carta. L’artista è Philip Guston (1913-1980), il soggetto nientemeno che il 37imo Presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, in procinto d’organizzare il celebre viaggio in Cina del febbraio 1972. Di queste caricature Guston ne realizzò all’incirca 180, divise in due serie: Poor Richard (agosto 1971) e, dopo l’impeachment di Nixon, The Phlebitis Series (1975), in riferimento alla flebite alla gamba di cui soffriva il presidente. Mai esposte in vita, la prima è stata pubblicata solo nel 1980 e, in un’edizione critica accompagnata da un testo di Debra Bricker Balken, nel 2001. Di recente la sede newyorkese della galleria Hauser & Wirth ha esposto la serie completa (Laughter in the dark, Drawings from 1971 & 1975).   Untitled (Poor Richard), 1971, inchiostro su carta. © The Estate of Philip Guston. Courtesy Hauser& Wirth   Il volto intrappolato nella sua anatomia sessuale, bastano pochi tratti d’...

Complotti veri e falsi, teorie persecutorie, paranoia / A pensar male ci si indovina

Dall'epidemia al marketing Converso con un giovane somalo che lavora nel campo audio-visivo, un uomo di cultura, e accenno all’epidemia di ebola. Il mio interlocutore fa un gesto che esprime il fastidio di dire cosa ovvia, dato che – mi dice – ormai tutti in Africa lo sanno: che il virus dell’ebola è stato diffuso volutamente in certi paesi africani da “loro”. Chi sono “loro”? La loro identità non è univoca, è allo stesso tempo diffusa e omogenea – il potere euro-americano, idra dalle varie teste. Il “loro” fine è sterminare gli africani. Non perdo tempo a chiedergli perché questi persecutori avrebbero interesse a sterminare gli africani. Questo pronome personale – “loro” – appare spesso nei discorsi della gente, e, a seconda delle preferenze, questo posto può essere occupato dal governo americano, dalle multinazionali, dalla CIA, dai poteri finanziari e bancari, da poteri politici, dagli ebrei, dai massoni…Alla fine degli anni ’80 si disse che il virus dell’AIDS era stato prodotto nei laboratori di sperimentazione della CIA, e che per errore (o volutamente?) alcuni esemplari erano fuoriusciti dai laboratori diffondendosi tra la popolazione. Non appena si diffonde un’...

Lampade e lampadari / A proposito di modernità. Angelo Lelii

Il mio primo incontro con il design avvenne a metà degli Anni Sessanta. Avevo allora solo una decina d'anni ma ero già molto curiosa. Un giorno, il fratello di mio padre – che amavo seguire nelle sue peregrinazioni urbane e montane – mi portò a Monza, in una fabbrica di lampade molto in voga fra gli addetti ai lavori, l'Arredoluce. Fu lì che conobbi Angelo Lelii, un uomo estroso e razionale, così come razionale e beherensiana era la sua fabbrica: luce zenitale e ampi spazi funzionali.A lui si debbono alcuni tra i più  begli apparecchi per illuminazione del design italiano, sebbene siano poco conosciuti, come Triennale (1947), una lampada da terra a tre braccia orientabili, in alluminio laccato nei tre colori primari (quasi un omaggio a Mondrian se non fosse per le diagonali) e Stella, la splendente plafoniera a raggiera con molteplici punti luce (che lo scorso anno, in un’asta a Parigi ha raggiunto la quotazione di cinquantamila euro!) Angelo Lelii, Lampada Triennale (1947) e lampadario Stella (1950). Obliato ancor oggi dalla critica ufficiale – che gli ha sempre preferito il suo antagonista (tipo Coppi-Bartali), il milanese Gino Sarfatti di Arteluce – Angelo Lelii...

Una superficie vuota e superiore

Si fatica ad immaginare i tesori di ingegnosità, di ingenuità o di impudenza cui il plagio sia suscettibile. Alcuni esempi: nel 1836 apparve una pièce intitolata Saint Thomas, preceduta da un invio che tal M. Champion Lajarry maggiore fa passare per una fantasticheria emanata dai suoi svaghi. Ora, la pièce è stata scritta da F.-G.-J.-S. Andrieux, che l'ha pubblicata presso Dabin nel 1802, dopo la morte di mademoiselle Chameroy. Dei 170 versi di Andrieux, uno solo è stato cambiato. Al posto di: Vestris, Miller, Delille, et caetera, si legge: Taglioni, Vestris, et caetera. Del resto, un episodio del Cagliostro di Nerval riprende quasi parola per parola un pamphlet del marchese di Luchet; Jean Richer, esegeta di Nerval, l'ha per questo rimproverato.   La questione del plagio è annosa. Fin dall'antichità. Come comportarsi al riguardo? Nei suoi Discorsi sull'arte Sir Joshua Reynolds poneva chiaramente la questione su un piano “allusivo” («Colui che prende a prestito un'idea da un artista del passato o persino da un artista moderno non suo contemporaneo e la adatta alla propria opera in modo tale da renderla parte di essa, senza che si noti una ricucitura o una giuntura,...

La spia nel corpo di qualcun altro

Lo stile di spionaggio della CIA è ormai un’attività umana totalizzante. Comunque vogliate chiamarla – misurazione dell’audience, indagini di mercato e così via – tutti gli uomini sono arruolati come cacciatori in questa forma di spionaggio. (MARSHALL MCLUHAN, 1971)   Con l’uscita del primo romanzo di Fleming, Casino Royale (1953), seguito a distanza di qualche anno anche dalla sua prima riduzione cinematografica, la nuova immagine della spia è molto più definita, riconoscibile e dispone di una forte identità visiva rispetto al passato. È altamente connotata socialmente e culturalmente: incarna infatti la quintessenza dell’astuzia, del talento e dello stile britannico, esibito da un supereroe di origine scozzese, ma che ha sposato in pieno l’allora nascente modernità londinese. In tal senso Bond è quasi un’icona confezionata ad hoc per promuovere un certo tratto culturale a livello internazionale. Egli è l’esaltazione dell’eroe borghese che difende l’Occidente dai suoi nemici, è paladino delle virtù liberali nonché di uno stile di vita mondano e godereccio. La capacità disvelante di ciò che è nascosto, remoto, occultato, non riguarda soltanto la cospirazione globale di...

The Hateful Eight e la fragile arte di essere umani

Dopo tre ore di schizzi di sangue e materia cerebrale, si raccolgono le proprie cose miracolosamente intonse e si torna a casa promettendo che questo sarà l’ottavo e ultimo film di Tarantino, almeno per noi. Perché è indubbio che dopo il sontuoso inizio, bordato dalla musica più sinistra che il maestro Morricone ci abbia regalato, c’è in The Hateful Eight un crescendo granguignolesco difficile da digerire se hai passato i vent’anni e non sei stato mitridatizzato da dosi quotidiane di violenza da quando eri alla scuola materna. E quindi, proprio da questo senso di eccesso, nasce la domanda: perché? Al servizio di quale discorso?   La risposta, in questo caso, mi è arrivata rapida e abbastanza convincente, nel senso che alla sua luce tutto sembra quadrare, almeno ai miei occhi. Non è vero che il film di Tarantino sia un inutile e cinico divertissement sulla violenza, sulla amoralità, ecc. Le carte sono dispiegate con chiarezza e dovizia sul tavolo, non c’è grande profondità ma nemmeno gratuità. Metto in guardia chi legge e non ha ancora visto il film (e abbia intenzione di vederlo): quello che dico potrebbe rovinargli la visione perché, per dipanare la mia breve analisi, devo...

L'eterno ritorno di X-Files

Nello stemma codicum, l'albero genealogico dei codici, l'archetipo viene talvolta indicato con una x, e spesso è inaccessibile e sconosciuto, come vuole l'altra accezione della ventiquattresima lettera dell'alfabeto latino moderno, ossia quella di incognita, in arabo “shay”, “cosa”, termine dalla pronunzia simile a “ics”.    La x come prefisso è una costante del filone fantascientifico, ma è indubbio che, tra le serie televisive, una in particolare può essere considerata come il modello prototipico dei generi sci-fi e crime, mi riferisco alla ventiduenne X-Files, tornata in auge dopo quattordici anni, se non si conta il film del 2008. Gli X-Files, i dossier FBI sui casi ai confini della realtà, sono ufficialmente riaperti, anche se apparentemente per poco, sei episodi, ma, a detta del loro ideatore Chris Carter, potrebbero continuare a prosperare in futuro grazie ai continui spunti offerti dalla cronaca contemporanea.      La decima (mini) serie incomincia con una sequenza riassuntiva dei nove anni di attività, compressi grazie all'espediente...

Muñoz e Sampayo. La vita non è un fumetto, baby

Alack Sinner, creato dalla feconda collaborazione tra gli argentini José Muñoz e Carlos Sampayo, è un ex-poliziotto con la faccia rovinata dalle botte e dall'alcol e un cognome che porta con compiaciuto rammarico. I fumetti che raccontano le sue avventure sono stati sceneggiati da Sampayo e illustrati da Muñoz dal 1975 in avanti e, dopo essere stati pubblicati in Italia in modo piuttosto discontinuo – pur riscuotendo sempre notevole successo tra gli appassionati –, finalmente trovano una giusta collocazione in una serie dedicata di otto volumi (al momento sono usciti i primi cinque) curati da Guido Scarabottolo e pubblicati da Nuages.     Nonostante i suoi autori siano nati sotto il canale di Panama, Alack Sinner vive a New York e incarna gli aspetti complessi e contrastanti degli Stati Uniti degli anni '70: quelli che hanno visto il Watergate e le atrocità della Guerra del Vietnam, che sono stati sconvolti dalle lotte del Black Panther Party e dalla musica psichedelica, quelli in cui il fremito di cambiamento si scontra violentemente con l'ideologia conservatrice di Nixon e di Ford.    La...

Bernie Sanders

18 febbraio 2016   Circa un anno e mezzo fa, nel novembre del 2014, è avvenuto negli Stati Uniti una sorta di silenzioso sisma elettorale. Le votazioni di metà mandato hanno visto un trionfo del partito repubblicano, una vittoria di proporzioni inedite nella storia dell’ultimo secolo, con la conquista di una schiacciante maggioranza in entrambi i rami del parlamento federale, nei governatorati e negli organi legislativi dei singoli stati, nonché in una pletora di amministrazioni cittadine e di altri enti locali. La spinta conservatrice ha colto in parte di sprovvista lo stesso partito democratico del presidente Barack Obama. Essa è stata curiosamente amplificata, anziché smorzata, dalle feroci lotte intestine dello schieramento repubblicano. Qui, a partire dalla sconfitta alle elezioni presidenziali del 2008, una insorgente ala autonoma, estrema e movimentista, il cosiddetto Tea Party, ha conquistato crescenti consensi avversando i vertici del partito, spesso e volentieri denunciati come collusi con il presidente grazie a un presunto complotto di tutti quanti i “plutocrati di Washington”. Tra i miti eversivi che animano...

Passaporto biometrico a Londra

Un mese fa sono andato a St. Lucia. Un mese e una settimana fa mi sono accorto che il mio passaporto era scaduto da mesi. Sono riuscito a ottenere un passaporto svizzero provvisorio a Londra e a partire poco più tardi del previsto. A St. Lucia la colonna per il controllo passaporti è così ingiustificata da sembrare un monito, l’affermazione di qualcosa. Forse: «Rinunciate al tempo accelerato e funzionale, lasciatevi assorbire dalla risacca dello spazio puro e si riempirà di felci giganti e grovigli pluviali, diventerà mare e oceano, unione e cancellazione dello spazio e del tempo». Ma non credo. Quando infine arriva il mio turno il giovane impiegato gira e rigira i miei documenti, c’è qualcosa di anomalo, non vado in hotel, non sono qui in vacanza, e per cinque minuti buoni lui sembra domandarsi cosa potrebbe domandarmi, poi mi chiede un numero di telefono e io glielo do, e via verso il prossimo controllo.   Ora sono in partenza per Boston. Gli USA hanno amabilmente semplificato il processo di accettazione per gli europei grazie al programma di visto ESTA, che puoi fare da solo on-line su diversi siti e a...

Guantanamo e i nuovi Lager

Tra i commenti ai recenti attentati di Parigi alcune voci si sono soffermate sulle possibili conseguenze che una risposta securitaria potrebbe portare in termini legislativi nelle società europee. L'uso isterico dei pronomi personali dopo la strage nelle redazione di Charlie Hebdo è anche una spia linguistica della logica dell'identità che all'indomani dell'attentato alle Torri gemelle del 2001 ha accompagnato le retoriche dello scontro di civiltà; retoriche che hanno giustificato gli interventi di polizia internazionale e le guerre chirurgiche. Intervistato da Repubblica il 15 gennaio Giorgio Agamben ha invitato «a mantenere la lucidità» e non commettere lo stesso errore l'«equivoco tra terrorismo e guerra che ha permesso a Bush dopo l’11 settembre di scatenare quella guerra [...] che è costata la vita a decine di migliaia di persone e senza la quale forse non avremmo avuto la strage che la Francia sta oggi piangendo». Il rischio – continua Agamben – è quello del lento scivolamento «in quello che i politologi americani chiamano Security State, cioè in uno...

Ivory Tower. Che cos’è l’Università?

Che cos’è l’Università? Un recente documentario sullo stato dell’università americana – Ivory Tower – pone drammaticamente l’accento su come i campus universitari di molte medie e piccole università degli States durante questi ultimi anni abbiano trasformato il loro modello standard di riferimento. Stanno diventando sempre più dei parchi di divertimento per l’intrattenimento degli studenti piuttosto che luoghi d’istruzione e d’emancipazione – un modello insomma più vicino a Disneyland che a Harvard.   Se ne trae l’idea che l’università concepita come luogo atto a sviluppare quelle capacità d’immaginazione e di pensiero che ci rendono umani, in vista non solo dello sviluppo economico di un paese ma anche della realizzazione compiuta della democrazia e del rafforzamento dei valori che la fondano, stia venendo meno. Inoltre – e non da ultimo – l’università è anche il luogo dove ci si misura con se stessi, attraverso gli esami, il rispetto delle scadenze per le consegne, l’impegno nella scrittura di una...