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Veneto

(14 risultati)

A Donato Sartori mentre guida il corteo delle sue maschere / Anniversario con Arlecchino e porchetta

Mentre il sole allunga le ombre calando dietro i colli siamo qui in molti – gli amici che Paola e Sara Sartori hanno invitato al Museo della Maschera, ad Abano, per una festa di anniversario. Un anno fa, il 23 aprile, Donato Sartori si è ucciso con un colpo di rivoltella, in casa– preferendo precedere il male che l’avrebbe stroncato fra i dolori e i farmaci.   Siamo in attesa, sono le 18,30. Nella villa accanto alla corte dove siamo raccolti ci sono le maschere nelle teche di vetro– silenziose, misteriose. Giorgio Bongiovanni, l’attuale Pantalone dell’Arlecchino più longevo del mondo, Arlecchino servitore di due padroni, fa dolcemente da guida a Paola che, spesso piangendo, sorretta dalla figlia legge alcuni momenti della carriera artistica di Donato. Un curriculum che passa per le mostre d’arte, i mascheramenti urbani (Venezia, Firenze, Reims, Copenaghen e altrove), i corsi di formazione e la costruzione delle famose maschere in cuoio.     Ho visto tanti anni fa le prime maschere di Amleto, il padre di Donato, in viso a Jacques Lecoq, a Padova, al Teatro Universitario. E poi nel 1951 sul volto di Marcello Moretti – l’Arlecchino elettrico, sempre saltellante, che...

I quattro lati della scrittura di Giuliano Scabia

Continua lo speciale a cura di Massimo Marino dedicato agli ottanta anni di Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, la pubblicazione in quattro puntate del poema Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake (lo potete scaricare in pdf qui), l’articolo di Oliviero Ponte di Pino sul suo teatro, l’intervista di Attilio Scarpellini sulla delicata questione della violenza politica, incrociata in vari momenti dal ricercare di questo poeta teatrante, Fernando Marchiori racconta qui lo Scabia “veneto”, di come a un certo punto del suo cammino di artista d’avanguardia, cosmopolita, il substrato regionale, familiare, e la sua lingua, il suo dialetto, insieme personale e culturale, siano riemersi ad aprire nuovi, antichi orizzonti.   Scabia e Andrea Zanzotto...

La realtà disturbata da Cartongesso

Cartongesso di Francesco Maino (Einaudi 2014) è come uscire dall’acqua dopo una lunga non voluta immersione e tirare il fiato tutto d’un colpo e riconquistare l’ossigeno. Una salutare esplosione nervosa, un urlo totale. Io credo che non si possa dire di meglio di un romanzo. Maino ha saputo costruire una drammaturgia speciale, giocata su un solo personaggio, un’unica corda tesa attorno a cui si disgrega una realtà che negli ultimi trent’anni era andata assumendo le mostruose proporzioni di una impresa colossale e folle che ha rischiato di risucchiare in sé le molte energie del Veneto, cioè di una parte cospicua della popolazione italiana. Ecco, già dopo poche righe la mia narrazione se ne esce dal contesto finzionale di un romanzo e si caccia immediatamente nella chiacchiera “contenutistica” che riguarda tutt’altro. Io vorrei parlare di Cartongesso come romanzo, non del Veneto e delle sue recenti vicende storiche. Io vorrei provare a dire come “l’inesorabile potenza” (dalla quarta di copertina) di questa storia stia nel come l’autore ha saputo affrontare il tema e non nel...

Alessandro Rossetto. Piccola Patria

Prima si vedono gli uomini come si sono ridotti e poi il luogo dove l’hanno fatto. Così comincia il film, prima una scena molto dura e violenta e poi dal cielo, con una zoomata manzoniana (direbbe Umberto Eco), si scende sul misterioso meteorite caduto in mezzo alla campagna veneta e attorno al quale si svolgono le storie. Proprio simile alla Kaaba della Mecca, la Torre Nera dell’Hotel multistellato Antares appare dall’alto circondata da piscine e splendidi prati pensili disseminati di chaises-longues; la si vede, in una ripresa stupenda, emergere tra distese di campi coltivati e strade trafficate e, man mano che lo sguardo si avvicina, circondata da una grande stalla.   Solitaria in un angolo, una mucca in piena attività escrementizia. Poi arrivano di nuovo gli uomini. L’attacco di Piccola Patria è molto efficace, dietro c’è una mano evidentemente salda e lucida. Il regista, Alessandro Rossetto, padovano al suo primo lungometraggio “di finzione” dopo una serie di documentari, si muove con sicurezza ancorché il tema sia quanto mai insidioso, e infatti qualche titubanza ci deve essere stata se lo...

Capibanda e fischietti imbrattati

L’unica cosa che conta è quel 2.0, così l’hanno definito, Referendum per un Veneto 2.0, lì sta il senso di quello che i promotori hanno fatto: hanno riportato sulla ribalta la questione del “Male del Veneto” (Diamanti) facendo emergere la distanza non del Veneto dal resto del mondo, ma del Veneto di oggi da quello di trent’anni fa. Questa credo sia la chiave che serve a leggere quello che sta succedendo. Cerco di spiegare. Andare a fare la spesa in un supermercato, magari un po’ grande così c’è più gente, basta a percepire in che realtà sociale viviamo. Tra le due (forse) casalinghe trentenni quando si incontrano subito può partire un “…gatu visto su feisbuk a clara cossa che ha ga scrito al béco de denis, ‘pena partìo par l’Olanda?” (“Hai letto che cosa ha scritto Clara a quel cornuto di Denis, appena andato in Olanda”?) – si perdoni la trascrizione del dialetto, necessariamente sempre approssimativa –; una semplice battuta di un dialogo più che plausibile  disegna con dovizia di dati e sfumature quali...

Moratoria per il Tiramisù

Il ristorante Le Beccherie di Treviso in cui è stato inventato il tiramisù, vero e proprio vanto della pasticceria italiana, ha chiuso i battenti. Il fatto era stato annunciato da tempo, con parole di cordoglio commoventi e sentite. Quelle del proprietario innanzitutto, il signor Campeol, che spiega come fare ristorazione guidati dalla passione anziché dalla ragione oggi equivalga a condannarsi: comanda il marketing e il cibo spazzatura.     Gli fa eco il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, che ribadisce come la perdita di un luogo come quello significhi parecchio: “scompaiono gusti e sapori che esprimono la qualità del territorio”. Ma la notizia non è questa. Sta poche righe più sotto, negli infiniti post che ormai seguono ogni articolo. Ovviamente spietati e ovviamente non sempre a tema. Anche perché lo sventurato patron, parlando del crollo della clientela, ha osato menzionare per primi politici e aziende, lasciando per ultima la “gente comune”. Chiaro che il web non poteva perdonargliela. Come è altrettanto chiaro che qualcuno avrebbe guardato Tripadvisor, comunicando a...

Venetia, piccola patria

“Perché l’indipendenza è una cosa normale per le piccole nazioni” La via, dal centro del paese, continua sinuosa, costeggiando i fossi. Passa la strada provinciale, diventa via Pagana, così chiamata per differenziarla da Via Santo Stefano, che conduce ad una chiesetta. Arriva all’Arginino, e poi ancora oltre, fino al Canal Bianco. Da lontano, tra i campi di granoturco che cambiano altezza e fanno sentire le biciclette grandi o piccole secondo la stagione, si intravedono la centrale di Ostiglia e il santuario della Comuna, disegnato da Giulio Romano e ora sostenuto da contrafforti dopo il terremoto del 2012. Ecco, a metà di tutto questo, tra il filare di platani e il vociare delle rane, nel mezzo della nube di zanzare e poco lontano dalle Calandre, potrebbe esserci un confine, il confine del Veneto indipendente e federale. Un confine che risale tra le risaie di Bonferraro e Castel d’ario, che separa il Quadrilatero, e ancora su, fino al lago di Garda, tra Peschiera e Desenzano. Un confine difficile da individuare, in queste terre tenute insieme dall’acqua più che dalle pietre, terre in cui la nebbia è...

Passaggio a Nord Est

Cosa vi viene in mente pensando al Veneto? Industria e design? Città d’arte, laghi e montagne? Prosecco e grana? È vero, il Nord Est è la patria delle delizie Dop,dei “capannoni a schiera”, dei vestiti alla moda e delle scarpe all’ultimo grido; ma anche di Babilonia Teatri, Anagoor, Barokthegreat; Paolini, Scabia, Vitaliano Trevisan; insomma, di una produzione, tutta immateriale, di arti performative che negli ultimi anni ha imposto il territorio all’attenzione della scena nazionale e non solo. Una cartina al tornasole sono le edizioni più recenti del Premio Scenario, che si sviluppa tramite una capillare mappatura dei territori della creatività emergente e negli ultimi anni ha visto imporsi all’attenzione diverse giovani compagnie – nel 2007 i Babilonia e Pathosformel, nel 2009 Anagoor, Codice Ivan, la friulana Marta Cuscunà – che a Nord Est hanno mosso i primi, decisivi, passi di formazione e di lavoro.   Teatro Fondamenta Nuove, Venezia   Tanto per cominciare, Venezia Ogni tour del Veneto parte dal suo irresistibile capoluogo regionale. Anche se – fuori e...

Dove comincia e dove finisce la Padania

Dove comincia e dove finisce la Padania? Dalle sorgenti del Po al Mare Adriatico, hanno risposto i creatori di questo mito che non ha mai fatto i conti né con la geografia né con la storia. Cuneo è in Padania? Udine pure? E Ravenna e Ancona sono parte della Padania? O forse la Padania è il territorio che si estende intorno a Cassano Magnago, paese di nascita di Umberto Bossi, centro d’irradiazione di una fantasia geografica che ha ammaliato per quasi vent’anni una parte della popolazione del Nord del paese, come una sorta di fuga dal reale che ora si rivela, come ha sottolineato Giorgio Napolitano, nella sua veste di Presidente della Repubblica italiana, quello che appunto è: illusione. Il re è nudo, dice il bambino della favola di Andersen, che ci fa capire come lo slogan della Lega sia prodotto, non tanto e non solo, dalla boutade del capo leghista, ma anche e soprattutto dallo risposta della folla che l’ascolta, e vi crede.   Claudio Franzoni, studioso dei gesti, ha fatto notare di recente come sia appunto lo sguardo della folla che rende grande il gesto che compie l’uomo politico, e che basta un...

Forlì / Paesi e città

  Forlì è una delle tante città di provincia italiane che, nel tempo, ha mantenuto una continuità con le forme della politica e del vivere civile dell’epoca dei comuni. È stata, sino a non molti anni fa, ghibellina, non solo per la grande prevalenza nel suo tessuto sociale delle forze laiche, quelle comuniste-socialiste e quella repubblicana, ma anche per l’atteggiamento di fondo dei suoi abitanti, interessati in primo luogo a realizzare progetti chiari e autosufficienti. La prima virtù per un forlivese, e per la Romagna in genere, è la concretezza, seguita dalla capacità di fare meglio del diretto avversario. È da queste parti che la dimensione della gara, per esempio della corsa in bicicletta o in moto, acquisisce una valenza assoluta, diventa un modo di vita: non la sfida nascosta e logorante implicita nell’attuale sistema finanziario-informatico, ma quella aperta di chi vuole costruire e far vedere i risultati della sua opera.   Naturalmente, i forlivesi hanno dato sempre il loro contributo ai tentativi di rinnovamento, nel bene e nel male. Al centro della piazza principale c...

La Milano-Sanremo: oltre la diade unità/disunità?

Cosa può dire, circa la questione unità/disunità d’Italia, una corsa ciclistica come la Milano-Sanremo? Forse poco, forse nulla. Del resto, nessuno sa che cos’è l’Italia: possiamo solo de-scriverla, mostrarne il funzionamento e le antropologie, le geografie o le topografie. La Milano-Sanremo può essere, credo, una forma di discorso sull’Italia, a metà strada fra l’indiretto simbolico di una narrazione e il godimento diretto, prelogico e icastico, di un’evidenza plastica. Ce lo dicono i suoi percorsi, i suoi attraversamenti, i suoi incantesimi, e quindi le sue logiche invisibili, sempre oscillanti fra l’elemento fisico e l’elemento del racconto, e dunque del sogno. Si tratta di prolungare la corsa sino al punto limite, per così dire, di lasciarla parlare. Ma buona parte del suo senso è contenuto nel piccolo segno grafico, il trattino che unisce/disunisce Milano, da una parte, e Sanremo, dall’altra. Due nomi, due polarità simbolico-geografiche: la corsa si produce proprio nella separazione, nella distanza – 298 chilometri – e quindi nel distanziamento...

Orizzonte in Italia / Liguria, Toscana

Orizzonte in Italia è un viaggio in bicicletta lungo le coste dell’intera penisola italiana, dalla Liguria lungo la Toscana il Lazio la Campania la Basilicata la Calabria la Puglia il Molise l’Abruzzo le Marche l’Emilia il Veneto il Friuli Venezia Giulia. Una discesa a sud e una risalita a nord. Un’unica linea dell’orizzonte marino da Ventimiglia a Trieste. Un pentagramma cromatico di orizzonti italiani.   L'idea alla base del progetto Orizzonte in Italia è quello di creare fotograficamente un'unica linea di orizzonte italiano che gira intorno alla penisola. La scelta di percorrere le coste italiane in bicicletta mi permette di stare sempre direttamente a contatto con il mare e l'orizzonte e di spostarmi agilmente ad un'andatura dinamica e lenta al tempo stesso. Seguire l'orizzonte e appuntare ogni singolo scatto fotografico su un quaderno: il luogo, l'ora, la metereologia. Scattare una fotografia e portare il proprio corpo sempre più avanti per percepire il contorno (il limite) di una forma.   Dear Jonathan.   Giornatina no.   Magra di notte.  ...

Chatillon / Paesi e città

Ci fu un tempo - e non era al Tempo dei Tempi ma appena due generazioni fa - che il mio amato paese (4.948 anime attuali) era, in tutta la sua lunghezza, una staffetta di osterie. Né caffè né birrerie, ma osterie. Cioè: osti, ostesse, vino ed amanti del vino. Di vino erano impregnati banconi e tavoli e sedie, e i muri ormai traspiravano vino. E facce da vino avevano i loro frequentatori, e ritmi da vino, e discorsi da vino.   Se si vuole capire e non cadere in anacronismi, bisogna pensare che in quei luoghi non si beveva ma si ministrava un rito: il rito del vino, appunto, antico come il mondo occidentale e sacrale come quel mondo sapeva essere. E chi nell’arco di una giornata le avesse percorse tutte, quelle osterie, dall’estremo occidente all’estremo levante del paese, e le avesse contate, avrebbe saputo che erano in numero di quattordici (come le stazioni di una rossa via crucis), sarebbe giunto all’ultima (“È sepolto. Dopo tre giorni risorge”) in uno stato di mistica alcolica, e quindi sarebbe stato riportato a casa da una moglie rassegnata o furibonda.   Come in ogni rito vero, agivano...

Centocinquanta anni di scuola e laicità. Conversazione con Cesare Pianciola.

  “Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. […] Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. [...] Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. […] Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli...